25ago/16

Codacons presenta diffida per il diritto al ‘pasto da casa’ in Lombardia

Il Codacons ha presentato una diffida alla scuola Bacone, alla vicesindaco e assessore all’ Educazione Anna Scavuzzo e alla direzione scolastica regionale affinché sia possibile, anche per le famiglie lombarde, scegliere tra il servizio mensa e il pranzo da casa, così come sancito, a giugno, dalla Corte d’Appello di Torino.
Si tratta della sentenza con la quale viene accolta la richiesta di 58 famiglie torinesi che, a fronte degli elevati costi della mensa, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto di scegliere tra il servizio di refezione scolastica del Comune e il pasto da casa. Alla sentenza ha fatto seguito una circolare dell’Ufficio Scolastico regionale che ha replicato che l’esito della sentenza vale solo per i figli delle 58 famiglie, così da indurre altre 46 famiglie torinesi a fare ricorsi d’urgenza per ottenere lo stesso diritto. Le prime due ordinanze del giudice emesse il 16 agosto hanno accolto i ricordi d’urgenza e si presume che le restanti 44 ordinanze previste tra il 30 agosto e il 5 settembre avranno lo stesso esito.
La sentenza della Corte d’Appello e le successive ordinanze hanno stabilito dei principi generali e ‘chiunque potrebbe già ritentersi legittimato a fruire della libera scelta fra servizio di refezione e pasto da casa e se la stessa fosse negata o osteggiata può decidere di ricorrere al giudice’ così sostiene l’avvocato Giorgio Vecchione che ha seguito i genitori negli atti legali che hanno portato al riconoscimento del diritto.
A Milano i problemi sono legati alla qualità della mensa, spesso contestata dai genitori, e ad un sistema di monopolio che non prevede gara d’appalto, ma che impone come fornitore del servizio Milano Ristorazione, società partecipata del Comune.
Tra proteste, denunce e iniziative giudiziarie degli ultimi mesi emerge sempre più evidente che il rapporto qualità/prezzo del servizio mensa soddisfa sempre meno i genitori italiani e questo rende il rischio di ‘fuga dalla  mensa‘ reale e quanto mai contagioso.
17ago/16

Torino: altri 2 via libera del giudice al pasto da casa

Le due nuove ordinanze, emesse il 16 agosto, accolgono i ricorsi d’urgenza presentati da due famiglie torinesi che hanno chiesto il riconoscimento del diritto per i propri figli di portarsi il pasto da casa. Questa ordinanza fa seguito alla Sentenza della Corte d’Appello di Torino 21 giugno 2016, n. 1049 con la quale 58 famiglie hanno ottenuto il riconoscimento del diritto dei genitori di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto da casa da consumarsi a scuola e nell’orario destinato alla refezione. A luglio l’Ufficio Scolastico regionale ha emesso, infatti, una circolare per chiarire che l’esito della sentenza vale solo per i figli delle 58 famiglie che avevano fatto ricorso (si veda articolo del 20 luglio che ripercorre le fasi giudiziarie che hanno avuto come oggetto il diritto al riconoscimento del panino da casa). In risposta alla posizione del Miur l’avvocato Giorgio Vecchione che ha seguito i genitori in questa dialettica giudiziaria per il riconoscimento del diritto al pasto da casa ha proposto un ricorso d’urgenza al tribunale al fine di ottenere un provvedimento cautelare che riconosca a ciascun ricorrente il diritto rivendicato e che condanni scuola e MIUR ad adeguarsi al principio contenuto nella sentenza della Corte di Appello.
Tra il 30 agosto e il 5 settembre dovranno essere emesse altre 44 ordinanze che fanno seguito ai ricorsi di altrettante famiglie che presumibilmente daranno lo stesso esito.
In parallelo il nuovo Sindaco ha dichiarato che verranno riviste le tariffe del servizio di mensa, ma che l’Amministrazione non è a favore dell’alternativa alla refezione scolastica, tema che, in molte realtà, è stato il cavallo di battaglia proprio dei 5Stelle.
Intanto il Ministero è stato condannato a pagare le spese processuali.

02ago/16

Milano: nuovo menu invernale e utili da capogiro

profitti in crescitaIl Comune di Milano ha approvato il menu invernale per il prossimo anno scolastico.
Se da una parte l’Amministrazione milanese sembra intenzionata a condividere i dati statistici risultanti dalle ispezioni, di fatto non recepisce le osservazioni più macroscopiche che emergono dalle schede dei commissari mensa. Lo si legge sul sito della partecipata dove vengono commentati i dati statistici delle ispezioni dei commissari mensa, pubblicati sul sito pappa-mi, ma cogliendo solo i dati positivi e omettendo i dati più critici. Risponde, infatti, pappa-mi a tal proposito, rilevando: ‘non possiamo non notare che il commento [di Milano Ristorazione, la partecipata del Comune di Milano] non tratta alcuni aspetti critici emersi dai dati stessi, in particolare “Polpette di merluzzo al pomodoro” e “Crocchette con verdure” risultano totalmente rifiutate dai bambini, contribuendo ad abbassare la media della qualità percepita del servizio di refezione scolastica rispetto agli scorsi anni….”
Di fatto il Comune di Milano sceglie di mantenere sostanzialmente invariato il menu invernale rispetto agli anni scorsi perpetuando la strategia industriale volta a premiare i guadagni, che se l’anno scorso venivano definiti da record (1.770.000 di euro di utili) quest’anno sono da capogiro (2.432.000, come da bilancio). Questa volta, però, la notizia non è stata pubblicizzata, ma è uscita in sordina in piena campagna elettorale.

Se lo scopo del Comune di Milano è la massimizzazione dei profitti attraverso il servizio di refezione scolastica allora non stupisce che non si cambi nulla di sostanziale, ma si apportino solo piccoli ritocchi.
Purtroppo non appare corretto dire, come fa Repubblica nell’articolo del 29 luglio ‘niente più polpette di tacchino‘ perché negli ultimi due anni sono comparse nel menu estivo, quindi bisognerà aspettare aprile per confermare questo dato, così come non è vero annoverare gli straccetti di tacchino alla romana, tra i nuovi piatti, perché erano già presenti nel menu invernale dello scorso anno scolastico. New entry è la minestra di farro e re-entry è la vellutata di zucca, già presente due anni fa, rimangono invece i piatti processati come le contestate polpette, crocchette e tortini; restano le verdure ‘scarta e servi‘, ovvero in gran parte surgelate o imbustate, e il biologico rimane al di sotto del 10%. La proposta di pesce continua a limitarsi al solito merluzzo, servito sotto forma di bastoncini e polpette e una sola volta riconoscibile come filetto gratinato; ancora assente la trota nel menu annunciata tre anni fa.
Milano sembra essere ancora molto lontana dai sedanini al sugo di trota di Roma, ma anche dalla pasta al ragù di seppioline e merluzzo di Bologna, o dal riso alle vongole di Palermo, dalla coda di rospo gratinata di Ancona, dallo spiedino di calamari di Sesto Fiorentino. Ancora più distante è il 100% di biologico di Pisa, o l’85% di Bologna e l’80% di Firenze, e un miraggio sono le 5 varietà di pesce, di cui 2 fresche di Roma, o le 38 proposte di verdura al mese, crude come antipasto e cotte come contorno, di Trento, Bolzano e Treviso.

Proposte incompatibili con il processo industriale dei piatti di Milano? o troppo costose? Sarà la logica del risparmio a volere l’introduzione di una frittata supplementare (che la precedente Rappresentanza cittadina aveva invece chiesto e ottenuto di limitare a 2 volte al mese dato il basso gradimento registrato)?

Domande e perplessità emergono numerose, ma la questione più pregnante è se sia etico che il Comune guadagni, e così tanto, sul cibo dei bambini.

Rimane la speranza che il neo Sindaco Sala sia capace di coinvolgere i genitori, i veri stakeholder della refezione scolastica, in un processo di cambiamento che tenga in maggiore considerazione la qualità e l’origine delle materie prime, il potere nutrizionale degli alimenti, il valore aggiunto delle cucine, il processo di elaborazione dei piatti come ingredienti essenziali per una crescita sana dei piccoli cittadini milanesi e per lo sviluppo del territorio.

L’augurio è che la nuova giunta abbandoni la strategia industriale volta alla massimizzazione dei profitti e ridisegni un nuovo modello di refezione scolastica che metta al centro la salute, la sostenibilità e l’etica.

Il 7 settembre è previsto l’incontro tra i genitori della Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa di Milano con il Vicesindaco e Assessore all’Educazione e Istruzione dott.ssa Anna Scavuzzo e sarà la prima occasione per capire se ci sono i presupposti di un cambiamento. Sul tavolo ci saranno, a detta del Vicesindaco, le linee strategiche del Comune in tema di ristorazione scolastica e i progetti di Milano Ristorazione relativi all’adeguamento ai CAM (Criteri Minimi Ambientali) e il potenziamento dei centri di via Gargano e via Quaranta. La sede prevista per l’incontro è quella della partecipata e non Palazzo Marino, come invece era per la precedente Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa. E’ questo già un segnale di dove risiede la governance della ristorazione scolastica della nuova Giunta?

 

02ago/16

Proposte per una mensa scolastica milanese più buona e sana

Actionaid Slow Food Italia CittadinanzattivaIl documento che pubblichiamo è stato redatto dalla Commissione Mensa di una delle scuole del centro di Milano a conclusione del progetto La mensa che vorrei promosso da Actionaid, Slow Food e Cittadinanzattiva. Si tratta di un percorso didattico ideato per le scuole primarie lombarde che ha l’obiettivo di portare gli utenti del servizio, insegnanti, genitori commissari mensa e studenti, ad interrogarsi su tematiche quali il diritto al cibo, lo spreco e la sostenibilità delle mense.
I genitori della commissioni mensa e il corpo docente sono stati coinvolti nel percorso anche attraverso un confronto diretto con esperti di alimentazione, produttori e specialisti della ristorazione collettiva allo scopo di creare un network attivo sulle tematiche della sostenibilità alimentare e della ristorazione scolastica.
Alla fine del percorso la commissione mensa della scuola ha ritenuto utile produrre un documento dove evidenziare in modo sintetico le maggiori criticità della mensa scolastica milanese proponendo soluzioni possibili e facilmente percorribili da una nuova Amministrazione che mostri interesse a cambiare in meglio il servizio di refezione.
Le proposte toccano aspetti chiave della ristorazione di Milano che i genitori conoscono bene dopo anni di ispezioni sul campo. Questi i punti sui quali i genitori hanno evidenziato criticità e proposto soluzioni:

  • MATERIE PRIME
  • ALTERNATIVE AL PIATTO UNICO
  • CAPITOLATO STABILE E CONDIVISO
  • UTILI DA REINVESTIRE 
  • ISTITUZIONE DI UN COMITATO TECNICO

Riteniamo questo contributo molto utile e per questo lo rendiamo pubblico e consultabile a questo link.

02ago/16

Cosa sono i CAM?

bio_vademecumI CAM, Criteri Ambientali Minimi, sono stati approvati nel 2011 e hanno stabilito dei criteri minimi affinché un appalto possa essere definito ‘verde‘ in base alle indicazioni del PAN-GPP (Piano d’Azione Nazionale del Green Public Procurement).
Il GPP rappresenta uno dei principali strumenti adottati per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile, stabilendo criteri di acquisto nella Pubblica Amministrazione che tengono conto degli impatti ambientali che i beni acquistati possono avere nel corso del loro ciclo di vita, dall’estrazione della materia prima fino allo smaltimento del rifiuto.

Il Green Public Procurement nell’ambito della ristorazione collettiva stabilisce criteri di acquisto per le gare d’appalto delle Pubbliche Amministrazioni che promuovono scelte a basso impatto ambientale, come, per esempio, il consumo di prodotti biologici:

Frutta, verdure e ortaggi, legumi, cereali, pane e prodotti da forno, pasta, riso, farina, patate, polenta, pomodori e prodotti trasformati, formaggio, latte UHT, yogurt, uova, olio extravergine devono provenire: – per almeno il 40% espresso in percentuale di peso sul totale

Carne deve provenire, – per almeno il 15% in peso sul totale, da produzione biologica

Pesce deve provenire, – per almeno il 20%, espresso in percentuale di peso sul totale, da acquacoltura biologica,

Ci sono anche indicazioni relative all’inserimento nei menù di prodotti ortofrutticoli stagionali e bevande non confezionate, aspetti che riguardano la promozione e la diffusione di certificazioni sulla rintracciabilità della filiera, e altri che promuovono l’impiego di stoviglie durevoli e non monouso.

Si stabiliscono diversi criteri premianti che afferiscono a diversi ambiti, dall’imballaggio, ai trasporti, ai rifiuti, ma anche la distanza tra un centro cucina e la mensa:

Si assegnano punteggi in proporzione alla minore distanza intercorrente tra luogo di cottura e di consumo (espressa in km), per la consegna dei pasti presso le singole destinazioni in modo da ridurre al minimo i tempi di percorrenza, al fine di salvaguardare le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei pasti.

I CAM rappresentavano solo delle ‘indicazioni’ fino all’approvazione del Collegato Ambientale (legge n. 221 del 28 dicembre 2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”), attraverso il quale entra in vigore, dal 2 febbraio anche la disposizione – art. 18 – che prevede l’obbligo di applicare i Criteri Ambientali Minimi nelle nuove gare d’appalto della Pubblica Amministrazione.

Online è consultabile il Vademecum BIO per la ristorazione scolastica che è un manuale scritto per favorire ed incentivare la presenza dei prodotti biologici nelle mense.

22lug/16

Perugia, nuovo modello di mensa?

perugiaIeri [21 luglio 2016] si è svolta la riunione con il Sindaco e i dirigenti comunali che ha segnato l’inizio di una nuova ed importantissima fase, si auspica fatta non di scontri e di estenuanti istanze di accesso, bensì di aperture e di dialogo che, confidiamo, porteranno di qui innanzi ad un nuovo modello virtuoso che faccia da apripista ad altre città d’Italia.’

Così si esprime Alessandra Bircolotti, avvocato che ha seguito i genitori nella vicenda che riguarda la mensa di Perugia, ma solo uno dei tanti genitori che si sono battuti per una ‘mensa migliore’.
Dopo l’incontro è stato reso pubblico il comunicato stampa del Comune che segna il punto di svolta di una vicenda che ha coinvolto Perugia, ma che può essere considerata emblematica dello stato del servizio di refezione scolastica in tutta Italia.

Si è svolto questa mattina l’incontro tra il Sindaco Romizi, i Dirigenti comunali e le rappresentanze delle Associazioni e dei Comitati dei genitori per formalizzare un percorso di condivisione delle scelte, iniziato a metà del mese di maggio. È stato trovato un accordo sul fatto che il Comune procederà ad una proroga “tecnica” del servizio di circa tre mesi, con le varianti migliorative che si riterranno necessarie, funzionale alla predisposizione da parte dell’Ente di una nuova gara con il coinvolgimento dei genitori.

L’Amministrazione, riconoscendo fondamentale l’apporto dei genitori, ritiene di istituzionalizzarne il ruolo partecipativo in ogni fase, sia monte che a valle, del processo organizzativo del servizio anche predisponendo la carta dei servizi.

Le Associazioni e i Comitati dei genitori esprimono soddisfazione per l’apertura dimostrata e l’intesa raggiunta con l’Amministrazione.’

Le segnalazioni dei genitori che hanno permesso di avviare le indagini a Perugia sono riferite a fatti che molti commissari mensa trovano con regolarità in mensa: lisce di pesce, porzioni ridotte, alimenti serviti non da capitolato, pane duro o mal conservato, a cui si aggiungono, spesso, corpi estranei, pesci che hanno un cattivo odore, frutta marcia o troppa acerba, piatti bruciati o crudi, ma purtroppo non si arriva quasi mai ad ottenere analisi od approfondimenti che trasformano la ‘NON conformità’ rilevata dal genitore (se è presente in mensa) in ‘responsabilità del fornitore’ con tutto quello che ne può fare seguito.

Perugia può essere considerata ‘il caso mensa’ per tutta Italia, perché è facile che i commissari mensa ritrovino un po’ della propria mensa nelle segnalazioni, che diventano aspetti cardine di reati rilevati dal PM. Questo caso insegna molto ai genitori e dovrebbe far riflettere le istituzioni.

Sarà importante seguire l’evolversi della situazione a Perugia perché, come dice l’avvocato: ‘quello che abbiamo ottenuto noi oggi, sul quale ci aspettano mesi di duro lavoro e di serrata collaborazione con gli uffici, avrà degli effetti anche in altre città e Perugia, se l’amministrazione lo vorrà e con la collaborazione del gestore verso i genitori, potrà costituire un modello illuminato da seguire.’

Perugia è già un modello, anche solo per la modalità con cui è stato gestito questo lungo confronto che ha visto Associazioni, comitati, e genitori, tutti insieme coesi, appassionati e con lucida determinazione persistere in un percorso che potrebbe segnare una svolta nelle mense scolastiche del Paese.

20lug/16

Il cibo che unisce

eat rightIn un momento di grandi tensioni vorremmo parlare del cibo che unisce e ricostruisce. Come il pranzo dei Non più invisibili, un momento denso di significato, che si è tenuto in occasione del Festival della partecipazione a L’Aquila il 9 luglio, un pasto che le stesse famiglie aquilane hanno preparato e condiviso con un migliaio dei 3.500 operai che che giorno per giorno, ricostruiscono le loro case dopo il terremoto di 7 anni fa.
Vorremmo parlare del pasto a scuola come momento simbolico che unisce gli studenti, gli insegnanti, i genitori, ma anche gli amministratori locali, le Istituzioni, i fornitori e i produttori intorno ad obiettivi comuni: la salute dei bambini, l’educazione, la cultura, l’integrazione, fino allo sviluppo del territorio. Un’intesa tra diversi attori che va ricostruita e ripensata proprio intorno al cibo dei bambini.
Ne abbiamo parlato in occasione del Festival della Partecipazione con Action Aid, Slow Food e Cittadinanzattiva, organizzazioni che da anni promuovono iniziative per monitorare e migliorare la mensa scolastica in Italia. L’idea comune è che la mensa così com’è sia da rottamare, ma si debba cambiare mettendo in campo sinergie a livello di sistema. L’obiettivo è quello di ridisegnare la mensa considerandola come un pilastro di un nuovo sistema alimentare locale che permetta ai bambini di mangiare prodotti sani generando occupazione e ricchezza per il territorio. Ad oggi si lavora con gare al ribasso, cucine che si trasformano in ‘centri di assemblaggio dei piatti’ e personale ridotto all’osso. L’etica dell’impresa oggi sembra non esistere più, l’unico scopo è la massimizzazione dei profitti attraverso l’industrializzazione dei piatti. Persino le municipalizzate fanno utili da capogiro sulla refezione scolastica. Ma è giusto che sia così?
Questo modello non solo non funziona agli occhi dei genitori, ma ha rotto un rapporto di fiducia con le Amministrazioni che hanno permesso di generare business mettendo a rischio la salute dei bambini. Così si cercano modelli vecchi che funzionavano, ma che la normativa non rende più possibili, e nuovi scenari da disegnare che rimettano al centro la qualità, la salute, la sostenibilità e l’etica. Funzionava la realtà di Perugia prima che la mensa venisse svenduta ai privati, oggi oggetto d’indagini da parte del PM. Era un sistema semplice che per trent’anni ha visto i genitori gestire gli acquisti direttamente dai produttori locali creando sinergie tra sviluppo del territorio e la mensa scolastica, a vantaggio di tutti, dell’economia agroalimentare della provincia, della salute dei bambini, della scuola su cui venivano investiti gli avanzi di cassa. Esistono ancora piccole realtà d’eccellenza in Italia dove grazie ad Amministrazioni illuminate la mensa è buona, sana e sostenibile, perché i comuni hanno scelto di mantenere una governance del servizio di ristorazione scolastica coniugandola con il territorio.
Se guardiamo all’Europa è la Finlandia ad offrire uno scenario interessante dove la mensa scolastica esiste sin dal 1948 ed è completamente finanziata dal governo. La politica finlandese ha sviluppato un sistema di educazione scolastica d’eccellenza, dove sono i comuni a definire il programma di studi delle scuole e ad elaborare un piano per il benessere dell’alunno. Il piano prevede i principi fondamentali per l’organizzazione dei pasti scolastici e definisce gli obiettivi per la salute e l’educazione alimentare degli studenti. I pasti in mensa sono sani, ben bilanciati e si abbinano a lezioni di economia domestica dove tra i 13  e i 15 anni simpara anche a cucinare, oltre che a lavare a mano i capi delicati e a usare il denaro in modo responsabile. Per abbinare una dieta sana al piacere del gusto da qualche anno il Governo indice un concorso per premiare i migliori chef delle mense scolastiche finlandesi i cui pasti hanno ottenuto il maggiore gradimento da una giuria di scolari. La finalità del concorso è quella di incentivare piatti che non siano solo sani ma anche gustosi attraverso la creatività degli chef e le loro nuove ricette.
La Finlandia ha costruito un vision intorno alla qualità della mensa scolastica perché crede nella stretta connessione tra una dieta sana e lo sviluppo, come dichiara il Consiglio Consiglio nazionale finlandese per l’istruzione: a good school meal is an investment in the future.
In altre parti d’Europa esistono fondazioni o organizzazioni che sostengono percorsi virtuosi verso una ristorazione collettiva sostenibile che mirano alla qualità, all’educazione, alla riduzione degli sprechi e allo sviluppo del territorio. Una di queste è la Fondazione Nicolas Hulot che promuove il progetto ‘Mon Resto responsable‘, un bellissimo esempio d’impegno verso una ristorazione responsabile, attiva sul territorio, che ha inizio con un incontro pubblico dove il ristoratore invita tutti gli attori della ristorazione, i genitori, gli studenti, i distributori, i produttori locali, le associazioni ecc. e annuncia il progetto di miglioramento del servizio individuando le caratteristiche e tappe di un percorso che è a vantaggio di tutti. Il coinvolgimento quindi come primo step per avviare il cambiamento.
Questo sembra essere il punto di partenza: partecipare, entrare nei meccanismi della mensa per renderla più pulita e credibile, ricostruire un rapporto di fiducia tra i vari attori del servizio e non rimanere ad assistere ad un degrado che, a volte, rischia di penalizzare la salute dei bambini.

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla (Martin Luther King)

20lug/16

Mensa sotto i riflettori a Perugia, ma anche a Terni

MENSA PERUGIASono 13 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta scattata a Perugia in seguito alle segnalazioni dei genitori che hanno riguardato le mense scolastiche. L’ipotesi di reato è ‘frode in pubbliche forniture‘. Si va dal ‘cibo nocivo per la salute pubblica‘ come il pollo con frammenti ossei, pesce con lische, pane e yogurt con muffa, prosciutto cotto e frittata contaminati dai batteri Listeria monocitogenes e Staphilococcus coagulasi a ‘violazione di quanto previsto nel capitolato in ordine alla qualità, provenienza e quantità‘. Le società coinvolte nell’indagine sono: All Foods Srl, Cir Food, Elior Ristorazione Spa e il Consorzio Abn A&B Network Sociale.
Alla All Food Srl viene mossa un’ulteriore accusa di ‘falso ideologico in atto pubblico‘ perché, secondo la Procura, ha falsamente attestato nella domanda di partecipazione alla gara d’appalto di ‘non aver commesso nessun grave errore nell’esercizio dell’attività professionale‘ mentre, invece, per ‘un grave ed accertato errore professionale’ commesso nel servizio di refezione scolastica nei Comuni di Ardea e Pomezia l’azienda era stata dichiarata decaduta dal servizio per inadempimento e grave negligenza, decadenza confermata sia dal Tar che dal Consiglio di Stato. La dichiarazione di questo precedente avrebbe consentito di valutare l’affidabilità dell’ipotetico contraente.
Le associazioni dei genitori e i comitati mensa, di fronte a questi fatti, hanno ri-sollecitato il Sindaco a procedere con un netto cambio di rotta auspicando una nuova gara, ma con nuove regole. I genitori, che per trent’anni hanno gestito gli acquisti per la mensa scolastica, rivendicano un ruolo istituzionale a monte del servizio, nella selezione dei fornitori e, a valle, nel controllo.
Pare che il Comune, alla luce dei fatti di questi giorni, riferisce Alessandra Bircolotti, l’avvocato che ha seguito i genitori anche nelle azioni legali, stia rivalutando tutto seriamente.

Intanto a Terni i genitori del Comitato Servizi Educativi (Cosec) che da un anno è in lotta con il Comune per contrastare la privatizzazione della mensa, torna a chiedere all’Amministrazione di mantenere l’attuale sistema di gestione misto.
Il processo di esternalizzazione della mensa, dopo i fatti di Perugia, e i dati delle indagini pubblicati dal Ministero della Salute, che vedono il centro Italia come il più esposto a irregolarità, sollecitano i genitori a prendere posizione. A Terni il Cosec chiede di entrare nei meccanismi della mensa con l’istituzione della ‘Rappresentanza cittadina dei comitati mensa’ il cui regolamento è già stato presentato in Comune, ed di essere coinvolti nella definizione del capitolato d’appalto, da consultare prima dell’avvio dell’iter di approvazione.

Il processo di partecipazione sembra diventare l’unico antidoto contro il processo di degrado delle mense scolastiche verso il quale i genitori sembra stiano sviluppando gli anticorpi.

20lug/16

Pasto da casa, tra dialettica e azioni legali

pasto da casaA Novembre 2013, più di 700 genitori, tra ricorrenti (585) e sostenitori (140), hanno fatto ricorso al Tar per contestare i rincari delle tariffe della mensa scolastica torinese che e’ arrivata a costare 7,10 a pasto. Il Tar Piemonte ha respinto il ricorso.
È stata quindi percorsa la strada del giudizio ordinario attraverso il deposito di un ricorso al Tribunale di Torino, il cui obiettivo era il riconoscimento giudiziale del diritto soggettivo alla scelta tra il servizio di refezione scolastica e il consumo del pasto da casa all’interno della scuola.  Il ricorso è stato respinto dal Tribunale.

La pronuncia del Tribunale, quindi, è stata impugnata innanzi alla Corte di Appello di Torino.

La Sentenza della Corte d’Appello di Torino 21 giugno 2016, n. 1049 ha affermato il diritto dei genitori di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto da casa da consumarsi a scuola e nell’orario destinato alla refezione. Questa sentenza ha aperto un aspro dibattito tra genitori, Amministratori Comunali e Dirigenti scolastici.

Come afferma l’avvocato Cinzia Olivieri, che cura lo sportello ‘genitori e studenti e scuola’ sulla Rivista Educazione e Scuola ‘la pronuncia della Corte d’Appello costituisce (temporalmente) l’ultimo atto di un contenzioso collegato a problematiche storiche riguardanti il servizio mensa e non relativo soltanto a Torino’.
Così ci spiega: La refezione scolastica rientra nella categoria dei “servizi pubblici locali a domanda individuale” come tale è un servizio a richiesta che l’ente locale non ha obbligo di organizzare, ma se lo fa, è obbligato a stabilire la quota di copertura tariffaria a carico dell’utenza. Appare coerente dedurre che ove le famiglie all’atto dell’iscrizione optino per una modalità oraria per la quale è prevista la mensa (tempo pieno o prolungato), possano scegliere liberamente se servirsi della refezione (peraltro a pagamento) oppure fornire direttamente il pasto al proprio figlio.

Il 15 luglio l’USR (Ufficio Scolastico Regionale) Piemonte con Nota Reg. prot.n. 7480/2016 ha precisato che la sentenza della Corte di Appello vale solo per i 58 appellanti.

In data 18 luglio si è tenuta un incontro tra l’avvocato Vecchione, il legale che ha seguito le famiglie nella causa per il riconoscimento del diritto del pasto da casa, e i genitori per discutere i passi da intraprendere per estendere il diritto sancito dalla sentenza di giugno a tutti coloro che lo desiderano. Nel corso della riunione sono state ipotizzate due strade. La prima consiste in una azione legale, il Ricorso ex art. 700 c.p.c., che l’avvocato spiega essere un ‘ricorso d’urgenza al tribunale al fine di ottenere – in tempi brevi, auspicabilmente prima dell’inizio dell’a.s. – un provvedimento cautelare che riconosca a ciascun ricorrente il diritto rivendicato e che condanni scuola e MIUR ad adeguarsi al principio contenuto nella sentenza della Corte di Appello. Si tratta di un ricorso che può essere proposto dal singolo nucleo familiare contro MIUR e scuola o eventualmente, da più famiglie assieme, ancorché facciano parte della stessa scuola ed agiscano contro questa. Lo scopo è quello di arrivare a settembre con decine di provvedimenti del Tribunale che ordinino alla scuola di consentire ai bambini l’esercizio di un diritto, al pari dei 58 appellanti.’

L’alternativa alle vie legali è quella di forzare la mano e mandare i figli a scuola con il pasto domestico ‘attendendo le reazioni delle dirigenze scolastiche.’

Il prossimo match è fissato per il 27 luglio in occasione dell’incontro tra l’Assessore all’Istruzione, Federica Patti, il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale, Fabrizio Manca e l’avvocato Giorgio Vecchione che, a sua volta, ha richiesto la presenza del neo Sindaco Chiara Appendino per dibattere la questione in oggetto.

Nel frattempo a Grugliasto, in provincia di Torino, l’Amministrazione si è portata avanti e ha già definito una serie di misure organizzative – anche in funzione degli aspetti igienico\sanitari – per gestire le problematiche logistiche degli istituti interessati. Il Comune ha già definito un modulo attraverso il quale comunicare la scelta del panino da casa, le tempistiche, le regole e le responsabilità. E’ già stata coinvolta l’ASL di competenza al fine di definire, entro fine agosto, linee guida per le famiglie che sceglieranno il pasto da casa, con le raccomandazioni per garantire la sicurezza e una dieta in linea coni i ‘valori dell’educazione alimentare promossa negli anni dalla Città e dalle scuole del territorio.’

I Presidi assistono, preoccupati, ad una dialettica che li vede coinvolti in prima persona a gestire aspetti organizzativi imprevisti: dovranno provvedere ad allestire frigoriferi? scaldavivande? sarà necessario predisporre alti spazi per il consumo del pasto da casa? o i bambini mangeranno tutti assieme?

Si tratta di una situazione complessa, che non tocca solo Torino, e che trasforma quello che conosciamo comunemente come lo sciopero del panino in una via di fuga da un servizio di refezione scolastica che, oggi, in molte realtà, mostra molti lati oscuri.

 

16lug/16

Perugia, il Comunicato stampa dei genitori dopo i fatti rilevati dal PM

COMUNICATO STAMPA COMITATI MENSA E ASSOCIAZIONE GENITORI
Le Associazioni dei Genitori e i Comitati Mensa esprimono grande preoccupazione per i fatti rilevati dal PM Cicchella e per la situazione che si è venuta a determinare riguardo il servizio mensa rivolto alle Scuole dell’Infanzia e Primarie della città. In conseguenza di ciò, hanno già chiesto con massima urgenza un incontro con il Sindaco.
Quanto emerso dalle indagini dei NAS descrive una situazione allarmante e che comunque è stata scoperta anche grazie alla tenacia e alla costanza dei genitori che hanno continuato a controllare e a segnalare. Ci auguriamo che possa essere fatta piena luce sulle responsabilità, laddove ve ne saranno, e che presto vengano attuate tutte le misure necessarie a prevenire altri fatti gravi, come quelli già riscontrati. Auspichiamo, inoltre, una chiara presa di posizione da parte del Comune e ribadiamo la richiesta già fatta fin dal mese di Aprile di bandire subito una nuova gara, istituzionalizzando una volta per tutte il ruolo dei genitori, che per oltre trenta anni hanno gestito gli acquisti e che devono pertanto essere coinvolti a monte nell’organizzazione del servizio, nella selezione dei fornitori e a valle nei controlli.