18Gen/19

Cremona: cucina, cuochi, menu eccellenti, un mix che crea consenso e fama

La trasmissione di Uno Mattina  di Rai1, giovedì 17 gennaio ha realizzato un servizio all’interno della mensa scolastica di Cremona, la migliore mensa d’Italia secondo il Rating di Foodinsider. Perché la mensa in questa città funziona e piace, con un gradimento che nelle scuole materne supera il 90%, si comprende dal numero dei cuochi (40) delle cucine (32) e da un sistema di gestione del Comune che mira ad una mensa che sia buona al gusto ma anche equilibrata e sana. Un modello di mensa che utilizza cuochi dipendenti del Comune e il supporto di un’azienda di ristorazione collettiva, la Camst, che lavora in piena sintonia con l’Amministrazione.

L’abbinata vincente è quella tra la nutrizionista, Silvia Bardelli, e i cuochi, la cui competenza gastronomica si aggancia ad una cultura alimentare che conosce e sfrutta le proprietà dei cibi. Ecco perché nei menu si trovano piatti come ‘risotto giallo al pesto di zucchine e pistacchi’, ‘pasta di sugo salvia e castagne’, polpette di legumi e quinoa’, rombo di miglio al forno e crema di ceci’. Piatti inusuali per una mensa, ma dietro ai quali c’è un’idea di salute che parte dal cibo offerto a scuola, insieme ad un’educazione al gusto e al piacere di ingredienti che sostengono al meglio la crescita dei bambini.

L’eccellenza raggiunta dalla mensa scolastica di Cremona è il risultato prima di tutto di una volontà politica che crede nell’importanza e valore (anche politico) del servizio  di ristorazione scolastica che ha saputo governare attraverso un team di tutto rispetto.Credere e lavorare bene per sviluppare un servizio scolastico di qualità  ha i suoi vantaggi, non solo per i bambini. Lo dimostra la fama che si è conquistata Cremona che si è fatta conoscere sia in Italia che all’estero per la straordinaria qualità dei suoi menu scolastici. Una responsabilità della vicesindaco Maura Ruggeri il cui merito viene premiato anche dalla consueta ‘pagella‘ dei giornalisti a fine mandato che riconosce il valore dell’eccellenza delle mense scolastiche di Cremona ‘E’ quella la medaglia che la Ruggeri  si è appuntata sul petto nel 2018‘, come cita il giornale La Provincia in un articolo del 29 dicembre 2018, e che probabilmente le varrà un secondo mandato..

17Gen/19

Pasto da casa a Torino il 20 febbraio in Cassazione

Verrà discusso in Cassazione il 20 febbraio il ricorso presentato dal Comune di Torino e Miur contro la sentenza della Corte d’Appello che ha sancito il diritto di scegliere tra la mensa e il pasto da casa. Un appuntamento che arriva dopo 2 anni e mezzo dalla sentenza  che ha cambiato la sorte del servizio di ristorazione scolastica e le dinamiche all’interno della scuola italiana.
Da giugno 2016 il risiko del pasto da casa ha conquistato tutti quei Comuni dove i genitori hanno chiesto il riconoscimento legale di questo diritto: “da Torino, Milano, Bologna, Genova, Roma, Potenza, Napoli, ma espressamente riconosciuto e tutelato anche dai Tribunali Amministrativi Regionali della Campania, del Lazio e della Liguria, oltre che dal Consiglio di Stato”, così l’avv. Giorgio Vecchione scrive sulla sua pagina Facebook caromensa Torino che è diventato il punto di riferimento per tutti coloro che sostengono questo diritto di opzione.

A settembre è arrivato il sigillo sulla legittima esercitabilità del diritto al ‘pasto da casa’  attraverso la Sentenza del Consiglio di Stato (Sentenza  n. 5156/18) che ha annullato la delibera del Comune di Benevento che voleva rendere il servizio di ristorazione scolastica obbligatorio. Si tratta di una sentenza ‘storica’ perché ha spostato il potere dei Comuni sulla ‘questione pasto da casa’ alla scuola: non è il Comune a decidere, ma spetta ai dirigenti scolastici ‘adottare le consequenziali cautele e precauzioni per consentire l’esercizio del diritto [scelta del pasto da casa]’.

La città di Torino è stata l’apripista di un ‘maldipancia’ sulla mensa che non è stato ancora risolto e che ha due ragioni di fondo: una tariffa troppo alta (€7.10), e una qualità che non soddisfa. Rispetto a due anni e mezzo fa non è cambiata molto la situazione a Torino, se non il costo pasto che è stato ancora abbassato nella gara d’appalto in occasione del il rinnovo del servizio di ristorazione scolastica (pur mantenendo la stessa tariffa all’utenza), costo da cui dipende anche la qualità delle materie prime che arrivano sulla tavola della mensa. La novità è che è cambiato l’Assessore che dovrà gestire questo tema, proprio poche settimane prima dell’appuntamento in Cassazione: un cambio di guardia che forse punta ad una pace sociale tra genitori e Amministrazione nell’affrontare una questione così spinosa, che vede, oggi, un ex dirigente scolastico Antonietta Di Martino prendere le redini dell’Assessorato all’Istruzione proprio a ridosso della sentenza della Corte di Cassazione.

La discussione della Cassazione è qualcosa che non riguarda solo Torino, ma tutta Italia: genitori, Amministrazioni e scuole. L’auspicio però è che questa sia veramente l’occasione per fare una profonda riflessione sulla questione mensa, intesa come una guerra tra genitori e istituzioni, ma che ha invece molte implicazioni sul Paese. La mensa ha a che fare con la salute pubblica, con le politiche sociali e con lo sviluppo del territorio.
La conflittualità sale ed entrambe le parti che si affrontano su questo tema usano la questione ‘sicurezza’ e ‘salute’ come argomento di difesa. Ma poi ci si accorge della fragilità della sicurezza in mensa quando ci si scontra con il recente caso di Chioggia, o il caso gravissimo di  Pescara (per citarne solo 2) dove lo scorso anno c’è stato un caso d’intossicazione che ha riguardato 500 bambini, 200 dei quali finiti in ospedale. Un Comune quello di Pescara, dove già in precedenza era arrivata la condanna della Corte dei Conti sul mancato controllo del Comune da parte di due dirigenti uno dei quali era “riuscito pure a spuntare l’assunzione a tempo indeterminato del figlio.

Se le ispezioni dei Nas trovano un terzo delle cucine ‘irregolari’ è naturale che i genitori cominciano a chiedersi se ci sia un sistema ‘marcio’ diffuso in tutta Italia intorno alle mense scolastiche: vincere la gara d’appalto a massimo ribasso e poi, in assenza o quasi di controlli, fornire un altro servizio più economico? Se è questo il rischio a cui sono esposti i bambini, il pasto da casa è l’unica soluzione?

Per fortuna ci sono altre realtà di cui si parla poco, dove la mensa invece è un’occasione per fare una vera politica di sviluppo del territorio e del benessere della comunità locale. Perché la mensa è una scelta politica dell’Amministrazione, su cui si gioca la competenza e la visione del Comune. Le realtà migliori sono proprio quelle dove si lega la mensa al territorio e la qualità del servizio di ristorazione scolastica diventa interesse della comunità locale. Succede a Trento, Bolzano, Cremona, Piacenza, Perugia, Sesto Fiorentino, che da anni, privilegiano i prodotti a filiera corta, in alcuni casi cortissima (Caggiano in provincia di Salerno) . Così come fa l’Abruzzo che ha sfruttato il volano dei fondi europei per finanziare la fornitura di pesce locale per le mense scolastiche del territorio (copiando l’iniziativa di Pappa-Fish della Regione Marche) con un triplice risultato: sostenere l’economia locale, educare al gusto e puntare alla salute dei bambini.

Un altro esempio è Bergamo, dove la presenza significativa dei prodotti biologici locali nei menu scolastici è importante tanto quanto il modello di sostenibilità attuato dal Comune che ha saputo mettere insieme qualità, inclusione, professionalità ed economia costruendo, grazie al sistema mensa, un nuovo welfare nel territorio.

Eppure sono ancora troppo poche le best practice di cui si riesce a parlare rispetto ai casi di corruzione, frode e cibo scaduto in mensa, che riempiono i giornali in relazione alla mensa. E’ quello che spaventa di più i genitori è perdere il controllo sulla qualità del pasto a scuola. In campo c’è la salute dei propri figli, ma anche la percezione della scuola da parte delle famiglie, e non dimentichiamoci, dei bambini. Le famiglie che scelgono il pasto da casa lo fanno come ultima spiaggia, dopo aver lottato per una mensa migliore e più accessibile e non esserci riusciti. Scelta che ha messo in grande difficoltà i dirigenti schiacciati tra le pressioni legali delle famiglie del ‘pasto da casa’ e le disposizioni dei Comuni per evitare ‘contaminazioni’. La conseguenza spesso è isolare i bambini che non usufruiscono della mensa, con una ricaduta psicologica ed emotiva, come ci ha detto la dott.ssa Marina Bertolotti, psicologa, Responsabile di Psicologia Clinica Area Pediatrica, presso AOU Città della Salute e della Scienza di Torino che sostiene che “ci sarà una fantasia sulla mensa cattiva della scuola e il cibo buono della famiglia e questo può alimentare le conflittualità, ma anche la percezione della ‘scuola’ come fonte di ‘cattivo nutrimento’. Poi bisogna chiedersi perché si è arrivati a questo punto.

La Corte di Cassazione avrà l’occasione di fare una riflessione importante su questo tema e l’auspicio è che questa sentenza possa incidere nel ripensare la questione mensa con tutte le sue implicazioni che essa ha sulla politica nel nostro Paese, mettendo al centro i bambini, la comunità e la scuola e ristabilendo regole e ruoli affinché la mensa torni ad essere un’opportunità e non un’occasione di conflitto. Non la mensa da cui dobbiamo difendere i nostri figli, ma la mensa che tutti vorremmo.

16Gen/19

L’eco-banca di un tredicenne peruviano vince il Children’s Climate Prize

Si chiama José Adolfo Quisocala Sha ha 13 anni vive in Perù, ed ha appena vinto l’edizione 2018 del Children’s climate Prize. Se lo merita perché è un ragazzo sensibile alla povertà, all’ambiente ed ha avuto un’idea geniale: aprire una “eco-banca” per bambini.

L’ECO-BANCA CHE RACCOGLIE E VALORIZZA I RIFIUTI
L’idea è semplice e funziona. Basta depositare rifiuti solidi che hanno un valore, rispetto al quale è possibile prelevare denaro. Presso l’eco-banca di José Adolfo, i ‘clienti’i possono aprire i propri conti bancari depositando i propri rifiuti raccolti. I rifiuti vengono convertiti in valuta, che si può scegliere se conservare nel conto oppure prelevare. I membri della banca devono portare almeno 11 chili di carta straccia o plastica, e stabilire un obiettivo di risparmio per aprire un conto, definito all’interno di un ‘contratto’. Una volta definito l’accordo, i “soci bancari” sono tenuti a depositare almeno 2,2 chili di materiali riciclabili al mese.

I rifiuti vengono quindi venduti alle società di riciclaggio e il denaro viene depositato sul conto individuale. José Adolfo dice di aver avviato l’eco-banca per combattere la povertà e il cambiamento climatico ma anche per fare “una banca per bambini e giovani in grado di fare educazione finanziaria“, sostiene José Adolfo.

IL PREMIO PER SOSTENERE L’ECONOMIA E LOTTA AL CLIMATE CHANGE
La giuria del Children’s climate change ha ritenuto: “L’eco-banca di José è un modo brillante di collegare l’economia e l’impatto sul clima, sia nella teorica che nella pratica. I bambini possono prendere microprestiti e pagare, con oggetti riciclabili. Un sistema che offre ai bambini l’indipendenza economica e il potere di influenzare il clima. Il potenziale impatto è sorprendente“.

LO SVILUPPO DELLA ECO-BANCA
L’eco-banca di Adolfo ha 10 centri educativi con oltre 3.000 bambini iscritti che imparano a investire e gestire sistemi economici circolari. La banca consente ai bambini di mantenere l’indipendenza finanziaria prendendosi cura dell’ambiente avviando un cambiamento necessario per contrastare il climate change e sensibilizzando i futuri cittadini del mondo.

 

12Gen/19

La mensa partecipata ed economica a San Martino di Lupari (PD)

San Martino di Lupari in provincia di Padova, la tariffa della mensa è di 3 euro a pasto ed è frutto di un modello di partecipazione che una volta tanto vede l’Amministrazione e i genitori sullo stesso fronte, in piena sintonia, tanto da riuscire a somministrare ai bambini un pasto di qualità accessibile a tutti.
Il livello di partecipazione dei genitori nella gestione del servizio di ristorazione scolastica supera quello di Perugia. In questo Comune, infatti, è l’Associazione dei Genitori che gestisce direttamente la mensa scolastica attraverso una convenzione “ad hoc” stipulata con il Comune, che li autorizza a gestire l’approvvigionamento delle materie prime  per il servizio di ristorazione scolastica, (privilegiando, dove è possibile,
 il Km 0), l’incasso delle rette scolastiche  e l’assunzione anche  di dipendenti propri con mansioni di aiuto cuoco e di lavaggio stoviglie. Continue reading

12Gen/19

Gemeaz Elior e i 60 kg di cibo scaduto a Chioggia

Abbiamo dato mandato all’avvocatura civica di aprire un provvedimento disciplinare e di revoca, se ci saranno i presupposti” è quanto si legge sul sito del Comune di Chioggia in riferimento alla riunione che si è tenuta il 10 gennaio il giorno dopo il il sequestro da parte dei Carabinieri dei 60 kg di cibo scaduto  nella cucina che prepara i piatti per la mensa scolastica di Chioggia. Tra i prodotti sequestrati sono stati trovati alimenti scaduti tra i quali 14 confezioni di cosce di pollo da due chili, 12 confezioni di hamburger di tacchino da 500 grammi l’una, cinque confezioni di pizza da due chili l’una e 17 vasetti di yogurt, e altri cibi senza etichetta, né documentazione che ne attestasse la provenienza. La riunione che si è tenuta nella sala Consiliare ha visto la partecipazione di tutti gli attori che ruotano intorno alla mensa scolastica compresi i genitori, i più indignati e preoccupati del fatto che i propri figli abbiano consumato piatti con ingredienti scaduti o in parte deteriorati. Alcuni genitori hanno reagito alla notizia, che si è diffusa con un tam tam sulla rete e sulle chat di classe, andando a prelevare i bambini a scuola durante la pausa mensa, oppure optando per il ‘pasto da casa’. L’Amministrazione però è indignata tanto quanto i genitori e sembra che stia pensando o alla risoluzione del contratto, o ad un nuovo contratto e, di certo, a più controlli. Continue reading

12Gen/19

La Regione Abruzzo copia Pappa-Fish con pesce fresco a scuola

Dopo la Regione Marche, anche l’Abruzzo ci prova a somministrare pesce fresco locale nelle mense scolastiche. Visto il successo di Pappa-Fish a cui hanno aderito alcuni Comuni marchigiani, anche la Regione Abruzzo ha deciso di ricorrere a fondi europei per attingere a risorse vincolate al consumo di pesce locale. Si tratta, nello specifico, del bando FEAMP (misura 5.68) che mette a disposizione dei Comuni un contributo massimo di 20 mila euro per rifornirsi di pesce fresco dalle marinerie locali. Continue reading

10Gen/19

sCOOL FOOD un progetto per la scuola da replicare

Si chiama sCOOL FOOD ed è un progetto per la scuola che va persino oltre la trasposizione didattica delle “Linee Guida per l’Educazione Alimentare” pubblicate dal MIUR nel 2015.  Si tratta di un intervento che entra nella scuola con tematiche in linea con il quadro degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e degli SDGs  (Sustainable Development Goals) con l’obiettivo di contribuire al miglioramento della salute ed all’adozione di corrette e sostenibili abitudini alimentari degli studenti del primo ciclo. Non è un progetto del Ministero dell’Istruzione, ma nasce in seno alla Fondazione MPS che lo ha sviluppato nel sud-est della Toscana (nelle Province di Siena, Arezzo e Grosseto) coinvolgendo 23 istituti comprensivi, circa 200 classi e 4.000 studenti. Un territorio dove da 3 anni gli studenti hanno integrato nel curriculare materie che vanno dal  benessere della classe, la produzione agricola, il modello agro-ecologico, la biodiversità, eticità e prodotti sostenibili, leggere le etichette, lo spreco alimentare e impatti sull’ambiente, dieta e obesità, i cambiamenti climatici, risorse e impronta ecologica, per citare solo alcuni titoli di qualche lezione che ogni settimana, per un totale di trenta ore annue, arrivano a trattare  argomenti che abbracciano 6 temi: Agricoltura, Sprechi e rifiuti, Consumatori consapevoli, Stili di vita, Educazione alimentare, Sostenibilità, Energia e Risorse. Continue reading

07Gen/19

Napoli: sospesa la mensa nella Municipalita’ 1, ok pasto da casa

A causa di ‘un intoppo burocratico’ come afferma l’Assessore alla Scuola del Comune di Napoli Annamaria Palmieri in una nota ai dirigenti scolastici, la mensa scolastica nelle scuole della Municipalità 1 è sospesa da oggi, giorno di rientro dalle vacanze natalizie, fino a data da definirsi. Quindi negli istituti scolastici di Chiaia, San Ferdinando e Posillipo la mensa è sospesa, ma non butta bene neanche nelle scuole della Municipalità 2 dove la ditta fornitrice del servizio di ristorazione scolastica fornirà una ‘mensa fredda .

Da una parte i panini della mensa nella Municipalità 2 e dall’altra quelli dei genitori con il ‘pasto da casa’ nella Municipalità 1, questo il quadro che sembra profilarsi a Napoli in questi giorni e che crea una certa tensione.

I genitori della Municipalità 1 invocano il pasto da casa per evitare di perdere ore di scuola ai figli e complicarsi la vita mentre sono al lavoro, mentre i dirigenti fanno resistenza a questa soluzione, anche all’interno della Municipalità 2 dove non hanno approvato la ‘mensa fredda’. A dare sostegno ai genitori interviene il Presidente della Municipalità 1 De Giovanni che invita i Dirigenti scolastici a garantire il tempo prolungato favorendo la possibilità per i genitori di portare il pasto da casa in sostituzione dei pasti forniti dal servizio mensa la cui sospensione rischia di configurare un’interruzione di un pubblico servizio.

Oggi è prevista una riunione, convocata con urgenza, della Commissione Scuola che dovrà dibattere temi che coinvolgono una parte della città di Napoli, ma che sono argomenti oggetto di discussione in tutta Italia.

31Dic/18

2018, il meglio e il peggio della mensa scolastica

Il 2018 è un anno di profonda crisi dove il temi che dominano sono il ‘pasto da casa’, le tariffe, le frodi. I fatti salienti, quelli che riempiono i giornali e fanno discutere per mesi cominciano a Pescara dove a giugno 500 bambini vengono colpiti da una tossinfezione, 200 dei quali sono stati ricoverati in ospedale. Una delle più gravi tossinfezioni registrate a causa della mensa che ha avuto diverse conseguenze: il Comune di Pescara ha provveduto alla risoluzione del contratto con il fornitore assegnando il servizio al secondo classificato nella gara di appalto del 2015, i genitori hanno sporto denunce contro ignoti dando avvio ad un’indagine dalla Procura, le famiglie hanno costituito un comitato ‘noi a mensa a Pescara‘ per chiedere al Comune maggiori garanzie per la mensa e l’opzione pasto da casa.

A settembre arriva il ‘sigillo sulla legittima esercitabilità del diritto al ‘pasto da casa’  come sostiene l’avvocato Giorgio Vecchione, attraverso la Sentenza del Consiglio di Stato (Sentenza  n. 5156/18). Si tratta di una sentenza storica che annulla la delibera del Comune di Benevento che voleva rendere il servizio di ristorazione scolastica obbligatorio. Con questa sentenza si sposta il potere dei Comuni sulla ‘questione pasto da casa’ alla scuola: non è il Comune a decidere, ma spetta ai dirigenti scolastici ‘adottare le conseguenziali cautele e precauzioni per consentire l’esercizio del diritto [scelta del pasto da casa]’.

A ottobre si viene a sapere che il Decreto voluto dal Ministro Martina che premia le mense biologiche con un fondo annuo di 10 milioni, è un flop, come sostiene Giovanni Faedi. Solo 49 città hanno partecipato alla gara. Il che significa che poche mense in Italia hanno i requisiti per accedere alla certificazione voluta dall’ex Ministro delle politiche agricole. In compenso quei pochi si spartiscono un malloppo di 10 milioni di euro che consente  di abbassare le tariffe di 90 centesimi a pasto. Vincitore assoluto è Bologna che insieme ad altri 7 comuni dell’Emilia-Romagna percepiscono 5,2 milioni di euro, più del 50% del premio.

A novembre le foto dei tramezzini offerti ai bambini della mensa di Milano fa il giro del mondo. Le foto arrivano anche a Parigi in occasione del World Catering Forum a cui Foodinsider è stato invitato a partecipare. In occasione dell’assemblea sindacale dei dipendenti di Milano Ristorazione il Comune ha somministrato come pranzo tramezzini con pan carré, una fetta di formaggio e tre mezzi pomodorini. Sulla rete un tam tam di foto e una petizione firmata di migliaia di genitori che chiedono l’intervento del Sindaco. Sala si scusa e propone un risarcimento di 65.000 che corrispondono ad una ‘paghetta‘ 140 euro a scuola.

A dicembre il Ministro della Salute interviene per riportare i dati delle ispezioni dei Nas e parla di ‘mense dell’orrore‘: su 224 mense controllate  81 hanno evidenziato irregolarità e 7 cucine sono state chiuse a Roma, Livorno, Pescara, Chieti e Brindisi. Nel 2016 i 2678 controlli dei Nas rilevavano 670 (25%) mense irregolari, mentre quest’anno la percentuale di mense ‘non conformi’ sale ad un terzo di quelle ispezionate.

Tra tutte le mense ‘irregolari’ colpisce che ci sia anche Roma che fino a qualche anno fa, come ci ha spiegato Silvana Sari, è stata un modello di mensa portata come best practice in tutto il mondo grazie ad un sistema di controllo ineccepibile che garantiva la qualità degli ingredienti e gusto grazie alle 450 cucine all’interno delle scuole. Ora invece il sistema di controlli ‘ineccepibile’ non esiste più e si ritrova nell’occhio del ciclone con una cucina chiusa per “presenza diffusa di animali infestanti ed escrementi di roditori“.

Questo quello di cui si è parlato attraverso i giornali, che ha fatto notizia e ha fatto discutere. Ma una mensa migliore c’è.

E’ quella di cui parliamo attraverso il Rating dei menu scolastici per individuare realtà dove la mensa è ancora un bene prezioso. Sono mense che si distinguono per un grande senso di responsabilità da parte delle Amministrazioni che concepiscono questo servizio come uno strumento importante per incidere sulle politiche sociali ed economiche del territorio. Sono Cremona, che ha vinto il Rating per il secondo anno consecutivo, ma anche Trento, Fano, Perugia, Rimini, Mantova, Jesi, Bergamo, Udine, Treviso, per citare le top ten della nostra classifica.
Quello che è emerso quest’anno attraverso l’analisi dei dati degli ultimi 3 Rating è che i menu stanno migliorando l’equilibrio della dieta: meno carne, un pochino più legumi, e qualche cereale integrale che iene proposto tra i primi piatti. Lo dimostrano alcune realtà che salgono in maniera significativa nella classifica di Foodinsider come Venezia, Sesto Fiorentino e Aosta che da ultimo in classifica lo scorso anno ha fatto un salto di qualità.

Come Foodinsider abbiamo avuto il privilegio di conoscere direttamente alcune mense virtuose partecipando all’organizzazione, insieme ad AIAB e Firab, di un tour tra le migliori realtà di ristorazione collettiva per una delegazione basca in cerca di modelli a cui ispirarsi. E’ stata un’esperienza incredibile che ci ha riempito di orgoglio e ci ha dato la speranza che diffondere modelli virtuosi sia contagioso in Italia e all’estero.
La mensa partecipata dai genitori e dai produttori biologici di Perugia, la mensa radicata nel territorio con un profondo valore sociale ed educativo come quella di Bergamo, la mensa gourmet di Cremona dove i cuochi e le cucine promuovono gusto e salute sono esempi concreti di realtà dove la mensa ha ancora un grande valore, non solo per la salute dei nostri figli, ma anche per la salute e l’economia del territorio.

Lo chef Luca Marchini

La buona notizia di questo 2018 è che anche qualche mense ospedaliera sta cambiando. Ne sono un esempio il progetto del Carlo Poma di Mantova che vede lo chef stellato Luca Marchini impegnato a migliorare i menu e i piatti e il progetto Crunch del Sant’Orsola di Bologna che ha rivoluzionato la cucina migliorando la qualità e riducendo i costi. Due esempi di come la mensa può diventare un valido supporto alle terapie ospedaliere, ridurre gli sprechi, ridurre i tempi di degenza a vantaggio della salute e della sanità pubblica.

L’augurio è che le mense migliori, sia scolastiche che ospedaliere, siano uno stimolo a fare meglio per tutti coloro che sono coinvolti in questo servizio su cui ricade la responsabilità della salute e del benessere delle persone più fragili.

27Dic/18

Convegno Legambiente ICLEI: Studia come Mangi

Al convegno di Legambiente, realizzato in collaborazione con ICLEI a dicembre a Milano, si è parlato degli acquisti verdi nell’ambito delle mense scolastiche italiane. Sono stati presentati i dati del rapporto Ecosistema Scuola 2018 relativi all’applicazione del GPP nella ristorazione scolastica e sono intervenuti esperti del settore green insieme ad attori che ruotano intorno alla scuola e alla mensa.

In qualità di Foodinsider abbiamo partecipato con grande interesse perché il tema della sostenibilità rientra in uno dei nostri 3 obiettivi che si sintetizzano nello slogan  ‘una mensa buona, sana e sostenibile, che sviluppiamo attraverso il Rating dei menu scolastici. I dati emersi da questo rapporto di Legambiente verranno integrati a quelli del prossimo Rating 2019 dei menu che avrà un focus sul ‘pasto sostenibile.

Riportiamo l’intervento di Peter de Franceschi  Direttore di ICLEI  Europe che è un organismo internazionale che rappresenta un importante network di Città e Comuni che opera per sviluppare politiche sostenibili all’interno delle proprie amministrazioni.  Il dott. De Franceschi ha presentato  alcune delle realtà virtuose in Italia e in Europa che hanno applicato le disposizioni del Green Public Procurement a dispetto di altri che sono ancora molto indietro nell’adozione di un approccio green nell’ambito della ristorazione collettiva. Secondo ICLEI l’obiettivo su cui bisogna impegnarsi è quello di rendere ‘irresistibile’ il GPP. Applicare le regole del Green Public Procurement non deve essere un’opzione per le  Amministrazioni, ma un vantaggio. Questo implica una cultura diversa, una visione d’insieme della questione ‘sostenibilità economica’ ed ‘sostenibilità ambientale’ che può permettere di sviluppare mense green perché conviene alla comunità e alla politica che la rappresenta.

Prima parte intervento 8 minuti

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