23set/16

Chiesta rettifica a The Guardian sui dati della mensa di Milano

news Nell’articolo pubblicato sul TheGuardian il 22 settembre sono riportati dati che non corrispondono alla realtà della mensa scolastica milanese. Come redazione Foodinsider abbiamo ritenuto necessario chiedere una rettifica comunicando i dati reali e non quelli esposti nell’articolo che l’ufficio stampa del Vicesindaco ha comunicato alla giornalista. Primo, il valore del pasto non è 2,60 euro, ma 4,43 euro, in secondo luogo il biologico servito in mensa non è 40% ma meno del 10%, infine la contestazione di cui si parla, ‘il pasto da casa’,  non nasce da un fatto ideologico, ma dalla frustrazione dei genitori milanesi che da anni chiedono di incrementare la qualità e invece si trovano bilanci con utili che crescono inverosimilmente (1.768.000 euro nel 2014 e 2.432.000 euro nel 2015) a fronte di una strategia industriale che ha svuotato le cucine interne alle scuole concentrando la produzione di alimenti processati, oggetto di contestazione da anni, nel mega centro di Sammartini.

 

 

13set/16

Confermato il diritto al panino: respinto il ricorso del MIUR

packet_lunchQuesta mattina è arrivata la conferma: il ricorso del Miur contro il diritto al pasto da casa, sancito dalla sentenza della Corte di Appello di Torino il 21 giugno, è stato respinto. Il diritto di poter scegliere se  avvalersi della mensa scolastica o portare a scuola il pasto domestico è confermato per tutti, non soltanto per le 58 famiglie torinesi che avevano fatto causa.
Ora bisognerà definire le regole che consentano di avere nello stesso refettorio sia i bambini che mangiano il cibo della mensa che quelli che si portano il pasto da casa. Sarà necessario stabilire da subito gli ambiti di responsabilità all’interno dello stesso spazio del refettorio, che vedrà coesistere  il cibo del fornitore del servizio mensa con quello portato da casa.
Il giudice parla di ‘coesistenza e non di reciproca esclusione” anche se apre a possibili varianti: “ferma la discrezionalità amministrativa nell’organizzazione delle modalità necessarie a consentirne il consumo”.
Ora i Comuni non possono più respingere le lettere con le quali i genitori hanno chiesto di non avvalersi del servizio di refezione scolastica, ma dovranno mettere a disposizioni delle famiglie i moduli per l’esonero alla mensa e stabilire regole, amministrative e organizzative, (come già sta facendo il Comune di Torino) che consentano ai presidi di essere nelle condizioni di accogliere tutti i bambini, anche quelli con con la ‘schiscetta’ o ‘baracchino’ che dir si voglia.

 

 

11set/16

Mensa: iscrizioni, esonero o fuga?

Via di fuga dalla mensaA Milano i genitori hanno ricevuto ad aprile una lettera informativa sulle nuove modalità d’iscrizione al servizio di mensa scolastica online con la seguente dicitura a fine pagina ‘non dovranno scriversi online: le famiglie che non intendono partecipare ai servizi sopra elencati, le famiglie degli alunni che si iscriveranno a scuole privato e/o paritarie.

Si tratta di una frase che già lasciava intendere la possibilità di scegliere se iscriversi alla mensa oppure no, anticipando (involontariamente?) l’opzione ‘pasto da casa’ per chi non si sarebbe registrato online. Vuoi le lunghe vacanze, la memoria corta dei genitori, problemi economici o difficoltà legate alla nuova modalità di iscrizione, fatto sta che, all’avvio dell’anno scolastico, si apre la prospettiva concreta di avere un numero di famiglie che non ha fatto l’iscrizione.  Il Comune/Milano Ristorazione dal canto suo sceglie di correre ai ripari iscrivendo tutti d’ufficio. Così anche chi non ha fatto l’iscrizione online per volontà e non per dimenticanza, si trova comunque iscritto alla refezione scolastica.

Mentre domina nel Nord Italia la questione del ‘pasto da casa’ in alternativa alla mensa e alcuni Comuni hanno messo a disposizione il modulo per l’esonero dal servizio mensa (rinuncia_al_servizio_ristorazione_genova), Milano si chiude a riccio e iscrive tutti al servizio di ristorazione scolastica, così almeno è quanto viene riferito chiamando telefonicamente Milano Ristorazione.

In questa situazione, già molto incerta, che provocherà seri problemi a presidi e genitori, si viene a sapere, sei giorni prima dell’avvio della scuola, che la Presidente di Milano Ristorazione, Gabriella Iacono, si è dimessa. Scegliere di dimettersi all’avvio della scuola, momento di per sé critico, sorprende, e solleva a maggior ragione ulteriori perplessità per il fatto che avviene in una tale circostanza che richiederebbe, invece, una leadership forte e credibile.
Le dimissioni dei vertici in questo momento critico sembrano un segnale che qualcosa sta cambiando in un contesto che  fino ad oggi si è retto su un monopolio intoccabile con utili da capogiro, che, forse, rischia di perdere pezzi e non reggersi più sull’obbligatorietà della mensa.
Lo scenario che si prefigura a breve appare indefinito e richiederà solleciti provvedimenti da parte di tutti gli attori coinvolti.

09set/16

Dal ricorso al Tar dei genitori torinesi ai nuovi scenari: come cambierà la mensa?

pasto da casaA Novembre 2013, più di 700 genitori, tra ricorrenti (585) e sostenitori (140), hanno fatto ricorso al Tar per contestare i rincari delle tariffe della mensa scolastica torinese che e’ arrivata a costare 7,10 a pasto. Il Tar Piemonte ha respinto il ricorso.
È stata quindi percorsa la strada del giudizio ordinario attraverso il deposito di un ricorso al Tribunale di Torino, il cui obiettivo era il riconoscimento giudiziale del diritto soggettivo alla scelta tra il servizio di refezione scolastica e il consumo del pasto da casa all’interno della scuola.  Il ricorso è stato respinto dal Tribunale.

La pronuncia del Tribunale, quindi, è stata impugnata innanzi alla Corte di Appello di Torino.

La Sentenza della Corte d’Appello di Torino 21 giugno 2016, n. 1049 ha affermato il diritto dei genitori di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto da casa da consumarsi a scuola e nell’orario destinato alla refezione. Questa sentenza ha aperto un aspro dibattito tra genitori, Amministratori Comunali e Dirigenti scolastici.

Così spiega l’avvocato Cinzia Olivieri, che cura lo sportello ‘genitori e studenti e scuola’ sulla Rivista Educazione e Scuola: ‘La refezione scolastica rientra nella categoria dei “servizi pubblici locali a domanda individuale” come tale è un servizio a richiesta che l’ente locale non ha obbligo di organizzare, ma se lo fa, è obbligato a stabilire la quota di copertura tariffaria a carico dell’utenza. Appare coerente dedurre che ove le famiglie all’atto dell’iscrizione optino per una modalità oraria per la quale è prevista la mensa (tempo pieno o prolungato), possano scegliere liberamente se servirsi della refezione (peraltro a pagamento) oppure fornire direttamente il pasto al proprio figlio.

Il 15 luglio l’USR (Ufficio Scolastico Regionale) Piemonte con Nota Reg. prot.n. 7480/2016 ha precisato che la sentenza della Corte di Appello vale solo per i 58 appellanti.

In data 18 luglio si è tenuta un incontro tra l’avvocato Vecchione, il legale che ha seguito le famiglie nella causa per il riconoscimento del diritto del pasto da casa, e i genitori per discutere i passi da intraprendere per estendere il diritto sancito dalla sentenza di giugno a tutti coloro che lo desiderano. Nel corso della riunione il legale ha proposto di procedere con il Ricorso ex art. 700 c.p.c., che l’avvocato spiega essere un ‘ricorso d’urgenza al tribunale al fine di ottenere – in tempi brevi, auspicabilmente prima dell’inizio dell’a.s. – un provvedimento cautelare che riconosca a ciascun ricorrente il diritto rivendicato e che condanni scuola e MIUR ad adeguarsi al principio contenuto nella sentenza della Corte di Appello. Si tratta di un ricorso che può essere proposto dal singolo nucleo familiare contro MIUR e scuola o eventualmente, da più famiglie assieme, ancorché facciano parte della stessa scuola ed agiscano contro questa. Lo scopo è quello di arrivare a settembre con decine di provvedimenti del Tribunale che ordinino alla scuola di consentire ai bambini l’esercizio di un diritto, al pari dei 58 appellanti.’

Così è stato. Sono stati presentati 46 ricorsi d’urgenza, due dei quali hanno già ottenuto l’ordinanza (ordinanza-ciccarelli) che dà ragione ai genitori, mentre gli altri sono stati discussi lo scorso 8 settembre. Il prossimo match, se ci sarà, è il ricorso in Cassazione che il Miur dovrebbe depositare entro il 3 novembre per cercare di annullare l’esito della sentenza. Ma per ora non si ha notizia di alcuna mossa da parte del Ministero.

I Presidi assistono, preoccupati, ad una dialettica che li vede coinvolti in prima persona a gestire aspetti organizzativi imprevisti: sarà necessario predisporre alti spazi per il consumo del pasto da casa? o i bambini mangeranno tutti assieme nello stesso refettorio? dovrà essere prevista personale in aggiunta per la sorveglianza o no?  dovranno provvedere ad allestire frigoriferi? scaldavivande? …

Si tratta di una situazione complessa, che non tocca solo Torino, ma che coinvolge anche Genova, Milano e se ne discute persino a Bologna e Lucca.
Così succede che lo sciopero del panino, utilizzato dai genitori per anni come strumento di protesta, rischia di diventare la via di fuga da un servizio di refezione scolastica che ha creato molta disaffezione per un rapporto costo/qualità che non soddisfa più e che è vissuto, malvolentieri, come obbligo e non come servizio a richiesta.

Quali saranno i nuovi scenari del pasto a scuola che si andranno a definire? Il Ministero potrebbe fare ricorso, vincere e tornare alla mensa obbligatoria in ogni città con il monopolio del fornitore unico per anni, oppure saranno le famiglie a trovare più comoda la mensa e a ritornare al servizio di refezione scolastica, ma potrebbe anche configurarsi un altro scenario dove la convivenza di sistemi misti potrebbe aprire a nuovi fornitori che, fuori da scuola, proporranno i loro packet lunch ad hoc per gli studenti: da Mc Donald a Speedy Pizza, fino al bar di zona, tutti si potrebbero mettere in competizione per conquistarsi nuove fette di mercato.

08set/16

Gli obiettori della mensa con il pasto da casa

conflittiSui social c’è un tam tam continuo di informazioni e condivisione di articoli sul tema ‘pasto da casa’ che fanno prevedere un avvio caotico della mensa e molti problemi organizzativi che i presidi si troveranno a dover gestire. Dal punto di vista legale ora il pallino passa al Miur che avrebbe la possibilità di depositare un ricorso in Cassazione entro il 3 novembre e annullare l’esito della sentenza. Ma per ora non si ha notizia di alcuna mossa da parte del Ministero.

Quello che cambia è che, prima della sentenza, chi non voleva la refezione scolastica doveva ritirare il proprio figlio da scuola a fine mattinata e riportarlo dopo l’ora della mensa, ora invece in base alla sentenza di giugno viene riconosciuto il diritto delle famiglie di portare il pasto da casa e di poterlo consumare a scuola.
Di fatto succederà che in alcuni istituti scolastici ci saranno genitori che, vuoi per questioni economiche o la contestata qualità della mensa, si sentiranno in diritto di portare il pasto da casa, e lo faranno, dopo aver formalmente revocato l’iscrizione alla mensa scolastica. Alcuni genitori utilizzeranno il documento (lettera_esonero_mensa) predisposto dall’Avvocato Vecchione, il legale che ha seguito i genitori nelle azioni giudiziarie che hanno portato alla sentenza di giugno, altri, invece, il modulo predisposto appositamente da alcuni Comuni che stanno affrontando la questione, come Torino e Genova.

Mentre il Comune di Torino si é arreso al nuovo scenario che si sta disegnando e sta lavorando con i diversi assessorati alla scuola e alla salute per creare le condizioni nelle scuole per far coesistere mensa e pasto da casa, a Milano il Comune fa quadrato intorno al fornitore del servizio Milano Ristorazione, che possiede al 99%, dichiarando che il diritto riconosciuto dalla Corte di Appello di Torino vale solo per le famiglie torinesi che hanno fatto ricorso. È quanto ha dichiarato Anna Scavuzzo, la vice sindaco e Assessore alla Scuola, ai genitori della Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa che, sollecitati da molte famiglie, hanno portato al tavolo di confronto la questione ‘pasto da casa‘ che, se è considerata una ‘grana‘ per tutti i comuni, a Milano lo è di più per il conflitto d’interesse che vede Comune e fornitore del servizio mensa sovrapporsi nella stessa identità.
Milano mutua da Torino lo stesso iniziale approccio difensivo che ha spinto altri genitori a intraprendere nuove iniziative legali in urgenza che hanno dato di nuovo ragione ai genitori, sgretolando l’impianto difensivo dell’Ufficio scolastico del Piemonte. Il rischio di un muro contro muro tra genitori e istituzioni ha poi portato a più miti consigli e ad una apertura che ha indotto la Direzione dell’Ufficio scolastico regionale a cambiare prospettiva e ad accogliere le richieste degli ‘obiettori della mensa‘ nelle strutture scolastiche torinesi. Così mentre a Torino i presidi hanno ricevuto una circolare con qualche disposizione in merito,  a Milano i dirigenti scolastici brancolano nel buio e si chiedono cosa dovranno fare di fronte a quei bambini che arriveranno con il panino per pranzo, felici di non dover rifiutare l’ennesimo piatto a base di polpette di merluzzo al sugo, previsto proprio all’avvio della mensa scolastica, in molte scuole.

 

07set/16

Milano: mensa in subbuglio

mensa o paninoL’avvio del nuovo anno scolastico si annuncia critico sul fronte ‘mensa’. Un dato che sembra emergere in questi giorni è un calo di iscritti al servizio di refezione scolastica probabilmente dovuto a più cause. Da una parte ci sono quei genitori che stanno cercando di capire se la sentenza della Corte di Appello di Torino, che sancisce il diritto alla scelta tra la mensa scolastica e il pasto da casa, è applicabile anche a Milano,  dall’altra ci sono molti genitori che hanno perso di vista la nuova procedura  di iscrizione alla refezione scolastica che prevede una registrazione online. Nonostante sia stata prorogata la scadenza delle iscrizioni, posticipate dal 31 luglio al 31 agosto, sembrano mancare all’appello ancora diverse registrazioni al servizio di refezione scolastica. Tra questi ci sono alcuni genitori ‘ritardatari’ che non sanno come regolarizzare la loro posizione, mentre altri probabilmente sono ancora ignari di questa lacuna. Tuttavia chiamando Milano Ristorazione si viene a sapere che l’iscrizione alla mensa è stata fatta d’ufficio e anche se un genitore ha dimenticato la nuova procedura d’iscrizione online, oppure non l’ha fatta perché pensa di portarsi il pasto da casa, si troverà comunque il figlio iscritto al servizio.

Si sarebbe dovuto discutere delle nuove strategie e investimenti di Milano Ristorazione nel primo incontro tra la Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa e il Vicesindaco insieme ai vertici della municipalizzata, lo scorso 7 settembre invece il tema scottante ha riguardato ‘il pasto da casa’ con domande specifiche:

1. Da quando è possibile portare il pasto da casa, le norme relative al recapito (orari, modalità) e le possibilità di rinvenimento.
2. Possibilità di “scelta mista”, ovvero: in caso si desideri usufruire della refezione scolastica in alcuni giorni e in altri portare il pasto da casa, come comportarsi in merito alla  programmazione e al  pagamento (attualmente è preventivo e obbligatorio, indipendentemente dall’effettivo consumo del pasto)
3. Indicazioni per i genitori che non hanno ancora iscritto i propri figli al servizio di refezione e che intendono fruire del pasto da casa, ogni giorno o solo in parte
4. Garanzia di supporto per il consumo del pasto da casa ai bambini dei nidi e delle scuole di infanzia.

Si tratta di domande che arrivano dai genitori alla Rappresentanza delle commissioni mensa che ribaltano all’Amministrazione per avere chiarimenti in tempi brevi. In realtà il tema sembra essere stato liquidato in fretta dal momento che il Comune ‘esclude’ categoricamente la possibilità del pasto da casa a Milano.
In questo clima d’incertezza, a cui assistono preoccupati i Presidi, arriva la notizia delle dimissioni della Presidente di Milano Ristorazione Gabriella Iacono che lascia con sei mesi d’anticipo.
31ago/16

Pasto da casa: Torino OK, mentre in Lombardia possibile sperimentazione

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Il primo servizio del TG regionale del Piemonte annuncia il cambio di rotta dell’Ufficio scolastico regionale.

L’Ufficio scolastico del Piemonte smarca il pasto da casa. La posizione iniziale che contrastava la scelta del panino da casa e la limitava a chi aveva intrapreso azioni legali, è superata. Quindi sì, la mensa non è più l’unica opzione possibile, ma i genitori potranno organizzarsi autonomamente.

Il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale Fabrizio Manca ha dichiarato che per avere la possibilità di portare il pasto da casa non è più necessario intraprendere un’azione legale perché si stanno creando, insieme  all’Assessorato comunale e regionale all’Istruzione e l’Assessorato alla sanità, le condizioni per accogliere tutte le richieste che arriveranno nelle scuole.

Anche in Lombardia qualcosa si muove dal momento che l’Assessore all’istruzione, Valentina Aprea, ha chiesto al Ministero cosa fare se anche le famiglie lombarde volessero rinunciare alla mensa. I tecnici del MIUR, scrive orizzontescuola.it, hanno dato il via alla possibilità di sperimentazione, a condizione che siano d’accordo i Comuni, i Consigli di circolo, le commissioni delle scuole e le famiglie.

Il Comune di Milano non sembra favorevole al pasto da casa, perché la scuola perderebbe il ruolo educativo che svolge durante l’ora della mensa, come sostiene il Vicesindaco di Milano, in contrasto con il Codacons che, sul tema in oggetto, ha presentato una diffida per dare la possibilità di scelta anche ai cittadini milanesi.

 

25ago/16

Codacons presenta diffida per il diritto al ‘pasto da casa’ in Lombardia

Il Codacons ha presentato una diffida alla scuola Bacone, alla vicesindaco e assessore all’ Educazione Anna Scavuzzo e alla direzione scolastica regionale affinché sia possibile, anche per le famiglie lombarde, scegliere tra il servizio mensa e il pranzo da casa, così come sancito, a giugno, dalla Corte d’Appello di Torino.
Si tratta della sentenza con la quale viene accolta la richiesta di 58 famiglie torinesi che, a fronte degli elevati costi della mensa, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto di scegliere tra il servizio di refezione scolastica del Comune e il pasto da casa. Alla sentenza ha fatto seguito una circolare dell’Ufficio Scolastico regionale che ha replicato che l’esito della sentenza vale solo per i figli delle 58 famiglie, così da indurre altre 46 famiglie torinesi a fare ricorsi d’urgenza per ottenere lo stesso diritto. Le prime due ordinanze del giudice emesse il 16 agosto hanno accolto i ricordi d’urgenza e si presume che le restanti 44 ordinanze previste tra il 30 agosto e il 5 settembre avranno lo stesso esito.
La sentenza della Corte d’Appello e le successive ordinanze hanno stabilito dei principi generali e ‘chiunque potrebbe già ritentersi legittimato a fruire della libera scelta fra servizio di refezione e pasto da casa e se la stessa fosse negata o osteggiata può decidere di ricorrere al giudice’ così sostiene l’avvocato Giorgio Vecchione che ha seguito i genitori negli atti legali che hanno portato al riconoscimento del diritto.
A Milano i problemi sono legati alla qualità della mensa, spesso contestata dai genitori, e ad un sistema di monopolio che non prevede gara d’appalto, ma che impone come fornitore del servizio Milano Ristorazione, società partecipata del Comune.
Tra proteste, denunce e iniziative giudiziarie degli ultimi mesi emerge sempre più evidente che il rapporto qualità/prezzo del servizio mensa soddisfa sempre meno i genitori italiani e questo rende il rischio di ‘fuga dalla  mensa‘ reale e quanto mai contagioso.
17ago/16

Torino: altri 2 via libera del giudice al pasto da casa

Le due nuove ordinanze, emesse il 16 agosto, accolgono i ricorsi d’urgenza presentati da due famiglie torinesi che hanno chiesto il riconoscimento del diritto per i propri figli di portarsi il pasto da casa. Questa ordinanza fa seguito alla Sentenza della Corte d’Appello di Torino 21 giugno 2016, n. 1049 con la quale 58 famiglie hanno ottenuto il riconoscimento del diritto dei genitori di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica ed il pasto da casa da consumarsi a scuola e nell’orario destinato alla refezione. A luglio l’Ufficio Scolastico regionale ha emesso, infatti, una circolare per chiarire che l’esito della sentenza vale solo per i figli delle 58 famiglie che avevano fatto ricorso (si veda articolo del 20 luglio che ripercorre le fasi giudiziarie che hanno avuto come oggetto il diritto al riconoscimento del panino da casa). In risposta alla posizione del Miur l’avvocato Giorgio Vecchione che ha seguito i genitori in questa dialettica giudiziaria per il riconoscimento del diritto al pasto da casa ha proposto un ricorso d’urgenza al tribunale al fine di ottenere un provvedimento cautelare che riconosca a ciascun ricorrente il diritto rivendicato e che condanni scuola e MIUR ad adeguarsi al principio contenuto nella sentenza della Corte di Appello.
Tra il 30 agosto e il 5 settembre dovranno essere emesse altre 44 ordinanze che fanno seguito ai ricorsi di altrettante famiglie che presumibilmente daranno lo stesso esito.
In parallelo il nuovo Sindaco ha dichiarato che verranno riviste le tariffe del servizio di mensa, ma che l’Amministrazione non è a favore dell’alternativa alla refezione scolastica, tema che, in molte realtà, è stato il cavallo di battaglia proprio dei 5Stelle.
Intanto il Ministero è stato condannato a pagare le spese processuali.

02ago/16

Milano: nuovo menu invernale e utili da capogiro

profitti in crescitaIl Comune di Milano ha approvato il menu invernale per il prossimo anno scolastico.
Se da una parte l’Amministrazione milanese sembra intenzionata a condividere i dati statistici risultanti dalle ispezioni, di fatto non recepisce le osservazioni più macroscopiche che emergono dalle schede dei commissari mensa. Lo si legge sul sito della partecipata dove vengono commentati i dati statistici delle ispezioni dei commissari mensa, pubblicati sul sito pappa-mi, ma cogliendo solo i dati positivi e omettendo i dati più critici. Risponde, infatti, pappa-mi a tal proposito, rilevando: ‘non possiamo non notare che il commento [di Milano Ristorazione, la partecipata del Comune di Milano] non tratta alcuni aspetti critici emersi dai dati stessi, in particolare “Polpette di merluzzo al pomodoro” e “Crocchette con verdure” risultano totalmente rifiutate dai bambini, contribuendo ad abbassare la media della qualità percepita del servizio di refezione scolastica rispetto agli scorsi anni….”
Di fatto il Comune di Milano sceglie di mantenere sostanzialmente invariato il menu invernale rispetto agli anni scorsi perpetuando la strategia industriale volta a premiare i guadagni, che se l’anno scorso venivano definiti da record (1.770.000 di euro di utili) quest’anno sono da capogiro (2.432.000, come da bilancio). Questa volta, però, la notizia non è stata pubblicizzata, ma è uscita in sordina in piena campagna elettorale.

Se lo scopo del Comune di Milano è la massimizzazione dei profitti attraverso il servizio di refezione scolastica allora non stupisce che non si cambi nulla di sostanziale, ma si apportino solo piccoli ritocchi.
Purtroppo non appare corretto dire, come fa Repubblica nell’articolo del 29 luglio ‘niente più polpette di tacchino‘ perché negli ultimi due anni sono comparse nel menu estivo, quindi bisognerà aspettare aprile per confermare questo dato, così come non è vero annoverare gli straccetti di tacchino alla romana, tra i nuovi piatti, perché erano già presenti nel menu invernale dello scorso anno scolastico. New entry è la minestra di farro e re-entry è la vellutata di zucca, già presente due anni fa, rimangono invece i piatti processati come le contestate polpette, crocchette e tortini; restano le verdure ‘scarta e servi‘, ovvero in gran parte surgelate o imbustate, e il biologico rimane al di sotto del 10%. La proposta di pesce continua a limitarsi al solito merluzzo, servito sotto forma di bastoncini e polpette e una sola volta riconoscibile come filetto gratinato; ancora assente la trota nel menu annunciata tre anni fa.
Milano sembra essere ancora molto lontana dai sedanini al sugo di trota di Roma, ma anche dalla pasta al ragù di seppioline e merluzzo di Bologna, o dal riso alle vongole di Palermo, dalla coda di rospo gratinata di Ancona, dallo spiedino di calamari di Sesto Fiorentino. Ancora più distante è il 100% di biologico di Pisa, o l’85% di Bologna e l’80% di Firenze, e un miraggio sono le 5 varietà di pesce, di cui 2 fresche di Roma, o le 38 proposte di verdura al mese, crude come antipasto e cotte come contorno, di Trento, Bolzano e Treviso.

Proposte incompatibili con il processo industriale dei piatti di Milano? o troppo costose? Sarà la logica del risparmio a volere l’introduzione di una frittata supplementare (che la precedente Rappresentanza cittadina aveva invece chiesto e ottenuto di limitare a 2 volte al mese dato il basso gradimento registrato)?

Domande e perplessità emergono numerose, ma la questione più pregnante è se sia etico che il Comune guadagni, e così tanto, sul cibo dei bambini.

Rimane la speranza che il neo Sindaco Sala sia capace di coinvolgere i genitori, i veri stakeholder della refezione scolastica, in un processo di cambiamento che tenga in maggiore considerazione la qualità e l’origine delle materie prime, il potere nutrizionale degli alimenti, il valore aggiunto delle cucine, il processo di elaborazione dei piatti come ingredienti essenziali per una crescita sana dei piccoli cittadini milanesi e per lo sviluppo del territorio.

L’augurio è che la nuova giunta abbandoni la strategia industriale volta alla massimizzazione dei profitti e ridisegni un nuovo modello di refezione scolastica che metta al centro la salute, la sostenibilità e l’etica.

Il 7 settembre è previsto l’incontro tra i genitori della Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa di Milano con il Vicesindaco e Assessore all’Educazione e Istruzione dott.ssa Anna Scavuzzo e sarà la prima occasione per capire se ci sono i presupposti di un cambiamento. Sul tavolo ci saranno, a detta del Vicesindaco, le linee strategiche del Comune in tema di ristorazione scolastica e i progetti di Milano Ristorazione relativi all’adeguamento ai CAM (Criteri Minimi Ambientali) e il potenziamento dei centri di via Gargano e via Quaranta. La sede prevista per l’incontro è quella della partecipata e non Palazzo Marino, come invece era per la precedente Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa. E’ questo già un segnale di dove risiede la governance della ristorazione scolastica della nuova Giunta?