18lug/17

La mensa obbligatoria per legge cambia il modello scolastico

mangi la minestra o salti il tempo pienoO mangi la minestra (mensa) o salti il tempo pieno. E’ questo il senso del nuovo decreto che mira a rendere obbligatoria la mensa per legge? Con una frase introdotta all’articolo 5 del decreto ddl 2037 si afferma che ‘i servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche’. Quindi, sembra di capire, che se si sceglie il tempo prolungato (o tempo pieno) si deve mangiare a scuola pagando il servizio di ristorazione scolastica.

Questa la perplessità dell’avvocato Cinzia Olivieri che all’interno di un articolo pubblicato su Tecnicadellascuola scrive: ‘non è chiaro come un “servizio” (peraltro a pagamento, per quanto in proporzione al reddito, nella scuola dell’obbligo) identificato all’art. 2 quale “attività di approvvigionamentopreparazione, conservazione, distribuzione e somministrazione di pasti, definita da un contrattopossa finire per integrare attività di tipo formativo ed educativo. Peraltro il tempo scuola non prevede sempre e necessariamente il tempo mensa ma (solo) nelle scuole dell’infanzia, primaria e (limitatamente) nella secondaria di primo grado il servizio è attivabile “a richiesta degli interessati”. Ci si chiede quindi se si voglia giungere a condizionare la possibilità di scegliere un tempo scuola che preveda la mensa (pieno o prolungato) all’adesione al servizio.

Condizionare la didattica ad un servizio a pagamento, il cui costo può variare anche di circa 5 euro da nord a sud (Torino € 7.10 e Perugia € 2.50) metterà in difficoltà quelle famiglie che non possono permettersi questo onere economico e che di conseguenza dovranno optare per la scuola a modulo, quella che finisce prima dell’ora di pranzo. Se sarà questa la prospettiva della ristorazione scolastica possiamo ipotizzare una ricaduta sul modello di scuola da offrire ai nostri piccoli studenti, con bimbi di serie A, B e C.

I bimbi di serie B saranno quelli che si possono permettere la mensa che continuerà ad essere piuttosto onerosa e fuori controllo a causa della cronica assenza del monitoraggio del servizio da parte delle Amministrazioni.

I bambini di serie C saranno quelli che non si potranno permettere il costo mensa e quindi dovranno optare per la scuola a modulo e pomeriggi davanti alla televisione della nonna, se va bene.

Poi ci saranno i bambini di serie A quelli le cui famiglie benestanti non cederanno a questo ricatto e si organizzeranno con strutture alternative che nasceranno per offrire catering di qualità e attività sportive e didattiche pomeridiane. Un nuovo business per una élite di famiglie.

Nuovi scenari e una più ampia fetta di famiglie, quelle di serie B, che opzioneranno il tempo pieno, ma che non riusciranno a pagare il servizio di ristorazione scolastica aumentando la quota di insoluti effetto cronico delle mense di scarsa qualità con tariffe, per molti, insostenibili.

Quindi il Governo anziché affrontare i problemi della ristorazione scolastica cercando soluzioni per migliorare la qualità del servizio e renderlo accessibile a tutti, si è affrettato a renderlo obbligatorio, per buona pace delle aziende di ristorazione scolastica e dei Comuni. Non si è voluto andare a fondo delle ragioni che hanno messo in crisi la ristorazione scolastica, ma si è preferito mettere una pezza per salvare Comuni e Aziende di ristorazione collettiva dall’esodo verso il pasto da casa. Aumenti ingiustificati delle tariffe mensa, gare d’appalto al ribasso che pregiudicano la qualità degli alimenti e la drammatica assenza dei controlli a monte e a valle del servizio tanto da lasciare spesso mano libera alle frodi alimentari non sembrano essere oggetto di disciplina all’interno del decreto. Con il DDL 2037 s’interviene soprattutto per tutelare le Amministrazioni che rischiando di non riuscire più ad essere adempienti agli oneri contrattuali previsti dall’appalto mensa in essere a causa delle numerose famiglie che hanno disdetto il servizio.

In sintesi questo ddl 2037 non ha l’obiettivo di tutelare la salute dei bambini e di sostenere le famiglie utenti del servizio ma di salvaguardare gli interessi economici degli Amministratori e del mercato. Tanto più che i genitori e le commissioni mensa non sono contemplati come attori partecipi del servizio all’interno della nuova disciplina. Così sosteneva già ad ottobre anche l’avvocato Alessandra Bircolotti che sul tema si era già espressa sostenendo che il decreto ‘non fornisce alcuno strumento utile per garantire la partecipazione dei genitori, fondamentale per la qualità del servizio’ chiarendo che ‘nel DDL 2037: non possono non predisporsi strumenti di partecipazione orizzontale a monte – oltre che a valle – da parte dei genitori, che sono una componente fondamentale del servizio.

Quindi se la refezione scolastica diventa obbligatoria, senza un ruolo partecipativo per i genitori utenti del servizio cosa diventerà la mensa e come cambierà la scuola? I genitori della rete delle commissioni mensa nazionale chiedono al Governo una revisione del testo del DDL 2037 e lo fanno con un comunicato stampa che pubblichiamo Rete_Nazionale_Mense_Comunicato_17_07_2017

Intanto oggi, 18 luglio, il testo del decrteto continua l’iter d’esame in Commissione. 

06lug/17

Pasta straniera: dalle muffe al glifosato

Renata Alleva

Di grani e pasta si è parlato all’interno della trasmissione Petrolio andata in onda su Rai1 il 6 luglio. L’inchiesta ha affrontato questo tema da alcuni punti di vista, dalla tecnologia, con i nuovi formati di pasta realizzati con le stampanti 3D, dalla prospettiva dei produttori di grano italiano, ma soprattutto si è parlato di salute in relazione ai grani stranieri, là dove si annidano muffe e glifosato.
Il perché il grano italiano sia meglio di quello che viene importato dall’estero lo ha spiegato molto chiaramente il professor Alberto Ritieni dell’Università di Napoli Federico II. Il lungo tragitto che fa il grano per arrivare in Italia all’interno delle cisterne delle navi crea la condizione per sviluppare le muffe che poi si rilevano dalle analisi di laboratorio sotto il nome Don. L’industria non fa altro che miscelare le farine per abbassare questi valori al di sotto delle soglie ammesse dalla legge e commercializzare il prodotto, sotto forma di pasta, pane, fette biscottate o biscotti. Una pasta fatta con grano italiano messa a confronto con una pasta a base di grano straniero mostra una presenza di micotossine nettamente inferiore rispetto a quella estera.

Pasta italiana vs pasta stranieraAlberto Ritieni dell’Università di Napoli Federico II

Ma il problema non è solo la presenza delle micotossine, ma anche la definizione del limite entro il quale ne è ammessa la presenza nella pasta. Il limite legale di micotossine tollerato nella pasta, che ad oggi è di 750 mg per tonnellata, è un compromesso di informazioni sia scientifiche che di consumo relative alla popolazione europea. Questo valore tiene conto della popolazione media europea e non delle abitudini degli italiani, da sempre grandi consumatori di pasta. Questo limite, quindi, ‘non ha un peso equivalente per tutti i cittadini europei, ma per gli italiani probabilmente andrebbe rivisto in una funzione protettiva‘ sostiene il Prof. Ritieni.
L’altro grande pericolo è rappresentato dal glifosato che in Canada e negli Stati Uniti è abitualmente utilizzato nella coltivazione del grano che importiamo. I rischi per la salute li spiega molto bene Renata Alleva che non si sofferma sul dibattito legato alla cancerogenicità o meno del glifosato ma sul fatto che questa sostanza sia sospetta di essere soprattutto un interferente endocrino. Questo significa che il glifosato  interagisce in maniera subdola con gli ormoni soprattutto nella fase di sviluppo, l’età pre puberale, mandando in tilt il normale assetto ormonale. Questo effetto può scatenare una serie di patologie che vanno dall’obesità, al diabete, ai problemi tiroidei, fino al rischio di sviluppare tumori. Nei bambini esposti al glifosato in età molto precoce  si possono avere effetti sullo sviluppo neurologico e problemi di fertilità. Nel 2013 il Parlamento Europeo ha definito che per le sostanze a sospetta interferenza endocrina non è possibile definire una soglia, quindi non si può parlare di livelli di sicurezza, come quando si fa riferimento alla tossicità di alcune sostanze. Il glifosato invece intervenendo in maniera subdola non permette neanche di avere limiti di assunzione che ci possano rassicurare.

Glifosato: rischi per la salute dott.ssa Renata Allega, biochimico, dottore ISDE, medici per l’ambiente.

Si può parlare ancora di made in italy quando mangiamo pasta fatta in Italia con grani stranieri di dubbia qualità? Come facciamo a difenderci se, quando ci sono dei limiti definiti per le sostanze tossiche non sono adeguati alle abitudini di consumo degli italiani? ma, soprattutto, perché non sono mai definiti dei limiti per il consumo dei bambini che hanno un sistema immunitario immaturo ed hanno ancor più necessità di essere difesi?

03lug/17

La mensa sostenibile

Menu_sostenibili?A Viterbo si è tenuto il 2 luglio una conferenza sulle mense scolastiche dal titolo ”MENSA SCOLASTICA: INVERTIAMO LA ROTTA’. Obiettivo del confronto? trovare stimoli dalle realtà virtuose come Perugia e il consorzio di 5 Comuni della provincia di Genova (rappresentato dall’Assessore all’Istruzione di Sant’ Olcese) per definire un modello di mensa buona e sostenibile. All’incontro hanno partecipato Francesca Rocchi Barbaria Vicepresidente Slow Food Italia, Alessandra Bircolotti (Ale Birc) legale dell’associazione genitori di Perugia, Gabriele Taddeo Assessore all’istruzione del Comune di Sant’Olcese, Luigi Pagliaro Presidente Commissione Mensa Comune di Viterbo. Siamo intervenuti anche noi di Foodinsider.it (Claudia Paltrinieri) portando il confronto dei menu scolastici fatto in occasione del Rating rileggendo l’analisi delle diete attraverso i criteri di SOSTENIBILITA’ definiti nel GPP.
L’equazione buono = sostenibile regge il confronto. Una mensa buona è anche una mensa che ha attuato logiche sostenibili. Proviamo a scorrere velocemente il confronto e a cogliere il senso di questa equazione.

Presentazione Mensa sostenibile Viterbo 02_07_2017 Claudia Paltrinieri
Un mensa è sostenibile quando risponde alle indicazioni del Green Public Procurement che persegue questi obiettivi:

1.Efficienza e risparmio delle risorse naturali
2.Riduzione dei rifiuti prodotti
3.Riduzione dell’uso di sostanze pericolose
4.Recupero delle materie e dei prodotti
Abbiamo analizzato i menu scolastici attraverso quegli indicatori di qualità come la scelta delle materie prime, l’equilibrio dei menu e la qualità delle cucine identificando come le diverse realtà hanno declinato questi parametri qualitativi in una logica ‘sostenibile’

21giu/17

Alimentazione e diagnosi precoce contro il cancro alla mammella

OreficeIl cancro alla mammella, purtroppo, è una malattia che un tempo era solo per donne di ‘una certa età’, mentre oggi colpisce anche al di sotto dei 45 anni, con una percentuale di pazienti ‘giovani’ intorno al 25%. Questo è un dato che l’oncologo Sergio Orefice ha riportato ieri in sede di conferenza sulla prevenzione dei tumori che si è tenuta presso il Kathay a Milano.
Il tema del tumore alla mammella è stato affrontato puntando sulla prevenzione attraverso un’alimentazione e uno stile di vita sano, ma anche utilizzando esami opportuni per una diagnosi precoce.  Individuare il tumore in fase iniziale della malattia consente, infatti, di per poter intervenire in tempi che permettono di affrontare il cancro in maniera risolutiva.

Il fulcro della relazione del dott. Orefice è stato quello di evidenziare quali sono i principali fattori di rischio e quali le azioni da mettere in atto per ridurne l’effetto.

Ecco i principali fattori di rischio:
1. ALTERAZIONE DEL RAPPORTO TRA 2 E 16 ESTRONE
->Misurabile con il loro dosaggio nelle urine (estramet)
2. IPERSTIMOLAZIONE INSULINICA
->Misurabile con la glicemia, con la indagine alimentare personale
3. INFIAMMAZIONE GENERALE CRONICA
->Misurabile con il dato :proteina C reattiva e con CALPROTECTINA
4. ALTERAZIONE DEPOSITI ADIPE MISURABILE CON IL”GIRO VITA”
5. ALTERAZIONI ORMONALI ASPECIFICHE DOSAGGIO
dhea, cortisolo,tsh,testosterone,estroni
6. FATTORI GENETICI VALUTAZIONE brca 1, brca 2

Per fortuna ad ogni fattore di rischio corrisponde un possibile rimedio che il dott. Orefice ha presentato nella seconda parte della conferenza.

Di seguito riportiamo la presentazione completa che l’oncologo ci ha autorizzato a divulgare al fine di diffondere la conoscenza sulle modalità per prevenire e intervenire al fine di ridurre i rischi di cancro.

18giu/17

Maria de Biase, una preside diversa

Maria de Biase è una preside che educa alla legalità, pur rifiutando le disposizioni ministeriali che impongono di introdurre solo cibi confezionati a merenda; insegna la sostenibilità dando nuova vita agli oggetti attraverso il riciclo, realizza orti sinergici nelle scuole, promuove la dieta mediterranea e un’alimentazione sana con cibi della nostra tradizione, crea sinergie con la comunità, valorizza la ruralità e recupera la lentezza. Maria de Biase è una preside che trasforma valori in progetti educativi ‘perché i bambini non sono il nostro futuro, sono il nostro presente e devono essere attori di questo presente‘.

Nell’Istituto di Santa Marina di Policastro si è tenuta la festa di fine anno. Una festa diversa dalle manifestazioni conclusive che promuovono le attività svolte durante l’anno scolastico, perché nella scuola che dirige la preside de Biase si fanno cose diverse.
Lo descrive bene Daria Scarpitta di in questo articolo, che riproduciamo in parte, insieme al video realizzato da 105tv che ha registrato i momenti salienti della festa nel cortile della scuola.

C’era lo spazio di “Musica e riciclo”, con gli strumenti realizzati con materiale di fortuna e le loro melodie. C’era “Librilibera”, uno spazio autogestito in cui si sono sperimentate le moderne attività del bookcrossing e del booksharing, ma anche un cammino incentrato sui valori della Costituzione per imparare ad essere cittadini consapevoli. Bellissimo l’alfabeto della legalità con l’insegnamento racchiuso in quella “Z di zittire” annoverata tra i concetti sbagliati, cattivi. C’era il progetto della sede di Casaletto Spartano che ha recuperato la tradizione di filare la ginestra, rivalutando le fibre naturali con lavori di una bellezza e di una semplicità unica. C’era il laboratorio “Da rifiuto a risorsa” dove creatività e raccolta differenziata si sono fuse per insegnare buone pratiche legate al riciclo. C’era “Mari e Fiumi” con lo studio dei due importanti ecosistemi per valorizzarne flora e fauna e con il momento ludico del tiro con l’arco, e, infine, la “Dieta Mediterranea” che ha unito l’alimentazione, con il recupero di piatti della tradizione insegnati dalla chef Maria Rina, all’attività motoria per invogliare ad uno stile di vita salutare. E, in quest’ottica, anche il momento conviviale della manifestazione conclusiva è stato all’insegna del no alla plastica e all’usa e getta per stoviglie riutilizzabili o tradizionali. Insomma l’Istituto di Santa Marina-Policastro ha dimostrato ancora una volta di viaggiare come microcosmo a sé, parlando di sostenibilità, buone pratiche e rifiuti zero in un contesto generale ancora poco sensibile. Ma proprio per questo la valenza formativa di tale percorso per le giovani generazioni è risultata evidente anche alle tante personalità presenti all’evento provando che anche la nostra piccola e comune scuola pubblica può abbattere muri, costruire traiettorie, disegnare futuri.

17giu/17

Segnali di cambiamento

Costantini e BircolottiA Perugia è stato assegnato il nuovo bando per le mense scolastiche. A vincerlo è stato il Raggruppamento temporaneo d’Impresa costituito dalle aziende Cir Food Sc di Reggio Emilia, Eutourist New Srl di Orbassano e la società Cooperativa B+ di Spoleto. Valore dell’appalto € 11.256.452,66, per un periodo di tre anni e cinque mesi, fino alla fine di agosto del 2020, rinnovabile eventualmente per un altro triennio.
La novità, al di là del bando, è che alla conferenza stampa indetta per presentare il risultato della gara non c’erano solo il Sindaco Andrea Romizi, l’Assessore competente Dramane Wagué, la dirigente dell’Area Servizi, Roberta Migliarini. Allo stesso tavolo era presente anche l’Avvocato Alessandra Bircolotti, in rappresentanza dei genitori, in qualità di attori partecipi nel processo decisionale della mensa scolastica. I comitati mensa torneranno ad essere parte attiva nella gestione degli acquisti, come lo erano due anni fa prima dell’esternalizzazione del servizio mensa. Le scuole riceveranno fino a 60.000 euro per le attività didattiche, come avveniva fino a due anni fa quando la gestione oculata degli acquisti da parte dei genitori permetteva di avere un residuo di cassa da investire nelle attività scolastiche. Entro il 2020 si avrà una mensa più sostenibile con stoviglie in ceramica in tutti i plessi. Il costo del pasto mensa a Perugia rimane a 2.50 euro.
L’esito di questo bando è frutto di una accesa dialettica che ha portato i genitori ad intraprendere azioni legali che hanno segnato una svolta. Il ricorso al Tar ha fatto sì che il Sindaco prendesse in mano la ‘questione mensa’ avviando un confronto costruttivo con i genitori.
In sede di conferenza stampa l’avvocato Alessandra Bircolotti, legale dei comitati mensa, ha affermato che al Tar chiederà che venga dichiarata la cessazione della materia del contendere ‘perché il Comune ha accolto tutte le richieste dei genitori. Non si tratta di una rinuncia, ma di un riconoscimento della volontà del Sindaco di accogliere le richieste dei genitori che si vedono applicate nell’esito del bando.

Nuovo appalto anche ad Aosta. Vivenda, l’azienda di ristorazione scolastica, rimarrà per altri 6 anni migliorando la qualità del servizio mensa: più alimenti biologici, prodotti a KM0 e pasti meno cari. Una famiglia potrà arrivare a risparmiare fino a 135 euro all’anno. La quota passa da € 4,50 a € 4.00 con una riduzione dell’11% del costo pasto. Vivenda ha dichiarato di avere ridotto i margini di utile pur di proseguire nella fornitura del servizio. Si ridurrà l’impiego della carta attraverso un sistema informatizzato per la prenotazione dei pasti e verranno eliminate le posate di plastica.
Una famiglia può risparmiare fino a 135 euro. Con il nuovo appalto di sei anni Vivenda migliora i servizi, potenzia l’assistenza, fornisce pasti bio o a km zero e dice addio alle posate in plastica e carta.

Ad Imperia la società partecipata dal Comune, che fornisce il servizio di ristorazione scolastica (Seris), ha presentato un bilancio attivo con un utile pari a 112.105 euro. Un risultato positivo frutto dell’azione del nuovo Amministratore Unico, Vincenzo Costantini, ex generale dell’Arma dei carabinieri, che svolge questo incarico a titolo gratuito.
L’Amministrazione ha scelto di condividere il risultato positivo del bilancio di Seris con i fruitori del servizio diminuendo il prezzo del pasto. Per il primo figlio il costo passerà, dal prossimo anno scolastico, da € 4.80 a € 4.50.

Perugia, Aosta e Imperia, tre segnali di cambiamento che rappresentano una svolta nella gestione delle mense scolastiche: genitori che partecipano ai processi decisionali della mensa scolastica, diventano garanti della qualità; il costo dei buoni pasto che si abbassa;  utili ridotti dell’azienda di ristorazione collettiva pur di continuare ad erogare il servizio mensa; un Amministratore Unico che lavora gratis, porta utili e li condivide con le famiglie utenti.

12giu/17

Perché le mense virtuose esistono

Quest’ anno si è giocato il derby ‘pasto da casa’ contro ‘mensa’. Più che una partita è stata una battaglia che ha fatto esplodere una miccia innescata da tempo. Tre le principali cause all’origine del conflitto: la continua ricerca di efficienza che ha svuotato il cibo di qualità per incrementare i profitti, il diffuso aumento delle tariffe a fronte di una progressiva riduzione del gradimento dei pasti ed un’assenza di controlli da parte delle Amministrazioni che hanno, a volte, lasciato mano libera a frodi e  inadempimenti contrattuali rilevate dai NAS (inchiesta 2016) e spesso anche dai commissari mensa. 

I genitori avevano già dato segnali di disagio per una mensa profondamente sbilanciata nel rapporto qualità-prezzo, ma le Amministrazioni sono rimaste insensibili, se non irritate, per questa interferenza dei genitori nelle scelte politiche del Comune.

In queste dinamiche conflittuali c’è qualche realtà che, invece, crede nel valore della mensa, non per ingrassare i bilanci delle aziende di ristorazione collettiva, tantomeno quelli dei Comuni, ma come strumento di educazione, tutela della salute, sostenibilità e sviluppo del territorio.
Slow Food Campania ha voluto parlare dei  modelli virtuosi  di mensa, quella dove non ci sono conflitti, ma alleanze con la comunità del territorio, in occasione dell’evento del 10 giugno ‘Mangia bene ogni giorno‘ a Città della scienza a Napoli.

Alleati per la mensa relatrice Claudia Paltrinieri – Foodinsider.it
Si è parlato, in questo contesto, dell’effetto contagio della mensa bio sostenibile di Campolongo, delle mense scolastiche che hanno stimolato il territorio a convertire la produzione da convenzionale a biologico per veicolare i prodotti a km0 nei refettori scolastici (Piacenza, Bagno a Ripoli), di come l’Asl di Mantova sia andata oltre alle proprie competenze per riuscire a vincolare la qualità dei prodotti delle mense scolastiche ad altissimi standard insieme ad un ricettario che garantisce l’esclusione di cibo industriale in mensa, fino al modello Perugia dove la mensa partecipata dai genitori coinvolti nel dare indirizzi sulla scelta dei fornitori, sui menù e nella redazione del capitolato della gara d’appalto, trova un ottimo equilibrio tra qualità e costi.
Star del convegno la preside Maria de Biase, premiata dalla Comunità Europea per aver realizzato progetti di educazione alimentare finalizzati alla valorizzazione della dieta mediterranea. Nonostante sia illegale la merenda ‘pane e olio’ perché in contrasto con le disposizioni normative che obbligano a introdurre a scuola solo cibi confezionati, la preside campana sfida la legge per tutelare la salute dei bambini ed educare al cibo di qualità: pane fatto con le farine del territorio, con lievito madre e condito con olio autoctono regalato alla scuola dal produttore locale. Cibo a km0, di qualità, (la dicitura biologica è inutile) orti a scuola e una comunità che partecipa per mantenere e crescere le piante diffondendo un sapere antico dei nonni e delle famiglie del territorio.

Non ha mancato di sorprendere la testimonianza del Sindaco di Caggiano (Salerno) Giovanni Caggiano, che ha proposto un modello di mensa unico in Italia: una mensa che conta 350 pasti al giorno e che mira alla promozione della filiera corta e alla partecipazione delle famiglie nella fornitura dei prodotti per la mensa.
Fornitura delle famiglie alla mensa di CaggianoA Caggiano la mensa funziona come per i pannelli solari, chi produce più energia elettrica la conferisce nella rete e ci guadagna. Così  anche per la refezione scolastica: chi produce prodotti agricoli o ortofrutticoli e una parte di questi li offre per rifornire la mensa, paga di meno il servizio di ristorazione scolastica (in relazione al contributo offerto). In questo modo il Comune stimola lo sviluppo agricolo del territorio fino a spingersi a realizzare la produzione  della passata di pomodoro biologica per la mensa scolastica. A Caggiano la mensa è a rifiuti zero, o quasi,: l’umido diventa mangime per gli animali allevati in zona, i piatti e le stoviglie sono durevoli, i contenitori della passata vengono sanificati e riutilizzati, anche se questo processo risulta più costoso che non riacquistarli.
Inquietante la testimonianza di Michele de Angelis (responsabile CoopPrisma) che rappresenta la volontà di un operatore che mira a  fornire un servizio di qualità in mensa ma si trova a lottare con criminalità e una valore del pasto che può scendere anche sotto i 2 euro. Un valore che rende difficile coprire i costi per materie prime di qualità per la mensa.
La refezione scolastica di Napoli è molto distante rispetto alle realtà virtuose citate, ma ha iniziato quest’anno un lento processo di apertura verso le richieste dei genitori che ha portato a migliorie. La negoziazione del menù invernale è un primo timido segnale di cambiamento sollecitato dal coordinamento delle commissioni mensa, di cui ha parlato Marta Giardinelli una mamma, commissaria mensa, attenta alla qualità dell’alimentazione a casa e in mensa. Nonostante un primo segnale di cambiamento ottenuto quest’anno a Napoli la strada è ancora lunga per elevare  la qualità della mensa. Quello a cui mirano i genitori è un netto miglioramento delle materie prime e maggiore trasparenza dei meccanismi che sottintendono la gestione della mensa. Tuttavia i genitori confidano nel fatto che il dialogo prosegui e migliori anche nel prossimo anno scolastico portando a nuovi risultati.
Il tema della fiducia dei genitori verso la qualità degli alimenti offerti ai bambini è cruciale, così come è fondamentale recuperare un senso etico nella gestione della mensa. Più patata e meno carne nelle polpette, più impanatura e meno pesce nei bastoncini, più pasta e meno ripieno nei ravioli sono stati il leitmotiv della mensa di questi anni. Il trend è stato svuotare il cibo delle proprietà nutrizionali e aumentare le tariffe. La conseguenza di questa strategia è stata la fuga dalla mensa.
Saranno capaci i Comuni di invertire questo trend e ripensare una mensa più semplice, autentica e giusta? Si riuscirà a riconquistare la fiducia dei genitori? Tornerà la mensa ad essere credibile ed accessibile già dal prossimo anno scolastico?  Domande che rimangono aperte sulle cui è difficile fare previsioni.

 

08giu/17

Finisce la scuola: un anno di mensa scolastica

pasto mistoIl  21 di giugno 2016 a Torino la Corte d’Appello sancisce il diritto dei genitori di poter scegliere tra il servizio mensa e il pasto da casa.

L’iter legale era iniziato nel 2013, quando più di 700 genitori, avevano fatto ricorso al Tar per contestare i rincari delle tariffe della mensa scolastica torinese arrivata a costare 7.10 a pasto. Il Tar Piemonte aveva respinto il ricorso, e i per aggirare l’ostacolo del costo i genitori hanno puntato al pasto da casa come alternativa al servizio mensa.

La sentenza di Torino ha rotto un equilibrio basato su una mensa percepita come obbligatoria innescando un aspro dibattito tra genitori e Amministratori Comunali. Mentre a Torino i genitori hanno avviato un progressivo esodo dalla mesa, nel resto d’Italia si registra l’effetto domino della sentenza che sposta lo sciopero del panino usato come strumento di contestazione in obiettivo. La richiesta del pasto da casa in alternativa alla mensa rappresenta una resa di fronte all’immobilismo delle Amministrazioni rispetto alle continue richieste di qualità al giusto prezzo da parte dei genitori.

A Genova la mensa è in stallo. Nel Rating dei menu scolastici ha mantenuto lo stesso identico punteggio ‘appena sufficiente’ (55 punti) con un costo tra i più altri d’Italia € 6.50 a pasto. Il rapporto costo-qualità non funziona e alimenta le proteste dei genitori. Da una parte ci sono coloro che si arrendono e avviano iniziative legali per avere riconosciuto il diritto al pasto da casa in alternativa alla mensa e, dall’altro, le famiglie che vorrebbero una mensa migliore. Sono questi ultimi i genitori che avviano scioperi per 4 giorni, a maggio, per sollecitare un cambio di passo da parte dell’Amministrazione: più trasparenza, rispetto dei capitolati d’appalto, maggiori controlli e relative sanzioni, menu migliori con meno patate e un regolamento che riconosca e disciplini l’operato delle commissioni mensa.

A Milano cambia l’Amministrazione, l’Assessore di riferimento per la mensa scolastica, il Presidente di Milano Ristorazione, la Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa e il nuovo coordinatore dei genitori. Sempre lo stesso, invece, il menu proposto per il prossimo anno che vede cambiare solo la lasagna al ragù in lasagna al pesto. Tutto il resto rimane identico, a parte il nome delle polpette che si trasforma in chicche di pesce.
I genitori hanno ripetuto all’interno di un documento presentato al Comune in occasione della negoziazione del menu invernale, le solite richieste: no cibo processato ma alimenti riconoscibili, più biologico, abbinamenti più appetibili, meno uova e patate di bassissima qualità, un’alternativa al piatto unico, più verdura fresca e di stagione. In definitiva i genitori chiedono una mensa con cibo autentico e non industriale.

Bisognerà aspettare il prossimo anno scolastico per capire se questo cambio di guardia consentirà di accogliere le solite richieste dei genitori, reiterate da anni o sarà tutto uguale a prima.

A Bologna gli scioperi a sorpresa, dovuti a una cronica riduzione del personale e a contenziosi non risolti tra personale e azienda, hanno creato moltissimi disservizi in mensa. I genitori hanno chiesto al Comune di essere più incisivo nei controlli e di sanzionare le irregolarità del servizio. I sindaci di Castel Maggiore e Castello d’Argile, (Bologna) dopo l’ennesimo disagio dovuto agli scioperi dell’azienda di ristorazione scolastica (Elior) hanno avviato la procedura per la dissoluzione del contratto di fornitura del servizio.

A Firenze il caso dei menu contestato da alcuni genitori. La discussione è sorta in merito alle pietanze somministrate, secondo l’Amministrazione sane ed educative mentre, a detta di alcuni genitori, non gradite ai bambini. I genitori affermano di rilevare un aumento degli scarti di cibo in mensa durante le ispezioni dei commissari mensa. Il Comune ha invece difeso la scelta educativa del menu che ha introdotto piatti più sani della tradizione culinaria fiorentina.

A Napoli i genitori si sono organizzati in un coordinamento e hanno iniziato un tavolo di trattativa con l’Amministrazione a cui hanno formulato una serie di richieste. Nel prossimo anno scolastico si vedrà se questa prova di dialogo porterà dei cambiamenti sostanziali nella qualità delle materie prime e nel nuovo menu invernale. Aspetto che rimane critico, a detta dei genitori, è la scarsa trasparenza: ai genitori non è dato sapere se un alimento è fresco oppure congelato, convenzionale o biologico, ma nemmeno chi sono i fornitori e la tracciabilità dei prodotti, dati che non sono pubblici.

Martello-giudiceIl Tribunale di Napoli dice No al pasto da casa. Il primo rifiuto dopo 15 ordinanze positive sullo stesso tema di altrettanti giudici.  Tra le motivazioni del giudice napoletano c’è anche l’importanza del pasto igienicamente controllato. Succede una settimana dopo che in 19 scuole è stato sospeso il servizio mensa a causa di intossicazioni da cibo che hanno causato diarrea e vomito ai bambini. Le analisi fatte dalla Asl Napoli 1, che ha prelevato i campioni dei pasti erogati, hanno rilevato una elevata carica batterica di bacillus cereus e di colibatteri (escheria coeli).

A Terni c’è un clima di grande attesa su due aspetti che riguardano la refezione scolastica. L’indagine Spada, che ha visto alcuni assessori coinvolti nell’assegnazione poco limpida di alcuni appalti, non ha ancora visto archiviato il capitolo mensa, mentre l’ANAC è intervenuta per chiedere delucidazioni al Comune sugli appalti degli anni passati e su quello in aggiudicazione. Tutto questo in un momento in cui il Comune sta aspettando il parere del Ministero dell’Interno e della Corte dei Conti sulla procedura di predissesto.

A Brindisi dopo che per tutto l’inverno i bambini con il pasto da casa hanno mangiato fuori da scuola, sulle panchine o in macchina quando pioveva, il Comune, preso atto della circolare n. 348 del 03/03/2017, con la quale il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca forniva indicazioni ai Dirigenti Scolastici sul consumo a scuola del pasto domestico, ha detto di si all’opzione pranzo al sacco all’interno della scuola recependo le istanze dell’ ADOC. Ma i dirigenti scolastici fanno resistenza e, di fatto, non cambia nulla: i bambini rimangono seduti sulle panchine fuori da scuola a mangiare il pasto da casa.

A Benevento la mensa è finita già i primi di marzo. Si è estinto un servizio che è stato un disastro su tutti i fronti: rilevanti problemi igienici riscontrati dall’ASL, progressiva perdita del numero d’ iscritti (dai 2.200 originari ai 200 rimasti), morosità di circa metà degli utenti del servizio. Genitori e Amministrazione non rilevano le condizioni per ripristinare un servizio di mensa scolastica. I molteplici errori fatti intorno alla mensa hanno rotto quel rapporto di fiducia che permette di affidare un servizio così sensibile come la mensa scolastica ad una istituzione che si faccia garante della qualità.

A Perugia dopo una lunga battaglia che ha visto la proposizione di un ricorso al TAR ed ha richiesto l’intervento dei NAS nei refettori, finalmente la determinazione dei genitori unitamente alla guida di un legale di fiducia (avv. Alessandra Bircolotti) hanno fatto sì che venissero accolte dall’Amministrazione tutte le richieste di miglioramento proposte dai genitori, tra le quali le più incisive: partecipazione dei genitori al Comitato di valutazione dei fornitori, superamento di alcune criticità nel menù, regolamentazione dei controlli dei genitori senza preavviso e loro parificazione a quelli del Comune. I genitori hanno modificato la proposta di menu eliminando definitivamente gli insaccati, reintegrando la frutta fresca ed inserendo più di frequente i legumi.

qualità_prezzoA Bergamo la mensa ha registrato un aumento del numero degli utenti: più 99 iscritti al servizio di refezione scolastica rispetto allo scorso anno. Sono 5.348 le famiglie bergamasche che hanno scelto il servizio di refezione scolastica con un trend di crescita decisamente anacronistico visto i tempi.

Le ragioni si trovano nelle due principali leve che spingono a fidelizzare e incrementare il servizio: la qualità e il costo. Il menu di Bergamo, infatti dallo scorso anno ad oggi ha registrato un netto miglioramento nell’equilibrio della dieta, che il nostro Rating ha rilevato passando dal 13° posto, nella classifica dello scorso anno, al 6° posto quest’anno con 121 punti, rientrando nella fascia dei menu valutati ‘buoni’. Ben 54 punti in più rispetto al menu dell’anno scolastico 2015/16. Un salto di qualità che va a braccetto con una politica di costi a favore delle famiglie grazie alle tariffe ridotte per coloro che hanno dichiarato un Isee basso.

Dopo che alcuni genitori di Asti hanno visto il risultato del Rating dove il menu astigiano si è posizionato al terz’ultimo posto della classifica (49 punti) è stato avviato un percorso costruttivo di confronto tra commissari mensa e Amministrazione. Il primo risultato è stato raggiunto con l’approvazione del regolamento delle commissioni mensa che sancisce diritti (tra cui quello di scattare fotografie durante i controlli) e doveri dei genitori nelle varie fasi di controllo del servizio. Il regolamento è il primo passo per costruire un dialogo e un modello di negoziazione tra i vari stakeholder che ruotano intorno al servizio mensa per migliorare la qualità dei menu.

Cremona eccelle nel Rating dei menu scolastici con un menu vario ed equilibrato che sfrutta la presenza di cucine sul territorio per proporre piatti inusuali in mensa: pasta ai broccoli e mandorle, risotto giallo (curcuma) con porri e piselli, insalata con noci e olive. Piatti di qualità, cuochi preparati e, soprattutto, una dietista, Silvia Bardelli, profondamente motivata a fare sempre meglio per tutelare la salute dei bambini, consacrano il menu di Cremona al top della classifica e apre la strada a nuove proposte, ancora più innovative, attese per il prossimo anno scolastico.

05giu/17

Napoli 10 e 11 giugno: “Mangiabene ogni giorno”

A Napoli il weekend del 10 e 11 giugno Slow Food Campania e Gnam Village organizzano a Città della Scienza (via Coroglio 57 e 104) l’evento “Mangiabene. Ogni giorno”. Si tratta di un evento pensato per contribuire a costruire una una rete di operatori in grado di creare consapevolezza, conoscenza e responsabilità intorno al cibo “Buono Pulito e Giusto”.

«Per questo abbiamo scelto per affrontare l’argomento trattando due temi che hanno a che fare con il modo in cui mangiamo quotidianamente: le mense scolastiche e il pane» dichiara Giuseppe Orefice, Presidente Slow Food Campania e Basilicata, nel presentare la due giorni partenopea.

La piazza di Gnam Village ospiterà per due giorni i produttori del Paniere Flegreo con le ciliegie di Marano e le primizie estive (a cura di Slow Food Campi Flegrei), e all’ora di pranzo il forno a legna di Gnam Village vedrà i pizzaioli dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi della Campania e della Basilicata, preparare degustazione realizzate con farine di grani antichi.

Il tema dedicato alla mensa scolastica sarà affrontato con una conferenza alle ore 16.00 dal titolo “Alleati per la mensa”. Si parlerà delle best practices nel panorama italiano della refezione scolastica, risultato di alleanze tra gli attori che ruotano intorno alla mensa. Tra i relatori: Claudia Paltrinieri (Foodinsider), Maria De Biase (Preside Istituto Comprensivo ‘Teodoro Gaza’ di San Giovanni a Piro (Salerno), Marta Giardinelli promotrice del Comitato Ripensa la mensa di Napoli, Giovanni Caggiano Sindaco di Caggiano (Salerno), Maria Angela Losi, Dipartimento ad Attività Integrata di Cardiologia, Cardiochirurgia ed Emergenze Cardiovascolari Azienda Ospedaliera Universitaria “Federico II” di Napoli; Michele De Angelis, responsabile coop. Prisma mense Sorrento e Massa Lubrense.

La domenica invece sarà tutta incentrata sui grani antichi come futuro dell’umanità se ne parlerà in mattinata ma all’ora di pranzo ci sarà l’occasione di degustare pane e pizza fatti con i grani antichi (con incursioni “leguminose”) ad opera dei pizzaioli dell’Alleanza Slow Food dei Cuochi della Campania e della Basilicata

Il weekend è inserito nel progetto “Verso Leguminosa 2018” promosso e sostenuto dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania.

 

 

 

 

28mag/17

A Napoli il Tribunale dice NO al pasto da casa

pasto da casaIl tribunale di Napoli boccia il pasto da casa. Il giudice ha ritenuto che ‘al diritto alla libertà di scelta individuale del genitore vadano contrapposti altri diritti fondamentali della collettività, anch’essi di rango costituzionale, come il diritto all’uguaglianza e alla salute e la partecipazione a una comunità sociale, quale appunto quella scolastica.’

E’ la risposta del Tribunale di Napoli al ricorso presentato da una mamma che ha ritenuto necessario sostenere il suo diritto poter sceglier l’opzione del pasto da casa in alternativa alla mensa scolastica.
Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Torino e successive 15 ordinanze di altri Tribunali a favore del pasto da casa il Tribunale partenopeo si esprime diversamente rigettando il ricorso d’urgenza e portando nuove argomentazioni. Il giudice, infatti, ha ritenuto di dover privilegiare la scelta della mensa come valore per la collettività ispirata ai principi di uguaglianza citati all’articolo 3 della Costituzione.
La dirigente scolastica della scuola napoletana, controparte della mamma che ha fatto il ricorso per ottenere il riconoscimento del diritto a portare il pasto da casa, ha visto riconosciuto dal Tribunale il valore educativo della mensa e, soprattutto, l’importanza del pasto igienicamente controllato.

Quest’ultimo aspetto (l’igiene del pasto servito a scuola) stride con i recenti fatti registrati nella cronaca di Napoli che hanno visto il Comune, qualche giorno prima dell’emissione dell’ordinanza, sospendere in 19 scuole il servizio mensa a seguito delle segnalazioni dei genitori. Sospensione che l’ASL ha ritenuto di dover richiedere dopo aver eseguito dei controlli che hanno rilevato anomalie rispetto allo stato di conservazione del cibo. Fatti che sono emersi dopo i casi di dissenteria, mal di pancia e febbre accusati dai bambini delle scuole dove si è ritenuto necessario sospendere il servizio di refezione scolastica.