09nov/17

Le frodi in mensa

controlli NasCarne avariata, cibo in cattivo stato di conservazione, condizioni igieniche fuori norma, convenzionale al posto del biologico, gare d’appalto irregolari. Il panorama delle frodi nelle mense è ampio e distribuito in tutta Italia.
Si conta già il numero degli indagati, degli arresti, degli avvisi di garanzia. Per l’operazione malacarne sono 5 le persone arrestate e 19 quelle denunciate, tra cui anche militari e veterinari dell’Asl. I reati ipotizzati sono truffa ai danni di enti pubblici, frode in pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso, e omissione di controllo.
Il caso della ‘malacarne’ è emblematico perché non è circoscritto ad una città, ma coinvolge molte realtà. Non è come il caso di Pescara dove i controlli dei Nas hanno riscontrato gravi violazioni e carenze igienico sanitarie nelle cucine e nei refettori, o le indagini di Perugia dove la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone nell’ambito di un’indagine partita più di un anno fa sempre dopo i controlli dei Nas, e nemmeno il caso di Sesto Fiorentino dove sono appena stati notificati 6 avvisi di garanzia, due dei quali agli ex amministratori della società pubblica di ristorazione scolastica (Qualità e Servizi Spa) per i reati di abuso d’ufficio, peculato e concussione, per la malacare il contesto è decisamente più ampio.
La carne è stata fornita alle mense scolastiche e ospedaliere del Piemonte, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Lazio, e due strutture militari all’estero. La carne avariata arrivava con data di scadenza prolungata rispetto a quella della ditta produttrice, oppure ‘processata’ per coprire i cattivi odori.
La truffa è opera dei titolari della ditta Alessio Carni di Monsummano Terme, che approfittavano di un sistema di controlli inefficiente che ha permesso l’accumulo di profitti illeciti.
Interviene il presidente della Codacons Carlo Rienzi per chiedere trasparenza alle autorità che hanno avviato le indagini. “Le autorità competenti devono pubblicare l’elenco delle strutture pubbliche interessate perché i cittadini hanno diritto non solo alla massima trasparenza, ma anche ad avviare le dovute azioni risarcitorie nel caso in cui saranno confermati gli illeciti, anche in assenza di danni fisici e solo per i rischi sanitari corsi”.
Per questo il Codacons ha già annunciato che chiederà un maxi-risarcimento danni nei confronti dei soggetti che saranno ritenuti responsabili di atti contro la salute pubblica, dopo essersi costituito parte offesa nell’inchiesta della Procura di Pistoia.
Inutile dire che la matrice di tutte le frodi è la cronica assenza di controlli efficaci ed efficienti, da organi affidabili e indipendenti.

07nov/17

Cremona e il 2° menu opzionale: ‘alimenta il tuo benessere’

cremona_81117Cremona lo scorso anno ha conquistato il 1° posto nel Rating dei menu scolastici, con un punteggio tra i più alti mai registrati. Si tratta di un menu che è il frutto di un lungo percorso evolutivo che la dietista Silvia Bardelli ha voluto intraprendere con il coinvolgimento degli insegnanti, delle famiglie, con il supporto del Comune e, non ultima, la formazione dei cuochi che sono dipendenti del Comune. Il risultato si vede non solo dalla qualità dei piatti, ma anche dal grado di accettazione e gradimento dei bambini.
Questo percorso continua anche quest’anno con una novità: la possibilità di scelta di una seconda opzione di menu, più in linea con il Codice Europeo Anticancro.  Il secondo menu opzionale, che i genitori possono scegliere in alternativa a quello standard (già molto buono), è stato presentato l’8 novembre con una conferenza stra-affollata da genitori, nonni, insegnanti e cuochi. L’incontro dal titolo Scegli il tuo menù, alimenta il tuo benessere è stato presieduto dal Vicesindaco, la dott.sa Maura Ruggeriche ha introdotto i lavori e presentando le linee guida del nuovo progetto che posiziona Cremona come avanguardia nella ristorazione scolastica. Un progetto che permette di far convivere esigenze diverse, con un nuovo menu, opzionale, che asseconda le richieste dei genitori più inclini ad una alimentazione sana con meno proteine animali. Due menu alternativi che hanno in comune equilibrio, varietà e gusto.
Protagonista della conferenza la dott.sa Anna Villarini, biologa nutrizionista, ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina Predittiva e per la Prevenzione della Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori.  Con l’intervento dal titolo Cibo e salute: la prevenzione a tavola sin da piccoli, la dott.ssa Villarini ha illustrato i principi base di una buona alimentazione, cosa è bene mangiare e cosa è meglio evitare per crescere sani.
Anche Foodinsider è stato ospite della conferenza con un intervento che ha riassunto il punto di vista privilegiato del nostro ‘osservatorio’ che sta per affrontare il 3° Rating dei menu con un’importante novità. Ne abbiamo parlato a Cremona dove abbiamo presentato la prospettiva maturata attraverso la nostra indagine, l’evoluzione che ha avuto il nostro Rating e dove vogliamo arrivare.

 

02nov/17

Dalla protesta di Napoli ai social di Milano, i genitori si organizzano

socialA Napoli i genitori hanno organizzato una protesta il 6 novembre a Palazzo S. Giacomo. E’ stata l’occasione per manifestare contro un’Amministrazione indifferente alla fatica dei genitori ancora privi del servizio di ristorazione scolastica.
La situazione è caotica e sempre più incomprensibile. Un servizio mensa che tarda a partire, così come il tempo pieno che salta, insegnanti pagati per non lavorare il pomeriggio e genitori che fanno i salti mortali per prelevare i bambini alle 12.30 da scuola. Eppure ci sono scuole dove il dirigente tampona la situazione consentendo di consumare il ‘pasto da casa’ e scuole dove la mensa non c’è, e non c’è mai stata, neanche negli anni passati. Bambini di serie A e bambini di serie B. Scuole dove il pasto da casa ‘NO perché c’è rischio di contaminazione‘, ma il rischio salta per la merenda tutti insieme in classe, oppure ‘NO, perché non è sana‘ però i distributori di merendine e junkfood nei corridoi della scuola invece ‘SI’. Una situazione che i genitori napoletani non tollerano più.
La mancanza di chiarezza da parte delle istituzioni’ ci riferiscono i genitori, ‘non ha permesso di attivare il ‘pasto da casa emergenziale‘ che poteva essere una soluzione transitoria in attesa del riavvio del servizio di ristorazione scolastica.
Ma ripartirà mai la mensa a Napoli?

A Milano i genitori delle commissioni mensa sono sempre più in rete e sempre più social. Un sistema per informare le famiglie sullo stato della mensa e sulle ‘non conformità’ del giorno. Si va dal budino con la muffa, alla pizza con la muffa, o alle porzioni di pizza che mancano ai bambini della materna e si recuperano dalle elementari vicino. Con Facebook si arriva ad avere un panorama delle problematiche diffuse nelle varie scuole. Se i social aumentano la trasparenza sulla qualità del servizio, perché non digitalizzare direttamente i dati delle ispezioni e aggregare più informazioni in un Data Base? Così si sono detti i genitori milanesi che hanno avviato una fase sperimentale per digitalizzare l’esito delle ispezioni. In pratica, ci sono circa 200 commissari mensa (su più di 2000) che non compilano più il modulo cartaceo dove registrare il gradimento del pasto (o le Non Conformità), ma digitano i dati all’interno di una schermata accessibile dal cellulare. Sembra una cosa banale, ma è una rivoluzione.
I vantaggi ci sono per tutti: per il personale del Comune che non deve più inserire a manina nei lori sistemi informatici tutte le informazioni che arrivano in cartaceo via fax, ma i dati ci sono già, strutturati e importabili con un click. Vantaggi per il fornitore che ha, in tempo reale, il polso della situazione in mensa. Ma soprattuto i genitori possono ottenere quella trasparenza che rincorrono da sempre: cosa va e cosa non va in mensa, dati che possono permettere di sostenere, in maniera oggettiva, le richieste di cambiamenti nel menu.

A Genova con il nuovo Assessore alle Politiche educative e dell’istruzione, Francesca Fassio, sembrano sciogliersi le dinamiche conflittuali tra genitori e Comune. Si è aperto un dialogo e un confronto apparentemente costruttivo che punta a migliorare i menu, a valorizzare il ruolo dei commissari mensa e soprattutto a riaprire i centri cucina. Tanti i temi sul tavolo dalla sicurezza alimentare al pasto da casa, le diete speciali, la tracciabilità degli alimenti, i piatti di plastica e gli scarti, ma la prospettiva di riaprire i centri cucina interni alle scuole o individuare la possibilità di avere una cucina di quartiere potrebbe diventare la chiave di volta per riportare qualità, controlli e trasparenza nei menu scolastici genovesi.

A Firenze la novità è il menu invernale. Un menu che è il risultato di un compromesso tra i genitori che lo scorso hanno contestato l’inversione salutista della dieta a scuola e la volontà dell’Amministrazione di proporre un menu più equilibrato dal punto di vista nutrizionale. Nel nuovo menu si trovano, da una parte, i grandi classici del menu industriale come hamburger, pizza, polpettone e prosciutto cotto, ma, dall’altra, anche pasta al ragù di lenticchie, puré di cavolfiore, crocchette di legumi. New entry la pasta al ragù di funghi e i tortellini in brodo. Nuovo l’approccio con le verdure crude proposte in pinzimonio ad inizio pasto quattro volte al mese nel menu invernale, mentre il pane bianco è offerto solo una volta a settimana. Quello che cambia nella proposizione di nuovi gusti è il metodo. Da quest’anno vengono proposte “alternative” giornaliere ad alcuni piatti serviti a rotazione. Un nuovo approccio che tiene conto del gradimento da parte dei bambini per consentire un avvicinamento graduale a nuove pietanze: ad esempio l’orzo e il farro si alternano, così come il riso parboiled con il riso semintegrale e con quello integrale, le seppie in zimino si alternano con il pesce alla mugnaia, la frittata all’uovo sodo, ecc. Una nuova modalità che potrebbe consentire anche ai genitori di apprezzare un menu più vario e versatile da modellare in base al gradimento dei figli.

 

A Torino il pasto da casa ha raggiunto quota 5.242 bambini, si tratta di circa il 16% delle famiglie che hanno rinunciato alla mensa. Il numero pesa di più sui ragazzi delle medie che già nel 2012 (ben prima della sentenza del giugno 2016 della Corte di Appello di Torino che ha legittimato il pasto da casa) erano il 50% ad aderire al servizio mensa, mentre oggi sono solo il 20%. L’obiettivo del Comune è quello di rimodulare le tariffe e di ripensare ad una mensa ‘fresca‘, un modo cambiare la qualità della mensa e renderla più accessibile a tutti. 

 

 

27ott/17

A pranzo con il sax

Sax in mensaSe il menu della mensa non rispetta le Linee guida della Ristorazione scolastica ed è lontano anni luce dalle Raccomandazioni dell’OMS che fare? La domanda se la sono posti i genitori di Civitanova Marche che hanno sollecitato il Comune a cambiare menu e qualità dei piatti. Ma all’Amministrazione la mensa sembra non interessare, la salute dei bambini non è una priorità. La soluzione? a dare da mangiare ci pensano i genitori: un piatti buoni e sani accompagnati da letture e musica dal vivo.
Ecco perché e come sono arrivati a questo ‘nuovo modello di pranzo’.

La situazione della mensa scolastica di Civitanova Marche (MC) è complessa, come in molte mense scolastiche italiane.
Il gruppo di genitori di Insieme Cambiamo la Mensa è partito dall’analisi del menù in vigore durante l’a.s. 2016/17 che è risultato decisamente squilibrato [oltre ad avere ottenuto un punteggio insufficiente, 48 punti, nel questionario Menu a punti dell’ASL2 di Milano] dal punto di vista nutrizionale. (https:// insiemecambiamolamensa.files.wordpress.com/2017/02/relazione-di-analisi-del-vecchio-menucc80-e-presentazione-del-nuovo-menucc80.pdf)

Dal confronto scaturito in seguito con la ex giunta comunale di allora, novembre-giugno 2017, è risultato chiaro a tutti che l’argomento “mensa scolastica” non era una realtà che suscitava grande interesse per gli esponenti della politica locale.

Il gruppo di genitori quindi si è messo al lavoro ed ha prodotto un report dettagliato sulle modifiche del Regolamento del Servizio di Refezione Scolastica (https:// insiemecambiamolamensa.files.wordpress.com/2017/02/criticita-definitivo-rettificato-1.pdf) che vanno dalla modifica del regolamento mensa che non rispetta neppure le Linee Guida Nazionali sulla Ristorazione Scolastica stabilite dal Ministero della Salute, alla possibilità di aumentare il numero di genitori nel CTM, dalla richiesta di migliorare la comunicazione CTM-Comune-Genitori attualmente inesistente (come inesistenti sono le informazioni nella pagina del sito municipale dedicata al servizio di refezione) alla possibilità di attuare l’alternativo “pasto da casa” a scuola.

Proprio in questa direzione si è mosso, a Settembre, un gruppo di genitori di un istituto di Civitanova Marche che di fronte a risposte vaghe e per nulla esaurienti, sulla possibilità di introdurre il “pasto da casa” a scuola, da parte sia della scuola che della giunta comunale, per poter semplicemente garantire un pasto sano, equilibrato, e sostenibile ai bambini, sono stati costretti ad organizzarsi autonomamente facendo uscire dalla scuola i propri figli all’ora del pranzo. Hanno predisposto un” menù” in 4 settimane nel rispetto della stagionalità, equilibrato dal punto di vista nutrizionale, (contenente alimenti) bio/a km zero per più del 90 per cento e hanno anche curato l’aspetto educativo del pasto accompagnandolo con letture e musica dal vivo a suon di sassofono.

Inutile dire che il risultato è tangibile: i bambini sono entusiasti e, oltre ad apprezzare il buon cibo, nonostante qualche resistenza iniziale perché non abituati a quel tipo di menù, sono assolutamente contenti dell’atmosfera distensiva e non caotica che regna nella stanza. Diverse sono state le resistenze registrate su questo “esperimento positivo” che i genitori, non senza difficoltà, stanno portando avanti con impegno e sacrificio, come dimostrano le immagini dei video realizzati dai genitori per raccontare la loro iniziativa spontanea.

Sarebbe stato molto meglio accogliere e incontrare questi genitori, ascoltare le loro esigenze e provare ad immaginare e realizzare delle misure alternative che avrebbero potuto contemplare le esigenze di sicurezza alimentare previste dal regolamento con le esigenze espresse dai genitori, così come suggerito dalla circolare del MIUR e sull’esempio di molte realtà in Italia.

Ma i genitori di questa città non si arrendono e sono determinati a vigilare attentamente, proporre migliorie nel CTM, sorvegliare le procedure di compilazione del nuovo bando d’appalto che è in via di stesura.

24ott/17

In MENSA le arance devono essere BIOLOGICHE

arance_bioAbbiamo chiesto a Giovanni Dinelli, Professore ordinario, Dipartimento di Scienze Agrarie, Universita’ di Bologna, di spiegarci cos’è il famoso imazalil, il fungicida che troviamo spesso sulle arance offerte ai bambini nelle mense scolastiche italiane.
Il Professore Dinelli ci ha risposto con un documento molto chiaro che vi invitiamo a scaricare, a leggere e diffondere. Riportiamo solo la considerazione finale del documento che invita ad utilizzare solo agrumi biologici nelle mense scolastiche. Per capirne meglio le ragioni è opportuno leggere l’intero documento, ma già le considerazioni finali sono sufficienti per capire i rischi che corrono i nostri figli se sono esposti ad agrumi trattati con Imazalil e altri funghicidi spesso associati al trattamento delle arance (tiobendazolo e ortofenilfenolo).

il testo integrale: I VELENI NEGLI AGRUMI: QUALI RISCHI PER I CONSUMATORI?

Considerazioni generali
La legge italiana impone ai produttori, nel caso in cui le bucce degli agrumi siano state trattate con cere e/o con fungicidi/battericidi, di riportarlo in etichetta. Inoltre nel caso in cui i trattamenti siano stati effettuati con prodotti come imazalil, tiobendazolo e/o ortofenilfenolo, il cui uso non è ammesso come additivi alimentari, la legge impone ai produttori di riportare in etichetta che la buccia non è commestibile. Tuttavia la legge non impone né il tipo di dicitura, né impone un “font” prestabilito, al fine di assicurarsi che l’informazione sia letta e recepita dal consumatore. Questa mancanza legislativa causa due ordini di problemi. Il primo riguarda il fatto che spesso i produttori riportano diciture differenti: se ad esempio la dicitura “buccia non destinabile ad un uso alimentare” risulta chiara e comprensibile alla maggior parte della popolazione di consumatori, viceversa la comprensione della dicitura “buccia non edibile” dipende in larga misura dal livello culturale del consumatore. Il secondo problema è ancora più rilevante: dal momento che la legge non impone una “dimensione” prestabilita della frase di rischio, questa spesso viene intenzionalmente resa il meno visibile possibile all’interno della etichetta.

In altri termini un consumatore disattento o con un basso livello culturale potrebbe benissimo non essere correttamente informato del rischio e di conseguenza utilizzare anche le bucce per usi alimentari (ad esempio la scorza di limone per preparare dolci, le bucce di limone e arance per aromatizzare tisane o altre bevande calde come il the, etc). Ancora maggiore poi sarà il rischio se il prodotto tal quale dovesse finire tra le mani di bambini e/o adolescenti: un esempio potrebbe essere la frutta servita integra in una mensa scolastica o in una generica refezione. Anche se la buccia dell’agrume non viene ovviamente consumata, i bambini e/o gli adolescenti con la semplice manipolazione del frutto entrerebbero in contatto con principi attivi veramente dannosi per la loro salute. Senza poi dimenticare che spesso un bambino si porta le dita delle mani in bocca, o che inoltre anche solo per gioco può succedere che la buccia venga direttamente messa in bocca a diretto contatto con le mucose orali, o che ancora sempre per gioco i bambini si divertono a “spruzzarsi” in faccia o negli occhi la buccia degli agrumi (come ad esempio nel caso dei mandarini). Anche queste forme di contatto “non intenzionali” dovrebbero essere tenute in debito conto considerando i valori estremamente bassi di DGA dei tre pesticidi.

imazilil Infatti, avendo l’imazalil un valore di DGA pari a 0.05 mg/kg di peso corporeo/giorno, un adulto del peso di 70 kg non dovrebbe ingerire giornalmente una quantità di questo principio attivo superiore a 3.5 mg, mentre per un bambino di 20 Kg tale quantità non dovrebbe superare 1 mg. Similmente nel caso del tiobendazolo con una DGA pari a 0,1 mg/kg peso corporeo/giorno, le dosi di assunzioni da non superare giornalmente sono per un uomo di 70 kg e un bambino di 20 kg rispettivamente pari a 7 mg e 2 mg. Infine nel caso dell’ortofenilfenolo, con una DGA paria a 0.4 mg/kg peso corporeo/giorno, le dosi di assunzione da non superare giornalmente sono per un uomo di 70 kg e un bambino di 20 kg rispettivamente pari a 28 mg e 8 mg. Si tratta veramente di quantità estremamente basse: spesso leggendo valori scritti in milligrammi non ci rendiamo conto di quanto “minime” siano le quantità già in grado di arrecare danni alla salute nostra e dei nostri figli. Nella figura ,è possibile verificare come quando facciamo riferimento a 1 o 2 milligrammi di materia, ci riferiamo a quantità già difficilmente apprezzabili ad occhio nudo!!!

Tuttavia questi limiti non vengono rispettati: infatti, in accordo alla legislazione europea ed italiana, è sufficiente che il produttore dichiari in etichetta che la buccia non è edibile, e di fatto risulta ininfluente la concentrazione del pesticidi nella buccia dell’agrume.

Un ultimo aspetto poi non da trascurare è la potenziale traslocazione dei pesticidi/battericidi dalla buccia alla polpa dei frutti. Al proposito, non esistono studi in letteratura che escludano una simile eventualità.

 

 

23ott/17

Assaggio menu: un confronto impossibile!

Biologico_MIRICerto il confronto non regge, lo sappiamo, ma noi lo facciamo lo stesso perché ci dà modo di far conoscere realtà estreme di Milano. Da una parte un asilo convenzionato, di poco più di 100 bambini, cucina interna, cuoco assunto, menu ‘naturale’, 99% biologico, dall’altra parte il menu convenzionale di Milano Ristorazione, scuola materna, cucina industriale, biologico 23% (dato di Bilancio 2016).
Esito assaggi menu scolastici Milano 20 ottobre:
Asilo privato convenzionato: riso ai porri, crumble di zucca e ceci, verza al limone. Esito assaggio: i genitori hanno fatto i complimenti al cuoco e chiesto la ricetta del crumble di zucca e ceci.
Asilo comunale S.S. Trinità (Milano Ristorazione): orzotto bio con zafferano, tonno e pomodori. Esito dell’assaggio: i genitori hanno compilato 7 NON CONFORMITÀ.

Di seguito riportiamo il risultato dell’ispezione fatta dai genitori commissari mensa in S.S. Trinità che hanno segnalato le 7 Non Conformità. Le NON conformità (NC) sono una nota negativa che registrano i genitori riportando il fatto che il cibo non è conforme alla qualità prevista, oppure, è stato parzialmente o totalmente rifiutato dai bambini per scarso gradimento.

Primo piatto: orzotto bio con zafferano: per noi genitori accettabile, anche se rispetto ad un assaggio che avevo fatto lo scorso anno risultava meno omogeneo e mantecato, e in generale meno gradevole, il piatto è stato parzialmente rifiutato dai bambini. A parte due/tre classi, nel complesso è stato un vero disastro, e abbiamo fatto  NC (Non Conformità per gusto e rifiuto).
Secondo piatto: tonno, per noi genitori non era accettabile in quanto salato e  “poltiglioso” – indice, questo, probabilmente di scarsa qualità; anche questo piatto è stato parzialmente scartato dai bambini. Anche in questo caso abbiamo fatto NC sul foglio dell’ispezione (gusto e rifiuto).
Contorno: insalata di pomodori; per noi non accettabili in quanto gelati, insapori, anemici, sconditi e tagliati in modo totalmente inadeguato nonostante le nostre ripetute segnalazioni al riguardo; i bambini li hanno totalmente rifiutati. Anche in questo caso abbiamo fatto Non Conformità (gusto e rifiuto). Avrebbero dovuto esserci pomodori e ceci, invece era stata segnalata la modifica in ‘solo pomodori’.
Pane: per noi non era di qualità accettabile, invece i bambini lo hanno totalmente accettato perché probabilmente per loro è stato il “bene rifugio”, l’unica cosa che potesse placare la fame. Anche in questo caso abbiamo ritenuto di dover segnalare la cattiva qualità del pane con una Non Conformità
Sono state servite le prugne a metà mattina che noi non abbiamo assaggiato, ma che i bambini dovrebbero aver accettato. Le maestre del Nido però ci hanno segnalato che hanno fatto una Non Conformità per le pesche nere ghiacciate all’interno praticamente immangiabili dai bimbi.
Anche nella scuola limitrofa alla scuola materna (la primaria Giusti), che ha lo stesso centro cottura, i genitori commissari mensa hanno registrato 5 Non Conformità.

Asilo convenzionato: i genitori, dopo aver assaggiato il menu servito ai bambini e raccolto il gradimento dei bambini si sono recati in cucina per fare i complimenti al cuoco e chiedere la ricetta (di Elena Alquati) del crumble di zucca e ceci, che alleghiamo sotto.

INGREDIENTI:
300gr. di ceci cotti
600gr. di zucca a cubetti
Olio evo
Sale o salsa di soia
Per il crumble
40gr. di mandorle tostate
60gr. di fiocchi di avena integrali piccoli
10gr. di farina
Olio e sale
PROCEDIMENTO
Frullare grossolanamente le mandorle con un terzo dei fiocchi e un pizzico generoso di sale. Unire il tutto con l’olio facendolo assorbire in modo da ottenere una sabbia aggiungere qualche cucchiaio di acqua in modo da amalgamare grossolanamente il tutto.
Saltare la zucca con olio e un pizzico di sale per qualche min. Aggiungere i ceci e un poco di acqua di cottura.
Continuare a cuocere fino a che la zucca non sia morbida ma non sfatta, spegnere e versare in una teglia o pirottini mono porzione. Spargere uniformemente il crumble e cuocere in forno caldo a 175° fino a doratura.
Buon appetito!
18ott/17

Grani antichi & biologico per salute e ambiente

Il tipo di pane che compriamo è solo una scelta di gusto?
Cosa sono i grani antichi e perché recuperarne la produzione?
Che implicazioni hanno con la salute e l’ambiente?

Sono alcune delle domande che abbiamo rivolto a Giovanni Dinelli, Professore Ordinario presso l’Università di Agraria di Bologna, uno dei maggiori esperti di frumenti antichi e agricoltura biologica insieme a Stefano Benedettelli dell’Università di Firenze (Dipartimento di Scienze Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente).
Dal momento che il Professor Dinelli è molto efficace nella comunicazione gli abbiamo chiesto di raccogliere le risposte in un video che pubblichiamo molto volentieri, sperando che sia il primo dei suoi contributi che possano aiutarci a capire qualità e rischi delle diverse produzioni agroalimentari.
L’obiettivo di questo contributo è quello di capire perché è importante recuperare la coltivazione dei grani antichi, così come privilegiare il consumo del pane non raffinato, cioè non deprivato dei suoi fattori nutrizionali più nobili.
Il gusto del pane cambia quando aumenta la consapevolezza di quello che scegliamo di mangiare.

Tutto questo in 10 minuti intensi ma chiari.

Recuperare i grantichi fa bene alla salute e salva l’ambiente, Prof. Giovanni Dinelli

18ott/17

La mensa che divide

conflittoRicorsi al TAR, Comunicati stampa, lettere, sfoghi su Facebook, è questo quello che esprime la mensa oggi? La mensa si è trasformata da conquista sociale a terreno di scontro? La mensa, spazio d’inclusione e momento conviviale nel tempio dell’educazione scolastica, ora divide e crea solchi?

Ogni giorno s’inciampa su un nuovo motivo di contrasto che vede due fronti contrapposti: la burocrazia, con i suoi apparati istituzionali, e i genitori. Le Amministrazioni che impongono la mensa da regolamento e i genitori che fanno ricorso al TAR, la mensa che tarda a partire per inefficienza del Comune e i genitori che chiedono di avviare il tempo pieno a prescindere dal servizio di ristorazione scolastica; burocrazia ottusa e diritti calpestati, sono queste le ragioni per le quali si spendono fiumi di inchiostro in querelle, a volte, paradossali.

Come la mamma di Milano che dopo un colloquio telefonico con l’ufficio rette ha inciso la sua rabbia su Facebook, con uno scritto pungente, a tratti divertente, ma profondamente amaro: non vedersi riconosciuto lo sconto previsto per chi ha più figli iscritti alla mensa perché le bambine hanno cognomi diversi. A nulla vale lo stato di famiglia per dimostrare la sorellanza. Eppure la ‘colpa’ del doppio matrimonio sembra sciogliersi quando la mamma si gioca la carta della vedovanza, allora sì, sembra che qualcosa si possa fare…

Oppure la mamma napoletana che scrive al Sindaco una lettera piena di ironia e sarcasmo, che esprime tutto il disagio e il disappunto di genitori costretti ogni giorno a ritirare i figli da scuola alle 12.45, ingaggiando nonni, baby sitter o consumando permessi di lavoro, perché la mensa a Napoli ancora non c’è e le scuole non avviano il tempo pieno: una beffa per lo Stato che paga insegnanti che lavorano a metà e una difficoltà enorme per le mamme che lavorano. Una ‘tirata di orecchie’ al Sindaco che ha aggiunto una sovrattassa di 15 euro per l’iscrizione al servizio per l’organizzazione della mensa che non c’è  ancora: ‘Insomma, io se dovessi fare, pianificare, calendarizzare, prevedere, l’organizzazione generale della refezione scolastica delle scuole di tutta la città, cercherei di organizzarmi un attimino prima che inizino le scuole dette, o no?’

Poi c’è il Sindacato che sembra esprimere una realtà fuori dal tempo e ingaggia i genitori in uno scontro dialettico che sfodera codici e codicilli come i carri armati del Risiko. Gli attori di questo ennesimo contrasto sono il sindacato Gilda e i genitori ricorrenti contro l’obbligatorietà della mensa, ovvero i sostenitori del ‘pasto da casa’. A colpi di note stampa si affrontano insegnanti che circoscrivono la loro competenza alla mera ‘attività di docenza’, la lezione in classe, e genitori che rispondono ‘il tempo mensa è tempo scuola’. La mensa non è solo uno spazio dove consumare il pasto, ma è un momento educativo dove le insegnanti non fanno mera sorveglianza, ma prestano assistenza ‘educativa’. L’insegnante in mensa può fare la differenza tra un pasto scartato per diffidenza e un assaggio educativo che porta al consumo, insegna ad accogliere le differenze tra un pasto etico religioso, quello convenzionale, o quello portato da casa, insegna l’inclusione e le regole di convivenza. Il valore di un maestro non è solo nella qualità delle nozioni che trasmette a lezione, ma soprattutto nei valori che insegna con parole e azioni. Le nozioni passano, i valori restano.

La mensa come terreno di scontro ha perso senso e il buon senso.
E’ diventata espressione di quel malessere che si esprime quando le istituzioni non rappresentano più i cittadini, diventano auto-referenziali e difendono interessi che poco hanno a che vedere con il diritto dei bambini di crescere sani e sereni a scuola.

E’ ancora possibile costruire un’alleanza intorno a valori condivisi?

13ott/17

Senza la mensa, salta il tempo pieno?

pasto mistoSe per qualsiasi motivo la mensa non parte, la scuola non avvia il tempo pieno? La risposta è no, perché alla scuola compete assicurare il tempo pieno, là dove è previsto, e al Comune organizzare la mensa. Ma se non parte la mensa, il diritto allo studio deve essere assicurato adottando soluzioni alternative.

La questione tocca diverse realtà, tra le quali Benevento e Napoli.

A Napoli si perpetua un cronico ritardo dell’inizio della mensa, quest’anno aggravato dai ritardi imputati anche all’avvio tardivo della gara per l’affidamento del servizio di refezione scolastica. Se a Napoli la mensa non si sa quando parte, a Benevento il servizio di refezione scolastica, è in alto mare, benché la data d’inizio del tempo pieno sia stata definita per il 16 ottobre.

I genitori napoletani stanchi dell’attesa e dell’incertezza che condiziona anche l’avvio del tempo pieno chiedono al comune di definire con urgenza la data di inizio della refezione scolastica, e ai ‘Dirigenti degli Istituti Scolastici del comune di concedere, in via emergenziale, la possibilità di portare il pasto da casa’.

A dirimere la questione interviene il Tar della Campania chiamato in causa da 60 genitori che hanno fatto ricorso contro il regolamento del Comune che ha inserito l’obbligatorietà della mensa scolastica a Benevento. Il TAR non ha sospeso gli atti impugnati (ossia il regolamento che impone la mensa) solamente perché al momento il diritto che vantano i genitori di poter scegliere tra mense e pasto da casa non è minacciato da un pericolo imminente, visto che il servizio di refezione scolastica è sospeso, e ha fissato un’ulteriore udienza il 7 marzo.

Ma quello che afferma i TAR è importante perché finalmente fa chiarezza fra competenze e diritti. Secondo l’avv. Giorgio Vecchione, il significato delle motivazioni portate dal TAR nell’ordinanza pubblicata a seguito dell’udienza di mercoledì scorso è determinante nel distinguere ruoli e competenze dei diversi attori che ruotano intorno al diritto allo studio e al tempo mensa: ‘Il TAR ha tirato una linea netta di demarcazione tra le competenze istituzionali del Comune (limitate al servizio di refezione) e quella della Scuola (chiamata a dare attuazione all’offerta formativa in risposta alle legittime pretese e diritti delle famiglie che hanno iscritto i figli al tempo pieno).
Il TAR ha tracciato anche una linea netta che diversifica, finalmente il “TEMPO mensa” dal “SERVIZIO mensa”.

In mancanza del servizio pubblico di refezione, la Scuola è tenuta, quindi, ad attivare il tempo pieno e a trovare una soluzione organizzativa affinché si eviti il digiuno ai bambini. In altre parole si può portare il pasto da casa, dal momento che il servizio mensa non è attivo.

A Benevento la situazione dovrebbe sbloccarsi stando alle motivazioni espresse nell’ordinanza del Tar, ma anche alla lettera di diffida che è stata indirizzata dagli avvocati Stefania Pepicelli e Giorgio Vecchione con la quale è stata formalmente invitata l’Amministrazione scolastica ad avviare immediatamente e senza ulteriori ritardi, l’inizio del tempo lungo al fine di dare immediata soddisfazione alle scelte operate dalle famiglie, recependo – nelle more della scelta definitiva dell’appaltatore – la sussistenza del diritto dei genitori di dotare i figli di un pasto di preparazione domestica.

D’altro canto, le famiglie che intendono avvalersi unicamente del servizio di ristorazione collettiva, potranno certamente optare per l’uscita dall’istituto, salvo rientrare successivamente  in tempo utile per la ripresa delle lezioni.   Una soluzione che sembra quasi provocatoria, ma in linea con la normativa vigente.

11ott/17

Obesity day: ‘troppo grasso per combattere’

too_fat_to_fightTOO FAT TO FIGHT

L’obesity in America sta arrivando a porre problemi di sicurezza.
Oltre allo tsunami dei costi sanitari che si sta iniziando a palesare per le generazioni cresciute a coca cola e fast food, si avvicina la questione dell’esercito: chi sarà ancora idoneo per arruolarsi?

Negli Stati Uniti la piaga dell’obesità è iniziata nel 1980 quando il governo ha regalato la mensa scolastica ai fast food. Sono state chiuse le cucine, si è passati a cibo da riscaldare e i soft drink. Il gusto dei bambini si è modellato su hamburger, patatine, pizza e coca cola, le stesse cose che i ragazzi cercano una volta fuori da scuola.
L’Amministrazione Obama, con una campagna ‘let’s move’, ha cercato di introdurre dei cambiamenti spostando la questione della qualità dei cibi al consumo delle calorie consumate. L’invito non è stato a cambiare l’alimentazione ma a muoversi per consumare le calorie.

Sono state introdotte nelle mense verdure tentando di limitare il consumo di junk food, ma questo passaggio non è riuscito per due motivi: in primo luogo le lobby hanno fatto passare la pizza dei fast food come ‘vegetable‘ (verdura) e in seconda battuta i ragazzi cresciuti ad hamburger pizza e patatine non hanno trovato nessuno stimolo e piacere nel consumare le verdure proposte. Il fatto di non avere la possibilità di cucinare e di proporre dei piatti alternativi a base di verdure e legumi ha reso questo sforzo fallimentare .

In Italia la storia è simile, ma con sfaccettature diverse. Abbiamo iniziato più tardi, verso il 2000 a spostare il servizio di refezione scolastica dai Comuni al mercato. La mensa, che aveva obiettivi di qualità, diventa un servizio che deve rendere, fare profitto. Tutti i costi più significativi, come cucine e personale, sono stati drasticamente ridotti. Eliminate le cucine nelle scuole e ridotto il personale, anche il cibo è cambiato. Polpette, hamburger, pizza, bastoncini, crocchette e lasagne hanno iniziato a dominare nelle mense italiane plasmando il gusto dei bambini verso il cibo processato; lo stesso che i ragazzi cercano anche fuori da scuola. Le verdure e i legumi vengono sempre più rifiutati perché, eliminata la possibilità di renderli più gustosi in assenza di cucine, vengono proposti in maniera poco appetibile.
Così il modello americano si replica anche in Italia, attutito da una presenza non così massiccia di fast food.

Da noi c’è un’aggravante: spesso i bambini che hanno ancora il piacere del gusto, rifiutano il cibo della mensa scolastica provocando una quantità di scarti impressionante. Ma non solo. Il fatto di uscire da scuola a pancia vuota fa sì che i bambini si abbuffino di merendine varie per arrivare a cena già pieni e saltare anche l’ultima chance di un pasto completo con frutta e verdura. Si crea così un circolo vizioso che diventa un’altra ragione dell’obesità infantile.

Il governo italiano sonnecchia e lascia che le cose vadano così, come vogliono le lobby delle aziende di ristorazione collettiva e delle carni che riforniscono le mense di triti e ritriti che si trovano nei cibi processati, i protagonisti dei menu della mensa: lasagne, hamburger, polpette e polpettoni.
distributore_nelle_scuoleLa scuola diventa la culla del gusto artefatto sin dalla materna e si alimenta di zuccheri alle superiori con i distributori che vendono merendine e soft drink nei corridoi scolastici.

Un panorama desolante anche quello italiano, illuminato da scorci di luce di quelle piccole realtà dove c’è un’Amministrazione che rifiuta questo modello che ha a che fare con il business e il profitto, piuttosto che la salute e l’educazione alimentare dei bambini. Persone che hanno ruoli istituzionali e potere per cambiare, che propongono modelli diversi dove al centro c’è la salute dei bambini e il loro futuro.
Sono pochi, pochissimi, Cremona, Mantova, Trento, Perugia e poche altre piccole Amministrazioni che hanno recuperato il sapore dei cibi e la qualità del gusto autentico, che sono il perno per iniziare un percorso di educazione alimentare.
Il rischio di arrivare alla piaga dell’obesità, con tutte le malattie ad essa connesse che ha già ridotto l’aspettativa di vita dei bambini e ragazzi americani, ci deve far riflettere come genitori, insegnanti, Amministratori e Governanti.
Gli Stati Uniti hanno un vantaggio temporale di circa vent’anni rispetto a noi, vogliamo arrivare allo stesso risultato? Ecco lo scenario di ‘salute’ negli Stati Uniti, sintetizzato nel documentario Fed Up, che è il risultato a cui si arriva se si lascia che sia il mercato decidere cosa devono mangiare i nostri figli a partire dalla scuola.