14feb/17

Firmata intesa tra Cittadinanzattiva e l’Associazione della ristorazione collettiva

logo-cittadinanzattivaFirmato accordo tra Cittadinanzattiva e le associazioni che rappresentano le aziende di ristorazione collettiva  (Agem e Oricon) con l’obiettivo di migliorare la qualità della mensa e sviluppare la partecipazione civica da parte dei soggetti interessati al servizio.
La ristorazione collettiva, che sente il proprio terreno minacciato dalla guerra del panino, si apre a tavoli di confronto sulla ristorazione scolastica con esperti, docenti, genitori, ma anche ad attività di formazione per Commissari mensa e cittadini anche in materia di appalti di ristorazione collettiva, così come a campagne informative su educazione alimentare e corretti stili di vita fra giovani e adulti, fino a toccare i temi degli sprechi alimentari.Cittadinanzattiva fa sapere che “le prime attività comuni riguarderanno la raccolta di buone pratiche diffuse su tutto il territorio nazionale in materia di ristorazione scolastica con menù di qualità, prezzi accessibili, coinvolgimento dei diversi attori; la diffusione di un opuscolo di consigli utili per i membri delle Commissioni mensa per svolgere al meglio la propria attività di controllo nelle mense; l’individuazione di eventi comuni anche in occasione della prossima Giornata mondiale dell’alimentazione (ottobre 2017).”

Il documento d’intesa è accessibile a questo link.

10feb/17

Difesa dei lavoratori vs rispetto dei bambini

mappa pasto da casa ItaliaNiente acqua nelle caraffe per i bambini con il pasto da casa, anzi Sì. Questo era quanto emergeva dopo la votazione tenutasi in sede di Consiglio Comunale a Torino lo scorso 6 febbraio poi rettificata dall’Assessore Federica Patti che è intervenuta e ha contattato le aziende del servizio ristorazione per chiedere di somministrata l’acqua nelle caraffe a tutti, non solo a chi è iscritto alla mensa.

Il dilagare del pasto da casa a fronte di un costo mesa inaccessibile a molte famiglie ha innescato una guerra che fa uso di molti scudi. Uno di questi è, appunto, la tutela del lavoro che ha spinto a bocciare una serie di emendamenti che avrebbero consentito di avere delle maggiori garanzie di trasparenza e qualità nel nuovo appalto della refezione scolastica, quindi a favore di tutti i bambini torinesi, e di garantire alcuni servizi essenziali ai bambini con il pasto da casa.
Un intervento, quello dell’Assessore Patti, che si è reso necessario per tranquillizzare i genitori dopo che il gruppo Cinque Stelle del Comune ha votato contro un emendamento che chiedeva di inserire nel prossimo appalto per la ristorazione scolastica il consumo dell’acqua dalle caraffe per tutti i bambini, anche per quelli che non usufruiscono del servizio mensa.

Gli emendamenti bocciati lunedì scorso minano  una serie di diritti che si pensavano acquisiti: ai bambini con il pasto da casa non è garantito mangiare insieme ai propri compagni in mensa (bocciato l’emendamento che chiedeva di garantire l’uso promiscuo del refettorio), né il consumo dell’acqua delle caraffe, né l’uso dei cestini per i rifiutiEMENDAMENTO_ACQUA_RIFIUTI

Se i genitori che usufruiscono del servizio mensa possono costituirsi in commissioni mensa e fare regolari ispezioni in refettorio per controllare qualità e modalità del consumo in refettorio, ai genitori dei bambini con il pasto da casa non è permesso alcun monitoraggio. Respinta, infatti, la mozione per costituire una commissione di genitori dei bambini con il pasto da casa per poter controllare che il consumo del pasto domestico avvenga in condizioni idonee nel rispetto della sentenza della Corte d’Appello e delle ordinanze del Tribunale di Torino e delle disposizioni dettate dall’U.S.R. del Piemonte.EMENDAMENTO_COMMISSIONE ALIMENTARE

Eppure il nocciolo della questione non dovrebbe essere quello di mettere in difficoltà le famiglie dei bambini con il pasto da casa, ma di risolvere il problema da cui ha origine la guerra del panino: il rapporto costo/qualità della mensa scolastica torinese. Anche su questo tema non emerge l’intenzione del Comune di intervenire sulle tariffe che a Torino sono tra le più alte d’Italia: bocciato l’emendamento che chiedeva di ridurre la tariffa di 7,21 euro (5,60 a pasto + 302 d’iscrizione al servizio) sotto la soglia dei 5 euro.Emendamento_costo

La bocciatura di questi emendamenti rischia di alimentare quella guerra del panino che dilaga in tutta Italia e che contrappone, da una parte i Comuni spesso alleati delle aziende di ristorazione scolastica, con le quali, in alcune realtà, condivide interessi in società partecipate, e dall’altra, le famiglie più deboli, esposte alla crisi economica, ma anche quelle più sensibili alla qualità dell’alimentazione, fonte di salute per i propri figli, che la mensa non sembra più garantire.
Lavorare sugli indicatori di qualità e costo della mensa scolastica sarebbe, piuttosto, un modo concreto per affrontare e, magari, risolvere i problemi all’origine di questa contesa. Concentrare energie e risorse per rendere la mensa scolastica buona ad un costo accessibile può trasformarla in oggetto del desiderio delle famiglie e nel fiore all’occhiello di un Comune che può raccogliere consenso, alimentare una continuità politica a livello amministrativo e sviluppare economia e lavoro sul territorio. L’adozione di scelte politiche che discriminano i bambini con il pasto da casa, adducendo come motivo la difesa del lavoro, non fa altro che alimentare il conflitto che porterà ad un irrigidimento delle posizioni, innescando un clima ostile all’interno delle scuole che non fa bene a nessuno, soprattutto ai nostri figli.

 

05feb/17

Caro maestro sullo spreco in mensa qualcosa si può fare

avanzi_polpetteL’articolo pubblicato su Donna Moderna del maestro e giornalista Alex Corlazzoli affronta il tema della refezione scolastica prendendo un indicatore significativo della qualità del cibo: gli avanzi. La perplessità che esprime giustamente il maestro, e  che condividiamo noi genitori, si sintetizza in alcune domande: ‘perché anziché servire mele e pere in bacinelle di plastica non si preparano bicchierini di macedonia con del limone? Gli spinaci non possono diventare un tortino piuttosto che finire nel piatto senza alcuna creatività?’

La risposta è semplice: perché per produrre una macedonia o un tortino è necessario impiegare più ore del personale che incidono nel calderone dei costi e riduce i margini di profitto. Una realtà che accredita questa risposta l’ha individuata un’ASL di Mantova che ha provato ad imporre la macedonia di frutta a fine pasto per riciclare gli avanzi della frutta dei giorni prima, ma ha dovuto ripiegare sul solito frutto perché l’azienda di ristorazione collettiva, piuttosto che tagliare e sbucciare la frutta,  serviva i preparati di macedonia in scatola.

La mensa scolastica, in molte realtà, è dominata da logiche di profitto che si traduce in strategie di contenimento dei costi: materie prime discountpronte all’uso (surgelate o IV e V gamma) e pasti trasportati prodotti da centri cucina industriali che rappresentano la tomba del gusto dei piatti serviti in mensa.
Cibi  cotti in prima mattinata, che ristagnano per ore prima di essere serviti e trasportati nelle scuole all’ora di pranzo, che qualità possono mantenere dal punto di vista organolettico? Non solo, come ha dichiarato la dott.ssa Elena Armondi del Dipartimento di Igiene e Prevenzione Sanitaria (ASL Milano oggi ATS Città Metropolitana)

‘… I lunghi tempi di trasporto e di conservazione sono un elemento che determina importanti perdite vitaminiche.’

Quindi se il pasto servito in mensa viene da un centro cucina non solo sarà poco gustoso, ma  avrà fattori protettivi inferiori (perdita di proprietà nutrizionali come vitamine) rispetto ad un alimento preparato nelle cucine in loco.

Il degrado delle mense scolastiche ha portato ad avere bambini che escono da scuola a pancia vuota che si fagocitano di merendine pomeridiane compromettendo la cena (altro danno di salute) e montagne di spreco alimentare.

Il maestro cita un avanzo del 12,5% che è il dato fornito da Oricon (l’Associazione delle aziende di ristorazione scolastica), ma è un valore molto conservativo a nostro avviso. Secondo un’altra fonte (Ecoscienza Numero 5, Anno 2014) lo spreco sale al 20% del pasto, di cui il 57% rappresentato dal contorno, le famigerate verdure.

Piccole soluzioni, non strutturali come quella auspicabile di riaprire le cucine nelle scuole, comunque ce ne sono. Per i contorni, per esempio, bisognerebbe prendere esempio da chi ha risolto questo problema, come Bolzano, che introduce gran parte delle verdure come antipasto. In questo modo i bambini le consumano in attesa che venga servito il primo piatto, e non quando sono già in parte sazi come contorno.
Esiste anche la questione delle porzioni da affrontare. E’ possibile che  le porzioni previste per un bambino di prima elementare siano uguali a quelle di uno di quinta? Rivisitare le porzioni differenziate per età mettendo sempre a disposizione un bis per chi lo desidera, permetterebbe di non abbuffarsi con il primo e lasciare spazio anche per un po’ della seconda pietanza. Poi, fondamentale, c’è la questione del gusto. Stabilire dei parametri per registrare il gradimento e far sì che un piatto venga sostituito con una nuova proposta qualora sia scartato per più volte consecutive da oltre la metà bambini. Questo eviterebbe di avere sempre la stessa montagna di scarto per quel piatto che si sa già che i bambini rifiutano. A Milano, per esempio, è il caso delle polpette di pesce, tristemente famose per uno scarto altissimo certificato dalla commissioni mensa, eppure da 3 anni vengono ancora servite. Le polpette rappresentano l’emblema della strategia di contenimento dei costi con un processo di produzione meramente industriale che ha appiattito la qualità di molti piatti.

Fintanto che il driver del servizio di refezione scolastica è il ‘profitto’ si tenderà a privilegiare il cibo scarta, cuoci, trasporta e servi. Con  il progressivo degrado della qualità del pasto si è arrivati a montagne di avanzi di cibo ed effetti indiretti sulla salute dei bambini, ma si rischia anche ad incidere nell’accrescere la schiera delle famiglie che preferiscono il pasto da casa alla mensa. Aspetto, questo, che inciderà anche sui guadagni della ristorazione collettiva che perderà progressivamente ‘clienti’ e vedrà le loro commesse ridimensionarsi.
E’ interesse di tutti, quindi, ristabilire principi di qualità della mensa ad un costo equo ripensando questo servizio, anche con nuovi modelli, a vantaggio di tutti, ma soprattutto a favore del gusto dei piatti e della salute dei bambini che deve tornare ad essere una priorità.

 

 

02feb/17

Elezioni, nuove nomine, bandi e ricorsi

bandi nomine elezioniA Milano il 18 febbraio è indetta l’assemblea cittadina delle commissioni mensa dove sarà possibile votare per i nuovi membri della Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa. Possibilità che verrà estesa al 22 (dalle 8.00 alle 17.00) e 23 febbraio (dalle 8.00 alle 20.00) presso i Municipi delle proprie zone.

A Perugia dopo un ricorso al Tar da parte delle Associazioni dei genitori, proposto contro l’esclusione dei genitori dalla partecipazione al processo di esternalizzazione del servizio di refezione scolastica, un’inchiesta della magistratura e le indagini dei Nas, l’Amministrazione ha pubblicato il nuovo bando per l’erogazione dei pasti nelle scuole comunali. La nuova gara voluta dai genitori, ha un valore di 12 milioni di euro con una durata che va dal 1 aprile del 2017 al 31 agosto del 2020 con la possibilità di rinnovo per ulteriori tre anni e un valore massimo stimato di 23.960.285 euro. Dopo un lungo e partecipato percorso condiviso con le Associazioni dei genitori, il nuovo bando riconosce questi ultimi come attori protagonisti nel processo di controllo del servizio sia a monte sia a valle. Le commissioni mensa, infatti avranno facoltà di concordare i fornitori con il gestore e di monitorare l’andamento del servizio in tutto il suo svolgimento: dal gradimento del pasto al controllo del rispetto del capitolato, dalla definizione dei menù per superare le criticità alla verifica della qualità dei fornitori e della provenienza delle materie prime. Sull’esito della gara si dovrebbe sapere a brevissimo dal momento che le buste sono state aperte il 31 gennaio e solo due operatori hanno partecipato: da un lato il raggruppamento temporaneo di imprese CIR EUROTOURIST NEW (controllata da All Food) e la soc. Coop. B+ e dall’altro la società Serenissima.

Proprio la società Serenissima Ristorazione si è vista rigettare il ricorso lo scorso 27 gennaio contro il provvedimento di revoca dell’assegnazione del servizio di refezione scolastica per il lotto Centro Est del Comune di Genova. La vertenza contestava la decisione del Comune, di revocare l’assegnazione del servizio di refezione scolastica a Serenissima a causa del mancato rispetto della cosiddetta “clausola sociale”. La società, infatti si è rifiutata di assumere tutti i dipendenti del precedente gestore aspetto che vincolava l’affidamento del servizio. La sentenza del Tar Liguria ha confermato la correttezza del Comune di Genova nel revocare il servizio a Serenissima Ristorazione aggiudicato successivamente a Cir Ristorazione.

Sembra imminente un cambio al vertice della società partecipata Qualità e Servizi, azienda che il fornisce servizio di ristorazione scolastica a Sesto Fiorentino e comuni limitrofi e ci sono già rumors imbarazzanti sulla scelta del nuovo Amministratore. Mentre i genitori sperano in una  figura competente, scelta in base a competenza nell’ambito della ristorazione collettivo o conoscenza della materia alimentare e non criteri ‘politici’, le voci che girano sui giornali locali (BisanzioSette del 6 gennaio 2017) parlano di Andrea Guarnieri, ex vicesindaco del Comune di Signa, nonché genero dell’attuale sindaco di Signa e proprietario di un negozio di abiti da sposa. Scelta, che se confermata, non sembra affatto basata su criteri meritocratici.

31gen/17

Menu su misura o prêt-à-porter?

I menu prêt-à-portermenu su misura sono quelli ‘standard, che vanno sempre bene: riso alla parmigiana, pasta al pomodoro, pizza, lasagne, hamburger, polpette di carne, bastoncini, patate un po’ dappertutto, frutta, budino o yogurt di dessert. I menu su misura invece hanno piatti inusuali che puntano a compiacere il gusto ma anche a dare ‘sostanza’ nutrizionale, come pasta con broccoli e mandorle, risotto ai funghi, pasta con asparagi, tortelli di borragine. Quando ti accorgi che quello che stai leggendo non è uno dei soliti menu standard, prêt-à-porter,  hai la sensazione che chi lo ha elaborato sia qualcuno che dà significato al prorio lavoro, sforzandosi di coniugare salute, educazione e gusto nei piatti destinati ai bambini. Chi scrive i menu ha un compito importante e difficilissimo, che non è solo quello di ‘riempire la pancia dei bambini‘, ma anche di educarli ad una alimentazione di qualità senza perdere di vista il gusto.

Il nostro viaggio nei menu scolastici, che facciamo insieme ad altri genitori per analizzare i dati del Menu a punti, quando inciampa su questi piatti inusuali innesca inevitabilmente delle riflessioni che portano a galla strategie o furbizie di qualche dietista che ha a cuore il suo mestiere. Abbiamo provato a interpretare quali siano le scelte che rendono un menu su misura, o meglio, un menu a misura di bambino e abbiamo individuato alcune categorie di alimenti che aiutano a capire il valore di un menu. Il pesce, per esempio, è un indicatore significativo del tipo di menu: se si supera il tonno, il bastoncino di pesce, o il semplice merluzzo gratinato, ci si affaccia ad mondo che può riservare piacevoli sorprese, soprattutto quando il pesce è fresco e ci sono le cucine interne per prepararlo. Ecco, allora, che si possono trovare: pasta alle seppie o al ragù di pesce, spiedino di gamberi, coda di rospo, ma anche filetto di sarda, di cefalo, o pesce azzurro. Realtà rare, che ci è dato conoscere nelle Marche, in qualche comune dell’Emilia Romagna e in piccole realtà della Liguria.

Anche intorno alle patate si possono esprimere virtuosismi delle dietiste. Alcune, per esempio, le propongono solo in assenza di un primo, per non alzare troppo l’indice glicemico del pasto, altre invece le adottano come veicolo e le accoppiano ad alimenti con più importanti fattori protettivi, così si possono trovare ‘patate e zucca al forno‘ o ‘patate e cavolfiore al forno’.

Le new entry raccomandate dall’OMS, i cibi integrali rigorosamente bio, sono indice dell’astuzia di chi vuole mascherare o introdurre progressivamente un gusto nuovo e sa già che ci sarà resistenza da parte dei bambini.  Ecco quindi che si trova ‘pane tipo 2‘, (Perugia) un buon compromesso se non si vuole arrivare ad un più ostico pane integrale, o riso semi integrale al pomodoro (Fano) o pasta semi integrale (Jesi) fino ad arrivare ad una sapiente pizza o piadina con farina semi-integrale (Rimini) che nessun bambino rifiuterebbe.

Sui legumi, grandi assenti nei menu scolastici, c’è chi snobba i semplici piselli di contorno per esprimersi in piatti più sfiziosi come l’intramontabile pasta e fagioli, o la pasta al sugo di legumi, ma anche pasta al ragù di lenticchie, risotto con zucca e piselli, crema di cannellini, focaccia con crema di ceci, fino al rarissimo puré di fave di Brindisi.

Sui secondi, in generale si va su piatti sicuri e non si sfodera molta fantasia né varietà a parte rare ‘chicche’ come un coniglio arrosto e un simpatico spiedino di pollo e tacchino al forno (Rimini), uno spezzatino di tacchino alle mandorle (Venezia), l’abbacchio con patate al tegame a Roma. C’è anche chi, sempre a Jesi, sfodera un’attenzione speciale ai più piccoli e declina la focaccia con prosciutto crudo alle elementari in una versione al prosciutto cotto per la materna, consapevole del rischio che il prosciutto crudo (raro quanto le fave per i legumi) può rappresentare nell’età dell’infanzia.

Ci sono anche i menu ‘coraggiosi’, come quello di Bolzano che osa oltremisura con le verdure invernali! Si spingono fino alla doppia porzione di verdure al giorno, sia crude che cotte. L’audacia arriva a proporre verdure come cavolfiori gratinati, spinaci saltati, biete all’olio, rape rosse, verze bio brasate e broccoli calabresi all’olio. Varietà mai viste tutte assieme in un unico menu!

Sulle insalate, spesso ripetitive e monotone in tutte le stagioni, c’è poco da dire. C’è però chi cerca di ravvivarle con una interessante insalata noci e olive di Cremona che aggiunge l’astuzia di proporre le verdure crude in pinzimonio come anti-pasto anche più volte a settimana. Una strategia semplice che ne garantisce il consumo.

C’è chi mantiene i piatti della tradizione locale ed ecco dei gustosissimi  canederli in brodo (Trento), riso alla pilota (Mantova), cascatella con fornarina (Rimini), spatzle agli spinaci (Bolzano), saltimbocca alla romana (Roma) e chi non vuole perdere la varietà di frutta della stagione e oltre alla solita mela, banana e arancia, sorprende con cachi di stagione, uva e castagne (Rimini).

Sul dessert, che nelle linee guida della ristorazione scolastica non sono previsti, caliamo un velo pietoso e salviamo solo quei dolci che rispondono al ricettario dell’ATS di Mantova che propone solo dolci senza zucchero, con un’attenzione rara verso la salute dei bambini.

La differenza nella proposta dei piatti la fanno le cucine. Ci sono comuni che hanno menu per scuole con cucine in loco e menu per asporto, queste ultime tendono al ‘prêt-à-porter‘ mentre le prime a piatti su misura, con ricette più elaborate. Interessante notare che alcuni  comuni che vivono questa disparità, che non possono compensare con una presenza di cucine in tutte le scuole, scelgono di avere tariffe più basse per chi mangia pasti veicolati rispetto a chi ha la fortuna di avere la cucina il loco. Una sorta di ammissione del decadimento della qualità del pasto veicolato, che cotto la mattina e servito a mezzogiorno perde inevitabilmente proprietà nutrizionali e qualità organolettiche. Peccato che la scelta del pasto veicolato e quindi dei centri cucina industriali domina sempre più in Italia e distinque quelle realtà che danno priorità ai costi (meno spese di personale e più utili) piuttosto che alla qualità. Questa potrebbe essere una delle ragioni della ‘fuga dalla mensa’ con il pasto da casa che nei comuni dove si mantengono le cucine interne ed una politica di tariffe contenute è quasi del tutto assente.

28gen/17

Il Menu a punti e la classifica dei menu scolastici

classifica menu scolasticiI genitori sono in grado di capire se il menu scolastico è equilibrato e risponde agli standard previsti? qualcuno sì, ma la stragrande maggioranza non ha le competenze per individuare le possibili carenze di un menu scolastico. Per risolvere questo problema nasce il Menu a punti online, (disponibile anche come APP) un questionario sviluppato dall’ASL2 di Milano per valutare la qualità dei menu scolastici, che alcuni genitori hanno preso come riferimento per svilupparne una versione digitale.
Per capire se il menu scolastico è adeguato agli standard delle Linee Guida della ristorazione scolastica e alle Raccomandazioni dell’OMS basta rispondere, menu alla mano, ad alcune semplici domande sulla qualità e frequenza degli alimenti proposti in mensa per ottenere un punteggio. Se il punteggio è sotto i 50 punti è insufficiente, se sopra i 100 è un buon menu.

Si tratta di un’indagine, che non intende esprimere alcun giudizio rispetto alle prestazioni professionali delle società o degli enti locali che erogano il servizio di refezione scolastica, ma vuole essere un indicatore della frequenza e della qualità degli alimenti offerti nelle mense scolastiche in relazione ai parametri ministeriali e alle raccomandazioni dell’OMS lasciando agli operatori sanitari la facoltà di esprimere osservazioni in merito.

Il risultato del Menu a punti non è solo la classifica nazionale dei menu scolastici, ma soprattutto una maggiore consapevolezza sulla qualità del cibo che mangiano i bambini a scuola. Riconoscere quali siano i margini di miglioramento dei propri menu scolastici e trovare modelli di menu o ricette gustose e sane di altri comuni innesca un confronto costruttivo che può generare valore e questo è l’obiettivo finale.

I dati del questionario vengono controllati e inviati ai referenti del servizio di ristorazione scolastica, o ASL locali, per consolidare il punteggio. Grazie alla collaborazione di numerosi genitori che compilano e verificano il questionario e degli attori che, a diverso titolo, ruotano intorno al servizio di refezione scolastica dei comuni italiani, si potrà, a breve, consultare il 2° Rating dei menu scolastici che verrà pubblicato su queste pagine.

Il precendente Rating è disponibile a questa pagina.

27gen/17

Pangasio: via dalle mense e dai supermercati

pangasioLa Regione Emilia-Romagna ha approvato una risoluzione per sostituire il pangasio, pasce low cost tra i più inquinati al mondo, con pesce azzurro dell’Adriatico. Si tratta di una scelta che ha un duplice obiettivo: sostegno economico all’attività ittica localepesce di qualità per i bambini.
La graduale sostituzione del pangasio con il pesce azzurro delle coste regionali nelle mense scolastiche, sarà accompagnata da un’informazione alle famiglie sull’importanza del sostegno delle produzioni locali di qualità e da progetti didattici. L’intento è quello di avviare azioni di educazione alimentare nelle scuole, mirate ad insegnare a riconoscere la qualità dei prodotti e a leggere le etichette. Nell’emendamento si parla anche di incentivare nei bandi delle gare per appalti pubblici nel campo della ristorazione collettiva, “l’utilizzo dei prodotti agroalimentari ecologici provenienti, ove possibile, da filiera corta a chilometro utile”.
Questa attenzione alla qualità e sostenibilità per quanto riguarda la vendita di prodotti ittici è già presente nella Grande Distribuzione: Esselunga non vende più pangasio e  la Coop che lo ha escluso dai suoi prodotti a marchio.
Di recente anche Carrefour ha dichiarato che una volta esauriti gli stock, il pangasio, non verrà più venduto. La scelta di eliminare dagli scaffali dei  supermercati di tutto il mondo il pesce allevato nel delta del fiume Mekong, (Vietnam), il più inquinato al mondo, per Carrefour nasce da una sensibilità ‘ecologica’, e viene giustificata proprio per evitare quell’impatto ambientale che questi allevamenti provocano.
Il pangasio è molto diffuso soprattutto per una questione di prezzo: grazie ad un’alta produttività, (cresce in fretta) e un’alta resa (poco scarto e molta carne) è uno dei pesci più economici. Per questo fa molto gola alla ristorazione collettiva.  Tuttavia la Regione Emilia Romagna non è la prima ad aver avviato una politica a favore del pesce locale per le mense. Già le Marche, da quattro anni, con il progetto Pappafish, ha scelto di servire nelle mense scolastiche triglie, alici e gallinelle insegnando ai bambini a riconoscere la qualità del pesce dell’Adriatico.
Quale sarà la prossima regione ad avviare una risoluzione simile?

26gen/17

Food social gap e la mensa come canale di sostegno alle famiglie

povertà famiglie raddoppiataQuanto sia importante che la mensa rientri nelle politiche sociali dei Comuni si desume dai dati allarmanti sugli effetti della crisi economica nell’alimentazione. Secondo uno studio del Censis gli italiani hanno ridotto il consumo dei cibi più costosi e stanno modificando l’alimentazione per ridurre le spese. Quindi meno carne, pesce, ma anche meno frutta, verdura e pasta. Si chiama Food Social Gap: dimmi cosa mangi e ti dico di che ceto sei. Così succede che se una volta nel ceto medio dominava la dieta equilibrata dal punto di vista nutrizionale disponibile per tutti, nell’Italia della crisi economica le disuguaglianze si rilevano anche dai pasti. Nel periodo 2007-2015 la spesa alimentare delle famiglie italiane è diminuita in media del 12,2%, nelle famiglie operaie è crollata del 19,4% e in quelle con a capo un disoccupato del 28,9%.
Che il pasto a scuola sia un servizio accessibile con un pasto completo ed equilibrato diventa sempre più essenziale per le famiglie italiane. Ci sono bambini che la carne o il pesce li mangiano solo a scuola, o per i quali l’unico pasto della giornata è quello della mensa. Sono le insegnanti che segnalano i casi di povertà e si ritrovano a fare collette, anche di cibo, per sostenere le famiglie in difficoltà.
In questo contesto è necessario che le Amministrazioni ripensino la mensa come servizio sociale essenziale e quindi ad un costo accessibile a tutti e con servizi accessori a supporto. Si pensi, per esempio, alla possibilità per i bambini di riciclare pane e frutta che spesso vengono avanzati. Oppure, come fa già qualche Comune, dare la possibilità ai bambini di raccogliere il cibo non consumato da portare a casa. Piccole opportunità da gestire con sensibilità che per alcune famiglie potrebbero fare la differenza su cosa mangiare a cena.

Il tema delle tariffe della mensa diventa una discriminante in questo contesto. Ci sono realtà sensibili dove le Amministrazioni offrono una mensa di qualità, privilegiano il servizio con le cucine in loco, piuttosto che la cucina industriale con il pasto trasportato, e offrono il servizio ad un costo ‘politico’ con una tariffa massima che si aggira intorno ai 2,50 euro e ci sono comuni che arrivano a quasi triplicare questo valore, con pasto trasportato per tutti. Nel primo caso l’Amministrazione concepisce la mensa come canale per fare azioni di  politica sociale investendo risorse di bilancio per ridurre il costo a carico delle famiglie, nel secondo caso il Comune utilizza la mensa per fare cassa e chiudere i bilanci. Semplificando si potrebbe dire che per un Comune si parla di ‘cittadini‘ e per l’altro s’intendono ‘clienti‘.

Una riflessione sulla funzione sociale della mensa in questo particolare momento storico è d’obbligo, come è importante studiare altre azioni di supporto alle famiglie attraverso questo servizio che può diventare un fondamentale canale di sostegno.

Anche se, a prescindere da tutte queste riflessioni sulla particolare congiuntura economica, una domanda sorge spontanea: ma è etico lucrare sul cibo dei bambini a scuola?

 

24gen/17

Chi ha la mensa vuole il panino, chi ha il panino vorrebbe la mensa

Torino e ReggioA Torino i bambini con il pasto da casa hanno raggiunto il 12 % del totale degli studenti che fino allo scorso anno mangiavano in mensa, mentre a Reggio Calabria tutti gli alunni che frequentano il prolungato si portano ogni giorno il pasto fatto in casa, perché la mensa non è ancora un servizio attivo.
A Reggio Calabria le famiglie anelano alla mensa come un miraggio irraggiungibile, mentre al nord si consumano proteste contro la qualità o il costo insostenibile della refezione scolastica a suon di panini. Due realtà diametralmente opposte che sono il risultato di politiche amministrative distinte.
Nelle città settentrionali, ma anche al centro, la dialettica sulle mense si sposta nei Tribunali, con sempre più frequenti ricorsi al Tar: il prossimo Comune sarà probabilmente quello di Savona. Si contestano aumenti o si richiede la legittimazione de il pasto da casa da consumarsi nei refettori, che sembra diventata l’unica soluzione possibile di fronte ad un servizio che viene mal digerito come ‘obbligatorio’ e che spesso si dimostra inadeguato per la qualità e insostenibile per le tariffe.

Al sud, o meglio a Reggio Calabria, la mensa è ancora considerata una conquista sociale, quell’oggetto del desiderio che libera le famiglie dall’onere di preparare il pasto da portare a scuola, diverso per ogni famiglia, in base a cultura e ceto sociale. Panini o pasti che magari i bambini si scambiano per assaggiare il cibo più succulento del vicino di banco, il tutto con buona pace dell’ ASL locale o dei funzionari del Comune che invece al nord si preoccupano dei rischi da contaminazione dei cibi che possono avere ricadute sui bambini allergici.

Sensibilità e politiche diverse che trovano un punto di equilibrio là dove la mensa è buona, ad un costo accessibile, dove i genitori sono sereni sulla qualità delle materie prime e sul fatto che i bambini non escono affamati. Queste realtà ci sono in Italia, solo che non se ne parla perché non fanno ‘rumore': niente scioperi del panino, ricorsi al Tar, proteste contro le Amministrazioni o i fornitori. Solo un servizio adeguato e affidabile voluto e gestito da un Comune che sa che dietro ad ogni bambino ci sono dei genitori e dei nonni che nell’insieme contano una buona percentuale di cittadini e quindi un ritorno in termini di consenso politico.

Così mentre Torino dichiara di perdere 3 milioni per colpa del ‘pasto da casa‘, Reggio Calabria annulla l’avvio della mensa prevista per il 16 gennaio a data da destinarsi. Speriamo che nei prossimi mesi la mensa di Reggio Calabria venga alla luce e trovi quell’equilibrio silenzioso di cui non si legge mai nelle cronache dei giornali.

 

 

 

 

 

21gen/17

Sala e la food policy: mensa più cara

milano-food-policyLa food policy di Sala per le mense scolastiche di Milano inizia con gli aumenti delle rette. Aumenti previsti per materne (+ 52 euro di tassa d’iscrizione), centri estivi e mensa scolastica. Strategie per raccogliere 4 milioni e, fare cassa, anche riducendo i nidi di 250 posti.
Aumentare il costo di un servizio, come quello della mensa scolastica, la cui qualità viene contestata da anni, è una scelta azzardata se all’aumento delle tariffe non dovesse coincidere un netto miglioramento della qualità. Se poi questo annuncio viene fatto dalla Vicesindaco Scavuzzo il giorno dopo che il Tribunale di Milano ha dato l’avvallo all’accordo siglato tra genitori e Miur per il pasto da casa, suona come un’istigazione ad un fuggi fuggi dalla mensa.
L’effetto potrebbe essere un boomerang? Anziché ottenere maggiori introiti per il Comune, che è fornitore diretto del servizio di refezione scolastica attraverso Milano Ristorazione, il rischio è che un aumento delle rette provochi maggiori esoneri dalla mensa e quindi minori utenti paganti che potrebbero mettere a dura prova la solidità del fornitore del servizio.
Torino insegna che tirare troppo la corda può far danni imprevedibili: una tariffa troppo alta per una qualità bassa percepita ha innescato la ‘guerra del panino’ che sta mietendo vittime sul fronte del lavoro con gli annunciati esuberi. Solo nel mese di ottobre a Torino è stata registrata una riduzione della produzione dei pasti per la mensa scolastica pari a quasi il 10% che ha messo il fornitore (la Camst) nelle condizioni di ripensare ad un ridimensionamento dell’organico.
Una situazione del genere declinata su Milano avrebbe un diretto impatto, in primis, sull’impiego del numero di scodellatrici che già subiscono variabili di ore in base alle presenze o assenze dei bambini a scuola ogni giorno.

E’ fare cassa a partire dai servizi sociali (mensa scolastica, nidi e materna) la strategia di questa nuova giunta? se così fosse, dimostrerebbe di essere molto distante dai problemi delle famiglie e dal tessuto sociale di questa città per privilegiare obiettivi di budget secondo mere logiche manageriali.