eat rightIn un momento di grandi tensioni vorremmo parlare del cibo che unisce e ricostruisce. Come il pranzo dei Non più invisibili, un momento denso di significato, che si è tenuto in occasione del Festival della partecipazione a L’Aquila il 9 luglio, un pasto che le stesse famiglie aquilane hanno preparato e condiviso con un migliaio dei 3.500 operai che che giorno per giorno, ricostruiscono le loro case dopo il terremoto di 7 anni fa.
Vorremmo parlare del pasto a scuola come momento simbolico che unisce gli studenti, gli insegnanti, i genitori, ma anche gli amministratori locali, le Istituzioni, i fornitori e i produttori intorno ad obiettivi comuni: la salute dei bambini, l’educazione, la cultura, l’integrazione, fino allo sviluppo del territorio. Un’intesa tra diversi attori che va ricostruita e ripensata proprio intorno al cibo dei bambini.
Ne abbiamo parlato in occasione del Festival della Partecipazione con Action Aid, Slow Food e Cittadinanzattiva, organizzazioni che da anni promuovono iniziative per monitorare e migliorare la mensa scolastica in Italia. L’idea comune è che la mensa così com’è sia da rottamare, ma si debba cambiare mettendo in campo sinergie a livello di sistema. L’obiettivo è quello di ridisegnare la mensa considerandola come un pilastro di un nuovo sistema alimentare locale che permetta ai bambini di mangiare prodotti sani generando occupazione e ricchezza per il territorio. Ad oggi si lavora con gare al ribasso, cucine che si trasformano in ‘centri di assemblaggio dei piatti’ e personale ridotto all’osso. L’etica dell’impresa oggi sembra non esistere più, l’unico scopo è la massimizzazione dei profitti attraverso l’industrializzazione dei piatti. Persino le municipalizzate fanno utili da capogiro sulla refezione scolastica. Ma è giusto che sia così?
Questo modello non solo non funziona agli occhi dei genitori, ma ha rotto un rapporto di fiducia con le Amministrazioni che hanno permesso di generare business mettendo a rischio la salute dei bambini. Così si cercano modelli vecchi che funzionavano, ma che la normativa non rende più possibili, e nuovi scenari da disegnare che rimettano al centro la qualità, la salute, la sostenibilità e l’etica. Funzionava la realtà di Perugia prima che la mensa venisse svenduta ai privati, oggi oggetto d’indagini da parte del PM. Era un sistema semplice che per trent’anni ha visto i genitori gestire gli acquisti direttamente dai produttori locali creando sinergie tra sviluppo del territorio e la mensa scolastica, a vantaggio di tutti, dell’economia agroalimentare della provincia, della salute dei bambini, della scuola su cui venivano investiti gli avanzi di cassa. Esistono ancora piccole realtà d’eccellenza in Italia dove grazie ad Amministrazioni illuminate la mensa è buona, sana e sostenibile, perché i comuni hanno scelto di mantenere una governance del servizio di ristorazione scolastica coniugandola con il territorio.
Se guardiamo all’Europa è la Finlandia ad offrire uno scenario interessante dove la mensa scolastica esiste sin dal 1948 ed è completamente finanziata dal governo. La politica finlandese ha sviluppato un sistema di educazione scolastica d’eccellenza, dove sono i comuni a definire il programma di studi delle scuole e ad elaborare un piano per il benessere dell’alunno. Il piano prevede i principi fondamentali per l’organizzazione dei pasti scolastici e definisce gli obiettivi per la salute e l’educazione alimentare degli studenti. I pasti in mensa sono sani, ben bilanciati e si abbinano a lezioni di economia domestica dove tra i 13  e i 15 anni simpara anche a cucinare, oltre che a lavare a mano i capi delicati e a usare il denaro in modo responsabile. Per abbinare una dieta sana al piacere del gusto da qualche anno il Governo indice un concorso per premiare i migliori chef delle mense scolastiche finlandesi i cui pasti hanno ottenuto il maggiore gradimento da una giuria di scolari. La finalità del concorso è quella di incentivare piatti che non siano solo sani ma anche gustosi attraverso la creatività degli chef e le loro nuove ricette.
La Finlandia ha costruito un vision intorno alla qualità della mensa scolastica perché crede nella stretta connessione tra una dieta sana e lo sviluppo, come dichiara il Consiglio Consiglio nazionale finlandese per l’istruzione: a good school meal is an investment in the future.
In altre parti d’Europa esistono fondazioni o organizzazioni che sostengono percorsi virtuosi verso una ristorazione collettiva sostenibile che mirano alla qualità, all’educazione, alla riduzione degli sprechi e allo sviluppo del territorio. Una di queste è la Fondazione Nicolas Hulot che promuove il progetto ‘Mon Resto responsable‘, un bellissimo esempio d’impegno verso una ristorazione responsabile, attiva sul territorio, che ha inizio con un incontro pubblico dove il ristoratore invita tutti gli attori della ristorazione, i genitori, gli studenti, i distributori, i produttori locali, le associazioni ecc. e annuncia il progetto di miglioramento del servizio individuando le caratteristiche e tappe di un percorso che è a vantaggio di tutti. Il coinvolgimento quindi come primo step per avviare il cambiamento.
Questo sembra essere il punto di partenza: partecipare, entrare nei meccanismi della mensa per renderla più pulita e credibile, ricostruire un rapporto di fiducia tra i vari attori del servizio e non rimanere ad assistere ad un degrado che, a volte, rischia di penalizzare la salute dei bambini.

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla (Martin Luther King)