mensa_scolasticaL’anno scolastico inizia con una buona notizia: il Ministro Martina ha parlato di mense scolastiche biologiche certificate e di promozione della cultura del mangiar sano tra gli alunni e le loro famiglie. Lo ha fatto in occasione del Sana di Bologna, la principale fiera sul biologico in Italia, dove il Ministro è intervenuto a sostegno della sicurezza e sostenibilità dei prodotti agricoli nazionali. Bene quindi sapere che c’è un testo unico sul biologico che sta seguendo un iter di approvazione al Senato e che  include anche garanzie di qualità per i prodotti bio in mensa.

Tra le news più battute con l’avvio della scuola tiene ancora banco la dialettica sul pasto da casa.

A Firenze la vicesindaca Giachi ha scelto di aprire il servizio di refezione scoastica ad una gestione mista: i bambini con pasto da casa e i bambini della mensa mangiano assieme, nello stesso tavolo, con un po’ più di attenzione da parte dei docenti per evitare che avvengano scambi di alimenti, come spesso avviene per la merenda dell’intervallo. L’unico vincolo che ha posto l’Amministrazione fiorentina è che chi vuole chiedere l’esenzione al servizio mensa lo può fare in qualsiasi momento, ‘ma una volta fatta richiesta questa varrà per tutto l’anno’. Quindi non si torna indietro.

A Torino le famiglie che richiedono il pasto da casa sembra siano in aumento, in alcune scuole sono passate addirittura dal 60% al 90%. Alcune istituti scolastici si sono organizzati per gestire la doppia opzione, mensa o pasto da casa, altri hanno trovato formule economiche per disincentivare la richiesta del pasto da casa. E’ il caso di una scuola media che chiede alle famiglie che scelgono il pasto da casa un onere economico maggiore in fase di iscrizione rispetto a coloro che mantengono la mensa scolastica: € 1,50 contro € 1 al giorno per chi aderisce alla servizio di refezione scolastica. Il ‘Comitato contro il caro mensa’, rappresentato dall’avvocato Giorgio Vecchione ritiene questo balzello ‘una discriminazione inaccettabile’.

A Terni situazione incerta per la mensa:  il Tar ha bloccato l’appalto sospendendo l’aggiudicazione alla Gemos. Parte comunque il servizio ma senza la procedura di assegnazione definitiva, che è stata congelata. Tutto rimandato a causa del ricorso presentato dalla All Foods, la seconda classificata nella graduatoria, che si è opposta alla scelta della commissione aggiudicatrice del Comune di Terni.
Ma la situazione a Terni è più complessa a causa dell’inchiesta Spada, che sta ancora indagando sulla precedente gestione della mensa scolastica proprio ad opera della All Foods.

A Roma questo sarà l’ultimo anno dell’autogestione del servizio mensa da parte delle scuole che hanno scelto questa opportunità, poi tutto verrà centralizzato. La mensa gestita direttamente dalla scuola ha permesso agli istituti scolastici che ne facevano richiesta di gestire in autonomia la gara d’appalto (seguendo quanto indicato nel Capitolato Speciale d’Appalto di Roma Capitale) e affidare il servizio alla ditta che risultava aggiudicataria della gara.
Si tratta di un’alternativa alla gestione diretta del Comune, che ha consentito ad alcune scuole ‘virtuose’ di autofinanziarsi raccogliendo fondi poi destinati alla manutenzione della scuola o a progetti educativi. Il modello è semplice: la famiglia paga il forfait del servizio annuale e la scuola si trattiene le quote pasto relative al servizio non erogato in caso di assenza dello studente. Un tesoretto che ha permesso alle scuole ‘efficienti’ di fare progetti didattici e iniziative che ora non saranno più possibili.

I Comuni di Castel Maggiore, Castello d’Argile, Pieve di Cento e Argelato.(Bologna) hanno revocato  l’aggiudicazione dell’appalto all’azienda francese Elior. Dopo un anno convulso fatto di scioperi e molti disservizi a causa del rapporto conflittuale tra il personale e la gestione aziendale, le Amministrazioni comunali hanno deciso di sciogliere il contratto in essere (del valore di 30 milioni circa) che è passato ad  un gruppo di aziende (Camst, Cir food e Dussman service) giunte seconde alla gara d’appalto. Si tratta di un caso emblematico dove l’Amministrazione ha voluto cambiare rotta, a fronte di una situazione conflittuale insanabile, per garantire un servizio migliore durante questo anno scolastico.

I costi del pasto della mensa salgono a Grosseto fino a toccare i 7 euro mentre scendono ad Avezzano in provincia di L’Aquila dove il Comune ha deciso di ridurre di 50 centesimi il costo del pasto, arrivando a definire una tariffa massima di € 3,48 a pasto con un risparmio di circa 100 euro a famiglia. Non solo. La soglia di reddito per l’esonero dal pagamento del servizio è passata da 5.000 a 6mila euro per sostenere le famiglie più in difficoltà.

Che la realtà della mensa scolastica italiana sia alquanto eterogenea ce lo  conferma il rapporto di Save the Children di quest’anno. Mentre alcuni Comuni al nord rifiutano la mensa perché economicamente insostenibile e qualitativamente inaccettabile, al sud avere la mensa è un privilegio. I dati del rapporto (NON) tutti in mensa 2017 restituiscono percentuali di alunni che non usufruiscono della mensa impensabili: in Sicilia sono l’80,04%, in Puglia il 73,10%, in Molise il 69,34%, in Campania il 64,58% e in Calabria il 63,11%.

Secondo i dati raccolti da Save the children poco meno della metà degli alunni iscritti alle primarie non hanno accesso alla mensa scolastica, un valore correlato alla dispersione scolastica: proprio nei territori dove il tempo pieno e la mensa sono carenti, è più frequente l’abbandono scolastico.

L’obiettivo del rapporto è proprio quello di promuovere un dibattito costruttivo nella società e nelle istituzioni, per ripristinare mense di qualità là dove il gusto della mensa si è perso e  rendere il servizio di refezione scolastica accessibilea tutti i minori a partire da quelli in condizioni di povertà, anche in un’ottica di contrasto alla dispersione scolastica e di inclusione sociale’.

Obiettivi che da anni persegue Foodinsider con l’attività editoriale e attraverso il Rating dei menu scolastici.