too_fat_to_fightTOO FAT TO FIGHT

L’obesity in America sta arrivando a porre problemi di sicurezza.
Oltre allo tsunami dei costi sanitari che si sta iniziando a palesare per le generazioni cresciute a coca cola e fast food, si avvicina la questione dell’esercito: chi sarà ancora idoneo per arruolarsi?

Negli Stati Uniti la piaga dell’obesità è iniziata nel 1980 quando il governo ha regalato la mensa scolastica ai fast food. Sono state chiuse le cucine, si è passati a cibo da riscaldare e i soft drink. Il gusto dei bambini si è modellato su hamburger, patatine, pizza e coca cola, le stesse cose che i ragazzi cercano una volta fuori da scuola.
L’Amministrazione Obama, con una campagna ‘let’s move’, ha cercato di introdurre dei cambiamenti spostando la questione della qualità dei cibi al consumo delle calorie consumate. L’invito non è stato a cambiare l’alimentazione ma a muoversi per consumare le calorie.

Sono state introdotte nelle mense verdure tentando di limitare il consumo di junk food, ma questo passaggio non è riuscito per due motivi: in primo luogo le lobby hanno fatto passare la pizza dei fast food come ‘vegetable‘ (verdura) e in seconda battuta i ragazzi cresciuti ad hamburger pizza e patatine non hanno trovato nessuno stimolo e piacere nel consumare le verdure proposte. Il fatto di non avere la possibilità di cucinare e di proporre dei piatti alternativi a base di verdure e legumi ha reso questo sforzo fallimentare .

In Italia la storia è simile, ma con sfaccettature diverse. Abbiamo iniziato più tardi, verso il 2000 a spostare il servizio di refezione scolastica dai Comuni al mercato. La mensa, che aveva obiettivi di qualità, diventa un servizio che deve rendere, fare profitto. Tutti i costi più significativi, come cucine e personale, sono stati drasticamente ridotti. Eliminate le cucine nelle scuole e ridotto il personale, anche il cibo è cambiato. Polpette, hamburger, pizza, bastoncini, crocchette e lasagne hanno iniziato a dominare nelle mense italiane plasmando il gusto dei bambini verso il cibo processato; lo stesso che i ragazzi cercano anche fuori da scuola. Le verdure e i legumi vengono sempre più rifiutati perché, eliminata la possibilità di renderli più gustosi in assenza di cucine, vengono proposti in maniera poco appetibile.
Così il modello americano si replica anche in Italia, attutito da una presenza non così massiccia di fast food.

Da noi c’è un’aggravante: spesso i bambini che hanno ancora il piacere del gusto, rifiutano il cibo della mensa scolastica provocando una quantità di scarti impressionante. Ma non solo. Il fatto di uscire da scuola a pancia vuota fa sì che i bambini si abbuffino di merendine varie per arrivare a cena già pieni e saltare anche l’ultima chance di un pasto completo con frutta e verdura. Si crea così un circolo vizioso che diventa un’altra ragione dell’obesità infantile.

Il governo italiano sonnecchia e lascia che le cose vadano così, come vogliono le lobby delle aziende di ristorazione collettiva e delle carni che riforniscono le mense di triti e ritriti che si trovano nei cibi processati, i protagonisti dei menu della mensa: lasagne, hamburger, polpette e polpettoni.
distributore_nelle_scuoleLa scuola diventa la culla del gusto artefatto sin dalla materna e si alimenta di zuccheri alle superiori con i distributori che vendono merendine e soft drink nei corridoi scolastici.

Un panorama desolante anche quello italiano, illuminato da scorci di luce di quelle piccole realtà dove c’è un’Amministrazione che rifiuta questo modello che ha a che fare con il business e il profitto, piuttosto che la salute e l’educazione alimentare dei bambini. Persone che hanno ruoli istituzionali e potere per cambiare, che propongono modelli diversi dove al centro c’è la salute dei bambini e il loro futuro.
Sono pochi, pochissimi, Cremona, Mantova, Trento, Perugia e poche altre piccole Amministrazioni che hanno recuperato il sapore dei cibi e la qualità del gusto autentico, che sono il perno per iniziare un percorso di educazione alimentare.
Il rischio di arrivare alla piaga dell’obesità, con tutte le malattie ad essa connesse che ha già ridotto l’aspettativa di vita dei bambini e ragazzi americani, ci deve far riflettere come genitori, insegnanti, Amministratori e Governanti.
Gli Stati Uniti hanno un vantaggio temporale di circa vent’anni rispetto a noi, vogliamo arrivare allo stesso risultato? Ecco lo scenario di ‘salute’ negli Stati Uniti, sintetizzato nel documentario Fed Up, che è il risultato a cui si arriva se si lascia che sia il mercato decidere cosa devono mangiare i nostri figli a partire dalla scuola.