pasto mistoSe per qualsiasi motivo la mensa non parte, la scuola non avvia il tempo pieno? La risposta è no, perché alla scuola compete assicurare il tempo pieno, là dove è previsto, e al Comune organizzare la mensa. Ma se non parte la mensa, il diritto allo studio deve essere assicurato adottando soluzioni alternative.

La questione tocca diverse realtà, tra le quali Benevento e Napoli.

A Napoli si perpetua un cronico ritardo dell’inizio della mensa, quest’anno aggravato dai ritardi imputati anche all’avvio tardivo della gara per l’affidamento del servizio di refezione scolastica. Se a Napoli la mensa non si sa quando parte, a Benevento il servizio di refezione scolastica, è in alto mare, benché la data d’inizio del tempo pieno sia stata definita per il 16 ottobre.

I genitori napoletani stanchi dell’attesa e dell’incertezza che condiziona anche l’avvio del tempo pieno chiedono al comune di definire con urgenza la data di inizio della refezione scolastica, e ai ‘Dirigenti degli Istituti Scolastici del comune di concedere, in via emergenziale, la possibilità di portare il pasto da casa’.

A dirimere la questione interviene il Tar della Campania chiamato in causa da 60 genitori che hanno fatto ricorso contro il regolamento del Comune che ha inserito l’obbligatorietà della mensa scolastica a Benevento. Il TAR non ha sospeso gli atti impugnati (ossia il regolamento che impone la mensa) solamente perché al momento il diritto che vantano i genitori di poter scegliere tra mense e pasto da casa non è minacciato da un pericolo imminente, visto che il servizio di refezione scolastica è sospeso, e ha fissato un’ulteriore udienza il 7 marzo.

Ma quello che afferma i TAR è importante perché finalmente fa chiarezza fra competenze e diritti. Secondo l’avv. Giorgio Vecchione, il significato delle motivazioni portate dal TAR nell’ordinanza pubblicata a seguito dell’udienza di mercoledì scorso è determinante nel distinguere ruoli e competenze dei diversi attori che ruotano intorno al diritto allo studio e al tempo mensa: ‘Il TAR ha tirato una linea netta di demarcazione tra le competenze istituzionali del Comune (limitate al servizio di refezione) e quella della Scuola (chiamata a dare attuazione all’offerta formativa in risposta alle legittime pretese e diritti delle famiglie che hanno iscritto i figli al tempo pieno).
Il TAR ha tracciato anche una linea netta che diversifica, finalmente il “TEMPO mensa” dal “SERVIZIO mensa”.

In mancanza del servizio pubblico di refezione, la Scuola è tenuta, quindi, ad attivare il tempo pieno e a trovare una soluzione organizzativa affinché si eviti il digiuno ai bambini. In altre parole si può portare il pasto da casa, dal momento che il servizio mensa non è attivo.

A Benevento la situazione dovrebbe sbloccarsi stando alle motivazioni espresse nell’ordinanza del Tar, ma anche alla lettera di diffida che è stata indirizzata dagli avvocati Stefania Pepicelli e Giorgio Vecchione con la quale è stata formalmente invitata l’Amministrazione scolastica ad avviare immediatamente e senza ulteriori ritardi, l’inizio del tempo lungo al fine di dare immediata soddisfazione alle scelte operate dalle famiglie, recependo – nelle more della scelta definitiva dell’appaltatore – la sussistenza del diritto dei genitori di dotare i figli di un pasto di preparazione domestica.

D’altro canto, le famiglie che intendono avvalersi unicamente del servizio di ristorazione collettiva, potranno certamente optare per l’uscita dall’istituto, salvo rientrare successivamente  in tempo utile per la ripresa delle lezioni.   Una soluzione che sembra quasi provocatoria, ma in linea con la normativa vigente.