Il Comitato genitori ‘Insieme cambiamo la mensa‘ di Civitanova Marche ha organizzato una conferenza sul tema ‘pasto da casa’ per chiarire tutti i dubbi delle famiglie che vogliono adottare questa opzione prevista nel regolamento comunale. Tra i vari nodi da sciogliere c’è la questione del regolamento che i dirigenti scolastici dovrebbero redigere per disciplinare il consumo del pasto da casa all’interno della scuola.Tema intorno al quale i genitori di Civitanova stanno ancora aspettando risposte dai 4 istituti comprensivi della città che sembrano restii a redigere il regolamento. Tra i relatori sono intervenuti due genitori che hanno raccontato come funziona la gestione del pasto da casa nei Comuni di Milano e Chieti, il Preside di Ladispoli che ha compreso i problemi dei genitori che ricorrono al pasto da casa mettendoli nelle condizioni più favorevoli per adottare questa scelta, l’avvocato Giorgio Vecchione che ha avviato l’iter legale per consolidare il diritto di scelta del pasto da casa e Claudia Paltrinieri di Foodinsider, un confronto che ha messo insieme punti di vista differenti che hanno permesso anche di inserire il fenomeno del pasto da casa all’interno del contesto socio-economico del nostro Paese in relazione alla crisi che sta vivendo il servizio della mensa scolastica.

Il Preside che aiuta le famiglie

La mensa da conquista sociale a ostacolo al tempo pieno: famiglie che passano al modulo perché non sono più in grado di pagare la mensa. Questa una delle ragioni che ha spinto il Preside Riccardo Agresti, di Ladispoli in provincia di Roma, a creare le condizioni per accogliere i bambini con il pasto da casa senza rinunciare al tempo scuola.In questo contesto scolastico il preside ha concesso da subito ai bambini di mangiare assieme in refettorio un pasto caldo, scaldato con il microonde presente in ogni classe. A breve arriveranno anche i frigoriferi per la corretta conservazione degli alimenti, grazie ad un partecipato crowdfunding, ma anche ad un cambio di atteggiamento della politica che dopo un periodo di contrasto sembra meno ostile al pasto da casa.
Ladispoli è “un altro pianeta” come sostiene l’avvocato Vecchione, perché nel resto del panorama italiano l’ostilità dei presidi e delle Amministrazioni nei confronti delle famiglie che scelgono il pasto da casa è molto alta.

Torino il pasto da casa senza regolamento

A Torino le cifre, un po’ datate, danno attive più di 8.000 famiglie con il pasto da casa. Eppure non c’è alcun regolamento che disciplini l’accesso a scuola di cibo diverso da quello della mensa scolastica. L’assenza di regolamentazione è il risultato di un percorso legale che ha forzato i presidi all’accettazione del pasto da casa diversamente da quello che succede in altri Comuni dove la questione viene discussa in Consiglio d’Istituto per arrivare a redigere modello organizzativo che disciplini la convivenza di modalità diverse di pasto a scuola.

A Chieti due regolamenti

Sara Pantalone, dell’Osservatorio Mense Abruzzo, evidenzia come a Chieti le famiglie con il pasto da casa siano poche, tuttavia la peculiarità è che in questo Comune ci sono due regolamenti distinti che disciplinano questa opzione. Uno dei due regolamenti ha visto coinvolta anche la ASL e fa riferimento a 3 istituti comprensivi scolastici, mentre l’altro è stato redatto da un istituto comprensivo a se stante. In quest’ultimo, dove c’è il maggior numero di bambini con il pasto da casa, la Dirigente ha permesso di mangiare insieme e ha aggiunto la facoltà di scegliere i giorni in cui consumare il menu della mensa o il pasto da casa. Nel primo regolamento invece, si vincola il consumo del pasto da casa in uno spazio diverso dal refettorio e la scelta deve rimanere tale per tutto l’anno.

Il pasto da casa a Milano

Nella capoluogo lombardo è Valeria Venturin la mamma che ha segnato un passo significativo per l’apertura al pasto da casa consumato all’interno del refettorio e allo stesso tavolo con i compagni. La scelta di Valeria di fornire il pasto da casa a suo figlio risale allo scorso anno scolastico (2017-18) quando insieme ad un compagno di scuola dell’Istituto comprensivo Capponi scelgono di non usufruire più della mensa scolastica. Le condizioni per il consumo del pasto, definite all’interno del regolamento della scuola, prevedevano un tavolo a parte in refettorio. L’organizzazione però è cambiata a settembre 2018 quando si sono aggiunti altri bambini, per arrivare ad un totale di circa quindici.  Aspetto che ha fatto cambiare l’organizzazione del momento del pasto: i bambini venivano prelevati dalle loro classi poco prima della pausa pranzo, messi in un’aula a parte e poi portati in mensa.  Dopo il consumo del pasto venivano di nuovo separati dai compagni e portati o in un’aula o in cortile, ma sempre tenuti distinti dagli altri bambini. Si è creata inevitabilmente una situazione emotivamente difficile per i bambini che ha indotto i genitori a chiedere spiegazioni alla dirigente e successivamente un intervento dell’avvocato Vecchione.  Questo passaggio è avvenuto in concomitanza con lo sciopero del fornitore a novembre che è rimasto famoso per i ‘tramezzini’ offerti agli alunni in alternativa al menu previsto, ad eccezione dei bimbi con le diete speciali a cui è stato permesso di mangiare nello stesso tavolo il cibo portato da casa. A fronte di questo evento la dirigente ha emanato una circolare aprendo alla possibilità di mangiare tutti allo stesso tavolo. Questo fatto ha coinciso con un progressivo aumento delle richieste di pasto da casa che, a detta di Valeria, si tratta di “alimenti prevalentemente caldi, il panino è l’eccezione”. Non si registrano casi nelle materne, mentre si ha notizia di maggiori numeri di ‘pasti da casa’ alle medie.

 

 

 

 

Cosa succede sul piano legale

L’avvocato Vecchione ha fatto un breve escursus del percorso legale che ha portato all’affermazione del diritto della libera scelta del pasto da casa fino ad arrivare alla Cassazione riunitasi il 20 febbraio a porte chiuse (entro 60 giorni verrà depositata la sentenza), un diritto che ormai l’Avvocatura di Stato ha riconosciuto e non è più oggetto di contestazione. La questione invece si sposta all’interno delle istituzioni scolastiche e, a volte, assume risvolti penali.  E’ il caso, per esempio, della Dirigente che costringeva una bambina con il pasto da casa a fruire forzatamente della ristorazione collettiva, di cui si discuterà di fronte al Tar del Lazio sotto il profilo penale, o di altri casi dove i bambini sono stati vittima di comportamenti discriminatori. Se da un lato ci sono Dirigenti comprensivi delle esigenze delle famiglie e creano le condizioni per aiutare i bambini nel momento della condivisione del pasto, ce ne sono altri che si ostinano ad ostacolare le famiglie creando situazioni discriminatorie che generano conflittualità.

La  mensa in crisi

Il contesto della mensa scolastica, a parte alcune realtà virtuose che troviamo nel Rating di Foodinsider, sta vivendo un momento critico che, in alcuni casi, ha messo in difficoltà le famiglie costrette a trovare soluzioni alternative. Il caso della mensa autogestita di Pieranica e Quintano sono un esempio della capacità dei genitori di organizzarsi per risolvere quei problemi che i Comuni non affrontano. Il tema delle tariffe troppo alte, inaccessibili in tempo di crisi, la qualità che degrada, gli avanzi che crescono, un continuo processo di industrializzazione dei pasti che ha tolto gusto ai piatti, sono problemi che le istituzioni spesso non riconoscono tali e non affrontano o, peggio, spostano al mercato che si arroga il diritto di scegliere cosa devono mangiare i nostri figli. Si tratta di una minaccia a cui stiamo assistendo con casi preoccupanti che dimostrano come alcune istituzioni stiano rinunciando alla tutela della salute pubblica dismettendo o delegando le scelte alimentari di un servizio essenziale e sensibile come la mensa scolastica alle aziende di ristorazione. Lo vediamo nel nostro Rating che si arricchisce di menu a base di wurstel e patatine, salumi e quantità esagerate di proteine animali, con diete sempre più distanti dalle raccomandazioni dell’OMS o delle Linee guida della ristorazione scolastica. Se il pasto in mensa diventa hamburger, patatine fritte e ketchup per 5 giorni continuativi, presentati sotto il cappello di una iniziativa di educazione alimentare, come succede in provincia di Arezzo, allora, forse, le famiglie devono alzare il livello di attenzione, capire perché si sta andando verso il fast food e il cibo processato e cercare di cambiare o trovare soluzioni alternative che tutelino la salute dei propri figli. L’idea di mensa scolastica accessibile a tutti, ma anche buona, sana gestita diligentemente dalle istituzioni comunali e sanitarie rimane il modello di riferimento a cui tendere. Ma è un modello che esiste ancora ovunque?
A breve pubblicheremo i video della conferenza.