Il Consiglio di Stato, con l’ordinanza cautelare n. 1623 del 14 marzo 2019, boccia la disposizione della dirigente ligure che non permetteva ai bambini con il pasto da casa di mangiare in refettorio insieme ai compagni. Una disposizione tardiva che arriva a distanza di tre anni dalla richiesta dei genitori che hanno contestato la scelta della dirigente di imporre ai propri figli il consumo del pasto da casa in classe. La scelta della dirigente era motivata dalla presenza in refettorio di bambini allergici in codice rosso. Tuttavia questo ‘rischio’, che è presente anche in refettorio visto che gli allergeni sono previsti all’interno dei pasti serviti in mensa, secondo il Consiglio di Stato deve essere gestito dalla scuola: ’l’istituzione scolastica dovrà effettuare, mediante il proprio personale, una attività di vigilanza, nel momento di consumazione del pasto nell’ambito dello stesso refettorio, al fine di evitare rischi di contaminazione di cibi.” Questo al fine di tutelare il diritto all’istruzione anche durante la pausa pranzo che è a tutti gli effetti ‘tempo scuola’. Per questo il giudice dispone  “che la consumazione del pasto (domestico n.d.r.) da parte degli alunni appellanti avvenga insieme agli altri alunni al fine di assicurare la necessaria integrazione in un momento di particolare rilevanza per lo stesso sviluppo educativo; che tale decisione è il risultato di un bilanciamento dei contrapposti interessi che deve essere svolto non “in astratto”, mediante la rigida prevalenza di un interesse sull’altro, ma “in concreto”, nella fase attuativa della decisione stessa”. Secondo l’avvocato Giorgio Vecchione che difendeva le famiglie appellanti,  “si tratta di un’ordinanza che ha particolare rilevanza perché contesta la ‘discrezionalità’ dei dirigenti scolastici che può avvenire solo all’interno della tutela dei diritti dei bambini, in primis, quello all’istruzione e all’educazione; questa ordinanza conferma ancora una volta che i bambini con il pasto da casa hanno il sacrosanto diritto di essere ammessi a consumarlo in refettorio”.