In Italia si consuma in media 178 l. di acqua in bottiglie di plastica

Ogni anno ingeriamo 50mila microplastiche soprattutto attraverso l’acqua in bottiglia. Consumiamo alimenti che vivono di packaging: non riusciamo a comprare pomodori senza la scatola della plastica, beviamo acqua dalle bottiglie di plastica e ci siamo abituati al gesto di ‘scartare’ ogni volta che dobbiamo mangiare qualcosa. Ma che fine fa la plastica? 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici vengono riversati ogni anno negli oceani. E’ come se ogni minuto venisse  riversato in mare un camion di plastica. Nel mondo, ogni anno, vengono prodotti circa 300 milioni di tonnellate di plastica con una progressione di crescita che ha portato la produzione ad aumentare di venti volte nel giro di cinquant’anni. La maggiore produttrice di plastica è la Cina, a cui fa seguito l’Europa, mentre l’Italia, si distingue, secondo l’ultimo rapporto della Beverage Marketing Corporation, per essere il primo Paese europeo per consumo pro capite di acqua in bottiglia di plastica. Un primato che conquista con i suoi 178 litri l’anno per abitante. Ma abbiamo veramente bisogno di tutta questa plastica?

CHI RISCHIA DI PIU’?

Gli imballaggi degli alimenti, ma anche il contatto con oggetti di uso quotidiano ci espone all’assunzione, ignara, di ftalati e Bisfenolo A, plastificanti e additivi classificati come interferenti endocrini. Sostanze chimiche che hanno impatto sulla salute soprattutto nei più giovani.

La conferma della loro presenza negli organismi di bambini e adolescenti italiani arriva, dall’Istituto Superiore di Sanità, con le prime conclusioni dello studio di biomonitoraggio LIFE PERSUADED, che ha correlato i livelli di sostanza plastiche rilevate nelle urine con le patologie infantili (pubertà precoce, telarca e obesità). Secondo i dati raccolti e analizzati dai ricercatori dell’ISS e del CNR di Pisa, il 100% dei bambini, che sono stati sottoposti alle analisi, di età compresa tra i 4 e i 14 anni, ha riportato la presenza di Ftalati (DEHP) nelle urine e il 76% ha rivelato presenza di Bisfenolo A (BPA). Dati già emersi da una una ricerca inglese, pubblicata nel febbraio dello scorso anno dall’Università di Exeter, in Gran Bretagna, che ha verificato la presenza di Bisfenolo A (BPA), nelle urine dell’86% degli adolescenti del campione esaminato.

UNA POLITICA EUROPEA PLASTIC FREE

Il Parlamento Europeo ha emanata il 5 giugno una DIRETTIVA (UE) 2019/904 per la riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente. L’obiettivo è quello di prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente (soprattutto mari) e sulla salute umana, promuovendo la transizione verso un’economia circolare con modelli imprenditoriali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili.
In attesa che siano i governi ad attivare politiche che portino a ridurre l’impiego della plastica si possono avviare iniziative o azioni nella vita quotidiana che possono già contribuire a ridurre l’impiego della plastica e a gestire meglio i rifiuti affinché non finiscano nei mari.

COSA FARE COME CITTADINI

Come singoli individui possiamo agire in maniera più consapevole indirizzando le nostre scelte quotidiane a soluzioni senza plastica, per esempio, cambiando il modo di fare la spesa indirizzando i nostri acquisti alimentari a prodotti o a realtà che non utilizzano imballaggi di plastica. Oltre a questo possiamo fare 6 azioni semplici:

  1. Smaltire la plastica nella raccolta differenziata e non disperderla nell’ambiente
  2. Eliminare l’uso di piatti, bicchieri di plastica monouso e cannucce
  3. Usare una borraccia o una brocca di acqua di rubinetto
  4. Evitare dentifrici e altri prodotti  che possono contenere microplastiche
  5. Usare buste riutilizzabili per fare la spesa
  6. Conservarei il cibo in contenitori riutilizzabili, meglio se in vetro

COSA POSSONO FARE LE AZIENDE

  1. Eliminare le bottigliette di plastica
  2. Installare colonnine di rete con erogazione diretta microfiltrata
  3. Dotare le aree break di contenitori per la differenziazione dei rifiuti
  4. Sostituire tutti i bicchieri di plastica con quelli di carta
  5. Utilizzare un compattatore dei rifiuti post consumo
  6. Ridurre o eliminare prodotti snack con imballi e sotto imballi

COSA PUO’ FARE LA SCUOLA E AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Anche le istituzioni hanno la facoltà di incidere in questo cambiamento che è soprattutto un ‘cambiamento culturale’ che passa per un percorso educativo. La scuola, quindi, ha una grande responsabilità e può promuovere scelte che portino verso una progressiva eliminazione dell’uso della plastica e diffondere tra le famiglie buone pratiche ‘plastic free‘. Tra queste la scuola potrebbe bandire l’uso di bottigliette di plastica e promuovere l’impiego di borracce, così come lavorare a livello didattico sul riciclo e sulla corretta raccolta dei rifiuti di plastica.

Moltissimo possono fare i Comuni nel redigere bandi sostenibili per il servizio di ristorazione scolastica che recepisca i CAM, ma soprattutto che preveda l’impiego di materie prime senza imballaggi. Questo non solo ridurrebbe l’impiego della plastica, ma eviterebbe l’impiego di alimenti processati che fa bene sia al pianeta che alla salute dei bambini.