Il 7 giugno è la giornata mondiale della sicurezza alimentare
(World Food Safety Day) istituita dalla 73° sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tenutasi a New York nel 2018. Una giornata mondiale che nasce con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto che hanno sulla salute i cibi contaminati e deteriorati o poveri di nutrienti. Una riflessione necessaria se si guarda alle stime dell’OMS: una persona su dieci si ammala ogni anno per aver consumato alimenti contaminati da sostanze chimiche, da batteri, virus, o da parassiti.

MALATI E MORTI PER CIBI CONTAMINATI
Sono oltre 200 le malattie che derivano da cibi contaminati, che vanno dalla diarrea ai tumori. Secondo i dati dell’OMS sono ben 420.000 le vittime (di cui 125 000 bambini) che muoiono a causa di queste malattie che arrivano a colpire 600 milioni di persone al mondo.

ALIMENTAZIONE E IMPATTO SUL SISTEMA PAESE
Le conseguenze si registrano sullo sviluppo sociale ed economico dei Paesi a livello mondiale per gli effetti che queste malattie hanno sui sistemi sanitari pubblici, ma anche sulle attività commerciali e sul turismo. Il ‘cibo sano e sicuro’ non è un tema che riguarda, quindi, il singolo individuo, ma la collettività: quello che mangiamo, in sostanza, ha un impatto sulla salute pubblica, sulla prosperità economica e sullo sviluppo sostenibile dei Paesi. Il sistema alimentare da cui dipende la sicurezza e la capacità nutrizionale dei cibi riguarda tutta la filiera: coinvolge agricoltori, allevatori, produttori, distributori, ristoratori e consumatori.

STRATEGIE PER UN’ALIMENTAZIONE SANA E SOSTENIBILE
Promuovere la salute attraverso un corretto stile alimentare insieme all’assunzione di cibi sani e porre fine alla fame sono i due dei principali obiettivi anche dello Sviluppo Sostenibile (SDG’s). Anche la nuova strategia europea promossa con il Farm to Fork va verso l’adozione di sistemi alimentari sostenibili per combattere i cambiamenti climatici e il degrado ambientale: ridurre la dipendenza da pesticidi e antimicrobici, ridurre il ricorso eccessivo ai fertilizzanti, potenziare l’agricoltura biologica, migliorare il ben essere degli animali e invertire la perdita di biodiversità.
La strada verso cui dobbiamo andare sembra delineata dalle organizzazioni istituzionali a livello mondiale ora sta ai Paesi adottare strategie e politiche mirate per rendere esecutive queste raccomandazioni. Come?

COME CAMBIARE
Tutto questo si può applicare se c’è una regolamentazione chiara e facilmente applicabile che punta a promuovere il biologico, il benessere degli animali nell’ambito della produzione e ottimizzare i processi di lavorazione e distribuzione delle derrate alimentari anche per ridurre lo scarto di cibo edibile. Si pensi a quanto scarto viene prodotto per questioni ‘cosmetiche’ del cibo: nei supermercati arrivano solo frutta e verdura che rispondono a parametri estetici definiti a priori, il resto viene in gran parte buttato, in rari casi riciclato per altre produzioni. Tutti gli attori della filiera vanno coinvolti anche per formare cittadini consapevoli e cambiare e migliorare il sistema alimentare che, non dimentichiamolo, coinvolge anche la ristorazione collettiva.

INVESTIRE IN EDUCAZIONE E INFORMAZIONE
Determinanti sono gli investimenti per le iniziative nell’ambito nell’educazione e informazione dei consumatori e nell’adozione di strumenti per aumentare la consapevolezza sulla necessità di una dieta sana e sulla qualità dei prodotti. In molti Paesi europei, per esempio, sono state adottate le etichette a semaforo da applicare sulle confezioni dei prodotti: il rosso indica un alimento da consumare limitatamente perché ricco di ingredienti poco salubri, il verde evidenzia un cibo sano, mentre l’arancione consiglia un consumo moderato del prodotto. Ma questo sistema, chiamato nutri-score che dà gli strumenti al consumatore per scegliere un prodotto sano, è stato contestato da Coldiretti e dai Ministeri delle Politiche Agricole e Salute e quindi in Italia non è stato adottato. Un’occasione mancata perché poteva essere un ottimo strumento per informare i consumatori e per motivare i produttori a migliorare la qualità dei prodotti a partire dalle materie prime.

LA RESPONSABILITA’ DELLA RISTORAZIONE
Anche la ristorazione ha una grande responsabilità sulla salute dei suoi clienti. Se guardiamo anche solo ai numeri dei consumatori che usufruiscono della ristorazione scolastica (2.000.000) capiamo quale sia l’impatto sulla salute e sulla crescita dei bambini che consumano un pasto a scuola per circa 200 giorni l’anno. La ristorazione scolastica, ma in generale tutta la ristorazione collettiva, deve essere un soggetto attivo nella promozione della salute e della sostenibilità nel Paese dove opera. Questo significa assumere un comportamento etico e responsabile capace di filtrare le scelte organizzative sulla base di criteri di salute e sostenibilità ambientale e quindi considerare attentamente la qualità delle materie prime, quali modelli di produzione (e di cottura) dei pasti e la tipologia di piatto all’interno di un menu bilanciato e sostenibile. Aspetti che nel loro insieme impattano sulla qualità del gusto, sulla salubrità del cibo e sul potere nutrizionale del pasto. Il protocollo HACCP che garantisce l’igiene del pasto nella ristorazione collettiva non è più sufficiente. Ad esso bisogna agganciare il protocollo NACCP che garantisce il mantenimento delle proprietà nutrizionali degli alimenti e il biologico (meglio se di filiera corta) per non avere veleni nel piatto, soprattutto in quello dei bambini.

GUIDA AD UNA ALIMENTAZIONE SANA E SICURA
RESPLa FAO e l’OMS hanno prodotto una guida che spiega ai governi le fasi per garantire una salubrità alimentare ai cittadini:

1 Accertati che il cibo sia sicuro. I governi devono garantire cibi sicuri e nutrienti per tutti.

2 Coltivalo in modo sicuro.  Produttori agricoli e alimentari devono adottare metodi corretti.

3 Tienilo al sicuro. Gli operatori di settore devono garantire che il cibo sia trasportato, immagazzinato, conservato e gestito in modo sicuro.

4 Verifica che sia sicuro. I consumatori devono ricevere informazioni tempestive, chiare e affidabili sui rischi nutrizionali e patologici legati alle loro scelte alimentari.

5 L’unione fa la salubrità. I governi, gli enti economici regionali, le organizzazioni delle Nazioni Unite, le agenzie di sviluppo, le organizzazioni commerciali, i gruppi di produttori e consumatori, gli istituti universitari e di ricerca e gli enti privati devono collaborare sulle problematiche della salubrità alimentare.

SIAMO TUTTI CHIAMATI A COMPORTAMENTI RESPONSABILI
L’indicazione che emerge chiara è che la responsabilità è di tutti, dai genitori che educano il gusto dei propri figli, ai governanti che con l’azione politica possono indirizzare il sistema produttivo e alimentare verso logiche di promozione della salute dei cittadini e del pianeta.