Dopo la petizione per evitare di plastificare la mensa con le monoporzioni (arrivata a più di 30.000 firme in pochi giorni!) la società civile si unisce in un appello ai Sindaci e alle istituzioni che hanno potere decisionale sulla mensa per mettere in guardia sui rischi del lunch box e della ‘semplificazione del pasto’ a scuola. Foodinsider.it insieme ad Aiab, Cittadinanzattiva, Genima genitori in rete, Legambiente, Save the children, Slow Food e il Comitato Promotore Food Policy di Roma hanno redatto un documento dove espongono i rischi del lunch box e delle relative monoporzioni, soluzione che è stata fatta passare come ‘opportuna’ da alcune regioni, come la Lombardia. In realtà più che essere opportuna questa soluzione, che non ha nessuna ragione scientifica che la giustifichi, rappresenta un danno che ricadrebbe su vari aspetti:

  • sull’ambiente (aumento plastica e cibo rifiutato);
  • sulla salute dei bambini e l’educazione alimentare (decadimento del valore del pasto: riduzione potere nutrizionale dei piatti – incremento somministrazione cibo processato);
  • sulla filiera alimentare (impoverimento del tessuto economico locale);  
  • sull’impiego (riduzione della forza lavoro);
  • sul consenso politico (conflittualità tra famiglie e Amministrazione a fronte dell’aumento delle tariffe/decadimento qualità).

Le indicazioni del lunch box e le relative monoporzioni (di cui si parla nel documento del Comitato Scientifico del 28 maggio), insieme alla ‘semplificazione del pasto’, introdotta con il Piano Scuola 2020 scompaiono nelle recenti Linee guida per i bambini dagli 0-6.
Ma rimane la ‘fake news’ delle monoporzioni passata come soluzione ‘più sicura’ (quando invece il virus non si trasmette attraverso il cibo). La necessità di un documento, con profonde basi scientifiche, siglato dalla società civile, che solleva l’infondatezza di questa soluzione e i relativi rischi diventa fondamentale per mettere in guardia i Comuni e informare su possibili modalità alternative per somministrare il pasto in classe. La soluzione quindi c’è e costa di meno rispetto alle monoporzioni che richiede di investire in macchine per termosigillare i piatti e plastificare il pasto a scuola.

Per garantire il pasto in sicurezza senza scadere nelle monoporzioni, si potrà infatti mantenere le multi-porzioni in vassoi dotandosi di carrelli termici che permetteranno di somministrare il pasto ai bambini in classe attraverso il personale addetto allo scodellamento, opportunamente formato e dotato di guanti e mascherine. In questo modo si manterrebbe il processo di produzione dei pasti tradizionale, insieme a qualità e sicurezza dei piatti senza tagliare il personale. Il pasto continuerebbe ad essere quello in linea con la dieta mediterranea senza deroghe ai CAM.

La strategia di uscita dalla fase più strettamente emergenziale della pandemia da Covid-19 richiede che l’adozione di provvedimenti di prevenzione dei contagi si inquadrino in una visione lungimirante, capace di coniugare la tutela della salute, dell’ambiente, dello sviluppo locale e della socializzazione. La società civile è concorde nel contestare la scelta di una soluzione costosa, come quella del lunch box, che punta alle cucine industriali e al pasto plastificato, che rischia di diventare lo standard da cui sarà difficile tornare indietro. Il modello di mensa scolastica in Italia non può essere la mensa ‘fast food’, ma un servizio inquadrato come strumento di politica sociale, economica e ambientale. Oggi più che mai la mensa deve essere intesa come opportunità per superare la crisi e sostenere le famiglie, soprattutto quelle i cui bambini rischiano di avere un solo pasto quotidiano, che sarà quello della scuola. Più di 1 bambino su 10, secondo i dati Istat del 2018, vive in condizioni di grave povertà, un dato che ora sale drammaticamente e che richiede che almeno il pasto a scuola sia il migliore possibile sia dal punto di vista organolettico, nutrizionale ma anche educativo.