A Pescara i reati che ruotano intorno all’inchiesta sulla mensa scolastica sono corruzione, falso, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture. Sarebbero coinvolti quattro dirigenti della Cir Food e due dipendenti del Comune di Pescara che avrebbero dovuto assolvere a funzioni di controllo. Invece di verificare la corretta esecuzione dell’appalto della mensa scolastica c’è stato uno scambio di favori che si è spinto fino all’assunzione a tempo determinato del figlio di uno dei due Amministratori comunali. Il sistema ‘Pescara’, (o ‘il sistema’?) consiste nel corrompere coloro a cui spettano le funzioni di controllo per fornire un servizio di qualità inferiore rispetto a quello definito a contratto. In questo caso il costo dell’appalto, che avrebbe dovuto essere di 221.000 euro, si è ridotto a 93.000, con un ulteriore vantaggio economico valutato 700.000 euro pari alle ore  non lavorate del personale. In totale 828.000 euro di possibili risparmi per la Cir Food, secondo l’impianto accusatorio.
L’inchiesta è partita dopo i controlli della Guardia di Finanza nel 2014 che hanno fatto emergere una serie di incongruenze rispetto all’appalto originario che prevedeva, per esempio, la costruzione da parte della Cir Food di un centro di cottura che invece non è stato mai realizzato.
Il caso Pescara deve far riflettere sulla qualità del sistema di controllo che ruota intorno alla mensa scolastica:  quali garanzie ci sono che il servizio offerto sia effettivamente quello che i genitori pagano? come essere sicuri dell’assoluta integrità di chi è deputato al controllo? ci sono conflitti d’interesse tra controllato e controllore? quanto ha inciso la diffusa debolezza dei sistemi di controllo con il declino della qualità della mensa degli ultimi anni? Possono i genitori contribuire al processo di controllo a monte, e non solo a valle del servizio, come già avviene a Perugia?