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Il 17 novembre si è tenuta l’udienza presso il Tribunale di Milano che ha discusso di fronte al giudice il ricorso fatto da alcuni genitori milanesi per il riconoscimento del diritto al pasto da casa in alternativa alla mensa scolastica. Il ricorso dei genitori, per la precisione, non mira solo al riconoscimento del diritto di scegliere per i propri figli tra la refezione scolastica e il pasto domestico, (aspetto ormai consolidato), ma soprattutto la facoltà di consumarlo all’interno del refettorio durante l’ora del pasto. Oggetto del contendere è il refettorio come spazio condiviso per consumare i pasti, siano essi quelli forniti dalla mensa, oppure quelli portati da casa.

Fino ad oggi il Comune di Milano ai genitori ‘obiettori della mensa‘ ha sempre risposto che la sentenza di giugno della Corte di Torino, (che apre al pasto da casa) vale solo per i torinesi. Ora però questo vincolo potrebbe sciogliersi: l’ordinanza del giudice che farà seguito di qualche giorno all’udienza del 17 novembre, formalizzerà la possibilità del pasto da casa in alternativa alla mensa e chiarirà, probabilmente, come consumare il pasto domestico all’interno della scuola.

In attesa dell’ordinanza del giudice, l’Ufficio Scolastico Regionale si è espresso, in una nota firmata dal Direttore Generale Delia Campanelli, in merito agli aspetti organizzativi del pasto da casa all’interno delle scuole milanesi per sollecitare le scuole affinché si preparino a questa possibilità.
La comunicazione inviata ai Dirigenti delle scuole, agli Uffici scolastici territoriali, ai Sindacati, all’Anci e all’Assessore regionale all’Istruzione Valentina Aprea, introduce delle indicazioni “provvisorie e straordinarie” alle scuole, pur riconoscendo l’autonomia di ciascuna scuola nell’adottare l’organizzazione più idonea in base alla propria realtà. Alla nota viene allegato anche un facsimile di lettera di disdetta del servizio mensa per i genitori che optano per il pasto da casa.
Questa apertura alla schiscetta a ridosso dell’ordinanza sembra anticipare la previsione dell’esito del Tribunale a favore del pasto da casa in refettorio e a dare gli strumenti ai Presidi affinché si organizzino per tempo. La conseguente domanda è come reagirà il Comune. L’Amministrazione milanese ha tutto l’interesse a difendere lo status quo, con Milano Ristorazione, visto che ne possiede il 99% e si è dimostrata in questi ultimi due anni particolarmente redditizia (2.400.000 di utili nel bilancio 2015).

Fino ad oggi la Vicesindaco Scavuzzo, più volte sollecitata sul tema ‘schiscetta‘ dalla Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa, non ha mai voluto affrontare questo tema. L’Amministrazione si è fatta scudo del fatto che a Milano sono pochi i genitori che hanno optato per il pasto da casa. Tuttavia la Rappresentanza  fa notare che, se l’Ufficio Scolastico Regionale sta già lavorando per predisporre le condizioni organizzative per il consumo del pasto da casa all’interno della scuola, il Comune deve necessariamente attivarsi per la ‘predisposizione immediata dell’informativa e della modulistica utile ai genitori che desiderano rinunciare alla mensa scolastica fornendo i propri figli di un pasto proprio’.
E’ quanto chiedono formalmente i genitori al Vicesindaco, sia a seguito della nota dell’USR, ma anche in previsione dell’ordinanza del Tribunale.

Se la comunicazione del Direttore Generale Delia Campanelli prepara all’esito del Tribunale a favore della schiscetta all’interno del refettorio, quale scenario si prefigura per la mensa scolastica di Milano dopo anni di monopolio indiscusso di Milano Ristorazione? Cosa faranno i genitori: sceglieranno di preparare il pasto ai propri figli ogni giorno o staranno a guardare se il Comune s’impegnerà a fidelizzare i propri clienti, che potrebbero non essere più utenti obbligati della mensa scolastica, con un servizio migliore?