GePubblichiamo la lettera firmata dalla Rete delle commissioni mensa di Genova che risponde al perché i genitori non hanno chiamato l’ASL o meglio, non chiamano più l’ASL, quando trovano delle gravi ‘Non conformità’ in mensa, come quella del pesce servito e scaduto da due mesi.
Gentile signora D., responsabile del settore controllo (servizio ristorazione comunale) lei chiede, a proposito del pesce surgelato scaduto, “come mai non sia stata chiamata l’ASL”. 
Ecco, vogliamo risponderle, anche se la domanda, che riguarda la Rete, non ci è stata posta direttamente.

Non abbiamo chiamato l’ASL:

-perché l’ASL è quell’ente pubblico che dichiara in consiglio comunale di fare sopralluoghi concordati con le ditte “perché le non conformità per noi sono insuccessi”, mentre i genitori dal palco urlano, i consiglieri si distraggono in massa, e la dichiarazione viene omessa dal report ufficiale della seduta.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché l’ASL è quell’ente che non interviene quando le viene consegnata una merendina gonfia come una bomba a mano, “perché è stata consegnata da una mamma e invece bisognava farla custodire dalla ditta”.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché i reperti custoditi dalle ditte, è già successo, possono svanire nel nulla senza che accada nulla.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché l’ASL dice che le frittate sono verdi anche senza spinaci perché contengono solfuri ma non provocano alcun danno per la salute quindi nessun problema.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché non era un cutter quello nel piatto della Tommaseo.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché non può essere che le verdure ricongelate, le arance ammuffite, il pesce scaduto, le mele con doppia etichetta, il formaggio con la muffa, i fagiolini non bio, li troviamo sempre e solo noi.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché non sempre abbiamo a disposizione quelle due o tre ore di tempo per presidiare il campione in attesa che, forse, arrivi qualcuno che dopo due mesi, forse, ci farà sapere, se proprio insistiamo, che andava tutto benissimo.

-non abbiamo chiamato l’ASL perché nessuno ci paga per fare questo lavoro, invece noi paghiamo voi che non lo fate, anzi, cercate sempre cavilli per cavar d’impaccio le ditte (si signora D. c’era proprio scritto “preferibilmente entro” aprile, la sua domanda è ben posta, ma eravamo a giugno, lei ai suoi bambini dava pesce scaduto da due mesi?).

Un servizio pubblico gestito così è un servizio che insulta il cittadino, che si sente giustamente impotente, inerme, colpito in quel che c’è di più prezioso, la tutela di suo figlio.

No signora D. non abbiamo chiamato l’ASL. Però abbiamo chiamato i NAS. 

Comodamente da casa e dopo aver preso i bambini da scuola. Abbiamo atteso due comode ore da casa, non seduti su un gradino come abbiamo fatto tante volte, mal sopportati dalle ditte, o dalle cuoche, o dal Comune che è uguale, e alla fine, seduti comodi, siamo riusciti a parlare con qualcuno. Che ci ha risposto che i NAS non agiscono nel pronto intervento, per cui non erano il servizio giusto. Ma che i NAS, nel caso, fanno inchieste. Il resto lo sa anche lei signora D.

Signora D., provate qualche volte a stare dalla parte delle famiglie. Alzate la voce quando spariscono i reperti. Provate a ricostruire che pezzo intero viene fuori a mettere insieme tutte le lamette nei piatti. Provate a sanzionare le ditte, a pretendere il rispetto del capitolato, a migliorarlo al posto di peggiorarlo. A rispettare i genitori al posto di prenderli in giro. 

Vedrete che dopo un po’ tutto tornerebbe a funzionare, e allora sì, se vi sfuggisse qualcosa, chiameremmo l’ASL. O voi, addirittura.

 Sottoscritto da tutti i genitori della Rete Commissione Mensa Genova.