La connessione tra cibo e semi è un fatto che noi consumatori spesso dimentichiamo. Come dimentichiamo, o non conosciamo, tutto quello che sta dietro alla produzione del cibo. Prendere consapevolezza della relazione tra cibo, semi e tecniche di produzione può, o meglio deve, condizionare le nostre scelte alimentari, perché da questa relazione dipende la salute delle persone e del pianeta. Parola di Salvatore Ceccarelli, esperto di fama mondiale, di agricoltura resiliente, quella che si basa sulla biodiversità ed è in grado di mitigare e resistere ai cambiamenti climatici. E’ considerato il ‘Padre’ dell’agricoltura del futuro, quella che tutela la fertilità delle terre e le comunità degli agricoltori, quella che consente ai cibi di essere nutrienti e sani e non avvelenati dal #glifosato.

Abbiamo intervistato il Prof. Ceccarelli per capire come si muove la ricerca scientifica, quella applicata e non quella chiusa negli ambienti accademici, nell’ambito dell’agricoltura e come la produzione agricola possa adattarsi ai cambiamenti climatici che mettono sempre più a repentaglio le coltivazioni.
Emerge un quadro inquietante di un mondo produttivo in mano alle corporazioni, come Monsanto e Bayer, che vendono semi e pesticidi insieme. Un binomio che fa bene alla finanzia e che alimenta un mercato perverso dove vincono le monocolture e i veleni. Un panorama che preoccupa perché alimenta un sistema che non è in grado di affrontare le sfide del climate change, anzi ne è ulteriore causa.

I consumatori, e i grandi consumatori come le mense collettive, possono influire nel cambio di direzione, scegliendo il cibo in relazione alla provenienza e alle tecniche di coltivazione per non uccidere il pianeta con i veleni, e promuovere una produzione agricola che sopporta i cambiamenti climatici adattandosi ad essi. La scienza applicata va in questa direzione, la finanza e le lobby nell’altra.

I consumatori da che parte scelgono di stare?