quelli del pranzo al saccoDopo che per tutto l’inverno i bambini con il pasto da casa hanno mangiato fuori da scuola, sulle panchine o in macchina quando pioveva, il Comune di Brindisi ha detto di si all’opzione panino all’interno della scuola recependo le istanze dell’ADOC. La possibilità di richiedere il pasto da casa è già di fatto possibile a fronte della circolare del Miur n. 348 del 3 marzo, la quale affida alle Istituzioni Scolastiche la valutazione delle soluzioni idonee al consumo del pasto alternativo alla mensa all’interno della scuola.

A Molfetta, sempre in Puglia, i genitori hanno scelto di fare ricorso al Tar contro gli aumenti della mensa decisi di recente dal Comune nonostante l’Amministrazione non abbia dovuto sostenere maggiori costi del servizio di ristorazione scolastica. Circa 200 genitori hanno fatto una colletta per sostenere le spese legali e hanno dato mandato agli avvocati di avviare le procedure del ricorso. Gli aumenti (retroattivi) delle tariffe hanno già prodotto i primi esoneri dalla mensa. 

Ad Anzio, nel Lazio, la responsabile dell’anticorruzione, Marina Inches, ha segnalato ai Carabinieri presunte pressioni mafiose sulla commissione aggiudicatrice dell’appalto per la mensa scolastica il cui valore economico si aggira intorno ai 10,5 milioni di euro. Questo specifico fatto si somma ad altri preoccupanti segnali che hanno indotto a richiedere l’intervento del Ministro Minniti sul territorio di Anzio.

Sempre nel Lazio a Guidonia i genitori protestano per gli aumenti delle tariffe della mensa scolastica che quasi raddoppiano passando da 429 euro (importo massimo) a  810. E’ partita la petizione dei genitori che chiedono di annullare gli aumenti, rimodulare le fasce Isee, posticipare la data di presentazione del modello Isee dal 15 luglio al 31 agosto, prevedere l’obbligo di informare al momento dell’iscrizione a scuola in merito alle tariffe della mensa scolastica e consentire il passaggio dal tempo pieno al tempo parziale.

agromafie2A Roma è stato presentato da Coldiretti il Rapporto Agromafie 2017. I dati allarmanti parlano di un volume d’affari di quasi 22 miliardi e di un fenomeno tocca anche la gestione delle mense scolastiche e della ristorazione pubblica. Colpisce la classifica delle città dove la criminalità agroalimentare è più forte: Reggio Calabria al primo posto, Genova, al secondo posto, e Verona al terzo. “A Genova, città portuale, è presente un massiccio ingresso di prodotti agricoli dall’estero, con truffe, ad esempio, nel settore dell’olio extravergine di oliva ed importazione di prodotti non consentiti dall’estero, come farine ogm e olii di palma. Verona è il primo punto di arrivo dal Brennero di molti prodotti: lì è forte, ad esempio, il business della falsificazione dei salumi e dei formaggi”.

A Bologna tornano gli scioperi a sorpresa che creano ritardi nelle consegne. I pasti interessati sono 11.000 che vengono prodotti nei centri cucine di Erbosa e Casteldebole quest’ultimo partecipa per solidarietà nei confronti del primo che si trova ad operare con personale sottodimensionato: otto operatori che devono preparare il pranzo per gli alunni e non in 18 come previsto dalla pianta organica. La riduzione del personale all’interno del settore della ristorazione scolastica ha mietuto migliaia di vittime: persi 10.000 posti di lavoro in 15 anni. Elior, l’azienda di ristorazione scolastica che gestisce i due centri cucina, risponde che procederà entro questo mese con nuove assunzioni di personale nei centri pasti Erbosa e Casteldebole.

Sempre a Bologna il 3 aprile si è tenuto il convegno “Nutrire insieme il futuro. Il valore della refezione scolastica come strumento educativo e di inclusione sociale“, organizzato da LegaCoop dietro la sollecitazione di alcune cooperative leader nella ristorazione scolastica (Camst), dove si è discusso della natura del servizio mensa, e del nuovo disegno di legge che dovrebbe disciplinarla.  “Compito delle Istituzioni e del legislatore – ha dichiarato, aprendo i lavori del convegno, la presidente dell’Assemblea Legislativa Regione Emilia Romagna Simonetta Saliera – è prevedere norme e controlli che garantiscano servizi di qualità per i cittadini, ricordandoci sempre che il “tempo mensa” non è solo un momento di ristorazione, ma è a tutti gli effetti un’occasione pedagogica”.


In assoluta controtendenza il Comune di Lamporecchio (Pistoia) riduce il costo della mensa scolastica che passa  5,10 a 4,50 euro a partire dal prossimo settembre. Una diminuzione di circa il 12% a pasto, pari a 110 euro l’anno ad alunno, dovuta alla strategia del Comune di riappropriarsi della mensa scolastica e riprenderne la gestione.

mensa internalizzataLa scelta di internalizzare la mensa è stata motivata dall’Amministrazione al fine di migliorare la qualità della refezione con l’acquisto diretto delle derrate e il reperimento di prodotti a filiera corta oltre alla necessità di ridurre costi derivanti dalla gestione di più cucine con un sistema misto Comune-fornitore. Il Comune ha dato notizia del risultato economico di questa inversione di tendenza rispetto al processo di esternalizzazione delle mense scolastiche italiane di questi anni, attraverso un comunicato stampa all’interno del quale dichiara la volontà di condividere il risparmio ottenuto con l’utenza.

A Savona il Sindaco ha deciso di avviare un percorso di condivisione e confronto con le famiglie prima di procedere con la nuova gara d’appalto per il servizio di ristorazione scolastica una scelta motivata dal fatto che si sono persi molti utenti della mensa. Lo dichiara il Comune in una nota dove afferma che ci sono molti aspetti che hanno influito sull’esodo dalla mensa scolastica: “tra questi, la libertà riconosciuta alle famiglie di portarsi il pasto da casa; le deliberazioni di modifica delle tariffe del servizio (aumentate dal primo gennaio 2017) con l’introduzione delle fasce Isee; la costituzione di un comitato di genitori; lamentele riguardo alla qualità del servizio mensa.”

A Genova i genitori delle scuole Maddalena (infanzia), Daneo (primaria), Don Milani (secondaria di primo grado) hanno proclamato uno sciopero della mensa di 4 giorni, il 2, 3, 4 e 5 maggio, per richiedere una mensa che sia di “qualità, affidabile e scioperorispettoso delle regole”. I genitori vogliono maggiore trasparenza nella gestione dell’appalto delle mense scolastiche, garanzie del rispetto dei capitolati d’appalto attraverso un sistema di controllo efficace e frequente e soprattutto l’applicazione delle sanzioni da parte del Comune in caso di inadempimenti. I genitori chiedono anche l’istituzione di un regolamento delle commissioni mensa ad oggi ancora inesistente e la revisione dei menù scolastici.

 

A Torino l’ASL ha avviato un corso di educazione alimentare dal titolo: CORRETTA ALIMENTAZIONE A CASA E A SCUOLA: aspetti teorici/pratici e cenni di igiene. Il corso si tiene presso la Scuola Primaria Collodi, che ha organizzato con il Servizio igiene alimenti e nutrizione( Sian) due incontri nei quali si parlerà di dieta, di igiene e di stili di vita sani. L’obiettivo è quello di istruire i genitori sulle regole base di un’alimentazione sana con nozioni che riguardano anche la conservazione dei cibi. Tutto questo in risposta all’ampliamento della richiesta del pasto da casa che ha Torino ha sfiorato i 6000 utenti.