11dic/15

Cambiare la mensa si può

Elena AlquatiCibi riconoscibili, ingredienti naturali e verdure fresche di stagione il tutto condito con passione, attenzione alle esigenze dei piccoli e ricette semplici. Si può fare! Meglio se con la collaborazione di tutti, soprattutto dei docenti che in mensa svolgono un’attività educativa e come tale il loro esempio e il loro approccio verso il cibo è il modello con cui si confrontano i bambini a scuola e da cui traggono l’esempio.

L’esperienza all’interno della ‘macchina organizzativa’ delle cucine delle scuole, consente di dire ad Elena Alquati, che nonostante le criticità e i limiti di un contesto come quello delle mense scolastiche è possibile elaborare un menu di qualità, dove vengano rispettate le indicazioni dell’OMS, e offerte delle ricette gradevoli e appetitose.

La sinergia tra tutti gli attori della refezione scolastica: il Comune, il fornitore del servizio di ristorazione, l’ASL, la direzione scolastica, le insegnanti e i genitori delle commissioni mensa possono, insieme, migliorare la qualità delle mense se gli obiettivi e interessi sono comuni.

Il modello organizzativo che sottintende la mensa fa da padrone: drammaticamente diverso sarà il gusto di un piatto trasportato dal centro cucina centrale che ristagna per ore nei contenitori prima di essere servito e consumato in mensa, rispetto a quello che viene elaborato nella cucina della scuola e servito a breve. Il modello del centro cucina unico, o uno dei pochi, segna il declino del gusto anche del piatto più appetitoso. Bisogna ripensare un modello che non sacrifichi tutte le cucine delle scuole in nome dell’efficienza e del taglio dei costi, ma che trovi un equilibrio tra numero dei piatti elaborati, distanza dalla cucina alla scuola, e tempo di ristagno del cibo da quando è cotto a quando è servito.

Infine imprescindibile è l’educazione al ‘buon cibo’  fatta ai bambini fin da piccoli. Conoscere il percorso che il cibo fa “dall’orto al “piatto” ovvero dove si trovano i cibi, e come vengono preparati per essere consumati, ma soprattutto la loro storia, la loro tradizione, le curiosità, contribuiscono a creare una ‘cultura del cibo’ e a saper riconoscere, scegliere e gustare piatti sani e appetitosi. Meglio se preparati dai bambini.

11dic/15

Mense scolastiche: storie, realtà e confronti

Menu MilanoI Comuni stanno progressivamente delegando il servizio di refezione scolastica a soggetti esterni (aziende partecipate o operatori economici del settore) che in cambio garantiscono efficienza e riduzione dei costi. Questo passaggio ha generato un conflitto incolmabile tra qualità e profitto spostando un servizio che dovrebbe essere al centro delle politiche sociali dei Comuni in opportunità di business per gli operatori del settore. Risultato? aumento degli sprechi per il degrado della qualità dei piatti e genitori arrabbiati con figli che escono da scuola con le pance vuote.
Proviamo a fare una semplice cronistoria delle mense scolastiche e con essa a spiegare perché si stanno diffondendo le commissioni mensa.

A Milano le prime commissioni mensa sono nate intorno agli anni ’70 con il nome ‘pane e latte’.  Era un momento di ‘passaggio’ perché la centrale del latte di Milano, fino allora di proprietà del Comune, era appena stata venduta alla Granarolo e da quel momento il latte non era più disponibile a titolo gratuito, quindi scomparve dalla tavola delle mense scolastiche. Era l’epoca in cui quasi tutte le scuole avevano una cucina interna, ogni scuola un cuoco e personale dipendente comunale, era tutto fresco (tranne il pesce). In maniera inversamente proporzionale con la chiusura progressiva di molti centri cucina nelle scuole sono aumentate le commissioni mensa: a Milano sono circa 2.500, ma anche nel resto della penisola i genitori ‘007 delle mense’ crescono e si organizzano.
Negli ultimi anni le mense scolastiche hanno cambiato pelle.
Per motivi economici e scelte politiche i Comuni hanno delegato a logiche economiche un servizio che appartiene per sua natura alle politiche sociali di una città. L’effetto ha prodotto risultati qualitativi sconfortanti e genitori scontenti. Spesso il ‘controllore’ del servizio scade in conflitti d’interesse ed ecco che la rete pullula di pagine facebook o blog di comitati mensa che cercano soluzioni o iniziative forti per uscire dal tunnel.
Se da un lato le aziende producono utile sul servizio di refezione scolastica, dall’altra l’elaborazione dei piatti si adatta a modelli industriali: mega centri cucina per ridurre i costi, cibo pronto all’uso, menu appiattiti su polpette, crocchette, hamburger, bastoncini,… cibo che ristagna per ore prima di essere servito in mensa.
I genitori dei vari comuni d’Italia si riconoscono negli stessi problemi e nasce spontanea la Rete dei comitati mensa, la newsletter, e confronti interessanti.
Il Menu a punti crea un po’ di imbarazzo: si va da menu super biologici, dove tutto è fresco e di stagione, a menu ‘plug and play’, scarta e consuma, fino a realtà fortemente sbilanciate su proteine animali.
Obiettivo dei genitori è quello di trovare standard qualitativi alti e comuni a tutti, arginare il processo di industrializzazione dei cibi in mensa, riconoscere e legittimare controlli dei genitori in maniera uniforme in tutti i Comuni, vincolare i Comuni all’applicazione concreta del PAN GPP, trovare un equilibrio etico tra qualità e profitto, riportare il servizio mense scolastiche al centro delle politiche sociali dei Comuni.

I genitori consapevoli non stanno più a guardare, ma entrano in gioco per cambiare le regole, per stabilire dei principi che mettano i bambini e la loro salute al ‘centro’ e fuori dalle logiche di business.

11dic/15

Franco Berrino ‘Cambiamo la mensa’

Franco BerrinoQuanto sono ‘aggiornate’ le linee guida della ristorazione scolastica? Sono state recepite nei menu delle mense scolastiche le indicazioni dell’OMSI menu scolastici sono troppo proteici? Perché ci sono i distributori di merendine e bevande a scuola? Nell’Aula Magna dell’Istituto dei Tumori, lo scorso 2 dicembre, il Dr. Franco Berrino, epidemiologo ed esperto di correlazione tra cibo e tumori, ha fatto emergere molti dubbi sulla qualità delle mense scolastiche italiane.

Benché qualche ASL all’avanguardia abbia recepito le indicazioni delle raccomandazioni internazionali (WCRF, Codice Anticancro, ECAC, OMS) la maggior parte dei menu scolastici risultano troppo proteici, pressoché privi di alimenti integrali biologici (pasta, pane, o riso integrali e biologici),  scarsi sono gli alimenti ad alto fattore protettivo come i legumi e le verdure, mentre quasi dappertutto presenti sono le carni conservate, salumi in primis. La maggior parte sono menu anacronistici e non mettono al centro la salute dei bambini.

Tutti gli studi sulla prevenzione di tumori e malattie cronico- degenerative consigliano l’assunzione di proteine vegetali come legumi abbinati a cereali e verdura e una riduzione del consumo di carne, eliminando le carni conservate, inserite dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro  nel gruppo 1 delle circa 115 sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta.

Ma nella lista delle carni pericolose indicate dall’AIRC non ci sono solo le carni lavorate, ma anche le carni rosse, quindi maiale, manzo, vitello, (oltre ad agnello, pecora, cavalli e capre) che sono quelle che troviamo con molta frequenza nei piatti delle mense scolastiche e che invece andrebbero drasticamente diminuite.

Due sono le strade da intraprendere subito: una istituzionale con un adeguamento e aggiornamento delle Linee guida della ristorazione scolastica nazionale e regionali, la seconda è quella di iniziare un percorso serio di educazione alimentare che entri nelle scuole come materia di insegnamento sia teorica che pratica. I bambini devono imparare a conoscere la qualità fisiche, organolettiche e le proprietà dei cibi che poi riconosceranno in mensa, e che quindi gusteranno con consapevolezza.
Solo così si cresceranno persone consapevoli del fatto che la salute passa anche e soprattutto dal cibo e che attraverso la qualità del gusto si può trasformare in piacere.

30nov/15

News Flash dai Comitati Mensa

Gli 007 delle mense, come il Corriere ha chiamato la Rete dei comitati mensa, è in piena attività. A Bologna, per esempio, il 17 novembre, all’alba, tre gruppi di genitori delle Commissioni Mensa diNews Flash dai comitati mensa d'Italia diverse scuole della città, hanno visitato a sorpresa i tre Centri Produzione del fornitore del servizio di ristorazione scolastica. Grande disponibilità e cortesia da parte di tutto il personale ha caratterizzato l’ispezione, che ha rilevato evidenti differenze tra i tre centri pasto per quanto riguarda strutture e spazi operativi. A Genova invece per accedere ai centri cucina i genitori delle commissioni mensa hanno istituito una ‘CM Guard‘ una specie di ‘supereroe’ che accompagna i genitori nelle ispezioni per contrastare l’ostruzionismo del personale dei centri cucina che è stato fatto in passato ad ogni controllo. Apertura o ostruzionismo? L’approccio verso i genitori commissari mensa cambia da Comune a Comune. A Milano le ispezioni nei centri cucina si possono fare, ma bisogna avvisare almeno il giorno prima. A Napoli, le segnalazioni dei genitori rilevano che alcuni Dirigenti scolastici pretendono che persino l’ispezione in mensa sia preventivamente comunicata alla scuola.  A Perugia invece il Comune autorizza una sola ispezione in mensa alla settimana. Purtroppo i limiti al controllo sia delle istituzioni che dei Presidi rischiano di compromettere il rapporto di fiducia tra le parti. Ne abbiamo voluto parlare perché il tema della trasparenza e del ‘potersi fidare’ tocca una sensibilità comune a tutti.

In questa edizione parliamo anche dell’evento del 2 dicembre presso l’Istituto dei Tumori organizzato dal Professor Berrino e Elena Alquati con ‘Cambiamo la mensa’, della strategia delle polpette che emerge dalle indicazioni del consorzio Oricon che unisce i ‘colossi’ della ristorazione scolastica, del Ricorso al Tar per motivi aggiunti dei genitori perugini, della realtà di Como dove il Comune ha deciso di chiudere 18 cucine e del ‘pasto da casa’ che a Brescia è percepita come una conquista,  ma sembra più un ritorno al passato.

Per chi non lo avesse ancora fatto rilanciamo l’invito a compilare il questionario online Menu a punti  (sviluppato in collaborazione con l’ASL2 di Milano), che permette di valutare la qualità del menu servito nella vostra mensa scolastica. Dal confronto emergono dati interessanti che vorremmo, a breve, rendere pubblici.  

30nov/15

Milano, 2 dicembre: Cambiamo la mensa

Mercoledì 2 dicembre alle 15.00 all’interno dei tradizionali ‘Pomeriggi delle prevenzione‘ che il Dott. Berrino tiene all’Istituto dei Tumori di Milano, si parlerà di mense scolastiche. L’obiettivo è quello di ‘Cambiare la mensa’ per renderla più salutare e al passo coi tempiBerrino e Alquati. L’associazione l’Ordine dell’Universo, presieduta da Elena Alquati e, l’associazione La Grande via, presieduta dal Dott. Franco Berrino, si sono unite per costituire un movimento dal nome “Coordinamento Cambiamo la Mensa”, con l’obiettivo di fare una pressione saggia, pacata  e consapevole, affinchè, i risultati delle  ultime ricerche scientifiche, recentemente inserite  nel “Quarto Codice Europeo contro il cancro” e, presenti sul sito del Ministero della Salute, non debbano più essere ignorate. Questi gli aspetti salienti che non possono più essere esclusi dai criteri di formulazione dei menu scolastici:

1.  mangiare principalmente cereali integrali, legumi, verdura e frutta


2.  limitare i cibi ad alto contenuto calorico (cibi con alto contenuto di zuccheri e grassi) ed evita le bevande zuccherate

3.  evitare la carne conservata; limita la carne rossa e i cibi ad alto contenuto di sale


Queste indicazioni scientifiche, se recepite  e rese operative all’interno dei menu della ristorazione scolastica, ma anche negli ospedali e nelle mense in generale, possono contribuire a ottenere miglioramenti sostanziali nella prevenzione delle malattie e quindi nella tutela della salute ed  il benessere. Per questo, contiamo sull’aiuto di genitori, insegnanti, medici, pediatri,  e di tutte quelle persone che credono sia importante questo cambiamento.

Al momento siamo riusciti ad essere ascoltati dal Governo e abbiamo consegnato queste stesse regole, affinché entrino a far parte di un progetto di legge. I presupposti sono positivi e, durante l’incontro del 2 dicembre, sarà ospite l’Onorevole Dallai che ci parlerà delle  iniziative legislative per una più corretta alimentazione e della lotta allo spreco alimentare.


Saranno presenti anche altri ospiti illustri, con uno spazio di intervento per i partecipanti all’evento.  Un grande passo è stato fatto e, pensiamo che sia stata intrapresa la giusta direzione.

Elena Alquati
Coordinamento Cambiamo la mensa

30nov/15

La strategia della polpetta

strategia della polpettaIn merito all’indagine mense effettuata da Oricon, in qualità di movimento rete comitati mensa e di genitori che regolarmente effettuano ispezioni nelle mense, integriamo la ricerca con dati e interrogativi utili. 

Anzitutto, al fine di individuare le cause degli sprechi, andrebbero confrontate le quantità prodotte nei comuni in cui sia prevista la frutta a merenda (ad es. Pisa) rispetto a quelle prodotte laddove, al contrario, domini la “merendina.

Circa l’affermazione ‘pesce sì, ma solo sotto forma di polpette, bastoncini o alla mugnaia …‘, poiché pare più una scelta di opportunità industriale che non un’indicazione di valore nutrizionale, chiediamo: di quanto viene ridotta la quantità di materia nobile a favore di ingredienti accessori (solitamente patata)? Il potere nutrizionale di una polpetta è uguale a quello di una fettina ‘autentica’ di carne o di un filetto di pesce? Dal punto di vista educativo, perché insegnare ai bambini che sia preferibile il cibo manipolato a quello riconoscibile alla vista e all’olfatto?  
Dai controlli effettuati quotidianamente sui menu risulta che stia prevalendo ‘la strategia della polpetta’, in uno con il progressivo abbandono delle materie prime fresche, per privilegiare il cibo pronto all’uso e una montagna di verdure IV (lavate, trattate e imbustate) e V gamma (lavate, cotte, trattate e imbustate), che al supermercato costano fino a 10 volte di più della verdura fresca.
Inoltre, si registra una progressiva chiusura delle cucine per una strategia di accentramento in mega centri cottura dove l’elaborazione dei pasti non ha più la cura di un tempo, con un netto appiattimento delle ricette, materie prime pronte all’uso e processi industriali. Come può tutto ciò non incidere sul gradimento da parte dei bambini?

Infine: le grammature. Come possono 70 grammi di pasta, pensati per un bambino di 10 anni, non eccedere per un bambino di 6?
Le grammature vanno rimodulate per età, salvaguardando la possibilità di bis.  

Il modello ideale? Frutta a metà mattina per tutti, pinzimonio di verdure fresche o verdure cotte, tutte di stagione, come entréé, per assicurarne il consumo, poi pasta e secondo.

I genitori si aprono al confronto, in quanto la tutela del diritto ad un pasto sano, fondato sul diritto alla salute e ad una alimentazione sana ed equilibrata, non può essere delegata ad un operatore che abbia come unici obiettivi quelli di riduzione dei costi e di aumento di profitti. Il conflitto di interessi è evidente e non può ammettersi che il business del gestore prevalga sulla salute dei bambini.


30nov/15

Perugia tra azioni legali e ostruzionismo

A Perugia i genitori non scherzano: a ottobre il Ricorso al Tar e a novembre, il 24, è stato depositato il ricoricorso al Tarrso per motivi aggiunti. Le due Associazioni dei genitori ricorrenti dichiarano di aver rilevato, infatti, ulteriori motivi di illegittimità in merito all’operato del Comune nell’ambito della gara d’appalto di questa estate per l’esternalizzazione del servizio di ristorazione scolastica, oggetto del contenzioso, dopo anni di gestione ‘virtuosa’ della mensa con i genitori addetti alla gestione acquisti alimentari. Agli svariati e numerosi vizi già denunciati nel ricorso al Tar si aggiungono, tra gli altri, ‘una dichiarazione integrativa dell’offerta, una dichiarazione generica circa un non meglio precisato contenzioso in atto con altra Stazione appaltante, di cui però il Comune non ha minimamente né motivatamente tenuto conto, e il fatto che il bando non sia mai stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, come invece impone l’art. 66 del Codice dei contratti pubblici, nonostante si fosse autovincolato ad una procedura aperta che impone la formalità‘.

Sul piano legale la partita è ancora aperta e tutta da giocare, sul piano operativo invece il Comune attacca con nuove iniziative che limitano i controlli dei genitori, per esempio vincolando le ispezioni a non più di una volta a settimana e vietando di ottenere la pesatura degli alimenti serviti ai bambini. Questo quanto affermano le commissioni mensa: ‘ai genitori vengono opposti limiti uno dopo l’altro e si cerca di ostacolarli nel controllare l’andamento del servizio, la qualità e le quantità delle derrate alimentari somministrate ai propri figli, impedendogli anche di verificare le grammature e il magazzino. Il Comune sta cercando sempre più di perseguire l’intento di scaricare i genitori sul gestore, al quale vorrebbe addirittura che venissero rivolte le segnalazioni: il controllato che diventa controllore e che dovrebbe autodenunciarsi per l’applicazione delle sanzioni.
Una follia, visto che per evidenti ragioni di conflitto di interesse il più delle volte non vengono nemmeno aperte le non conformità di un prodotto. Assoluta mancanza di trasparenza da parte del Comune: l’Assessore che si rifiuta di partecipare anche al tavolo paritetico, salvo farsi bello con le derrate acquistate dai genitori l’anno scorso e donate senza chiedere niente a nessuno, anche perché altri Presidenti l’avevano fatto prima di lui, totale carenza di informazione sull’esito dei controlli dell’acqua e dei controlli di ASL e NAS, cambiamenti improvvisi di menù non richiesti dai genitori ma solo dal gestore e senza dire perché. Da ultimo, il Comune in uno con il gestore non ha nemmeno invitato i genitori alla conferenza stampa del 25 novembre, che si terrà di mattina, di fatto (forse non a caso) impedendo ai diretti interessati (genitori utenti) di parteciparvi. I genitori, data la non volontà del Comune di fare il Consiglio aperto, in attesa della convocazione del prossimo incontro del tavolo paritetico, stanno organizzando un’Assemblea Generale a cui invitare Sindaco, Assessore e consiglieri tutti.


Questa l’ultima puntata di questa telenovela di cui vi teniamo aggiornati.

Avv. Alessandra Bircolotti
Legale che ha depositato i ricorsi al Tar

 

30nov/15

A Como chiudono 18 cucine

Stemma di ComoAnche Como si aggiunge al lungo elenco di realtà dove il tema delle mense scolastiche sta diventando un questione attorno alla quale genitori e amministratori sono costretti a confrontarsi in maniera sempre più accesa.
Le novità in vista sono due: l’idea di accorpare le 18 cucine che ad oggi servono le scuole comunali – 4500 pasti giornalieri, già frutto di una prima razionalizzazione che negli anni scorsi portò alla soppressione delle strutture che servivano meno di 100 pasti giornalieri – in un unico centro cottura, dal quale ogni giorno e su più turni partirebbero 6 furgoni che consegnerebbero sul territorio i pasti. Dall’altra la rivisitazione dei menu concordata con l’ASL di competenza che – rifacendosi a statistiche che dimostrerebbero nei bambini l’aumento dei tassi di soprappeso e obesità – vorrebbe ridurre la grammatura delle porzioni, ridimensionare l’utilizzo di condimenti come olio, parmigiano e sale, e inserire nuove materie prime – legumi in primis – al posto della carne.

Ma veniamo per ordine.


L’accorpamento dei centri cottura è stato ufficializzato lo scorso venerdì 13 novembre nell’ambito di un’assemblea aperta alla cittadinanza. Non che i numerosi cittadini presenti non se l’aspettassero; quello  che ci si immaginava era un maggior margine di contrattazione. In buona sostanza le cose invece sono state presentate come una decisione già presa, dettata dall’esigenza di razionalizzare le spese oltre che dallo stato di alcune strutture ormai lontane dalle norme di sicurezza dettate dagli organi preposti.
A fronte di un costo annuo di circa 1 milione e 800mila euro, con una morosità definita “fisiologica” e una quota parte coperta dalle rette scolastiche dell’87%, per il Comune la nuova strategia comporterebbe un risparmio di 350/400mila euro circa, dovuto al taglio di una quarantina di dipendenti a contratto determinato, oltre a una maggiore scontistica sugli acquisti delle derrate alimentari.

Razionalizzazione dei costi che – è notizia di ieri giovedì 18 novembre – potrebbe anche concretizzarsi in un alleggerimento del bollettino stimato attorno al 15%.

Scontata la reazione dei genitori, che temono un abbassamento della qualità del servizio, per quanto l’assessore comunale alle politiche scolastiche Silvia Magni abbia assicurato un miglioramento qualitativo dello stesso, oltre a garantirne la fattibilità nel rispetto dei 30 minuti massimi che le norme di comportamento prevedono per la consegna di un piatto caldo.

Rassicurazione che il Comune dice di aver già testato sul campo con simulazioni ad hoc, che però nella tentativo realizzato ieri dal quotidiano locale “La Provincia” ha richiesto ¼ d’ora in più per essere portato a termine.


Ad allarmare ancora più i genitori è però la scelta dell’ASL di rivisitare i menù. Troppo spesso alcuni piatti non vengono neppure assaggiati  e i ragazzi arrivano a casa a metà pomeriggio con una fame “necessariamente tamponata” con quanto di più facile e veloce si riesce a rimediare nella dispensa, merendine e panini. Per monitorare la situazione e disporre di dati precisi sui quali confrontarsi è nata un’iniziativa che sembra piacere a genitori, docenti, dirigenti comunali e anche all’assessorato di competenza: istituire un registro di gradimento delle mense cittadine. In pratica sarebbero i bambini stessi a indicare – giorno per giorno e appena rientrati in classe – quanto hanno consumato di ogni singolo piatto.
I dati verrebbero poi incasellati in una statistica che a lungo termine sarebbe capace di indicare l’indice di gradimento di ogni portata ma anche la curva di crescita del gradimento stesso legato al singolo piatto, che avrebbe quindi modo di essere metabolizzato, promosso o bocciato in seguito a una serie di riproposizioni e non al primo assaggio.

Iniziativa che sembra piacere a tutti, che costringe la refezione scolastica a mettersi in gioco e confrontare “sul campo” il successo e l’insuccesso dei propri menù, ma sulla quale l’ASL – non a caso la struttura alla quale tocca mettere a punto i menù e che al momento si è sempre trincerata dietro l’obbligo/dovere di rispettare indicazioni  di respiro nazionale – non si è ancora espressa.
Un sottrarsi al confronto talmente mal recepito dalle famiglie che – se perpetrato nel tempo – potrebbe portarle a iniziative di protesta.

Marco Corengia
Comitato genitori scuola elementare Via Giussani, Como

29nov/15

La commissione mensa? ‘un valore aggiunto per la scuola’

mensa scolasticaLa figura delle  commissioni mensa è molto importante nella nostra scuola per l’azione di controllo che svolge e per le iniziative di educazione alimentare che si affiancano all’attività didattica coinvolgendo le famiglie sul territorio’. Ecco cosa dichiara il Preside dell’Istituto Comprensivo Giusti D’Assisi di Milano. ‘Il legame di reciproco rispetto e di confronto aperto che si è costruito negli anni tra le commissioni mensa, la direzione scolastica e il personale del servizio di ristorazione scolastica ci permette di realizzare dei progetti insieme, pur mantenendo distinto il proprio ruolo istituzionale. Per questo la commissione mensa nella nostra realtà è un valore aggiunto per la scuola‘.

Purtroppo non dappertutto è così. Nel centro e sud Italia dove le commissioni mensa non sono così radicate nel tempo, sono spesso percepite come un’invasione di campo’ da parte dei dirigenti scolastici e un fastidio per le Amministrazioni comunali che in qualche caso fanno ostruzionismo ai commissari mensa per ostacolarne le ispezioni. A Venezia i comitati mensa non possono accedere ai centri cottura prima delle 8.30, quando, di fatto, il cibo del giorno è già cucinato e in gran parte già nei contenitori. Il comune e le ditte si fanno forti delle linee guida dell’Ulss che suggeriscono di non andare prima delle 8.30 per non intralciare il lavoro del personale. Si tratta di un suggerimento, non un regolamento ma di fatto permette di limitare l’attività dei comitati mensa e impedisce di verificare il pasto nella sua fase produttiva. Sono queste le segnalazioni che ci arrivano, soprattutto da Perugia, dove è il Comune che limita l’azione dei genitori autorizzando una sola ispezione alla settimana, ma anche a Napoli dove l’Amministrazione non riconosce più di 3 commissari mensa in ogni scuola. Nel capoluogo campano solo da quest’anno è stato approvato il regolamento delle commissioni mensa, mentre nei Comuni limitrofi gli amministratori non lo hanno ancora fatto, pur sapendo che le commissioni mensa sono un organo istituzionale riconosciuto a livello nazionale dalle linee guida della ristorazione scolastica e pertanto ha il diritto di svolgere le attività di monitoraggio e sorveglianza all’interno delle proprie scuole di riferimento.  In assenza di indicazioni comunali, le commissioni mensa si autoregolano o mutuano regolamenti dei comuni vicini, ma per fortuna, non stanno ad attendere i tempi della politica

La storia, e la realtà di oggi, insegnano che  intorno alla qualità o meno della refezione scolastica, che tocca la salute e l’educazione dei bambini, ma anche la serenità delle famiglie si può rompere o costruire il rapporto di fiducia tra cittadini e amministratori comunali. Auspicabile che nelle politiche sociali dei Comuni se ne tenga conto, con una prospettiva che vada oltre ai meri aspetti di budget ma rientri in una vision che miri a crescere cittadini del futuro.

 

 

 

29nov/15

Il pasto da casa, conquista o ritorno al passato?

L’ASL di Brescia è la prima realtà istituzionale che ha dato l’ok alla possibilità di portare il pasto da caschiscettasa e consumarlo a scuola. Ci chiediamo cosa rappresenti questa novità, se un passo indietro o, in alcuni casi, un’opportunità. Vogliamo dare voce ad un papà dell’Osservatorio Mense di Bologna, Giulio Mannino, che su questo argomento ci ha dato un contributo che condividiamo con voi.

Dal mio punto di vista, il pasto da casa può essere solo uno strumento di lotta o rivendicazione e non una vera soluzione. Come tale, infatti, sono convinto che rappresenti soprattutto una sconfitta, sotto molti punti di vista. Personalmente ritengo che la mensa scolastica sia una importante conquista sociale e andrebbe difesa con tutte le forze. Ogni bambino ha il diritto ad un pasto di qualità, senza distinzioni sociali. Se a garantirlo non sono più le Istituzioni, ma le famiglie, sappiamo bene che, anche in questo ambito, si rispecchieranno le stesse disuguaglianze e differenze di classe, che già prevalgono altrove. Le scuole invece dovrebbero restare luoghi protetti in cui l’educazione all’uguaglianza e il diritto alle pari opportunità, passano anche attraverso il momento del pasto. Sono ingredienti invisibili ma riempiono quotidianamente anch’essi il piatto dei nostri figli. Credo vi sia anche questo in ciò a cui si rinuncia quando il problema collettivo della qualità della mensa scolastica trova, come estrema soluzione, una risposta individuale.

Personalmente, sono sempre più convinto che, da un decennio a questa parte, sotto la pressione dei potentati economici delle grandi aziende di ristorazione collettiva, si sia trasformata l’incapacità delle strutture pubbliche e le scarse risorse di cui dispongono, nelle premesse tristemente “ideali” per generare nuovi mercati e opportunità economiche. Con tutti i limiti delle semplificazioni: ciò che non è più sostenibile (parola ad altissimo contenuto di ambiguità) per il pubblico, ad un certo punto diventa prerogativa e opportunità per il privato: diventa cioè mercato. Quel preciso momento è il punto di origine di un conflitto insanabile tra obiettivi divergenti: la miglior qualità possibile per l’alimentazione dei bambini e il miglior profitto d’impresa per le aziende di ristorazione. Le politiche aziendali però sono cosa ben diversa dalle politiche sociali…
Credo che i genitori stiano prendendo sempre più consapevolezza che questa tendenza crescente al disimpegno da parte delle amministrazioni comunali in favore di questi grandi soggetti economici, produce una mutazione profonda nel ruolo dei propri bambini e delle loro famiglie a scuola. Lo status di cittadino cede, pericolosamente, altre quote a quello di consumatore. Ciò che credo emerga diffusamente e in modo crescente tra i genitori, è la percezione della necessità e urgenza di porre degli argini a questa deriva. La costituzione diffusa delle Commissioni Mensa, le rivendicazioni di buoni capitolati, trasparenza delle informazioni e tariffe eque accessibili a tutti, nonchè le mobilitazioni, petizioni e ricorsi sono tutti espressione di una volontà comune e diffusa tra i genitori di intervento diretto sulle “regole del gioco”. Sono esempi di partecipazione consapevole, responsabile e organizzata. Sono le premesse necessarie per attivare il cambiamento, forse le uniche. Di certo nessuna di queste ha origine da una risposta solo individuale
.


Giulio Mannino
Osservatorio Mense Bologna