28ott/15

Menu stellato in asilo

A tavola con piatti di ceramicaCibo rigorosamente biologico, pesce fresco, frutta e verdura di stagione, stoviglie in ceramica, ricette sfiziose…eppure non è un ristorante stellato, ma un asilo. Sorprende, entrando in questa scuola materna, il profumo che viene dalla cucina, ma ancor più sorprendono le risposte dei bambini alla domanda: ‘qual è il piatto che ti piace di più?  ‘polpette di tofu’, ‘pasta con i broccoli’ (!),…poi finalmente la solita: ‘la pasta al sugo’, dove in realtà il sugo è a base di cipolle, carote e barbabietole…

Siamo all’asilo nido e scuola materna, il Giardino degli Elfi di Milano, una realtà  scolastica di un centinaio di bambini, nata  14 anni fa con una propria una cucina interna e un menu tradizionale. Poi 5 anni fa il primo cambiamento verso una cucina naturale: meno carne, meno latticini, più piatti a base di verdura e legumi, fino al salto di qualità l’anno scorso con un menu rivisto da una professionista della ‘cucina sana’ Elena Alquati (Presidente dell’Associazione l’Ordine dell’Universo) che Valentina Barbavaro , la direttrice, ha voluto ingaggiare per ridisegnare il menu. Tra una zuppa di Shrek (vellutata di piselli), i tortini di carote con farina di mandorla e i filetti di trota all’arancia,  il menu propone un perfetto equilibrio di nutrimenti recuperando i cibi  più nobili della dieta mediterranea con molti piatti a base di legumi, semi (mandorle, noci, pistacchi) e una grande varietà di cereali e verdure proposte in modo furbo per assecondare il gusto dei bambini.

Come spesso succede il cambiamento nasce da eventi personali che innescano percorsi di conoscenza che Valentina, la regista del cambiamento, ha voluto condividere a favore dei bambini migliorando la qualità delle materie prime, del menu e il gusto dei piatti.

Di questa esperienza due sono i risultati più importanti: il fatto che a tavola gli scarti sono ridotti al minimo a fronte dei bis e tris che i bambini richiedono e, ancora più importante, la percezione di una netta riduzione del numero di assenze dei bambini per malattia, che le maestre ‘storiche’ dell’asilo confermano. Sarà un caso?

28ott/15

Campolongo, un esempio di mensa biosostenibile

mensa biosostenibileA CAMPOLONGO MAGGIORE (Venezia), una realtà di 10.400 abitanti in provincia di Venezia, il Comune ha realizzato un capolavoro di mensa scolastica, che Michela Facchinetti promotrice di questa eccellenza, ci racconta.

Il nostro è stato un lungo percorso iniziato grazie ad un gruppo di genitori “bionsensibili”. Si sono conosciuti alla scuola dell’infanzia nel 1998 dove hanno trovato un servizio mensa molto diffuso in quel periodo ma che i bambini non gradivano per niente. Il cibo era preparato con prodotti da agricoltura convenzionale servito in monoporzione sigillata: una vaschetta di plastica per ciascuna portata, con cibo preparato ore prima, sigillato a caldo, mantenuto ad alte temperature fino al consumo. Quando i bambini sollevavano la pellicola c’era tutta la condensa che scivolava giù, un odore spesso nauseabondo! Risultato: una quantità di avanzi  impressionante, anche oltre il 60%.  Di fronte ad una situazione così triste questi genitori hanno contattato il Comitato Genitori di Padova che da anni si occupava del miglioramento delle mense e organizzava corsi sull’alimentazione, quindi hanno chiesto al sindaco di promuovere dei miglioramenti del servizio con questi obiettivi:

a) fornire agli alunni pasti nutrizionalmente validi, graditi e preparati con ingredienti da agricoltura biologica;

b) ridurre l’impatto ambientale complessivo del servizio e ridurre i rifiuti prodotti dalla mensa scolastica;

c)    sensibilizzare alunni, insegnanti, operatori e famiglie sulla questione ambientale.

Dal 2001 il Sindaco e l’assessore competente hanno promosso e sostenuto i miglioramenti richiesti perseguendo gli obiettivi indicati e cercando sempre di comunicare i vari passaggi alle famiglie degli alunni e al personale della scuola. Io, che sono  dipendente comunale, ho cominciato a seguire il servizio di mensa in questo momento e mi sono occupata dei vari passaggi. All’inizio il cibo biologico è stato servito in mensa in monoporzione e successivamente si è passati allo scodellamento in stoviglie monouso (piatti di plastica o vassoi multiporzioni).

Con la gara d’appalto aggiudicata per il triennio 2004/2006 si è fatto un grande salto di qualità. D’un colpo, sono state eliminate le stoviglie monosuo, mantenuto lo scodellamento del cibo biologico e fatto un grande lavoro sul menu che doveva essere vario e appetitoso. In particolare, il passaggio alle stoviglie durevoli con servizio al tavolo ha migliorato il gradimento di minestre e zuppe, risotti e verdura cruda. Di certo un piatto di porcellana, un bicchiere di vetro e le posate vere hanno reso il servizio molto familiare. Da gennaio 2006 è stata eliminata l’acqua in bottiglia di plastica, sostituita da quella di rubinetto servita in brocca. L’azienda ULSS controlla tutt’ora regolarmente la qualità dell’acqua servita.

In seguito i miglioramenti sono stati continui e graduali con qualche salto coraggioso in avanti come la settimana senza carne.

All’inizio il pasto (tutto compreso, cioè pasto biologico al 95%, servizio scodellato al tavolo secondo l’ordine, non tutto insieme come nel self-service, incluso il lavaggio delle stoviglie durevoli)  costava in media 6,30 € + Iva. Nel 2014 l’appalto ha messo insieme sei Comuni della Riviera del Brenta, per lo stesso tipo di servizio cui si è aggiunta la gestione dei buoni pasto: è stato aggiudicato a luglio 2014 al prezzo di € 4,95 + Iva a pasto. Rispetto a questi costi vivi per il Comune, la quota a carico delle famiglie dipende dalle scelte politiche degli amministratori di ciascun Comune e nella nostra area (Riviera del Brenta) il costo del buono va dai 3 ai 5 €.

Quali sono state le difficoltà principali?

All’inizio di questa avventura non c’era molta sensibilità in generale e da parte dei genitori che non erano molto disposti a pagare anche qualcosa in più pur di dare ai figli un pasto più sano. L’amministrazione se ne faceva carico in parte ma qualcosa in più ricadeva sulle famiglie a causa delle note difficoltà finanziarie dei Comuni e della regola per cui i servizi a domanda individuale devono gradualmente raggiungere la copertura totale della spesa. Nel 2004 e fino al 2010, rispetto ad altri appalti il costo del nostro pasto era oggettivamente più alto del 20%. Per fortuna gli amministratori erano convinti della scelta e la difendevano, anzi volevano fare sempre meglio e attivare tutte le leve che può muovere un servizio di mensa di qualità, attento all’ambiente e alla sostenibilità. Abbiamo anche rischiato di vedere annullata una gara d’appalto ma siamo andati avanti. Nel tempo, è cresciuta la sensibilità per questi temi, si è lavorato per ridurre i costi del servizio, abbiamo cercato di allargare l’esperienza ai Comuni vicini incontrando tante volte gli amministratori, i genitori, gli insegnanti e le commissioni mensa degli altri Comuni. Con qualcuno abbiamo fatto una convenzione, altri si sono costruiti un loro servizio prendendo dalla nostra esperienza ciò che era più adatto o riproducibile nella loro realtà.

Si riesce a individuare quanto incide il biologico sul costo (in percentuale)?

Il costo del pasto dipende da tanti elementi, di sicuro però il cibo biologico non pesa in maniera rilevante poiché la quota delle derrate rappresenta circa il 30% del costo totale. Per risparmiare ci sono tanti modi come ad esempio la riduzione della carne. Inoltre non possiamo trascurare i costi nascosti (esempio: quanto costa al Comune smaltire gli avanzi e i rifiuti delle mense?)

Il vostro appalto può definirsi un appalto ‘verde’?

Altrochè, anzi, per molti aspetti supera i parametri indicati dai Criteri Ambientali Minimi. E devo dire, con orgoglio, che il gruppo di lavoro dei CAM ha preso spunto anche dalla nostra esperienza per elaborare questo documento.

I genitori sono soddisfatti del servizio mensa scolastica?

I genitori attenti alla salute anche futura dei figli e/o alle tematiche ambientali sono molto soddisfatti da un servizio così organizzato. I bambini parlano a casa di quello che mangiano in mensa, qualcuno mi hanno chiesto le ricette, alcuni prendono spunto dal menù per preparare qualcosa di nuovo a casa. Abbiamo introdotto tanti sughi con le verdure (asparagi, porri, radicchio, carciofi, funghi, spinaci, peperoni, ecc.) rigorosamente attenti alla stagionalità: i bambini e i ragazzi delle medie hanno molto apprezzato, addirittura certi cibi non li avevano mai mangiati neanche a casa!.

Michela Facchinetti
michela.facchinetti@mail.com

28ott/15

La forza dei comitati mensa di Bologna

osservatorio_bolognaA Bologna tutto cominciò con una mela!
Nel novembre 2011 una mamma legge un’indagine di Altroconsumo sulla presenza di pesticidi e sostanze dannose nei cibi delle mense scolastiche italiane e scopre che Seribo srl, la società partecipata che gestisce il servizio di refezione scolastica a Bologna (51% Comune di Bologna e 49% Camst ed Elior Ristorazione), non ha dato la sua disponibilità per l’analisi dei prodotti.

L’applicazione della L.R.29/2002

Questa mamma decide di far analizzare privatamente una mela della mensa della figlia e scopre che, il frutto conteneva contemporaneamente 7 residui di pesticidi, tutto regolare per la legge ma non per una mamma. Alcuni genitori cominciano ad organizzarsi e presentano in Comune una petizione di 1700 firme  con la richiesta di applicazione della legge Regionale n.29/2002 dell’Emilia-Romagna, che prevede l’impiego di alimenti provenienti da colture biologiche  per una percentuale pari  al 70% nelle mense scolastiche.

I piatti che si muovono!

L’altro punto molto sentito è quello legato all’utilizzo della plastica. Perché in tutte le scuole comunali di Bologna, dal 2003 al 2014, i bambini hanno sempre utilizzato piatti e bicchieri  di plastica producendo un’enorme mole di rifiuti. Ai genitori dell’Osservatorio sembra un pessimo esempio per i bambini, sia per l’educazione alimentare che ambientale, ma la preoccupazione maggiore rimane sempre quella per la salute.

Il Prof. Morando Soffritti, direttore  dell’Istituto Ramazzini, invitato a relazionare ad una Commissione conoscitiva in Comune dai genitori, riferisce i risultati della ricerche effettuate sulla pericolosità dei piatti di plastica.
I piatti contengono sostanze come ftalati e bisfenolo A, sostanze altamente tossiche, lo ftalato viene rilasciato lentamente al contatto con tutto ciò che è cibo caldo, oleoso e acido. In seguito L’Istituto Ramazzini pubblica, anche su nostra richiesta, una dettagliata relazione scientifica.

La Commissione Mensa Cittadina

A marzo 2013 avviene il riconoscimento del Regolamento della Commissione Mensa Cittadina. La CMC diventa un tavolo di incontro degli stakeholder della refezione scolastica: 3 rappresentanti dei genitori,  l’Assessore all’Istruzione, 3 insegnanti, un Presidente di Quartiere, l’Asl e il gestore  del servizio di ristorazione. Tanto lavoro da fare ma le continue e inascoltate richieste dei genitori portano al primo dei due “scioperi del panino”, con cui si chiedono tariffe più basse e la restituzione degli ingenti e ingiustificati guadagni della partecipata Seribo. Infatti alcuni genitori si dedicano a studiare  i Bilanci della società e si accorgono che i guadagni sono   andati  ben oltre ogni ragionevole profitto di settore.

Le Cms

In gran parte delle scuole primarie e dell’infanzia di Bologna si costituiscono le  commissioni mensa fatte di genitori,  che si occupano di verificare, attraverso gli assaggi, la qualità dei pasti, i menù proposti, gli scarti e la funzionalità del servizio.

Il Credito Etico

Viene presentata una petizione online per il credito etico, con cui si chiede al socio privato la rinuncia degli utili 2014 e 2015che per l’Osservatorio sarebbero dovuti essere investiti nella costruzione dei 3 nuovi centri pasti promessi, invece soltanto un centro pasti è stato costruito.

Le conquiste

  • Parte degli utili 2013 (pari a € 629.000,00) è stata messa a riserva dalla società; 
  • nell’anno scolastico 2015/2016  le tariffe sono state abbassate;
  • in gran parte delle  scuole è stata introdotta la lavastoviglie e abbandonati i piatti di plastica;
  • le Linee di Indirizzo definite dai genitori sono state inserite nel nuovo capitolato per il nuovo bando di gara.
  • gli alimenti di origine biologica impiegati nella mensa raggiungono ora l’80%.

Controlli

Il Comune di Bologna ha scelto ora di privatizzare il servizio e questo obbliga da una parte il Comune a costruire un efficiente quanto efficace servizio di controllo & qualità, e dall’altra costringe i genitori ad un continuo controllo & monitoraggio.

Genitori e impegno comune

Con la collaborazione i genitori sono stati in grado di tessere una vasta rete fatta di Commissioni Mensa presenti nelle scuole primarie e dell’infanzia di Bologna, che si relazionano quotidianamente e lottano perché la ristorazione scolastica  provveda “alla tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” (art. 32 della Costituzione).

I genitori uniti possono e devono “alzare la testa” e pretendere dal Comune e dal gestore del servizio che la salute e il benessere dei propri  figli  prevalga, in una società in  cui il profitto sembra l’unico valore.

Osservatorio Mense Bologna

28ott/15

Macerata: la spesa la fanno i genitori

spesaIn alcune scuole di Macerata sono i genitori che gestiscono il processo di acquisto degli alimenti per la mensa scolastica. Abbiamo chiesto a Tiziano, uno dei papà che si occupa dell’approvvigionamento della mensa scolastica, di raccontarci come funziona.
Il nostro è un Comitato Mensa che esiste da diversi anni, nato tanto tempo fa grazie ad un gruppo di genitori che si sono organizzati per gestire al meglio la cucina all’interno della scuola dei propri figli.
Il nostro attuale Comitato Mensa è composto da 4 genitori che hanno stipulato una convenzione sottoscritta con il Comune, con l’impegno di collaborare ed operare al meglio nella scelta dei fornitori, nel controllo della qualità del cibo, nella segnalazione di eventuali criticità, nella gestione del pagamento e riscossione quote mensa riguardanti una scuola primaria ed una scuola di infanzia per un totale di circa 220 bambini.
Il personale che opera all’interno della cucina è scelto e gestito dall’amministrazione comunale, noi, come Comitato, provvediamo a:

– scegliere i fornitori (quasi totalmente produttori di merce biologica certificata), cercando di favorire dapprima le aziende locali, poi, laddove il prodotto non corrisponde alle aspettative, rivolgendoci a zone un po’ più distanti;
– controllare la documentazione fiscale relativa all’arrivo ed al pagamento della stessa, per fare ciò abbiamo aperto un c/c intestato al Comitato dove 2 di noi possono operare con Password, ma tutti hanno la possibilità di controllare entrate ed uscite, tutti i pagamenti vengono effettuati con bonifico bancario;
monitorare le entrate relative al pagamento delle quote mensa da parte delle famiglie, previsto ogni 3 mesi, e controllare il conteggio relativo al nr. corretto di giorni da pagare per ogni alunno, anche in funzione delle eventuali assenze da scalare;
controllare il rimborso da parte del Comune delle quote pasto relative a personale Docente e ATA e bambini esonerati;
programmare eventuali piccoli investimenti a favore della scuola laddove sia presente un piccolo avanzo di cassaper acquistare materiale didattico utile  o per piccoli gadget da regalare ai bambini in occasione del Natale e Pasqua.

La forza del nostro Comitato risiede nel fatto che ognuno di noi si occupa di qualcosa secondo le proprie capacità, ma tutti sono al corrente di quello che viene fatto, abbiamo creato anche un indirizzo di posta elettronica per poter comunicare con tutti i genitori che lo vogliono. Un altro punto di forza è dato anche dall’onestà della quasi totalità delle famiglie degli alunni, che provvedono  con puntualità ai pagamenti.
Il Comune però da quest’anno ha iniziato un processo di cambiamento nella gestione di tassa comunale e quote mensa, per cui ad esempio la tassa comunale sarà ripartita su ogni singola quota giornaliera prevista per l’alunno, secondo un sistema informatizzato e particolare, per cui anche il nostro Comitato sarà chiamato a svolgere una funzione di controllo qualità cibo e non più di gestione complessiva.
La nostra amministrazione comunale negli ultimi anni ha dedicato un’attenzione particolare alle mense delle nostre scuole ed ha portato quasi tutti gli istituti ad avere mense quasi totalmente biologiche, la nostra volontà di mantenerci autonomi fino ad oggi, con non pochi sacrifici, è stata solo spinta dalla voglia di creare un gruppo di lavoro (genitori, cuochi, fornitori) efficiente e con prodotti di qualità, con non dovevano sottostare a nessuna condizione di appalto, ma dovevano solo preoccuparsi di offrire un prodotto il più sano possibile, pur restando in una condizione di prezzo onesto.

Tiziano Carducci, Comitato Mensa Macerata mensamediagazzi@gmail.com

28ott/15

Verona ‘mensa shock’

Tribunale-PenaleQuesto viaggio comincia  una domenica di fine ottobre 2013 in cui i genitori di Verona leggono sul L’Arena – quotidiano locale – “ i ghe da magnar la sabbia al posto dela carne”. La frase veniva pronunciata in una intercettazione telefonica da un funzionario pubblico del comune scaligero in merito all’appalto della refezione scolastica.  Da quel giorno  i genitori hanno deciso di vederci chiaro.’ Così ci scrive Marta del Comitato Mensa di Verona,  spiegando che ta concessa a ottobre 2014. Oggi, a due anni di distanza, cosa è cambiato? Nella mensa nulla, il cambiamento è culturale e vi spiego perché. I genitori dopo aver visto con i loro occhi la fiera degli orrori nei centri cottura hanno compreso che il problema non è la ditta che dovrebbe avere un’etica, ma  è schiava della logica dei profittiil problema è che il Comune stabilisce condizioni di gara in cui alla qualità del servizio (nel quale  rientra anche la qualità della manodopera e le materie prime) vengono attribuiti solo 14 punti su 100Il secondo problema riguarda l’inidoneità degli organi di controllo:  ULSS20 e Comune si recano lo stesso giorno nel medesimo centro cottura e l’ULSS non riscontra anomalie a dispetto delle   gravi non conformità accertate dal Comune che però non sanziona correttamente. Ci arrendiamo? Assolutamente no. I bambini si fidano dei loro genitori e non li tradiremo. Siamo determinati a salvaguardare la loro salute e il piacere a mangiare assieme cibo sano e appetibile. I cittadini sono la lobby più potente del mondo.‘grazie all’unico consigliere comunale che appoggiò l’indagine, Gianni Benciolini, abbiamo acquisito migliaia di documenti su come veniva gestita la mensa dei bambini nonché sulle modalità con cui comune e ULSS20 svolgevano i controlli dovuti su eventuali anomalie, anche delle materie prime. 

Le indagini ci hanno svelato documenti inquietanti che sono convogliate nel deposito di un esposto alla Procura della Repubblica di Verona grazie all’assistenza legale dell’avv. Guido Beghini. I reati ipotizzati vanno dalla frode in commercio alla truffa ai reati di falso e omissioni in atti d’ufficio. Durante il processo sull’appalto della refezione scolastica il PM, che ha visionato la documentazione depositata, ha definito la refezione come la “fiera degli orrori”. Per dare un’idea della gravità della situazione, dal 12 settembre al 20 dicembre 2013 vennero rilevate 319 non conformità a cui aggiungere le centinaia di segnalazioni da parte dei genitori e degli insegnanti con tanto di foto: non conformità della carne,  frutta e verdura marcia che non era stata ritirata, stoccaggio promiscuo delle materie prime per le diete speciali, pesce maleodorante e immangiabile. In almeno 50 occasioni  in 4 mesi le temperature dei cibi – condizione importantissima per preservarne la salubrità- non erano a norma. La giustizia italiana, si sa, ha i suoi tempi e allora assieme al consigliere Benciolini sso la costituzione delle commissioni mensa per avere uno strumento immediato a tutela dei nostri figli.

L’ostruzionismo del comune, rispetto alle commissioni, rasentò il ridicolo, soprattutto se si pensa che il diritto di vigilanza da parte dei genitori attraverso la commissione  è  previsto dallo stato e dalla Regione Veneto. Per esercitarlo abbiamo dovuto raccogliere quasi duemila firme in due mesi, finite nel cassetto del sindaco Flavio Tosi.    La commissione ci è  stata concessa a ottobre 2014. Oggi, a due anni di distanza, cosa è cambiato? Nella mensa nulla, il cambiamento è culturale e vi spiego perché. I genitori dopo aver visto con i loro occhi la fiera degli orrori nei centri cottura hanno compreso che il problema non è la ditta che dovrebbe avere un’etica, ma  è schiava della logica dei profittiil problema è che il Comune stabilisce condizioni di gara in cui alla qualità del servizio (nel quale  rientra anche la qualità della manodopera e le materie prime) vengono attribuiti solo 14 punti su 100. Il secondo problema riguarda gli organi di controllo:  non riusciamo a comprendere per quale ragione l’ULSS non abbia riscontrato alcuna anomalia rispetto alla gravi non conformità accertate dal comune/agec. Anche questo episodio è al vaglio della magistratura

Ci arrendiamo? Assolutamente no. I bambini si fidano dei loro genitori e non li tradiremo. Siamo determinati a salvaguardare la loro salute e il piacere a mangiare assieme cibo sano e appetibile. I cittadini sono la lobby più potente del mondo.

Marta Vanzetto
Comitato Mensa di Verona

22set/15

Dal Risiko alla Rete: nasce la newsletter dei comitati mensa

Vista dall’alto sembra il risiko delle mense scolastche. Di fatto è una guerra dove le grandi aziende di ristorazione si contendono il dominio sui Comuni per conquistarsi i grandi appalti della ristorazione scolastica.
Vince chi chi si aggiudica il servizio di refezione scolastica di più comuni, chi perde, spesso, sono i bambini.
Così vediamo Giunte comunali che si apprestano, e a volte improvvisano, grandi gare d’appalto per esternalizzare il servizio mensa brandendo l’arma del risparmio e genitori imbufaliti che allo stesso prezzo si trovano un altro servizio. Facebook pullula di pagine di comitati mensa o associazioni di genitori che contestano il degrado della qualità del servizio mensa, che organizzano proteste, cercano riferimenti normativi, alleanze, idee per difendere il diritto ad un pasto sano per i propri figli.
Per questo nasce la newsletter sulle mense scolastiche italiane, per dare voce ai genitori, scambiare informazioni, trovare strumenti utili per capire la propria realtà, ma soprattutto per sviluppare una rete di genitori, comitati o commissioni mensa a livello nazionale, in grado di confrontarsi e proporre modelli di mensa sana e sostenibile che sappia riscoprire un approccio etico delle Amministrazioni che mettano al centro la salute dei bambini.

In questa prima Newsletter parliamo di realtà molto ‘vivaci’ come quelle di Perugia, Terni, Venezia, Napoli, Milano e Genova.
Se anche tu hai qualcosa da dire, vuoi raccontarci la tua mensa, far parte della rete dei comitati mensa allora scrivici, stiamo costruendo un primo data base
di commissioni mensa distribuite sul territorio nazionale, cercando di mappare le diverse realtà. Siamo sicuri che il risultato di questo confronto costruttivo sarà capace di aumentare consapevolezza e aiutare i genitori, gli operatori del settore e le Amministrazioni a sviluppare una mensa migliore.

Claudia Paltrinieri
claudiapaltrinieri@yahoo.it
Responsabile progetto editoriale foodinsider.it
Commissaria Mensa scuola Media Panzini e Materna S.S. Trinità

22set/15

Perugia, genitori sul piede di guerra contro il Comune

Perugia_newsUna mamma racconta la persistente lotta contro l’esternalizzazione della mensa scolastica che il Comune, con una inaspettata gara d’appalto agostana, ha ‘scippato’ ai genitori. “La nostra realtà a Perugia, era, fino a ieri, molto partecipata dai genitori che si occupavano dell’approvvigionamento delle materie prime sul territorio, con criteri di qualità ed economia, reinvestendo nella scuola i risparmi, frutto di una gestione oculata degli acquisti di tutto l’anno. Nonostante i tentativi di difendere una realtà che ha sempre funzionato e ha prodotto benefici ai bambini, al territorio e alla scuola, la prospettiva che abbiamo oggi è quella di una mensa scolastica ‘esternalizzata‘ che rischia di perdere qualità delle materie prime e in generale del servizio di ristorazione scolastica, il tutto grazie ad una gara d’appalto del valore di 3 milioni 721mila euro su cui, noi genitori, abbiamo espresso molti dubbi.

Cerco di farvi una sintesi della situazione: diversi anni fa il Comune ha provato a fare una esternalizzazione della refezione scolastica, con dimensionamento dei punti cottura, diminuzione del personale comunale addetto ecc…., le proteste dei genitori hanno fatto si che si procedesse all’esternalizzazione completa di otto scuole, raggruppate sotto un unico Polo Mensa: come in altre parti in questa situazione è una grande azienda la Elcor, che insieme a una cooperativa locale gestisce tutto, servizio e acquisto derrate. L’hanno chiamata “sperimentazione”, ma è ormai in essere da dieci anni e a oggi non siamo riusciti ad avere una seria valutazione di questa sperimentazione, né, cosa gravissima, i bilanci. Accanto a questa esternalizzazione che definiamo “totale”, c’è stato il dimensionamento delle cucine: sono state eliminate delle cucine e si sono costituiti dei poli mensa: una cucina che fornisce pasti alla propria scuola e ad altre 2/3. In queste scuole fino a oggi erano i genitori, attraverso i Comitati Mensa ad acquistare le derrate aimentari, grazie ad una Convenzione elaborata dal Comune di Perugia alcuni anni orsono.

In tale Convenzione veniva normata la seguente prassi: i genitori, eletti a inizio anno nel Comitato, si occupavano della selezione dei fornitori secondo criteri di qualità e risparmio ( ovviamente con grande attenzione alla qualità) e dei prodotti da acquistare presso i fornitori privilegiando sempre fornitori locali garantiti, conosciuti per la qualità. Ogni Comitato sceglieva i suoi. Nella scuola di mio figlio, per esempio, in cui è presente la cucina: ogni settimana ( menù e grammature stabilite dalla nutrizionista ASL) noi effettuavamo gli ordini di concerto con le cuoche, scegliendo ad esempio per la pasta fresca in uno dei migliori negozi della zona, per la frutta e la verdura dei fornitori locali di cui potevamo controllare anche i magazzini. In questo modo abbiamo evitato, per il semplice fatto di non acquistarli, di cucinare bastoncini o prodotti surgelati, tra cui le patate che il personale di cucina non voleva tagliare, e abbiamo, potendo scegliere a monte cosa comperare, ovviato a molte scelte che si sarebbero volute fare per semplificarsi il lavoro. Noi pagavamo una retta mensile e il Comune ci “restituiva” ogni due mesi un ‘tot’ a bambino con cui noi effettuavamo gli acquisti. A fine anno c’era sempre un sostanzioso avanzo di denaro derivante dalla nostra gestione e il denaro, sempre secondo la Convenzione, poteva essere speso per la scuola: progetti didattici, materiali, giochi, uscite didattiche.

Ovviamente nel Polo Mensa totalmente esternalizzato non hanno mai avuto alcun avanzo da reinvestire per la scuola (a parità di retta mensile versata) e nemmeno contributi dal Comune, e hanno dovuto affrontare diversi problemi a partire dal piatto unico che i bambini non gradivano per niente.

L’amministrazione quest’anno ha deciso di esternalizzare tutto, togliendo ai Comitati la Convenzione con cui potevano effettuare gli acquisti. E’ stata una vicenda molto triste sul piano politico che continuiamo a contestare anche con iniziative legali con il ricorso al Tar, ma pianificheremo altre forme di protesta a breve.

Noi avremmo voluto avere un anno ponte in cui costruire, attraverso un tavolo di coprogettazione un’alternativa sia alla totale esternalizzazione, sia alla nostra esperienza, ma che consentisse ai genitori di svolgere un ruolo significativo e sostanziale nella gestione. Siamo convinti, vedendo cosa succede altrove e anche vicino a noi, che la formula del controllo finale, sul pasto non sia davvero efficace e che si traduca spesso in contenziosi e basta.

Partivamo da un’esperienza che ci ha sempre consentito con massima trasparenza di tutelare la qualità del cibo e di contribuire alla crescita anche culturale della comunità e dei bambini, oggi non sappiamo, anche se possiamo immaginarlo, cosa ci aspetta.

Patrizia Tabacchini
Commissione mensa Perugia

Per seguire il dibattito in corso c’è una pagina Facebook molto attiva dove i genitori si confrontano e discutono iniziative per contrastare l’estenalizzazione della mensa scolastica.

22set/15

Fallito a Terni il tentativo di esternalizzare la mensa scolastica

mense scolastiche TerniAd agosto l’Assessore alla Pubblica Istruzione di Terni dispone la chiusura di quattro mense scolastiche e l’esternalizzazione del servizio, poi il dietrofront a fine mese: i bambini continueranno a mangiare i pasti cucinati nella scuola, su piatti di ceramica (e non di plastica!) ma, soprattutto, non verrà più presa alcuna decisione dall’Amministrazione senza il confronto e coinvolgimento dei genitori.

E’ tornato il sereno dopo un’estate tempestata di proteste dei genitori e dei sindacati a suon di petizioni, la minaccia di una class action e la prospettiva di un’occupazione pacifica del Consiglio comunale. La battaglia dei genitori, sostenuta in particolare dal segretario provinciale della UIL, è riuscita a dimostrare l’infondatezza del risparmio dichiarato dalla Giunta e a spostare l’attenzione sugli sprechi.

Si tratta di una vicenda complessa dove alla fine ha prevalso il buon senso. Molto hanno fatto i genitori grazie alla loro coesione e costanza, significativo e determinante il supporto dei sindacati che si sono fatti portatori degli interessi della comunità cittadina, ma importante è anche riconoscere che una ‘buona Amministrazione’  è capace di ridiscutere le proprie scelte e fare interventi di razionalizzazione eliminando le spese inutili, garantendo la qualità dei servizi.

22set/15

Genitori in rivolta per gli aumenti in Laguna

sindaco_brugnaroCon l’avvio della mensa scolastiche delle scuole di Venezia partono anche le proteste dei genitori. Riportiamo qui sotto il comunicato stampa integrale che spiega le ragioni della protesta e a lato la lettera siglata da Brugnaro (il neosindaco) con la quale si impegnava a non procedere a rincari della mensa in piena campagna elettorale.

COMUNICATO STAMPA 21/09/21015
Gli aumenti dei ticket mensa deliberati dalla Giunta commissariale e pari a 0,70 € a pasto entreranno in vigore il 23 settembre 2015. Aumenti che graveranno sui magri bilanci della famiglie e saranno applicati a parità di servizio.

Il Neosindaco Brugnaro in campagna elettorale aveva sottoscritto di suo pugno l’impegno a ridurre i rincari (aumentando 0,30€ a pasto invece che 0,70€), di procedere al ripristino entro l’inizio dell’ anno scolastico dell’art. 10 del Regolamento di Refezione Scolastica da cui la Giunta Commissariale aveva stralciato il tetto massimo di contribuzione dell’utenza fissato al 60%. Inoltre ad oggi i Comitati Mensa, il Comitato Tecnico Permanente per la Ristorazione Scolastica e gli Utenti non ancora sono stati convolti nel tanto richiesto intervento di ristrutturazione del servizio mensa offerto.
I genitori si preparano quindi a numerose iniziative in vista dell’inizio del servizio mensa sia perchè gli impegni vegano mantenuti e anche perché la nuova amministrazione si faccia carico delle numerose segnalazioni di comitati mensa che da anni evidenziano gli enormi sprechi di cibo, la necessità di trasparenza e pubblicazione dei costi, della provenienza delle derrate, della qualità dei piatti serviti e della loro gradibilità e la necessità di garantire varietà e salubrità del pasto così come indicato dalle linee guida e dai più recenti studi nel campo dell’alimentazione dell’infanzia.

Emanuela Tognotti, Eugenio Parziale genitori dei Comitati mensa ed eletti nel CTP per Chirignago Zelarino
Caterina Rosato, Michela Baldan genitori dei Comitati mensa ed eletti nel CTP per Marghera
Debora D’Iseppi genitore dei Comitati mensa ed eletti nel CTP per Favaro Campalto
Roberta Patron, Alessandro Venezia genitori dei Comitati mensa ed eletti nel CTP per Mestre Carpenedo
Comitato Genitori Istituto Comprensivo Colombo – Colombo
Comitato Genitori Istituto Comprensivo Grimani – Marghera
Comitato Genitori Istituto Comprensivo Baseggio – Marghera
Comitato Genitori Istituto Comprensivo – Ilaria Alpi Favaro

Facebook: no aumenti buoni pasto

22set/15

A Napoli si muovono i genitori di Ripensa la mensa

‘La  situazione a Napoli è stabilmente ferma‘ così affermano i genitori di Ripensa la mensa. ‘A fronte di piccoli passetti in avanti, come l’approvazione del documento che disciplina le commissioni mensa a livello Comunale e scolastico, che solo da quest’anno vengono finalmente riconosciute, ci troviamo in uno stato di immobilità preoccupante’.
Ripensa la mensa, nasce nel 2014 con un gruppo di genitori volontari sensibili al tema ‘alimentazione’ con l’intento di migliorare la qualità e la sicurezza delle mense scolastiche che, nel territorio Napoletano, è priorità assoluta visto la dimensione preoccupante di terreni inquinati e le ormai tristemente famose ‘terre dei fuochi’.

Lo scorso anno abbiamo avanzato delle precise richieste all’Assessore Palmieri circa i controlli, la qualità e la tracciabilità dei cibi, chiedendo di rendere trasparenti e accessibili a tutti queste informazioni. Ma dopo un anno di attesa nulla è stato fatto. Abbiamo sollecitato il Comune a dare risposte concrete con una lettera inviata all’Assessore i primi di settembre dove evidenziavamo le nostre richieste in quattro semplici punti:

1 Rendere pubblica e liberamente consultabile da tutti la documentazione relativa alla tracciabilità degli alimenti, ossia lista dei fornitori, certificazioni da loro possedute, schede tecniche dei singoli alimenti e loro analisi.

2 Prevedere per le ditte di ristorazione l’obbligo di fornire, già in fase di gara, l’elenco e il numero di tutti i fornitori e, in caso di variazioni nel corso dell’anno, prevedere l’obbligo di comunicarlo tempestivamente al Comune che può convalidarne la modifica solo se sono garantiti gli stessi parametri qualitativi o migliorativi.

3 Prevedere che il totale della fornitura di alcuni alimenti ad alto rischio di tossicità, quali carni, uova e legumi siano sempre BIOLOGICI CERTIFICATI, e parallelamente aumentare significativamente la percentuale di biologico sugli altri alimenti, ora prevista al 40 %.

4 Indicare sul menù giornaliero se un alimento è biologico, DOP o IGP la cui qualità deve essere costante nel corso dell’anno. Modifiche possono essere fatte solo come upgrade qualitativi degli alimenti (es. da convenzionale a biologico);

Ma a questa lettera ha fatto seguito un botta e risposta che continua a non rispondere alle richieste di trasparenza dei genitori. Rimaniamo in attesa di sviluppi concreti e risposte certe.

Marta Giardinelli e Katia D’Ambrosio
per conto del Comitato ‘Ripensa la mensa’ Pagina Facebook