02Ago/16

Milano: nuovo menu invernale e utili da capogiro

profitti in crescitaIl Comune di Milano ha approvato il menu invernale per il prossimo anno scolastico.
Se da una parte l’Amministrazione milanese sembra intenzionata a condividere i dati statistici risultanti dalle ispezioni, di fatto non recepisce le osservazioni più macroscopiche che emergono dalle schede dei commissari mensa. Lo si legge sul sito della partecipata dove vengono commentati i dati statistici delle ispezioni dei commissari mensa, pubblicati sul sito pappa-mi, ma cogliendo solo i dati positivi e omettendo i dati più critici. Risponde, infatti, pappa-mi a tal proposito, rilevando: ‘non possiamo non notare che il commento [di Milano Ristorazione, la partecipata del Comune di Milano] non tratta alcuni aspetti critici emersi dai dati stessi, in particolare “Polpette di merluzzo al pomodoro” e “Crocchette con verdure” risultano totalmente rifiutate dai bambini, contribuendo ad abbassare la media della qualità percepita del servizio di refezione scolastica rispetto agli scorsi anni….”
Di fatto il Comune di Milano sceglie di mantenere sostanzialmente invariato il menu invernale rispetto agli anni scorsi perpetuando la strategia industriale volta a premiare i guadagni, che se l’anno scorso venivano definiti da record (1.770.000 di euro di utili) quest’anno sono da capogiro (2.432.000, come da bilancio). Questa volta, però, la notizia non è stata pubblicizzata, ma è uscita in sordina in piena campagna elettorale.

Se lo scopo del Comune di Milano è la massimizzazione dei profitti attraverso il servizio di refezione scolastica allora non stupisce che non si cambi nulla di sostanziale, ma si apportino solo piccoli ritocchi.
Purtroppo non appare corretto dire, come fa Repubblica nell’articolo del 29 luglio ‘niente più polpette di tacchino‘ perché negli ultimi due anni sono comparse nel menu estivo, quindi bisognerà aspettare aprile per confermare questo dato, così come non è vero annoverare gli straccetti di tacchino alla romana, tra i nuovi piatti, perché erano già presenti nel menu invernale dello scorso anno scolastico. New entry è la minestra di farro e re-entry è la vellutata di zucca, già presente due anni fa, rimangono invece i piatti processati come le contestate polpette, crocchette e tortini; restano le verdure ‘scarta e servi‘, ovvero in gran parte surgelate o imbustate, e il biologico rimane al di sotto del 10%. La proposta di pesce continua a limitarsi al solito merluzzo, servito sotto forma di bastoncini e polpette e una sola volta riconoscibile come filetto gratinato; ancora assente la trota nel menu annunciata tre anni fa.
Milano sembra essere ancora molto lontana dai sedanini al sugo di trota di Roma, ma anche dalla pasta al ragù di seppioline e merluzzo di Bologna, o dal riso alle vongole di Palermo, dalla coda di rospo gratinata di Ancona, dallo spiedino di calamari di Sesto Fiorentino. Ancora più distante è il 100% di biologico di Pisa, o l’85% di Bologna e l’80% di Firenze, e un miraggio sono le 5 varietà di pesce, di cui 2 fresche di Roma, o le 38 proposte di verdura al mese, crude come antipasto e cotte come contorno, di Trento, Bolzano e Treviso.

Proposte incompatibili con il processo industriale dei piatti di Milano? o troppo costose? Sarà la logica del risparmio a volere l’introduzione di una frittata supplementare (che la precedente Rappresentanza cittadina aveva invece chiesto e ottenuto di limitare a 2 volte al mese dato il basso gradimento registrato)?

Domande e perplessità emergono numerose, ma la questione più pregnante è se sia etico che il Comune guadagni, e così tanto, sul cibo dei bambini.

Rimane la speranza che il neo Sindaco Sala sia capace di coinvolgere i genitori, i veri stakeholder della refezione scolastica, in un processo di cambiamento che tenga in maggiore considerazione la qualità e l’origine delle materie prime, il potere nutrizionale degli alimenti, il valore aggiunto delle cucine, il processo di elaborazione dei piatti come ingredienti essenziali per una crescita sana dei piccoli cittadini milanesi e per lo sviluppo del territorio.

L’augurio è che la nuova giunta abbandoni la strategia industriale volta alla massimizzazione dei profitti e ridisegni un nuovo modello di refezione scolastica che metta al centro la salute, la sostenibilità e l’etica.

Il 7 settembre è previsto l’incontro tra i genitori della Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa di Milano con il Vicesindaco e Assessore all’Educazione e Istruzione dott.ssa Anna Scavuzzo e sarà la prima occasione per capire se ci sono i presupposti di un cambiamento. Sul tavolo ci saranno, a detta del Vicesindaco, le linee strategiche del Comune in tema di ristorazione scolastica e i progetti di Milano Ristorazione relativi all’adeguamento ai CAM (Criteri Minimi Ambientali) e il potenziamento dei centri di via Gargano e via Quaranta. La sede prevista per l’incontro è quella della partecipata e non Palazzo Marino, come invece era per la precedente Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa. E’ questo già un segnale di dove risiede la governance della ristorazione scolastica della nuova Giunta?

 

02Ago/16

Proposte per una mensa scolastica milanese più buona e sana

Actionaid Slow Food Italia CittadinanzattivaIl documento che pubblichiamo è stato redatto dalla Commissione Mensa di una delle scuole del centro di Milano a conclusione del progetto La mensa che vorrei promosso da Actionaid, Slow Food e Cittadinanzattiva. Si tratta di un percorso didattico ideato per le scuole primarie lombarde che ha l’obiettivo di portare gli utenti del servizio, insegnanti, genitori commissari mensa e studenti, ad interrogarsi su tematiche quali il diritto al cibo, lo spreco e la sostenibilità delle mense.
I genitori della commissioni mensa e il corpo docente sono stati coinvolti nel percorso anche attraverso un confronto diretto con esperti di alimentazione, produttori e specialisti della ristorazione collettiva allo scopo di creare un network attivo sulle tematiche della sostenibilità alimentare e della ristorazione scolastica.
Alla fine del percorso la commissione mensa della scuola ha ritenuto utile produrre un documento dove evidenziare in modo sintetico le maggiori criticità della mensa scolastica milanese proponendo soluzioni possibili e facilmente percorribili da una nuova Amministrazione che mostri interesse a cambiare in meglio il servizio di refezione.
Le proposte toccano aspetti chiave della ristorazione di Milano che i genitori conoscono bene dopo anni di ispezioni sul campo. Questi i punti sui quali i genitori hanno evidenziato criticità e proposto soluzioni:

  • MATERIE PRIME
  • ALTERNATIVE AL PIATTO UNICO
  • CAPITOLATO STABILE E CONDIVISO
  • UTILI DA REINVESTIRE 
  • ISTITUZIONE DI UN COMITATO TECNICO

Riteniamo questo contributo molto utile e per questo lo rendiamo pubblico e consultabile a questo link.

02Ago/16

Cosa sono i CAM?

bio_vademecumI CAM, Criteri Ambientali Minimi, sono stati approvati nel 2011 e hanno stabilito dei criteri minimi affinché un appalto possa essere definito ‘verde‘ in base alle indicazioni del PAN-GPP (Piano d’Azione Nazionale del Green Public Procurement).
Il GPP rappresenta uno dei principali strumenti adottati per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile, stabilendo criteri di acquisto nella Pubblica Amministrazione che tengono conto degli impatti ambientali che i beni acquistati possono avere nel corso del loro ciclo di vita, dall’estrazione della materia prima fino allo smaltimento del rifiuto.

Il Green Public Procurement nell’ambito della ristorazione collettiva stabilisce criteri di acquisto per le gare d’appalto delle Pubbliche Amministrazioni che promuovono scelte a basso impatto ambientale, come, per esempio, il consumo di prodotti biologici:

Frutta, verdure e ortaggi, legumi, cereali, pane e prodotti da forno, pasta, riso, farina, patate, polenta, pomodori e prodotti trasformati, formaggio, latte UHT, yogurt, uova, olio extravergine devono provenire: – per almeno il 40% espresso in percentuale di peso sul totale

Carne deve provenire, – per almeno il 15% in peso sul totale, da produzione biologica

Pesce deve provenire, – per almeno il 20%, espresso in percentuale di peso sul totale, da acquacoltura biologica,

Ci sono anche indicazioni relative all’inserimento nei menù di prodotti ortofrutticoli stagionali e bevande non confezionate, aspetti che riguardano la promozione e la diffusione di certificazioni sulla rintracciabilità della filiera, e altri che promuovono l’impiego di stoviglie durevoli e non monouso.

Si stabiliscono diversi criteri premianti che afferiscono a diversi ambiti, dall’imballaggio, ai trasporti, ai rifiuti, ma anche la distanza tra un centro cucina e la mensa:

Si assegnano punteggi in proporzione alla minore distanza intercorrente tra luogo di cottura e di consumo (espressa in km), per la consegna dei pasti presso le singole destinazioni in modo da ridurre al minimo i tempi di percorrenza, al fine di salvaguardare le caratteristiche nutrizionali e organolettiche dei pasti.

I CAM rappresentavano solo delle ‘indicazioni’ fino all’approvazione del Collegato Ambientale (legge n. 221 del 28 dicembre 2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”), attraverso il quale entra in vigore, dal 2 febbraio anche la disposizione – art. 18 – che prevede l’obbligo di applicare i Criteri Ambientali Minimi nelle nuove gare d’appalto della Pubblica Amministrazione.

Online è consultabile il Vademecum BIO per la ristorazione scolastica che è un manuale scritto per favorire ed incentivare la presenza dei prodotti biologici nelle mense.

22Lug/16

Perugia, nuovo modello di mensa?

perugiaIeri [21 luglio 2016] si è svolta la riunione con il Sindaco e i dirigenti comunali che ha segnato l’inizio di una nuova ed importantissima fase, si auspica fatta non di scontri e di estenuanti istanze di accesso, bensì di aperture e di dialogo che, confidiamo, porteranno di qui innanzi ad un nuovo modello virtuoso che faccia da apripista ad altre città d’Italia.’

Così si esprime Alessandra Bircolotti, avvocato che ha seguito i genitori nella vicenda che riguarda la mensa di Perugia, ma solo uno dei tanti genitori che si sono battuti per una ‘mensa migliore’.
Dopo l’incontro è stato reso pubblico il comunicato stampa del Comune che segna il punto di svolta di una vicenda che ha coinvolto Perugia, ma che può essere considerata emblematica dello stato del servizio di refezione scolastica in tutta Italia.

Si è svolto questa mattina l’incontro tra il Sindaco Romizi, i Dirigenti comunali e le rappresentanze delle Associazioni e dei Comitati dei genitori per formalizzare un percorso di condivisione delle scelte, iniziato a metà del mese di maggio. È stato trovato un accordo sul fatto che il Comune procederà ad una proroga “tecnica” del servizio di circa tre mesi, con le varianti migliorative che si riterranno necessarie, funzionale alla predisposizione da parte dell’Ente di una nuova gara con il coinvolgimento dei genitori.

L’Amministrazione, riconoscendo fondamentale l’apporto dei genitori, ritiene di istituzionalizzarne il ruolo partecipativo in ogni fase, sia monte che a valle, del processo organizzativo del servizio anche predisponendo la carta dei servizi.

Le Associazioni e i Comitati dei genitori esprimono soddisfazione per l’apertura dimostrata e l’intesa raggiunta con l’Amministrazione.’

Le segnalazioni dei genitori che hanno permesso di avviare le indagini a Perugia sono riferite a fatti che molti commissari mensa trovano con regolarità in mensa: lisce di pesce, porzioni ridotte, alimenti serviti non da capitolato, pane duro o mal conservato, a cui si aggiungono, spesso, corpi estranei, pesci che hanno un cattivo odore, frutta marcia o troppa acerba, piatti bruciati o crudi, ma purtroppo non si arriva quasi mai ad ottenere analisi od approfondimenti che trasformano la ‘NON conformità’ rilevata dal genitore (se è presente in mensa) in ‘responsabilità del fornitore’ con tutto quello che ne può fare seguito.

Perugia può essere considerata ‘il caso mensa’ per tutta Italia, perché è facile che i commissari mensa ritrovino un po’ della propria mensa nelle segnalazioni, che diventano aspetti cardine di reati rilevati dal PM. Questo caso insegna molto ai genitori e dovrebbe far riflettere le istituzioni.

Sarà importante seguire l’evolversi della situazione a Perugia perché, come dice l’avvocato: ‘quello che abbiamo ottenuto noi oggi, sul quale ci aspettano mesi di duro lavoro e di serrata collaborazione con gli uffici, avrà degli effetti anche in altre città e Perugia, se l’amministrazione lo vorrà e con la collaborazione del gestore verso i genitori, potrà costituire un modello illuminato da seguire.’

Perugia, dove fino a due anni fa erano i genitori a gestire autonomamente il processo di acquisto delle materie prime per la mensa, potrebbe tornare a diventare un modello per il ruolo attivo delle famiglie nella funzione di controllo del servizio di refezione scolastica. La modalità con cui è stato gestito questo lungo confronto che ha visto Associazioni, comitati e genitori, coesi, intraprendere un percorso che potrebbe segnare una svolta nelle mense scolastiche del Paese è già un modello interessante da replicare là dove si vuole cambiare la realtà della propria mensa.

20Lug/16

Il cibo che unisce

eat rightIn un momento di grandi tensioni vorremmo parlare del cibo che unisce e ricostruisce. Come il pranzo dei Non più invisibili, un momento denso di significato, che si è tenuto in occasione del Festival della partecipazione a L’Aquila il 9 luglio, un pasto che le stesse famiglie aquilane hanno preparato e condiviso con un migliaio dei 3.500 operai che che giorno per giorno, ricostruiscono le loro case dopo il terremoto di 7 anni fa.
Vorremmo parlare del pasto a scuola come momento simbolico che unisce gli studenti, gli insegnanti, i genitori, ma anche gli amministratori locali, le Istituzioni, i fornitori e i produttori intorno ad obiettivi comuni: la salute dei bambini, l’educazione, la cultura, l’integrazione, fino allo sviluppo del territorio. Un’intesa tra diversi attori che va ricostruita e ripensata proprio intorno al cibo dei bambini.
Ne abbiamo parlato in occasione del Festival della Partecipazione con Action Aid, Slow Food e Cittadinanzattiva, organizzazioni che da anni promuovono iniziative per monitorare e migliorare la mensa scolastica in Italia. L’idea comune è che la mensa così com’è sia da rottamare, ma si debba cambiare mettendo in campo sinergie a livello di sistema. L’obiettivo è quello di ridisegnare la mensa considerandola come un pilastro di un nuovo sistema alimentare locale che permetta ai bambini di mangiare prodotti sani generando occupazione e ricchezza per il territorio. Ad oggi si lavora con gare al ribasso, cucine che si trasformano in ‘centri di assemblaggio dei piatti’ e personale ridotto all’osso. L’etica dell’impresa oggi sembra non esistere più, l’unico scopo è la massimizzazione dei profitti attraverso l’industrializzazione dei piatti. Persino le municipalizzate fanno utili da capogiro sulla refezione scolastica. Ma è giusto che sia così?
Questo modello non solo non funziona agli occhi dei genitori, ma ha rotto un rapporto di fiducia con le Amministrazioni che hanno permesso di generare business mettendo a rischio la salute dei bambini. Così si cercano modelli vecchi che funzionavano, ma che la normativa non rende più possibili, e nuovi scenari da disegnare che rimettano al centro la qualità, la salute, la sostenibilità e l’etica. Funzionava la realtà di Perugia prima che la mensa venisse svenduta ai privati, oggi oggetto d’indagini da parte del PM. Era un sistema semplice che per trent’anni ha visto i genitori gestire gli acquisti direttamente dai produttori locali creando sinergie tra sviluppo del territorio e la mensa scolastica, a vantaggio di tutti, dell’economia agroalimentare della provincia, della salute dei bambini, della scuola su cui venivano investiti gli avanzi di cassa. Esistono ancora piccole realtà d’eccellenza in Italia dove grazie ad Amministrazioni illuminate la mensa è buona, sana e sostenibile, perché i comuni hanno scelto di mantenere una governance del servizio di ristorazione scolastica coniugandola con il territorio.
Se guardiamo all’Europa è la Finlandia ad offrire uno scenario interessante dove la mensa scolastica esiste sin dal 1948 ed è completamente finanziata dal governo. La politica finlandese ha sviluppato un sistema di educazione scolastica d’eccellenza, dove sono i comuni a definire il programma di studi delle scuole e ad elaborare un piano per il benessere dell’alunno. Il piano prevede i principi fondamentali per l’organizzazione dei pasti scolastici e definisce gli obiettivi per la salute e l’educazione alimentare degli studenti. I pasti in mensa sono sani, ben bilanciati e si abbinano a lezioni di economia domestica dove tra i 13  e i 15 anni simpara anche a cucinare, oltre che a lavare a mano i capi delicati e a usare il denaro in modo responsabile. Per abbinare una dieta sana al piacere del gusto da qualche anno il Governo indice un concorso per premiare i migliori chef delle mense scolastiche finlandesi i cui pasti hanno ottenuto il maggiore gradimento da una giuria di scolari. La finalità del concorso è quella di incentivare piatti che non siano solo sani ma anche gustosi attraverso la creatività degli chef e le loro nuove ricette.
La Finlandia ha costruito un vision intorno alla qualità della mensa scolastica perché crede nella stretta connessione tra una dieta sana e lo sviluppo, come dichiara il Consiglio Consiglio nazionale finlandese per l’istruzione: a good school meal is an investment in the future.
In altre parti d’Europa esistono fondazioni o organizzazioni che sostengono percorsi virtuosi verso una ristorazione collettiva sostenibile che mirano alla qualità, all’educazione, alla riduzione degli sprechi e allo sviluppo del territorio. Una di queste è la Fondazione Nicolas Hulot che promuove il progetto ‘Mon Resto responsable‘, un bellissimo esempio d’impegno verso una ristorazione responsabile, attiva sul territorio, che ha inizio con un incontro pubblico dove il ristoratore invita tutti gli attori della ristorazione, i genitori, gli studenti, i distributori, i produttori locali, le associazioni ecc. e annuncia il progetto di miglioramento del servizio individuando le caratteristiche e tappe di un percorso che è a vantaggio di tutti. Il coinvolgimento quindi come primo step per avviare il cambiamento.
Questo sembra essere il punto di partenza: partecipare, entrare nei meccanismi della mensa per renderla più pulita e credibile, ricostruire un rapporto di fiducia tra i vari attori del servizio e non rimanere ad assistere ad un degrado che, a volte, rischia di penalizzare la salute dei bambini.

Può darsi non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla (Martin Luther King)

20Lug/16

Mensa sotto i riflettori a Perugia, ma anche a Terni

MENSA PERUGIASono 13 le persone indagate nell’ambito dell’inchiesta scattata a Perugia in seguito alle segnalazioni dei genitori che hanno riguardato le mense scolastiche. L’ipotesi di reato è ‘frode in pubbliche forniture‘. Si va dal ‘cibo nocivo per la salute pubblica‘ come il pollo con frammenti ossei, pesce con lische, pane e yogurt con muffa, prosciutto cotto e frittata contaminati dai batteri Listeria monocitogenes e Staphilococcus coagulasi a ‘violazione di quanto previsto nel capitolato in ordine alla qualità, provenienza e quantità‘. Le società coinvolte nell’indagine sono: All Foods Srl, Cir Food, Elior Ristorazione Spa e il Consorzio Abn A&B Network Sociale.
Alla All Food Srl viene mossa un’ulteriore accusa di ‘falso ideologico in atto pubblico‘ perché, secondo la Procura, ha falsamente attestato nella domanda di partecipazione alla gara d’appalto di ‘non aver commesso nessun grave errore nell’esercizio dell’attività professionale‘ mentre, invece, per ‘un grave ed accertato errore professionale’ commesso nel servizio di refezione scolastica nei Comuni di Ardea e Pomezia l’azienda era stata dichiarata decaduta dal servizio per inadempimento e grave negligenza, decadenza confermata sia dal Tar che dal Consiglio di Stato. La dichiarazione di questo precedente avrebbe consentito di valutare l’affidabilità dell’ipotetico contraente.
Le associazioni dei genitori e i comitati mensa, di fronte a questi fatti, hanno ri-sollecitato il Sindaco a procedere con un netto cambio di rotta auspicando una nuova gara, ma con nuove regole. I genitori, che per trent’anni hanno gestito gli acquisti per la mensa scolastica, rivendicano un ruolo istituzionale a monte del servizio, nella selezione dei fornitori e, a valle, nel controllo.
Pare che il Comune, alla luce dei fatti di questi giorni, riferisce Alessandra Bircolotti, l’avvocato che ha seguito i genitori anche nelle azioni legali, stia rivalutando tutto seriamente.

Intanto a Terni i genitori del Comitato Servizi Educativi (Cosec) che da un anno è in lotta con il Comune per contrastare la privatizzazione della mensa, torna a chiedere all’Amministrazione di mantenere l’attuale sistema di gestione misto.
Il processo di esternalizzazione della mensa, dopo i fatti di Perugia, e i dati delle indagini pubblicati dal Ministero della Salute, che vedono il centro Italia come il più esposto a irregolarità, sollecitano i genitori a prendere posizione. A Terni il Cosec chiede di entrare nei meccanismi della mensa con l’istituzione della ‘Rappresentanza cittadina dei comitati mensa’ il cui regolamento è già stato presentato in Comune, ed di essere coinvolti nella definizione del capitolato d’appalto, da consultare prima dell’avvio dell’iter di approvazione.

Il processo di partecipazione sembra diventare l’unico antidoto contro il processo di degrado delle mense scolastiche verso il quale i genitori sembra stiano sviluppando gli anticorpi.

16Lug/16

Perugia, il Comunicato stampa dei genitori dopo i fatti rilevati dal PM

COMUNICATO STAMPA COMITATI MENSA E ASSOCIAZIONE GENITORI
Le Associazioni dei Genitori e i Comitati Mensa esprimono grande preoccupazione per i fatti rilevati dal PM Cicchella e per la situazione che si è venuta a determinare riguardo il servizio mensa rivolto alle Scuole dell’Infanzia e Primarie della città. In conseguenza di ciò, hanno già chiesto con massima urgenza un incontro con il Sindaco.
Quanto emerso dalle indagini dei NAS descrive una situazione allarmante e che comunque è stata scoperta anche grazie alla tenacia e alla costanza dei genitori che hanno continuato a controllare e a segnalare. Ci auguriamo che possa essere fatta piena luce sulle responsabilità, laddove ve ne saranno, e che presto vengano attuate tutte le misure necessarie a prevenire altri fatti gravi, come quelli già riscontrati. Auspichiamo, inoltre, una chiara presa di posizione da parte del Comune e ribadiamo la richiesta già fatta fin dal mese di Aprile di bandire subito una nuova gara, istituzionalizzando una volta per tutte il ruolo dei genitori, che per oltre trenta anni hanno gestito gli acquisti e che devono pertanto essere coinvolti a monte nell’organizzazione del servizio, nella selezione dei fornitori e a valle nei controlli.

15Lug/16

Merenda sana: ‘ci pensiamo noi’

merenda con fruttaA Salerno ci sono scuole dove i genitori si accordano per portare una merenda sana per tutti. Una scelta semplice ed efficace che implica un’intesa e un’organizzazione da parte dei genitori, capaci di incidere positivamente nelle abitudini alimentari e nella salute dei bambini. Ecco cosa ci racconta Eliana, una delle mamme promotrici dell’iniziativa.

‘Io con le altre mamme della classe siamo riuscite a far accettare alla scuola una merenda condivisa in cui i nostri figli mangiano le stesse cose portate a rotazione da tutti i genitori, ovviamente merende fatte di tanta frutta fresca e secca, pane e olio o marmellata.

L’anno è andato benissimo, anche i bambini che non mangiavano frutta hanno cominciato a farlo e quelli che erano abituati a mangiare merendine o cibi preconfezionati si sono un po’ dimenticati del passato.

Mia figlia ha cominciato ad addentare la frutta (prima la mangiava solo se sbucciata). Nel complesso la merenda è stata sicuramente un successo, al punto che a fine anno la scuola ha cercato di proporre la stessa iniziativa anche alle altre classi le giornate delle “merende sane”.’

La ‘ricetta’ per la merenda sana è semplice: almeno un paio di genitori promotori dell’iniziativa, un gruppo facebook per coordinare il calendario delle merende e, nel caso, sopperire alle emergenze, tipo “ho dimenticato la merenda (può capitare)” in tal caso c’e sempre qualcuno pronto a tappare il buco per quel giorno. Ad ogni genitori spetta, a rotazione, un giorno nel quale deve portare la merenda per tutti i bambini della classe, che varia tra la frutta, la verdura di stagione, pane e olio o pane e marmellata, mandorle, ecc.. Si tratta di un impegno di circa una volta al mese, dove anche  i bambini si sentono coinvolti e responsabili di quello che mangeranno i loro compagni di scuola.

È stato bello anche vedere come ogni
bambino si preoccupasse di portare la merenda ai loro compagni “perché quello era il suo turno” e di scegliere tra cose sane come carote, finocchi, frutta secca, pane e olio e marmellata. 
Credo sia importante trasferire ad altri genitori che se si é coesi si può fare… Molti partono già rassegnati. 
Ci sono realtà dove la frutta a merenda è parte integrante del servizio di refezione scolastica e altre dove sono i genitori ‘coesi’ che si organizzano per offrirla ed è un successo.
14Lug/16

Genitori capaci di cambiare la mensa

Riceviamo spesso lettere dove i genitori ci raccontano di cucine che chiudono a favore di centri di cottura unici, di esternalizzazione del servizio, di menu improbabili, di cibo ‘discount’, disservizi,… Poi succede, a volte, che i genitori si organizzano, si confrontano, condividono informazioni, fanno rete e qualcosa cambia, in meglio.
Oggi abbiamo il piacere di pubblicare la lettera di Annalisa, una mamma commissaria mensa di Castel Maggiore in provincia di Bologna, che racconta come sono riusciti a negoziare una mensa migliore e a promuovere iniziative di educazione alimentare nel loro contesto.
E’ un esempio virtuoso di come la partecipazione attiva di genitori preparati e coesi su un obiettivo comune, la salute dei propri figli, possa incidere positivamente nella realtà a partire da una cosa così importante come il cibo.
‘Carissimi, sono una mamma di due bambini che frequentano le scuole del comune di Castel Maggiore (BO), comune che ha conferito i servizi alla persona e i servizi scolastici all’Unione Reno Galliera. Da quest’anno scolastico sono entrata a far parte della Commissione Mensa e dopo la prima riunione di dicembre, alquanto deprimente e inconcludente, ho cercato, insieme ad altre due mamme, di costituire un gruppo informale di approfondimento sul tema, a cui alla fine hanno partecipato una dozzina di genitori.
Dagli scambi via mail e dagli incontri fatti è scaturito un documento [che integriamo qui sotto] che abbiamo cercato di diffondere il più possibile tra i genitori (abbiamo raccolto quasi un centinaio di sottoscrizioni) e quindi presentato all’amministrazione. 
 

Presentazione gruppo miglioramento mense
A seguito dell’invio del documento, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con L’Unione Reno Galliera e l’Amministrazione comunale in occasione dell’incontro che si è tenuto il 5 aprile.
L’incontro è stato molto positivo, abbiamo ricevuto la massima attenzione e disponibilità all’ascolto da parte delle referenti dell’Unione e abbiamo convenuto sulla opportunità di una forte sinergia tra istituzione e genitori.
Successivamente, le referenti dell’Unione hanno organizzato un incontro  il 2 maggio con le dietiste dell’ASL, nel quale come genitori abbiamo cercato di capire meglio i criteri di valutazione nutrizionale dei menù.
All’ultima Commissione Mensa del 24 maggio, abbiamo infine avuto la possibilità di illustrare ai componenti della commissione presenti la presentazione del lavoro svolto dal gruppo (in allegato).
Nel frattempo l’Unione ha completato il bando di gara per il nuovo appalto delle mense scolastiche, che scadrà il prossimo 6 luglio.
Da settembre 2016 quindi l’organizzazione, preparazione e somministrazione dei pasti dovrà essere svolta dalla ditta che si aggiudicherà l’appalto in base alle disposizioni contenute nel Capitolato Speciale che, con grande nostra soddisfazione, presenta molti punti di miglioramento, in linea con buona parte delle richieste da noi avanzate. In particolare: 

Consumo della frutta al mattino
– Maggiore frequenza di verdura cruda ai pasti
– Maggiore frequenza di pietanze a base di legumi 
– Introduzione di pasta, cereali in chicco e farine integrali 
– Maggior attenzione al bilanciamento nutrizionale dei menù, in particolare dell’apporto proteico, in base ai LARN, e adozione della dieta mediterranea
– Utilizzo di piatti, bicchieri e stoviglie ecosostenibili e non dannosi alla salute: è stato garantito dall’Unione che saranno sostituiti tutti i piatti in melamina; nel capitolato non è detto espressamente ma al punto 8.1 si richiama integralmente il DM 25.07.2011, allegato 1 art.5 che al riguardo prevede l’obbligo di utilizzo di materiali come la ceramica, il vetro e il metallo.
Sempre nello stesso documento del Ministero sono previste inoltre indicazioni molto interessanti sulla sostenibilità ambientale dei servizi di ristorazione collettiva, che sostengono ulteriormente le proposte da noi avanzate in tema di riduzione degli scarti alimentari, partendo in primo luogo da una sistematica rilevazione delle quantità di cibo non consumato (vedi art.5.5.1 Rapporto sui cibi somministrati e sulla gestione delle eccedenze alimentari).
Sempre in tema, l’Unione si è impegnata ad organizzare a partire da settembre la rilevazione del gradimento dei bambini, attraverso questionari somministrati a scuola subito dopo il pasto. 
In collaborazione con la Commissione Mensa e l’Unione, speriamo di riuscire a concretizzare nel prossimo anno scolastico una serie di iniziative volte alla sensibilizzazione e informazione dei genitori sulla corretta alimentazione e sulla sua importanza quale unico vero strumento di prevenzione primaria delle principali malattie croniche.’  […]Contributo estratto dalla lettera di Annalisa, commissaria mensa di Castel Maggiore (Bologna)

13Lug/16

Chiudono le cucine? piuttosto il pasto da casa

mensa scolastica-2Il Sindaco del Comune di Trecastelli, Faustino Conigli, ha deliberato la chiusura di 4 cucine per la creazione del centro unico di preparazione dei pasti per la mensa della scuola dell’infanzia, decisione che ha comunicato ai genitori dopo la delibera.

Così a settembre 2017 verranno chiuse le 4 cucine e spesi 402.000 euro per il nuovo centro cottura. I genitori non ci stanno e hanno contestato la scelta inviando una lettera di diffida al Comune per chiedere spiegazioni e inoltrato una serie di richieste rimaste inascoltate. La domanda è semplice: perché una mensa già considerata eccellente deve cambiare?

La prospettiva per i genitori sembra essere maggiore spesa (402.000 euro più i costi di manutenzione delle cucine che rimangono comunque per l’impiattamento, lavaggio e merenda) e minore qualità. Il processo di produzione industriale dei piatti, il pasto trasportato e l’obiettivo di profitto del nuovo fornitore non potranno essere le condizioni per garantire lo stesso livello qualitativo della mensa avuta fino ad oggi.

Il comitato “NO mensa unica” nonostante la calura estiva è molto attivo: ha raccolto, e continuerà a farlo, centinaia di firme di adesione al comitato e al referendum abrogativo della delibera che istituisce la mensa unica delle scuole d’infanzia del Comune, e sta per lanciare nuove iniziative eclatanti.
I genitori del Comitato hanno chiesto un incontro sottoponendo alcune richieste tutte rimaste inevase, così ci dicono:

– avevamo chiesto la partecipazione di tutto il comitato, oltre noi 4 del Direttivo: e tale richiesta ci è stata negata;
– avevamo chiesto la partecipazione di alcuni tecnici da noi nominati poiché il Comune avrebbe chiamato tutti gli uffici comunali, dirigenti ASUR, Presidente del Consiglio di Istituto, Dirigente scolastica ed insegnanti: ed anche tale richiesta ci è stata negata;
– avevamo chiesto (visto che come documentazione avevamo la sola delibera n. 33/16 da noi contestata e lo studio di fattibilità) che il Comune rispondesse formalmente alla istanza ex art. 47 dello Statuto comunale ove formulavamo almeno 7 quesiti tecnici e la stessa ci è arrivata, senza alcuna risposta ai quesiti da noi formulati.L’amministrazione comunale sta cercando di eludere un confronto democratico e paritetico con il comitato no mensa, attraverso una serie di iniziative che hanno la parvenza di un confronto, ma che in realtà non sciolgono il nodo fondamentale, ossia l’operatività della delibera che non è un generico atto di indirizzo, ma è una decisione amministrativa vincolante ed esecutiva.Pertanto l’incontro previsto per il 12 luglio è stato sospeso.

Il prossimo passo? I genitori si stanno organizzando e valutando la possibilità di inviare la lettera per l’esonero dalla mensa scolastica e scegliere l’alternativa del pasto da casa. Quindi i genitori rilanciano: o le cucine rimangono e si mantiene il livello qualitativo avuto fino ad oggi o potremmo rinunciare in massa al servizio della mensa scolastica.

Aspettiamo aggiornamenti sull’evolversi della contesa.