27Apr/16

Abbiamo un nuovo menu!

Ciao Claudia!menu_mensa
la scorsa settimana nella nostra scuola è stato adottato il menù estivo….e che menù estivo !!! Questo il link
L’ho già sottoposto al vostro questionario ed è risultato migliorabile, ma rappresenta un fondamentale passo avanti (sono stati tolti panna, burro, salsicce, budini, formaggio spalmabile, pizza, bastoncini di pesce e così via) e un’importante presa di coscienza  da parte di alcuni genitori che ha avuto origine dal vostro Menu a Punti. La scuola si è riappropriata del ruolo educativo che ha e che hanno le/gli insegnati durante il pasto e le merende consumate a scuola.
Quello che manca adesso è la commissione mensa, ma farò del mio meglio assieme agli altri genitori affinché venga istituita al più presto e affinché il progetto di Educazione Alimentare divenga parte integrante del percorso formativo dei nostri figli, ma anche delle famiglie che saranno coinvolte in incontri con gli esperti dell’Unità Operativa di Educazione Alimentare dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma guidata dal prof. Morino.
Vi ringrazio tantissimo per le informazioni, il sostegno e l’incoraggiamento che mi avete dato. Ci tenevo tanto a condividere con voi della Redazione questa notizia ed ovviamente vi terrò aggiornati sugli sviluppi 😉
GRAZIE
Elisabetta G.

27Apr/16

Bologna: è sufficiente un buon capitolato?

Osservatorio_mense_BolognaA Bologna si sta avvicinando la fine del primo anno del nuovo servizio di refezione scolastica gestita da Ribò, una ATI composta da Camst ed Elior. I genitori cominciano dunque a fare un primo bilancio sulla messa a regime del servizio ed emergono le prime valutazioni generali.
La prima considerazione è squisitamente di tipo politico: invertire la rotta nella qualità di un servizio come la mensa scolastica non è impossibile. A Bologna, l’applicazione di un capitolato con una percentuale di materie prime biologiche che si attesta intorno al 90% (con un tetto massimo delle verdure surgelate del 20%, stagionalità e filiera corta come criteri vincolanti) unita ad una tariffa massima diminuita di 1,50 euro a pasto che ancora può avere margine di miglioramento (un risparmio per i genitori di circa 18 milioni di euro in cinque anni, rispetto alle tariffe della gestione precedente), un sistema a consumo puro (nessun forfait o quote fisse come in passato), unite ad una durata del contratto di cinque anni (anzichè trentennale come previsto dal vecchio contratto) hanno smentito qualsiasi teoria precedente che ne sosteneva l’impossibilità per carenza di materie prime bio sul mercato e costi troppo elevati. Ad oggi, qualsiasi esponente di una Amministrazione comunale che sostenesse ancora simili posizioni, può essere facilmente smentito dalla realtà di Bologna che è sotto gli occhi di tutti. Sarebbe inoltre più che legittimo attendersi anche una certa disponibilità al confronto con i colleghi di altri comuni, da parte degli uffici tecnici impegnati nella stesura dei nuovi bandi di gara…
La seconda considerazione, pone l’attenzione sull’importanza del monitoraggio e l’efficacia del controllo. A Bologna il servizio della refezione è attivo in 169 scuole in cui vengono serviti quotidianamente circa 19000 pasti, preparati e veicolati da tre cucine centralizzate. Quasi in ogni plesso è presente una Commissione Mensa Scolastica a cui sono iscritti complessivamente circa 800 genitori assaggiatori, che possono accedere ad ispezionare anche le cucine senza preavviso. Da settembre ad oggi, le rilevazioni del pasto sono 1140 e le segnalazioni di anomalie sono 300. I genitori dell’Osservatorio Mense, da mesi stanno chiedendo con forza di conoscere l’esito di tutte le segnalazioni fin qui accertate dall’Ufficio Controllo Qualità del Comune di Bologna, con particolare interesse per quelle che hanno generato contestazioni e inadempienze. Solo di recente, con un comunicato stampa dell’Assessore alla Scuola, abbiamo appreso che sono complessivamente 32 gli episodi sanzionati per un totale di circa 18000 euro su ambiti riguardanti materie prime, orari di consegna, corpi estranei, diete speciali, quantità pasti consegnati. Il Comune di Bologna dichiara la propria volontà di reinvestire la cifra nel servizio mentre in Commissione Mensa Cittadina i rappresentanti dei genitori chiedono un passo avanti nei confronti delle scuole che hanno subito i disservizi attraverso l’istituzione di un fondo a favore delle scuole danneggiate. In fin dei conti i genitori hanno pagato regolarmente i pasti e sarebbe equo poter compensare i bambini attraverso un meccanismo di questo tipo.
Ciò che dunque emerge con crescente evidenza è la necessità di un controllo efficace da parte della stazione appaltante che deve garantire il pieno rispetto del capitolato in tutte le sue parti. Ancor più che per le penali, i genitori chiedono trasparenza per tutte le azioni correttive che il gestore deve mettere in campo per risolvere tutti i disservizi accertati. La bontà di un sistema si misura proprio nella capacità di mettersi in discussione per far emergere, alla luce del sole, i problemi esistenti e di impegnarsi responsabilmente nella loro risoluzione. Difficilmente, con queste premesse, possono generarsi inconciliabili contrapposizioni di interessi tra le parti coinvolte…
L’ultima considerazione, volge lo sguardo al futuro. Ad un mese e mezzo dalle nuove elezioni amministrative, i genitori si interrogano sul valore della continuità rispetto a tutto quanto realizzato in questi ultimi anni di confronto serrato con il Comune di Bologna. Durante l’ultima assemblea straordinaria dell’Osservatorio Mense, all’unanimità i genitori hanno deciso di organizzare, nel mese di maggio, un confronto pubblico con tutti i candidati alla carica di Sindaco di Bologna. Ad ognuno verranno poste le medesime domande e riservato uguale tempo per esprimere il proprio pensiero nei confronti dei temi che riguardano la qualità del servizio e la salute dei bambini. Ci attendiamo che ogni candidato esprima la propria volontà di miglioramento, assumendo e sottoscrivendo precisi impegni davanti ai suoi cittadini. I genitori hanno buona memoria e maturato ormai una certa esperienza in merito alla partecipazione dal basso…
Giulio Mannino
Osservatorio Mense Bologna
26Apr/16

Terni: i genitori chiedono chiarezza sui costi

quanto-costaSe è vero che la media del costo di un pasto in una mensa scolastica in Italia si aggira tra i 4 e 5 euro, come si fa sostenere che a Terni superi gli 11 euro? Questo dato di costo, 11,67 euro a pasto, secondo il Comune, è la ragione che spinge a privatizzare il servizio di refezione scolastica, ma senza che siano mai stati resi pubblici i costi di dettaglio e i razionali economici su cui regge l’erogazione del servizio. I genitori sostengono che fintanto che non escono numeri chiari e credibili dei costi non si può possono fare scelte volte al risparmio e tantomeno si può parlare di privatizzare un servizio che il Comune sembra voglia dare in ‘concessione’. La richiesta di dati ‘specifici e dettagliati per capire a cosa sia dovuta questa colossale differenza di costo era già stata fatta ai primi di febbraio’ ci dice Maria Chiara Dottori del Cosec, ma è stata finalmente recepita solo il 24 aprile da parte del Presidente della II° Commissione il quale si è impegnato a riconvocare un incontro con gli Assessori D’Ubaldi e Malafoglia e a mettere a disposizione uno schema dettagliato dei costi del servizio in questi otto anni.

Oggi il Cosec può dirsi soddisfatto. Dopo la vittoria delle cucine in loco [che si volevano chiudere a favore di un probabile unico centro cucina dove accentrare la produzione dei piatti] ora forse riusciamo a porre il confronto in un orizzonte di chiarezza. L’utilizzo del condizionale è d’obbligo visto che ora la palla passa alla Giunta e aspettiamo di vedere quali dati forniscono. Perché proprio sui dati emergono incongruenze. Incongruenze sull’ammontare del costo complessivo della refezione scolastica e di conseguenza della percentuale di reale copertura della spesa.’ Questo quanto scrivono i genitori nel loro comunicato stampa che si chiude con la visione di un futuro dove il rischio sia che tutti i servizi, anche quelli educativi, possano essere dati in ‘concessione’ ai privati. Se questa sarà la prospettiva i genitori si prepareranno a saldare l’asse Terni – Perugia, comune dove l’esternalizzazione del servizio è partita quest’anno e, in parallelo, i ricorsi al Tar dei genitori.

 

21Apr/16

A Jesi si mangia pesce fresco locale

Pappa-Fish
Jesi è un piccolo comune della Provincia di Ancona, dove noi genitori siamo molto attivi all’interno del servizio di refezione scolastica e intorno al quale chiediamo trasparenza e costanti interventi di miglioramento. Di recente noi genitori della Commissione Mensa, a seguito di una richiesta di accesso fatta relativamente a schede di controllo, non conformità rilevate, progetti di educazione alimentare, questionari di gradimento e informazioni sullo stato di attuazione del progetto Pappa-fish, abbiamo ritenuto necessario informare la cittadinanza sulle principali criticità rilevate tramite un comunicato stampa pubblicato il 9 marzo scorso sul nostro sito http://jesimangia.blogspot.it. Il comunicato chiedeva in sostanza al Comune di intervenire per affrontare e risolvere alcune urgenti questioni: mancato finanziamento del progetto Pappa-fish, sostituzione dei cibi surgelati, realizzazione di progetti educativi e questionari di gradimento, monitoraggio delle percentuali di scarto, sostituzione delle pietanze non gradite e revisione degli abbinamenti, adeguamento dei menù ai nuovi LARN, effettuazione di controlli più completi ed accurati, maggior coinvolgimento della Commissione Mensa. Inutile dire che il  comunicato ha prodotto effetti dirompenti sui soggetti chiamati in causa (comune e società appaltante, ditta erogatrice del servizio, ASUR, genitori) sfociati, su richiesta del Sindaco, in un incontro in cui, al di là dei toni non sempre pacati, i rappresentanti della Commissione Mensa hanno ribadito le loro ragioni e richieste. Ad oggi, abbiamo portato a casa questi risultati concreti: somministrazione di pesce fresco locale fino a fine anno scolastico, limitazione nell’uso di cibo surgelato, presentazione ufficiale il 20 aprile da parte di Comune, ASUR e ditta erogatrice del servizio dei primi progetti di educazione alimentare per il prossimo anno scolastico, coinvolgimento della Commissione Mensa – di cui fa parte una biologa nutrizionista – nella redazione del prossimo menù primavera/estate (riduzione di carne, introduzione di pane e pasta integrali e di legumi), compilazione da parte  della società appaltante di schede più accurate e complete (come previsto dal Capitolato), maggior coinvolgimento dell’ASUR, effettuazione di un questionario di gradimento da parte della ditta erogatrice del servizio.
E’ evidente che, pur ritenendo di non aver completamente risolto i problemi, abbiamo avanzato delle proposte nella convinzione di poter arrivare ad un miglioramento del servizio. Inoltre, a differenza di altre realtà, a Jesi ci sono anche dei buoni punti di partenza: i controlli da parte dei genitori sono molto serrati e scrupolosi, così come le segnalazioni delle insegnanti, inoltre verdure, frutta, formaggi, biscotti, pasta, marmellate sono bio da Capitolato ed è un vero peccato vederli finire nella spazzatura.
Tutto il nostro lavoro è  pubblico e consultabile sul nostro sito costantemente aggiornato, in cui sono presenti documenti, articoli, controlli effettuati, news e molto altro.
Maria Cristina Borocci
Commissione Mensa Jesi
jesimangia.blogspot.it

20Mar/16

Detrazione costo mensa

Dal 2016 il Fisco consente di detrarre nella dichiarazione dei redditi quanto pagato nell’anno 2015 per la mensa scolastica dei figli frequentanti la scuola dell’infanzia, primaria e secondaria entro un tetto massimo annuale di euro 400 per ogni alunno. Il tutto per effetto della nuova lettera e-bis) dell’articolo 15 del TUIR introdotta con la legge n. 107 del 2015.

Sarà necessario dotarsi dell’attestazione del pagamento per ANNO SOLARE 2015 che va richiesta al fornitore del servizio mensa scolastica. A Milano, per esempio,
è possibile farlo scaricando e compilando il modulo che  si trova al link
http://www.milanoristorazione.it/moduli e inviarlo con il sistema di ticketing accessibile a questo indirizzo:

A Venezia, invece, la ricevuta della spesa potrà essere scaricata, a partire da inizio
aprile, direttamente dall’interessato utilizzando il sistema informatizzato “buoni pasto”.

15Mar/16

News dalla Rete dei comitati mensa

Rete comitati mensaSono molte le segnalazioni che riceviamo: sui menu scolastici, sul ‘caro mensa’ e sulla reale qualità dei cibi serviti in mensa. A Genova il Comitato mensa ha fatto una lunga ricerca per risalire alla filiera del pollame e verificare l’effettiva corrispondenza della qualità dei prodotti con i requisiti del capitolato, in particolare per quanto riguarda i mangimi senza grassi animali e senza OGM. Ad Ancona i genitori cercano un dialogo con l’Amministrazione per migliorare l’appetibilità dei menu, l’equilibrio della dieta ed evitare i troppi scarti di cibo in mensa. A Venezia, oltre allo sciopero per il ‘Caro mensa’ si aggiungono le mamme mussulmane a protestare perchè la sostituzione della carne nel menù religioso avviene quasi sempre con formaggio (stracchino, mozzarelline,…). A Torino, se da una parte il Comune lavora per definire le linee guida per gli appalti sostenibili nella refezione scolastica, i genitori lamentano l’eccessivo costo della mensa, per molti genitori insostenibile, e chiedono una via d’uscita con il pasto da casa. Il tema della montagna di spreco dei cibi processati (polpette in primis) serviti ai bambini tiene banco a Milano dove, tra proteste, petizioni e monitoraggio del gradimento, il clima rimane teso. A Terni l’Amministrazione ha finalmente convocato la prima sessione per l’atteso tavolo tecnico con i genitori, il 24 marzo (Giovedì Santo) in vista del nuovo bando per la ristorazione scolastica. Sarà una sessione preliminare dove si deciderà chi siederà al tavolo tecnico. A Jesi la Commissione Mensa ha stimato circa 300 kg di cibo sprecato al giorno, imputabile al degrado della qualità della mensa che coincide, a detta dei genitori, con l’esternalizzazione del servizio avviata nel 2013.

In questo contesto, noi della redazione, ci troviamo ad analizzare i vari menu delle mense scolastiche italiane, registrati nel questionario Menu a punti, e a realizzare un primo Rating delle mense scolastiche. Una ricerca interessante dove si mettono a confronto i diversi menu scolastici sul territorio nazionale, alcuni dei quali, sulla carta, sembrano dignitosi, ma che spesso, non sembrano confermati dalla realtà.

Claudia Paltrinieri
Redazione Foodinsider
info@foodinsider.it

15Mar/16

Quanto inquina la mensa scolastica?

carbon_food_footprintNiente piatti di plastica ma solo stoviglie lavabili, acqua dal rubinetto al posto delle bottiglie di plastica, cucine interne  e meno pasto trasportato, raccolta differenziata e pannelli solari per il fabbisogno energetico, ma soprattutto più prodotti biologici, lotta integrata  e meno carne, queste le indicazioni per una mensa sostenibile e più rispettosa dell’ambiente. E’ quanto emerge dallo studio dell’Università di Torino dal titolo ‘Analisi della performance ambientale del servizio di ristorazione scolastica del Comune di Torino presentato in occasione di INNOCAT lo scorso 18 febbraio.

Università_Torino_CeruttiIl progetto di appalti di eco-innovazione nel settore della ristorazione, lanciato da ICLEI, Local Governments for Sustainability, due anni fa ha, infatti, l’obiettivo di individuare le linee guida per appalti sostenibili nelle mense scolastiche. Lo studio guidato dal dott. Cerutti, Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino e Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità (IRIS), dimostra come la scelta di un menu ad alto contenuto di alimenti biologici e lotta integrata e a basso consumo di carne (ridotta nel caso di Torino al 50%) possano, da sole, incidere ad una riduzione di gas climalteranti (inquinanti) pari al 48% dell’intero ciclo di vita della ristorazione scolastica torinese.

La ricerca ha analizzato tutte le fasi che vanno dall’estrazione e produzione delle materie prime, il processo di  trasformazione industriale, il trasporto, la distribuzione, gli imballaggi, il consumo, fino al riutilizzo, riciclo e rifiuto. Interessante notare come la distribuzione di pochi centri cucina sul territorio rappresentino un fattore altamente inquinante mitigabile con mezzi di trasporto a metano, o, ancora meglio, attraverso una riorganizzazione dei centri cucina, più numerosi e capillari sul territorio. Ad oggi Torino dispone di solo 5 centri cucina da cui partono i pasti trasportati in tutte le scuole.

15Mar/16

A Venezia sciopero-bis per gli aumenti del buono pasto.

sciopero_veneziaA Venezia i genitori non mollano e organizzano un secondo ‘sciopero del panino’ lunedì 14 marzo a cui hanno aderito più di 5.000 bambini. La protesta, che replica quella del 25 febbraio, ha l’obiettivo di cancellare gli aumenti della  mensa scolastica, incrementati di circa 70 centesimi a pasto e ripristinare il tetto del 60% per la compartecipazione alla spesa richiesta alle famiglie, abolito la scorsa primavera.
L’Assessore alle politiche educative, Paolo Romor, aveva già fatto sapere che non ci sono soldi per ridurre i costi, che sono tali anche per via delle tante esenzioni. Ma la questione sembra essere più delicata, a detta dei genitori: ‘l’esenzione dei buoni pasti per le famiglie in difficoltà, generalmente oggetto delle politiche sociali di un comune, che se ne assume l’onere, a Venezia, invece, ricade sulle famiglie che ne sostengono il costo’.

L’aumento di 140 euro a figlio all’anno e senza sconti sui secondi figli è un ‘ingrediente’ indigesto ai genitori che chiedono al Sindaco di mantenere gli impegni siglati in campagna elettorale, di abbassare il costo dei buoni pasto e ripristinare il tetto del 60%. Il Sindaco, non si è ancora aperto ad un confronto con i genitori, ma ‘ha ha detto che inasprirà i controlli sulle esenzioni e sugli evasori del buono pasto’ cosi’ riferisce Lara Spina, una delle tante mamme che si battono contro il caro mensa.

L’alta marea delle oltre 5014 disdette supera la carica dei 4551 panini del 25 febbraio! Questo il titolo del comunicato stampa dei genitori entusiasti del risultato del secondo sciopero dove esplicitano le altre richieste:

  • rendere quanto più trasparente possibile e pubblico il costo unitario del buono pasto
  • prevedere delle convenzioni per recuperare il cibo scartato
  • evitare i continui cambi di menù, con pietanze al ribasso
  • non razionare i pasti
  • migliorare il menù e renderlo sano e variato con il lavoro al tavolo del CTP (Comitato Tecnico Permanente)
  • correggere e migliorare il sistema di gestione elettronica dei buoni pasto per evitare sprechi strutturali e insolvenze
  • non imporre ai comitati mensa restrizioni d’orario per l’accesso ai centri cottura, eliminare il divieto della lettura delle etichette e rendere pubbliche le informazioni su tutte le derrate
  • coinvolgere i rappresentanti dei Comitati Mensa nella stesura del prossimo capitolato, come previsto dal Regolamento del Servizio di Ristorazione Scolastico
  • riconoscere e rendere praticabile un’alternativa alle famiglie che non intendono usufruire del servizio mensa.

Fino a quando l’Amministrazione non si degnerà di parlarci noi continueremo a scioperare con il panino…” fa sapere il Comitato Genitori che tra cartelli, disegni e coloratissime magliette con la scritta “Io partecipo allo sciopero del panino”  hanno trasformato questa occasione di protesta in una festa per i bambini.

15Mar/16

Le polpette della discordia

Sulle polpette, a Milano, non c’è pace. I genitori le vogliono togliere dal menu, lo chiedono da mesi, attraverso la Rappresentanza e con iniziative autonome: lo sciopero della polpetta. Per tre volte in due scuole (Stoppani e Palermo) i genitori hanno richiesto in massa la dieta in bianco quando erano previste a menu le polpette.  Milano Ristorazione risponde investendo in comunicazione: prima con il servizio sul Corriere del 16 febbraiopoi con una comunicazione diretta ad ogni commissario mensa dove sostiene che le polpette di merluzzo sono buone, gradite ai bambini, più dei filetti di pesce. Ci prova anche il Comune a calmare le acque con l’articolo ‘prove di democrazia‘ di Elisabetta Strada.
La scelta di Milano Ristorazione di scavalcare l’organo di rappresentanza e andare diretti sui commissari mensa, non piace e suona come uno schiaffo ai genitori eletti. La reazione di stupore per aver escluso la Rappresentanza da tale comunicazione sorprende gli interessati, ma anche i genitori destinatari della comunicazione. La Rappresentanza fa sapere che di questa comunicazione se ne parlerà al prossimo incontro (il 22 marzo). Ma a parte i giochi di ruoli e le richieste inascolatate la questione polpette rimane sul tavolo. Milano Ristorazione sembra difenderle a tutti i costi perché sui semilavorati, polpette, crocchette, tortini, lasagne, ha basato la propria strategia industriale con l’accentramento della produzione nel centro cucina industriale di Sammartini.

Quindi di togliere le polpette non se ne parla, prima di tutto bisogna produrre risparmi e consistenti utili (1.770.000 euro nell’ultimo bilancio) che le polpette sembrano garantire. Più che un esercizio di democrazia, il confronto genitori e Comune/fornitore sembra un dialogo tra sordi.

Sarà ancora questa la politiche dei ‘Manager‘ a Milano anche con il nuovo sindaco? Si continuerà con la stessa linea di principio che mette le ragioni del business prima della qualità di un servizio che ha ricadute sulla salute dei bambini?   Mentre Comune e fornitore sembrano tergiversare per prendere tempo e lasciare che decida il nuovo Sindaco, si preparano le nuove polpette per il menù estivo, quelle di tacchino, questa volta alla pizzaiola visto lo scarso successo delle precedenti che l’estate scorsa hanno incominciato  a sostituire uno dei secondi piatti con il gradimento più alto di sempre, la fesa di tacchino. Scelta che in questo momento suonerebbe più una provocazione e una prova di forza che un’apertura al dialogo con i genitori.