Foodinsider.it insieme a Food Watcher e a Menoperpiù ha lanciato una petizione per chiedere al Ministero dell’Istruzione e dell’Ambiente che non si adotti la soluzione del lunch box con le monoporzioni, che non venga semplificato il pasto a scuola e che non si deroghi ai nuovi CAM.

Per approfondire la questione del lunch box, delle monoporzioni e la semplificazione del pasto ecco tutte le FAQ che esplicitano di cosa si tratta e quale sarebbe lo scenario e i rischi.

  • Cos’è il lunch box?

Per lunch box si intende un contenitore isotermico del pasto, come quello usato per i passeggeri degli aerei, all’interno del quale ci sono dei vani dove vengono inseriti i piatti termo sigillati (le monoporzioni) del primo, secondo, contorno, frutta, pane e acqua.

  • Dove si parla di lunch box e monoporzioni?

Nel documento del Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile del 28 maggio, a cui fa riferimento il Piano Scuola del Ministero dell’Istruzione, si cita il lunchbox come soluzione possibile ‘in misura residuale’’ per il consumo del pasto in classe” mentre l’ordinanza l’ordinanza nr. 573 della Regione Lombardia del 29/06/2020 indica la somministrazione del pasto in monoporzione come soluzione ‘opportuna’ ‘in vaschette separate unitamente a posate, bicchiere e tovagliolo monouso e possibilmente biodegradabili’ 

  • La monoporzione dà maggiori garanzie di sicurezza per evitare contaminazioni da COVID – 19 virus?

No non c’e’ nessuna ragione scientifica che giustifichi l’impiego del lunch box e delle e monoporzioni. A sostenerlo è la comunità scientifica con istituzioni internazionali e nazionali che hanno chiarito che il cibo non è veicolo di trasmissione di virus e che e’ sufficiente l’applicazione delle buone pratiche igieniche (Good Hygiene   Practices, GHP) e/o l’HACCP previste dal Sistema di Gestione della Sicurezza Alimentare aziendale per la prevenzione della dispersione del SARS CoV-2  negli  ambienti  di  produzione,  trasformazione  e  commercializzazione  degli  alimenti. I documenti di riferimento sono: Il documento dell’OMS: WHO “COVID-19 and food safety: guidance for food businesses, il Rapporto Istituto Superiore di Sanità COVID-19 n. 17 2020 Indicazioni ad interim sull’igiene degli alimenti durante l’epidemia da virus Sars Cov-2, il Decalogo Siti (Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) per la riapertura bar, ristoranti e assimilabili (quindi le mense), il DOCUEMNTO FAO, UNICEF, OMS, WFP (pag. 140 “The food industry should ensure that Food Safety Management Systems (FSMS) are installed based on the Hazard Analysis and Critical Control Point (HACCP) principles to manage food safety risks and prevent food contamination”)

  • La monoporzione è  veramente una soluzione ‘opportuna’?

No, tutt’altro. Il pasto in monoporzione verrebbe prodotto nelle cucine centralizzate e per sottoporlo anche al processo di porzionamento / termosigillatura, mediamente dovrebbe essere preparato / cotto alle 6 di mattina (dipende dalle caratteristiche del centro di produzione pasti) e stazionare per ore prima di essere servito con un degrado importante della qualità organolettica del piatto che verrebbe ampiamente scartato dai bambini. Se si tiene conto che già oggi il cibo rifiutato o si aggira intorno al 30% si potrebbe arrivare anche a più della metà del cibo buttato. La stessa ristorazione collettiva afferma che ‘aumentano i passaggi nel ciclo produttivo e peggiora la qualità’.

  • La monoporzione è una soluzione più economica?

No, anzi aumenterebbero i costi e quindi le tariffe perché richiederebbe l’acquisto della macchina termosigillatrice (che costa intorno ai € 50.000), le vaschette monouso in polipropilene, il lunch box, le posate e i bicchieri di plastica; in ragione dell’incremento dei volumi occupati dalle monoporzioni dovranno essere creati nuovi spazi aggiuntivi per stoccare le monoporzioni in attesa di essere consegnati e rivisto il piano di veicolazione con più mezzi / viaggi per la consegna. Quindi si può immaginare che la tariffa del pasto in lunch box aumenterà per le famiglie a fronte di un decadimento della qualità.

  • Almeno sul piano organizzativo il lunch box e le monoporzioni hanno dei vantaggi?

Elimina la fase di scodellamento, quindi riduce il numero dei lavoratori della ristorazione collettiva e scarica sulle insegnanti l’onere di aprire tutte le vaschette. Un’insegnate di una classe di 20 bambini si troverebbe a dover aprire 60 piatti sigillati.

  • Il menu sarà lo stesso?

No perché le linee guida del Piano Scuola introducono la possibilità di semplificare il pastoqualora l’approvvigionamento delle materie prime dovesse risultare difficoltoso’ (indicazione che è stata ripresa a livello istituzionale anche dalla Regione Veneto). Ma poiché non vengono identificate modalità e protocolli per definire la difficoltà di reperimento delle derrate sul mercato questa indicazione sembra un’apertura a piatti semplici come pasta al pomodoro, pizza, hamburger e bastoncini. Il pasto risulterebbe non aderente ai fondamenti della dieta mediterranea e a quanto disposto dai Criteri Ambientali Minimi, e quindi al cibo biologico, locale, fresco. La ‘semplificazione del pasto’ sarà un serio danno a medio – lungo termine per alla salute dei bambini. La somministrazione di menu sbilanciati a base di cibo processato determina l’impoverimento del potere nutrizionale del pasto in termini di varietà e qualità nutrizionale, la perdita di vitamine e altri composti bioattivi, una condizione a danno di tutti i bambini ma soprattutto quelli che vivono in condizioni di povertà assoluta (oltre un milione) per i quali il pasto scolastico rappresenta l’unica opportunità di nutrirsi correttamente, mettendo a rischio il principio di sicurezza alimentare come definito da Oms e FAO 

  • Sul piano della sostenibilità quale impatto potrà avere il lunch box con le monoporzioni?

Oltre alla crescita esponenziale dei rifiuti di cibo questa soluzione porterà ad un aumento esponenziale di rifiuti di plastica o di materiale compostabile (il packaging di 3 monoporzioni equivale a 45 gr. a cui si sommano 4 gr per bicchiere e 15 gr. per le posate, circa 11 kg di plastica a bambino per l’anno scolastico) con inevitabili problemi di organizzazione e costi di smaltimento per le Amministrazioni e un pesante impatto sull’ambiente.

  • Come reagiranno le famiglie a questo scenario?

E’ facile immaginare una reazione conflittuale da parte delle famiglie e una rivolta dei genitori (come già avvenuto in passato in alcuni Comuni della cintura fiorentina dove è stato somministrato il pasto in monoporzioni e i genitori hanno ‘premiato’ il Sindaco con il ‘tapiro d’oro di Striscia la notizia) sia per la possibile perdita di qualità e dei valori (gusto e potere nutrizionale) dei cibi, sia per il probabile aumento delle rette dovuto alle nuove modalità di produzione e confezionamento dei pasti (i cui costi potrebbero essere addebitati dai Comuni anche agli utenti). Se si creeranno queste condizioni (qualità inferiore del pasto e aumento dei costi a carico delle famiglie) ci sarà un esodo dal servizio di refezione scolastica ed estensione su scala nazionale del pasto da casa che il Tar del Lazio con sentenza n° 7814 del 7 luglio 2020 ribadisce essere un diritto.

  • Sul piano del lavoro ci sarà qualche conseguenza con l’introduzione del lunch box?

Si, si perderanno di posti di lavoro con la riduzione del personale di scodellamento e attraverso l’accentramento della produzione nelle cucine industriali (e la conseguente chiusura delle cucine interne alle scuole) e la semplificazione dei menu che introdurranno anche processi di elaborazione del pasto (per i secondi piatti) con il cook and chill: piatti preparati giorni prima e refrigerati per poi essere rinvenuti il giorno della somministrazione

  • Ci sono altre soluzioni al lunch box per la somministrazione del pasto in classe?

Si certo e con molti vantaggi per tutti. Alcuni Comuni si stanno già attrezzando per somministrare il pasto in classe senza scadere nelle monoporzioni ma mantenendo le multiporzioni. Questa soluzione è possibile dotandosi di carrelli termici. Con le multiporzioni e i carrelli terminici il personale addetto allo scodellamento, opportunamente formato e dotato di guanti e mascherine, non verrebbe ridotto, ma continuerebbe a servire il pasto ai bambini in classe in sicurezza, senza deroghe ai CAM che in questo momento storico rappresentano una grande opportunità e uno slancio all’economia locale.

  • Cosa sono i CAM e perché sono importanti?

I nuovi CAM (Criteri Ambientali Minimi), approvati a marzo, promuovono modelli produttivi agricoli e di allevamento migliori sotto il profilo ambientale (biologico in primis), sostenendo le economie locali (anche i piccoli produttori), salvaguardando la biodiversità e promuovendo una dieta a minor consumo di proteine animali per il bene della salute dei bambini e dell’ambiente. Un modello di mensa virtuosa che previene e riduce le eccedenze alimentari, contiene i consumi energetici, dà più rigore alle verifiche di conformità del servizio e diffonde una cultura attenta alla sostenibilità.