mensa partecipata dai genitori

La sentenza della Cassazione del 30 luglio scorso afferma che i genitori ‘possono influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa‘. Si tratta di un passaggio significativo che di fatto riconosce l’importanza del ruolo delle famiglie nella definizione del servizio di refezione scolastica e nella sua gestione. Ci sono esempi molto interessanti di mense gestite dai genitori o co-gestite insieme alle Amministrazioni locali sia in Italia che all’estero. Abbiamo chiesto alla nostra rete internazionale di aggiornarci sui modelli migliori di mense dove l’influenza dei genitori si fa sentire e soprattutto restituisce alla collettività un servizio di valore. Ecco cosa ci scrive Nicoletta Radatta di Justicia Alimentaria a proposito della Spagna.

“In Spagna, le mense scolastiche sono molto di più di un servizio di refezione o un luogo di aggregazione dove bambine e bambini iniziano a socializzare durante il momento di condivisione del pasto. Già da diversi anni, infatti, le famiglie hanno iniziato a mettere in discussione il modello di gestione prediletto dall’amministrazione, ovvero l’affidamento tramite gara di appalto ad una società di catering, rivendicando un cambio radicale che favorisca la preparazione dei pasti nelle cucine delle scuole e non nelle cucine centrali delle aziende che si sono aggiudicate l’appalto.

Il livello qualitativo dei pasti, sia dal punto di vista nutrizionale che sensoriale, e la sicurezza alimentare non sono più gli unici criteri in grado di valutare lo standard  e di soddisfare chi usufruisce del servizio. Sono sempre di più, infatti, le famiglie che prestano particolare attenzione alla provenienza e alla forma di produzione degli ingredienti utilizzati nella preparazione delle pietanze, perché il servizio di refezione non è solo una necessità di conciliazione di orari o si sicurezza alimentare, ma rappresenta l’opportunità  fondamentale per prendere coscienza di quali siano le ricadute alimentari, ecologiche ed economiche dell’attuale sistema di catering.  Per questo motivo, in numerose città spagnole, la mensa scolastica è diventata il simbolo della lotta per un’alimentazione sana, per il rispetto dell’ambiente e per il sostegno dell’economia locale.  Sono sempre di più le esperienze che, grazie all’impegno delle famiglie o di amministrazioni illuminate, son riuscite a far convergere questi tre elementi con risvolti notevoli dal punto di vista nutrizionale, economico ed ambientale.

LA MENSA DI GOMEZ MORENO GESTITA DAI GENITORI DA 15 ANNI L’esperienza più conosciuta e longeva è quella del centro educativo Gómez Moreno di Granada dove, da oltre 15 anni, le famiglie si occupano direttamente della gestione della mensa scolastica, secondo criteri che esulano da quelli del profitto delle multinazionali del catering. In questa scuola i genitori hanno deciso che gli alimenti devono essere freschi, stagionali, a km 0 e, quando possibile, provenienti da agricoltura o allevamenti biologici. Alla base di questa scelta, oltre a motivazioni di carattere nutrizionali, c’è anche la convinzione che la riduzione dell’impatto ambientali dipenda anche dal trasporto del cibo e che per diminuire le emissioni di CO2 un buon punto di partenza è proprio l’acquisto di prodotti alimentari locali che, prima di arrivare in tavola, non hanno dovuto percorrere migliaia di km. Un’altra delle motivazioni fondamentale  è stata la consapevolezza della necessità  di sostenere l’economia locale comprando direttamente dai produttori per evitare il passaggio intermedio della grande distribuzione. L’associazione delle famiglie della scuola granadina si occupa direttamente dell’acquisto dei prodotti alimentari e dell’assunzione del personale di cucina ed il costo del menù è di circa 4, 60 euro al giorno. Nel marzo del 2018, un’ impresa si aggiudicò l’appalto del servizio di catering, ma dopo mesi di proteste e manifestazioni, i genitori sono riusciti a recuperare la gestione della refezione.”

ORDUGNA: LA MENSA AUTOGESTITA VOLANO PER L’AGRICOLTURA LOCALE
“Un altro esempio molto interessante di gestione alternativa di una mensa collettiva è quello della cittadina basca di Ordugna, dove una decina di anni fa un gruppo di persone, preoccupate per la situazione in cui versava l’agricoltura locale, decise di dare sbocco alla produzione attraverso l’acquisto di prodotti alimentari necessari per la mensa della casa di riposo. L’iniziativa è stata tutt’altro che semplice da portare avanti, in primis a causa degli ostacoli burocratici dei permessi necessari, ma grazie alla tenacia e alla mobilitazione del gruppo promotore, il progetto non solo è diventato realtà, ma è addirittura riuscito ad aumentare il numero dei commensali. Già, perché a pochi metri dalla residenza per anziani si trova una scuola che non dispone di cucina, ma dove pranzano ogni giorno all’incirca 160 persone tra bambine, bambini e personale scolastico.  L’iter per ottenere tutti i permessi è stato lungo e faticoso, ma non è riuscito a far desistere le famiglie che rivendicavano il diritto ad un’alimentazione sana fatta di prodotti freschi, locali e di stagione. Anche in questo caso il progetto ha raggiunto il triplice obiettivo di garantire alimenti di qualità prodotti in loco, di ridurre l’impatto ambientale, rinunciando a cibi che percorrono migliaia di km, e soprattutto di dare ossigeno all’agricoltura e quindi all’economia locale attraverso l’acquisto diretto di prodotti che permettono di mantenere le piccole realtà produttive locali e con esse i posti di lavoro associati.”

CATALOGNA: IL PROCESSO PARTECIPATIVO PER IL DECRETO MENSE
“Un ultimo esempio, molto rappresentativo dell’interesse e del coinvolgimento attivo delle famiglie quando si tratta della gestione delle mense scolastiche, è il nuovo decreto  sul servizio di refezione in discussione nella comunità autonoma della Catalogna. A dicembre del 2018, l’assessorato competente aveva preparato, pronta per essere approvata,  la bozza della riforma riguardante la gestione delle mense scolastiche. Tra le novità vi era un cambio nelle modalità di affidamento del servizio e l’aumento del prezzo del menù (che attualmente è di 6,20 euro). Il disaccordo delle associazioni di famiglie riguarda, innanzitutto, la decisione dell’amministrazione di affidare il servizio esclusivamente tramite gara di appalto, meccanismo che, evidentemente, sbarra la strada alla gestione diretta da parte dei genitori. In secondo luogo, le famiglie pretendono una modifica della definizione stessa del servizio che, dal loro punto di vista, non è complementare, bensì educativo al pari delle altre materie perché le sane abitudini alimentari, che si acquisiscono sin dai primi anni di vita, sono fondamentali oltre che per mantenere un corretto stile di vita, anche per instaurare una relazione di rispetto con l’ambiente, con l’agricoltura e con chi vive grazie ad essa. La protesta è stata di tale portata che l’assessore si è visto costretto a ritirare la bozza ed a promuovere uno spazio di discussione aperto  ai genitori ed alle associazioni di categoria affinché il nuovo decreto sia il riflesso di tutte le esigenze e non solo delle aziende di catering. Il processo partecipativo è ancora in corso  e probabilmente il decreto sarà pronto per l’anno prossimo, ma l’attesa vale la pena quando in gioco ci sono la qualità del cibo delle mense scolastiche, il ritorno economico che queste implicano per la comunità e locale e l’impatto ambientale che producono.”

Queste esperienze sottolineano come il ruolo e l’attività dei genitori all’interno della mensa, quando ben articolata e competente, restituisca alla collettività valore sia in termini di maggiore lavoro, ricchezza e salute pubblica. La sensibilità dei genitori nei confronti della mensa aggiunge nuove prospettive alla gestione del servizio, che non è guidata da mere logiche di profitto, ma da obiettivi di qualità, di salute e di sostenibilità che impattano sul territorio in cui vivono. Il benessere, attraverso la mensa, diventa obiettivo e driver di sviluppo della comunità locale.