Si è tenuta alle 12:00 presso la sala stampa della Camera dei Deputati la presentazione del 7° rating dei menu scolastici di Foodinsider. Una cornice istituzionale per esporre i dati relativi all’indagine che ogni anno viene fatta per fotografare la realtà della mensa scolastica, delineare l’evoluzione dei menu, identificare le mense più virtuose per diffondere consapevolezza sul valore del mangiare a scuola e sui driver del cambiamento sostenibile.

STRUMENTI D’INDAGINE
L’indagine si basa su un questionario sviluppato dall’ASL2 di Milano nato per misurare l’equilibrio della dieta nelle mense scolastiche. A questo strumento sono state aggiunge una serie di domande che ogni anno mettono il focus su un tema specifico, che viene approfondito con una serie di interviste con i responsabili delle mense scolastiche. Inoltre viene affiancato un sondaggio che punta a rilevare la percezione dell’utenza rispetto alla qualità del servizio, la dimensione dei consumi e dei controlli da parte dei commissari mensa.

IL PANEL
Il panel si compone di 55 menu invernale delle scuole primarie che rappresenta circa il 30% del servizio di ristorazione scolastica prendendo a campione Comuni del nord, centro e sud Italia, considerando che nel sud Italia la refezione scolastica è molto meno diffusa.

NOVITA’ DEL PANEL
Quest’anno sono stati aggiunti due Comuni in più: Ascoli Piceno e Rieti, e affiancata l’analisi di un campione di menu scolastici dei convitti che coprono circa l’80% dell’apporto nutrizionale dei ragazzi nell’arco della settimana e quindi il rischio di avere menu non equilibrati ha un diretto impatto sulla loro salute.

COSA INDAGA IL RATING
L’indagine mette in luce l’equilibrio della dieta, la qualità del cibo e l’impatto del servizio sull’ambiente e la trasparenza dei menu

I MENU CHE FANNO UN SALTO DI QUALITA’
Quest’anno la classifica dei menu registra dei miglioramenti che riguardano il 42% dei menu dei Comuni del panel, ma 3 di questi hanno fatto una crescita importante. Il primo è Aosta che lo scorso anno era in fondo alla classifica con un menu ‘standard’ a base di bastoncini, tonno, nudget di pesce, pasta e riso in bianco o al pomodoro, pizza, mentre quest’anno il menu ha riequilibrato i nutrienti puntando alla biodiversità degli alimenti e questo grazie ad una presa di consapevolezza dell’assessore di riferimento che si era studiato i criteri d’indagine di Foodinsider riconoscendo le criticità della dieta di Aosta e avviando un processo di cambiamento molto significativo.

Anche ROMA che con la nuova gara ha fatto un salto di qualità conquistando 12 posti nella classifica, correggendo delle criticità nella dieta, riequilibrando alcuni nutrienti, puntando al biologico adeguando le percentuali alle indicazioni dei CAM e promuovendo l’acquisto delle derrate entro un raggio di 300 km. E’ stata inserita la spremuta nelle merende di metà mattina e si mantengono 5 varietà di pesce, tra cui la spigola che viene proposta fresca, confermando la capacità di elaborare ricette attraverso le cucine che a Roma sono più di 400.

Terzo menu che fa un salto di qualità è quello di Lecce che interpreta perfettamente il valore della dieta mediterranea e lo fa attraverso i piatti della gastronomia locale. Chi redige i menu scolastici è il settore nutrizione del SIAN (il Servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione) che nella provincia di Legge svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione e nella lotta contro l’obesità infantile che in questo territorio ha dei tassi superiori alla media nazionale. La scelta del SIAN è quella di privilegiare piatti e alimenti locali che appartengono alla tradizione gastronomica del territorio. Il risultato è un menu non solo equilibrato, ma con un grande potere antinfiammatorio che riscopre piatti come ciceri e tria, orecchiette con le cime di rape, i pizzi, le schiacciatine di legumi o di verdura, e vede anche l’inserimento e il recupero della patata dolce di cui Lecce è uno dei tre presidi a livello nazionale dopo l’Agropontino e il Veneto. Inserire la patata dolce nel menu scolastico è un modo per rilanciarla ed evitare che scompaia dai consumi e dalle produzioni locali.

CONCLUSIONI
L’indagine coglie 3 aspetti essenziali: il primo è un generale miglioramento della qualità del pasto soprattutto se si guardano le risposte degli insegnanti all’interno del sondaggio, anche se rimane una valutazione negativa per più del 40% che valutano il servizio ‘insufficiente’. Un aspetto allarmante è il dato del consumo perché, a detta degli insegnanti, il 47% dei bambini mangia ‘meno della metà del pasto’, e la richiesta che emerge dal sondaggio è quella di una call to action, cioè di passare al monitoraggio degli scarti affinché si intervenga per rilevare e oggettivare il problema e attivare dei correttivi. La percezione è che il problema degli scarsi consumi in mensa sia legato non solo alla qualità della mensa, ma sia da associare ad un disagio che sta emergendo sempre più evidente di una diffidenza verso il cibo, di una paura del cibo che, se non si affronta seriamente, rischia di diventare una ulteriore causa di obesità e diventare un disturbo vero e proprio.
Il secondo aspetto è il divario che aumento tra i menu virtuosi e quelli in fondo alla nostra classifica che scendono sempre più in basso: il punteggio tra il primo e l’ultimo non è mai stato così ampio e questo è un aspetto che si lega alla competenza di chi gestisce il servizio e all’assenza di governance delle Amministrazioni sulla mensa scolastica.
Terzo aspetto molto evidente e il più positivo è quello che vede menu che cambiano per effetto dei Criteri Ambientali Minimi (CAM). I menu che hanno adeguato le nuove gare d’appalto adempiendo alle nuove disposizioni di legge in vigore dall’agosto del 2020, che hanno l’obiettivo di rendere la mensa più sostenibile, hanno eliminato il cibo processato, riequilibrato la dieta, eliminato le monoporzioni di plastica, introdotto più alimenti sostenibili, eliminato o ridotto la plastica e soprattutto hanno connesso le forniture di cibo ai prodotti del territorio.

L’AUSPICIO
Quello che è auspicabile è che si crei anche un sistema sanzionatorio affinché l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi non dipenda solo dalla buona volontà o dalla visione delle Amministrazioni e, soprattutto, si crei una strategia premiante che finanzi quelle realtà che hanno un servizio mensa più sostenibile. La cosa più semplice potrebbe essere quella di premiare i menu a minore impatto ambientale proprio a partire dalla misurazione della carbon footprint della dieta su cui già molti Comuni e l’ATS Valpadana, stanno lavorando.

LA CLASSIFICA COMPLETA DOPO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
La classifica completa verrà pubblicata a metà giugno dopo le elezioni amministrative insieme ad un report con i dati dell’indagine.