La risposta dell’Ufficio stampa del Vicesindaco

Pubblichiamo, sotto in corsivo, la risposta dell’Ufficio stampa ricevuta in data 27 settembre, a cui facciamo precedere alcune note e osservazioni:

1. Foodinsider non rappresenta un gruppo sprovveduto di mamme,  ma una rete di genitori, mamme e anche papà, in gran parte professionisti, che offrono le loro competenze e il loro tempo per fare rete con altre realtà di refezione scolastica, per confrontarsi sulle criticità del servizio e aumentare la consapevolezza degli utenti sull’importanza della qualità del cibo.

2. I dati ufficiali sul biologico nella mensa scolastica di Milano sono contrastanti: i dati comunicati dall’ufficio stampa alla giornalista inglese attestavano il biologico al 40%, nella comunicazione del 27 settembre sono scesi al 27%, mentre nel bilancio si parla di 35%.
Due sono i dati certi: l’unico documento ufficiale da cui le famiglie possono avere visibilità della quantità di biologico in mensa è la tabella del menu stagionale dove sono citate, oggi, 6 referenze su oltre un centinaio di referenze mensili; il 40% di biologico, citato come obiettivo dall’Ufficio stampa nella risposta alla nostra email, fa riferimento ad una percentuale diventata obbligatoria con l’approvazione del Collegato Ambientale (legge n. 221 del 28 dicembre 2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”) entrata in vigore il 2 febbraio di quest’anno.

3. Il costo annuo del servizio di refezione scolastica a Milano è pari a 680.00 euro, che diviso per i 170 giorni di refezione (dati attinti dal calendario scolastico della scuola elementare Giusti di Milano) restituisce un costo a pasto pari a 4 euro euro. Questo è quanto pagano 44.480 utenti, su un totale 77.570, che rappresentano oltre il 50% dei fruitori del servizio (dati estratti dal Bilancio 2015). Se si parla di scuola materna il costo a pasto si riduce  perché diluito su più giorni di scuola, tuttavia considerando che  il pasto si paga anche se non viene consumato causa l’assenza del bambino, e calcolando che i giorni di malattia alla materna sono frequenti, questo vantaggio si riduce. A favore dei milanesi c’è invece il fatto che le famiglie che hanno un secondo figlio pagano la metà della retta.

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Nell’ottica di un costante impegno al miglioramento del servizio di refezione scolastica, apprezziamo l’attenzione e la volontà al confronto delle famiglie destinatarie del servizio. L’impegno alla divulgazione di un gruppo di mamme, tuttavia, non può essere considerato una fonte d’informazione giornalistica o di specializzazione in materia di bilanci societari o di educazione alimentare.

Ci preme dunque ribadire la correttezza di alcuni dati di cui le volontarie che si occupano del sito foodinsider.it pare non siano al corrente.

– La fascia di reddito ISEE da 6.500 a 12.500 euro paga 2,04 euro a pasto, quella da 12.500 a 27 mila euro paga 2,62 euro a pasto, mentre quella superiore a 27 mila paga 2,84 euro a pasto. Nel complesso, dunque, la maggioranza delle famiglie milanesi – oltre 49 mila su 80 mila – paga meno di 3 euro al giorno per far mangiare a scuola i propri figli. Il costo di 4,43 euro a pasto è quello sostenuto solo dalle famiglie non residenti a Milano e senza agevolazioni.

– La lista dei prodotti biologici menzionati dimentica totalmente tutta la frutta e la verdura bio che risulta dall’elenco delle materie prime presente sul sito di Milano Ristorazione. Il numero delle referenze bio complessivo ammonta al 27% del totale e si punta ad arrivare nei prossimi anni alla quota del 40% in volume.

– Il bilancio è un documento complesso da leggere, ma la realtà dei numeri è evidente: nell’ultimo anno i costi per la materia prima sono aumentati di 800 mila euro (e del 10% negli ultimi quattro anni) e quelli del personale di 500 mila euro. I numeri positivi nulla hanno a che vedere con la concentrazione dei centri cucina, di cui Sammartini è solo il più recente e dotato di attrezzature innovative, ma con la gestione razionale ed efficiente dell’attuale  management. Nessun centro cucina è stato chiuso dal 2011 e sugli attuali 26 centri cucina – più 70 cucine negli asili nido – sono previsti nei prossimi due anni 6 milioni di euro di investimenti.

Cordiali saluti
Luigina Venturelli
Ufficio stampa Comune di Milano