cibo nella plastica

Il cibo per cambiare il mondo: il manifesto degli antropologi

Il futuro del cibo non si conserva: il Manifesto degli antropologi come chiamata all’azione per rigenerare i sistemi alimentari

Entro il 2050, il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo determinerà non solo la nostra salute, ma anche la stabilità delle società e l’abitabilità del pianeta. È da questa consapevolezza che nasce il Manifesto AnthroFood 2050, un documento che non si limita a fotografare le crisi del sistema alimentare globale, ma lancia una vera e propria chiamata all’azione. A renderlo particolarmente significativo è il fatto che per la prima volta siano gli antropologi a prendere posizione. Sono studiosi e studiose che da decenni osservano il cibo non come semplice merce o carburante biologico, ma come relazione, cultura, memoria, identità e potere. Con questo Manifesto, l’antropologia esce esplicitamente dal perimetro dell’analisi accademica per rivendicare un ruolo attivo nella trasformazione dei sistemi alimentari.

Oltre la crisi: perché tecnologia e mercato non bastano

Il Manifesto parte da una constatazione netta: le attuali risposte alla crisi alimentare non solo sono insufficienti ma rischiano di rafforzare disuguaglianze già esistenti, concentrando potere, dati e risorse nelle mani di pochi e lasciando indietro comunità rurali, lavoratori agricoli, popolazioni indigene e soggetti marginalizzati. L’insicurezza  alimentare, sottolineano gli antropologi, non è un incidente né una semplice questione di scarsità di risorse, ma il prodotto di strutture di potere, di processi di espropriazione delle terre, di sfruttamento del lavoro e di svalutazione dei saperi. È su queste radici profonde che occorre intervenire.

Il cibo come cultura vivente, non come reliquia

Uno dei contributi più forti del Manifesto degli antropologi è la critica a una visione conservativa e museale del cibo, che congela le tradizioni alimentari in immagini statiche, folkloristiche e commercializzabili. L’antropologia rifiuta questa idea di patrimonio come qualcosa da preservare sotto vetro.
Le culture alimentari sono vive, dinamiche, in continua trasformazione. Si rinnovano attraverso le migrazioni, gli incontri tra culture e colture, le pratiche quotidiane di adattamento e di cura. Proteggerle non significa impedirne il cambiamento, ma creare le condizioni affinché possano evolvere, rigenerarsi e continuare a produrre senso, coesione sociale e resilienza. In questo quadro, anche concetti apparentemente positivi come “locale” o “tradizionale” vengono messi in discussione quando diventano etichette escludenti, marchi di lusso o strumenti di marketing che ignorano le condizioni di lavoro, le disuguaglianze di accesso alla terra e il ruolo centrale di migranti e piccoli produttori.

Rigenerare, non semplicemente sostenere

Il Manifesto degli antropologi propone di spostare lo sguardo dalla “sostenibilità” intesa come mantenimento di uno status quo già fragile, verso sistemi alimentari rigenerativi che consentano di riparare le relazioni tra esseri umani, territori, ecosistemi e altre specie. Questo significa riconoscere il valore dei saperi locali, dell’agroecologia, della gestione comunitaria delle risorse, del lavoro di cura spesso invisibile svolto da donne, anziani e migranti. In questa prospettiva, il cibo diventa uno strumento di resilienza: non solo risposta alle crisi ambientali e climatiche, ma anche leva per contrastare disuguaglianze sociali, rafforzare le comunità e costruire futuri condivisi.

Una chiamata all’azione che riguarda tuttə

Il Manifesto AnthroFood 2050 è una chiamata collettiva all’azione rivolta ad antropologi, ricercatori, decisori politici, agricoltori, educatori, attivisti e cittadini. Invita a creare ponti tra discipline, istituzioni e comunità, a portare l’antropologia dentro le politiche pubbliche e discutere apertamente delle emergenze che il sistema alimentare globale sta affrontando.

 

Il Manifesto Anthrofood 2050 è disponibile integralmente sul sito ufficiale di EASA: https://easaonline.org/networks/anthropology-of-food/2050manifesto/